La tecnica ipnotica di disseminazione per la correzione dei sintomi e per il controllo del dolore


All'autore è stato chiesto innumerevoli volte di pubblicare dettagliatamente la tecnica ipnotica da lui impiegata per alleviare i dolori insopportabili o per correggere vari altri problemi. Le risposte verbali alle molte richieste non sono mai sembrate sufficienti perché erano sempre precedute dalla sincera affermazione che la tecnica in se stessa non serve ad altro che ad assicurare e a fissare l'attenzione del paziente, creando in lui uno stato mentale ricettivo e responsivo, e quindi permettendogli di trarre beneficio da comportamenti potenziali di vario tipo non realizzati o solo parzialmente realizzati. Dopo aver ottenuto questo per mezzo della tecnica ipnotica, vi è allora la possibilità di presentare suggestioni e istruzioni con lo scopo di aiutare il paziente guidandolo a raggiungere lo scopo o gli scopi desiderati. In altre parole, la tecnica ipnotica serve solo a indurre una disposizione favorevole da cui partire per istruire il paziente a usare in maniera più vantaggiosa i suoi comportamenti potenziali.

Poiché la tecnica ipnotica è principalmente un mezzo verso un fine, mentre la terapia è basata sulla guida delle capacità comportamentali del paziente, ne consegue che una stessa tecnica ipnotica può essere utilizzata, entro certi limiti, con pazienti che presentano problemi molto diversi. A illustrare questa affermazione verranno citati due esempi in cui venne impiegata la medesima tecnica, una volta per un paziente con un problema nervoso che gli causava un notevole disagio, nell'altro caso con un paziente che soffriva di dolori insopportabili provocati da una malattia maligna terminale. L'autore ha impiegato questa tecnica su soggetti incolti e su laureati, in situazioni sperimentali e per scopi clinici. Spesso è stata usata per assicurare, per fissare e per trattenere l'attenzione di un paziente dífficile e per distrarlo dal creare difficoltà che avrebbero impedito la terapia. P, una tecnica che impiega idee chiare e comprensibili ma che, per la loro manifesta estraneità alla relazione paziente-medico e alla situazione, distraggono il paziente. Quindi gli viene impedito di interferire in maniera negativa in una situazione che non comprende, ma per la quale chiede aiuto. Allo stesso tempo viene creata nel paziente una disposizione a comprendere e a rispondere. Così si evolve un'atmosfera favorevole a suscitare quei comportamenti potenziali necessari e utili ma in precedenza non usati o scarsamente usati, o probabilmente usati male dal paziente.

Il primo caso sarà citato senza spiegare la tecnica ipnotica impiegata. Verranno invece riferite le istruzioni utili, le suggestioni e le idee direttive che permisero al paziente di raggiungere il suo obiettivo terapeutico, e che erano state inserite fra le idee che costituivano la tecnica ipnotica. Queste idee terapeutiche non verranno riferite nella stessa maniera ripetitiva con cui furono dette al paziente per la ragione che, stampate, sono comprese più facilmente che quando vengono verbalizzate in un flusso di frasi. Tuttavia queste poche suggestioni ripetute nella situazione ipnotica servirono a soddisfare in maniera adeguata i bisogni del paziente.

Il paziente era un agricoltore in pensione di 62 anni che aveva fatto solo la scuola media ma era molto intelligente e aveva letto molto. Aveva una personalità deliziosa, piena di fascino ed esuberante, ma si sentiva molto infelice, pieno di risentimento, di amarezza, di ostilità, di sospetto e di disperazione. Circa due anni prima, per una qualche ragione sconosciuta o dimenticata (ma considerata non importante dall'autore e senza alcun rapporto con il problema della terapia), aveva raggiunto una frequenza urinaria che gli causava un notevole disturbo. Circa ogni mezz'ora egli provava il bisogno irresistibile di urinare, una necessità che gli riusciva penosa, che non poteva controllare e che, se non soddisfatta, lo portava a bagnare i pantaloni. Questo bisogno era costantemente presente giorno e notte, interferiva nel suo sonno, con i suoi pasti, nei suoi rapporti sociali, e lo costringeva a tenersi nei pressi di un gabinetto e a portare con sé una borsa contenente alcune paia di pantaloni da usare in casi di necessità. Spiegò che aveva portato con sé tre paia di pantaloni e disse di essersi recato al gabinetto prima di uscire per venire dall'autore, un'altra volta lungo il percorso e che, prima di entrare, era andato al gabinetto dello studio e si aspettava di interrompere il colloquio con l'autore per almeno un'altra visita del genere.

Riferì di aver consultato più di 100 medici e clinici di fama. Gli era stata praticata la cistoscopia più di 40 volte, gli erano state fatte
innumerevoli radiografie e altri esami, fra cui elettrocardiogrammi ed elettroencefalogrammi. Gli era sempre stato assicurato che la sua vescica era normale; molte volte gli era stato suggerito di ritornare dopo uno o due mesi per altri esami; e « troppe volte» gli era stato detto «è tutto nella sua testa», che non aveva alcun problema, che «doveva impegnarsi a fare qualche cosa invece di stare a riposo, di cessare di perseguitare i medici e di comportarsi da vecchio invalido". Tutto ciò lo aveva fatto sentire vicino al suicidio.

Aveva descritto il suo problema a un buon numero di redattori delle rubriche mediche nei quotidiani, parecchi dei quali gli avevano offerto, nelle sue buste già affrancate e con l'indirizzo stampato, una dissertazione pontificale e banale sul suo problema, dichiarandolo fermamente di oscura origine organica. In tutte le sue ricerche di aiuto, neppure una volta gli era stato suggerito di consultare uno psichiatra.

Di sua iniziativa, dopo aver letto un paio di quei libri ingannevoli, fuorvianti e sostanzialmente fraudolenti sull'"ipnosi-fatta-da-sé", chiese aiuto a degli ipnotisti da teatro, tre in tutto. Ognuno gli offrì le solite lusinghe, assicurazioni e promesse, comuni a quel tipo di ambigua pratica medica, e ognuno fallì completamente nei ripetuti tentativi di indurre una trance ipnotica. Ciascuno però pretese un onorario esorbitante (se paragonato all'onorario medico medio e specialmente in rapporto al nessun risultato ottenuto).

Tutti questi 'maltrattamenti', quelli medici non migliori di quelli dei ciarlatani ma in realtà meno perdonabili, lo avevano reso amaro, disilluso, pieno di risentimento e apertamente ostile, per cui stava pensando seriamente al suicidio. L'addetto a un distributore di benzina gli suggerì di andare da uno psichiatra e, in base ad un articolo su di un giornale della domenica, gli raccomandò l'autore.

Completato il suo racconto, si lasciò andare nella poltrona, incrociò le braccia e disse in tono di sfida: «Adesso mi psichiatrizzi, mi ipnotizzi e curi questa... della mia vescica».

Durante il racconto della storia del paziente l'autore aveva ascoltato con tutta l'apparenza di un'attenzione estatica, a eccezione di alcuni movimenti delle sue mani apparentemente senza scopo, come per cambiare posizione agli oggetti sul suo tavolo. Fra questi spostamenti vi era stato quello dell'orologio da tavolo in maniera che il quadrante non fosse più visibile dal paziente. Mentre l'autore ascoltava dal pàziente l'amaro racconto delle sue esperienze, era intento a pensare a un possibile approccio terapeutico per una persona così evidentemente infelice, tanto piena di risentimento per la medicina e per i medici, e con un atteggiamento di sfida così marcato. Certamente non sembrava probabile che fosse ricettivo e responsivo a qualsiasi cosa l'autore potesse dire o fare. Mentre l'autore arzigogolava per trovare una soluzione, gli venne in mente il problema del controllo del dolore in un paziente grandemente in uno stadio terminale di una malattia mache soffriva figna. Quel paziente aveva costituito un caso paragonabile in cui l'approccio ipnoterapeutico era stato molto difficile, e tuttavia si era ottenuto un successo. Entrambi i pazienti avevano in comune l'esperienza professionale di coltivatori di piante, entrambi erano ostili e pieni di risentimento, e tutti e due disprezzavano l'ipnosi. Quindi, quando il paziente lanciò la sua sfida «mi psichiatrizzi e mi ipnotizzi» l'autore, senza altre parole, si lanciò nella stessa tecnica usata con l'altro paziente per ottenere uno stato di ipnosi terapeutica in cui poter offrire suggestioni utili, istruzioni e direttive, con la ragionevole speranza che sarebbero state accettate e attuate in maniera responsiva, in accordo con i bisogni attuali del paziente e con i potenziali del suo comportamento.

La sola differenza per i due pazienti era che per l'uno il materiale terapeutico frammischiato riguardava il funzionamento della vescica e la durata del tempo, mentre per l'altro le istruzioni terapeutíche intrecciate riguardavano il benessere del corpo, il sonno, l'appetito, le gioie della famiglia, l'assenza della necessità di usare medicine, e il godimento continuo del tempo senza preoccupazione per il domani.

La terapia verbale che venne presentata, sparsa com'era nel contesto della tecnica stessa, fu la seguente, con gli inserimenti indicati dai puntini:

«Conie sa, possiamo pensare che la sua vescica abbia bisogno di vuotarsi ogni 15 minuti invece che ogni mezz'ora... nessuna difficoltà a pensarlo... un orologio può correre lentamente.... o.veloce... sbagliare anche di un minuto ... anche di due, cinque minuti ... , o pensare alla vescica ogni mezz'ora ... come lei ha fatto... può darsi che qualche volta fossero 35, 40 minuti ... possibile farlo tra un'ora... che differenza c'è... 35, 36 minuti, 41, 42, 45 minuti... non molta differenza... differenza non importante... 45, 46, 47 minuti... tutto lo stesso... probabilmente molte volte lei doveva aspettare un secondo o due... li sentiva come un'ora o due... lei lo faceva... può farlo ancora... 47 minuti, 50 minuti, che differenza c'è... si fermi a pensare, non grande differenza, niente d'importante... proprio come 50 minuti, 60 minuti, solo minuti ... chiunque può aspettare mezz'ora può aspettare un'ora ... io lo so ... lei sta imparando... non è male imparare... anzi è bene ... cominci a pensarci, ha dovuto aspettare quando qualcuno è arrivato qui prima di lei... anche lei lo ha fatto... può farlo ancora... e ancora... tutto ciò che lei vuole... un'ora e 5 minuti... un'ora e cinque minuti e mezzo... che differenza c'è... o anche sei minuti e mezzo... farlo 10 minuti e mezzo, un'ora e dieci minuti e mezzo... un minuto, 2 minuti, un'ora, 2 ore, che differenza c'è ... lei ha fatto pratica per un mezzo secolo, 0 anche più, nell'aspettare ... lei può usare tutta quell'esperienza... perché non usarla... lei può farlo... probabilmente la sorprende molto... non ci ha neanche mai pensato... perché non sorprendere se stesso a casa... buona idea... niente di meglio di una sorpresa... una sorpresa inaspet. tata... quanto a lungo lei può trattenere ... quella è la sorpresa ... Più a lungo di quanto lei abbia mai pensato ... molto più a lungo ... può anche cominciare... sensazione piacevole il cominciare... e continuare... ., Senta, perché non dimentica proprio quello di cui abbiamo parlato e lo conserva nel profondo della sua mente. Un buon posto per conservarlo... non può perderlo. Non importa la pianta di pomodoro... ciò che invece era importante riguardo alla sua vescica, ... abbastanza bene... si sente bene, una piacevole sorpresa... . Senta, perché non comincia a sentirsi riposato, rinfrescato, proprio adesso, più sveglio di quanto lo fosse questa mattina presto (per il paziente, quest'ultima frase è un'istruzione indiretta decisa e definitiva a svegliarsi dalla trance). Poi (col significato di congedo, ma non riconoscibile consciamente come tale dal paziente), perché non si fa una bella passeggiata senza fretta fino a casa, senza pensare a nulla (un'istruzione di amnesia e per la trance e per il suo problema, come pure una misura di confusione per coprire il fatto che ha già passato un'ora e mezza nello studio)? Potrò rivederla alle 10 fra una settimana da oggi (favorendo la sua illusione, a livello cosciente e come risultato della sua amnesia, che non è stato ancora fatto nulla, eccetto dargli un appuntamento)".

Ritornò dopo una settimana e si lanciò entusiasticamente a raccontare di essere arrivato a casa e di avere aperto il televisore con la subitanea, ferma intenzione di ritardare la minzione il più a lungo possibile. Aveva guardato un film di due ore e, durante la pubblicità, aveva bevuto due bicchieri d'acqua. Aveva deciso di prolungare l'attesa di un'altra ora ma a un tratto si era accorto di provare una tale tensione della vescica da esser costretto ad andare al gabinetto. Aveva guardato l'orologio e aveva scoperto di aver aspettato quattro ore. Il paziente si lasciò andare nella poltrona e sorrise felice all'autore, aspettandosi evidentemente un elogio. Quasi immediatamente si raddrizzò con un'aria sorpresa e meravigliata ed esclamò: «Ora mi torna tutto in mente, non ci avevo mai pensato fino a questo momento. Avevo dimenticato tutto completamente. Senta, lei mi deve aver ipnotizzato. Ha fatto un mucchio di discorsi sulla coltivazione di una pianta di pomodoro e stavo cercando di afferrare il senso dei suoi discorsi e quello che poi ricordo è che camminavo verso casa. Ripensandoci, devo essere rimasto nel suo studio più di un'ora, poi mi ci volle un'altra ora per tornare a

casa, così non sono state solo quattro le ore in cui mi sono trattenuto dall'urinare, sono state almeno sei ore. E ora che ci penso, non è tutto, tutto ciò è accaduto una settimana fa. E per tutta la settimana ricordo di non avere avuto un briciolo di preoccupazione... ho dormito bene... non mi sono dovuto alzare. t strano come uno si possa svegliare una mattina con la mente occupata dal pensiero di mantenere un appuntamento per raccontare qualche cosa, e dimenticare che è passata un'intera settimana. Senta, quando le ho detto di psichiatrizzarmi e di ipnotizzarmi, lei l'ha presa sicuramente sul serio. Le sono proprio molto grato. Quanto le devo?".

In sostanza, il caso era chiuso e il resto dell'ora venne occupato da una conversazione casuale intesa a scoprire eventuali dubbi o incertezze del paziente. Non ce n'erano, e nei mesi che sono trascorsi non se ne sono presentati.

il caso suddetto, permette al lettore di comprendere, almeno in parte, come durante una tecnica di suggestione per l'induzione e il mantenimento di una trance si possano inserire qua e là delle suggestioni ipnotiche tese a uno specifico scopo terapeutico. Secondo l'esperienza dell'autore questo inserimento di suggestioni terapeutiche fra quelle per il mantenimento della trance, spesso può rendere le prime molto più efficaci. Il paziente le sente, le capisce, ma prima che possa pensare a dissentire o a porle in questione in un qualche modo, la sua attenzione viene ricatturata dalle suggestioni per il mantenimento della trance, le quali, a loro volta, non sono altro che la continuazione delle suggestioni d'induzione. In tal modo la suggestione terapeutica viene ad essere inserita in un'atmosfera di significato e di efficacia che deriva dall'efficacia già dimostrata delle suggestioni di induzione e di mantenimento. Poi, così disseminate, le stesse suggestioni terapeutiche possono essere ripetute, anche molte volte, finché il terapeuta non si senta sicuro che il paziente le abbia assorbite adeguatamente. Allora l'operatore può passare a un altro aspetto della terapia, inserendo le altre suggestioni qua e là con la stessa tecnica.

La relazione precedente non indica il numero delle ripetizioni per ogni suggestione terapeutica per la semplice ragione che il numero può variare per ogni gruppo di idee e di concetti che viene comunicato, per ogni paziente, e per ciascun problema terapeutico. Oltre a ciò, anche la disseminazione di suggestioni di amnesia e di suggestioni postipnotiche fra quelle per il mantenimento della trance può venir compiuta con la massima efficacia. Può servire un'illustrazione tratta dalla vita quotidiana, in cui l'assegnazione di un doppio compito è di solito più efficace che non l'assegnazione separata degli stessi due compiti. Per esempio, una mamma può dire a johnny: «Mentre metti via la bici
cletta, chiudi anche la porta del garage". Questo sembra un compito singolo di cui un aspetto favorisce l'esecuzione di un altro aspetto, con il risultato di far apparire più facile il compito. Chiedere che venga messa via la bicicletta e poi chiedere di chiudere la porta del garage, hanno tutto il tono di essere due compiti distinti che non possono venir combinati. Con due compiti distinti se ne può rifiutare facilmente l'uno o l'altro o anche entrambi. Ma quando i compiti sono combinati in uno solo, che cosa significa un rifiuto? Che johnny non metterà via la bicicletta? Che non arriverà fino al garage? Clae non chiuderà la porta del garage?

Il grado dello sforzo necessario per identificare ciò che uno deve rifiutare, è di per se stesso una remora al rifiuto. E non è neppure facile rifiutare

La combinazione di suggestioni psicoterapeutiche, di amnesia e postipnotiche con le suggestioni utilizzate dapprima per indurre la trance e poi per il suo mantenimento, costituisce una misura efficace per assicurare i risultati desiderati. I valori dell'interdipendenza sono decisamente efficaci. A ulteriore illustrazione, è accaduto che più di una volta un paziente che ha sviluppato una trance semplicemente sedendosi nella poltrona, abbia detto all'autore: «Oggi non intendevo andare in una trance». E l'autore ha replicato: «E allora è probabile che lei voglia svegliarsi dalla trance e quindi, mentre si rende conto che può ritornare in una trance quando ne ha bisogno, può svegliarsi". In tal modo il 'risveglio' è fatto dipendere dal 'rendersi conto', rendendo possibili in tal modo delle altre trance mediante l'associazione che deriva dall'interdipendenza.

Avendo così spiegato il fondamento di questo metodo, dopo alcuni chiarimenti preliminari verrà presentato il problema del secondo paziente. L'autore è stato allevato in una fattoria, ha sempre provato e ancora prova piacere nel coltivare le piante, e ha letto molto sul processo della germinazione dei semi e della ciescita delle piante. Il primo paziente era un agricoltore a riposo. Il secondo, che chiameremo joe, era un fioricoltore. Aveva cominciato la sua carriera da ragazzo come venditore ambulante di fiori, risparmiando i centesimi per comperare più fiori da vendere, eccetera. Presto fu in grado di acquistare un fazzoletto di terreno su cui coltivare con amorevole cura altri fiori, mentre apprezzava la loro bellezza che desiderava condividere con altri, e per acquistare a sua volta dell'altro terreno sul quale coltivare degli altri fiori, e così via. Infine diventò il floricoltore più importante di una grande città. joe amava letteralmente ogni aspetto del suo lavoro e vi si dedicava intensamente, ma era anche un buon marito, un buon padre, un buon amico e un membro della comunità molto stimato e rispettato.

Poi, un fatale settembre, un chirurgo asportò una neoformazione da una guancia di Joe, avendo cura di non sfigurarne troppo la faccia. Il patologo stabilì che la neoplasia era maligna. Venne istituita una terapia radicale ma si riconobbe presto che

Verso la fine della seconda settimana di ottobre un parente di Joe chiese urgentemente all'autore di impiegare l'ipnosi su joe per alleviargli il dolore, dato che i narcotici si dimostravano di scarsa utilità. Data la prognosi che era stata pronunciata, l'autore accondiscese con riluttanza a vederlo, a condizione che tutti i farmaci fossero sospesi alle 4 del giorno della venuta dell'autore. Il medico che aveva in cura joe all'ospedale acconsenti cortesemente.

Poco prima che l'autore venisse introdotto nella stanza di joe, venne informato che il paziente non voleva neppure sentir nominare l'ipnosi. Inoltre, uno dei figli di joe, psichiatra interno di una ben nota clinica, non credeva nell'ipnosi ed era stato confermato in questa convinzione dagli altri psichiatri della clinica, nessuno dei quali, però, sembrava avesse una conoscenza di prima mano dell'ípnosí. Questo psichiatra sarebbe stato presente, ed era logico che joe fosse a conoscenza del suo scetticismo.

L'autore venne presentato a joe, che lo ricevette in un modo molto cortese ed amichevole. In realtà, joe probabilmente non sapeva perché l'autore fosse venuto. Nell'osservarlo, l'autore notò che gran parte di un lato del viso e del collo erano mancanti a causa dell'intervento chirurgico, dell'ulcerazione, della macerazione e della necrosi dei tessuti. Gli era stata praticata una tracheotomia e quindi non poteva parlare, ma comunicava con carta e matita, di cui ne aveva sottomano una provvista. L'autore venne informato che a joe venivano somministrati narcotici ogni 4 ore (16 ing di morfina o 100 ing di Demerol) e forti dosi di barbiturici come sedativi. Dormiva poco. Erano costantemente a disposizione delle infermiere specializzate. joe era costantemente fuori del letto e scriveva innumerevoli note riguardanti i suoi affari o la sua famiglia, ma molte anche per esprimere lamentele e per chiedere di essere aiutato di più. Soffriva continuamente di forti dolori e non riusciva a comprendere perché i medici non sapessero fare il loro mestiere con altrettanta efficienza e competenza di quella con cui lui conduceva la sua azienda. La sua situazione lo faceva arrabbiare perché ai suoi occhi costituiva un fallimento: il successo per il quale aveva lavorato e che aveva pienamente meritato era stato per tutta la sua vita un principio dominante. Quando nel suo lavoro le cose andavano male, si preoccupava di correggerle. Perché i medici non facevano lo stesso? Essi avevano delle medicine per il dolore, e allora perché permettevano che lui soffrisse dei dolori così insopportabili?

Dopo la presentazione, joe scrisse: «Che cosa vuole?". Questo costituì un esordio eccellente, e l'autore cominciò la sua tecnica per l'induzione della trance e per alleviargli il dolore. Non verrà riferita per intero, dato che gran parte delle frasi vennero ripetute, non necessaríamente in successione ma ritornando spesso a un'osservazione precedente, e poi ripetendo uno o due capoversi. t necessaria anche un'altra osservazione preliminare, che cioè l'autore aveva molti dubbi circa la possibilità di ottenere un qualsiasi successo con joe perché, oltre alla sua condizione fisica, vi era una chiara evidenza di intossicazione dovuta a un uso eccessivo di farmaci. Malgrado questa sfavorevole considerazione delle possibilità, c'era una cosa in cui poteva avere fiducia: poteva tenere per sé i suoi dubbi e far sì che joe sentisse dai suoi modi, dal tono di voce, da tutto ciò che diceva, che l'autore aveva per lui un sincero interesse e che desiderava veramente aiutarlo. Se avesse potuto comunicare a joe anche solo quello, avrebbe recato un qualche sollievo, anche se piccolo, a joe, ai membri della sua famiglia e alle infermiere che si trovavano nella stanza accanto, a distanza da poter sentire.

L'autore cominciò: «joe, vorrei parlarle. So che lei è un fiorista, un fioricoltore. Sono cresciuto in una fattoria del Wisconsin e anche a me è sempre piaciuto coltivare i fiori. Lo faccio ancora. Così vorrei che si sedesse in quella comoda poltrona mentre io le parlerò. Le dirò molte cose, ma non sui fiori perché sui fiori lei ne sa molto più di me. Non è questo che vuole. (11 lettore noterà che il corsivo verrà usato per indicare le suggestioni ipnotiche inserite, che potranno essere sillabe, parole frasi o periodi, pronunciati con un'intonazione un po' diversa dalle altre frasi). Ora mentre le parlo, e posso farlo comodamente, desidero che lei mi ascolti comodamente mentre parlerò di una pianta di pomodoro. P, una strana cosa di cui parlare. Essa rende uno curioso. Perché parlare di una pianta di pomodoro? Si pianta un seme di pomodoro nel terreno, e poi uno si sente pieno di speranza che diventi una pianta di pomodoro che poi darà soddisfazione con i suoi frutti. Il seme assorbe acqua. e lo.fa senza molta difficoltà grazie alla pioggia che reca pace e benessere e la gioia di crescere ai fiori e ai pomodori. Quel piccolo seme, joe, si gonfia lentamente, ed emette una radichetta coperta di ciglia. Può darsi che lei non sappia che cosa sono le ciglia, sono cose che funzionano per aiutare il seme di pomodoro a crescere, a spingersi in su sopra il terreno come pianta che germoglia, e lei può ascoltarmi joe, così io posso parlarle, e lei può continuare ad ascoltarmi e a pensare e a domandarsi che cosa può veramente imparare, e qui c'è la sua matita e il notes ma per parlare della pianta di pomodoro, essa cresce tanto lentamente. Lei non può vedere mentre cresce, lei non può udire mentre cresce e tuttavia essa cresce... le prime piccole parvenze di foglie sul ga~bo, la sottile peluria sullo stelo, quei peli sulle foglie sono molto simili alle ciglia sulle radici, servono perché la pianta di pomodoro si senta molto bene, motto a suo agio, se è possibile pensare a una pianta dotata di sensibilità e poi, lei non vede che cresce, lei non prova la sensazione che cresce, ma spunta un'altra foglia su quel piccolo gambo della pianta di pomodoro, e poi anche un'altra. Forse, anche se è un modo di esprimersi infantile, forse la pianta di pomodoro prova comodità e sollievo mentre cresce. Ogni giorno cresce e cresce e cresce, ed è tanto confortevole joe osservare una pianta crescere e non vedere mentre cresce, non sentire la pianta ma solo sapere che tutto va meglio per quella piccola pianta di pomodoro che sta mettendo un'altra foglia e ancora un'altra e un rametto, e cresce in maniera comoda in tutte le direzioni". (A questo punto parecchie delle cose suddette erano state ripetute molte volte, qualche volta solo brevi frasi, qualche volta interi periodi. L'autore prestava attenzione a variare le parole e a ripetere le suggestioni ipnotiche. Dopo un po' che l'autore aveva cominciato, la moglie di joe entrò in punta di piedi nella stanza con un foglio di carta su cui aveva scritto: «Quando comincerà l'ipnosi? ". L'autore non le diede retta e non guardò il foglio, e fu necessario che lei lo mettesse di fronte all'autore e quindi di fronte a joe. L'autore continuò senza interrompersi la sua descrizione della pianta di pomodoro e la moglie di joe, guardando il marito, si accorse che non la vedeva, che non si era reso conto della sua presenza, che si trovava in una trance sonnambulica. Essa se ne andò subito). «E presto la pianta di pomodoro avrà un, germoglio in qualche punto, su di un ramo o su di un altro, ma non ha importanza, perché fra poco tutti irami, tutta la pianta del pomodoro avrà quei graziosi piccoli germogli... e mi chiedo se è possibile che la pianta di pomodoro, joe, senta veramente, provi una specie di comodità. Lei sa, joe, che una pianta è una cosa meravigliosa, ed è tanto bello, tanto gradevole riuscire proprio a pensare a una pianta come se fosse una persona. t possibile che la pianta abbia delle sensazioni piacevoli, un senso di rilassamento mentre cominciano a formarsi i piccoli, minuscoli pomodori, tanto in piccolo, ma così promettenti da darle il desiderio di mangiare un delizioso pomodoro maturato al sole, è così piacevole avere del cibo nel proprio stomaco, quella meravigliosa sensazione che un bambino, un bambino assetato prova, e per la quale desidera bere, Joe, è quello il modo in cui si sente la pianta di pomodoro quando cade la pioggia e bagna tutto, così che tutto si sente bene (pausa). Lei sa, joe, una pianta di pomodoro fiorisce proprio ogni giorno, solo un giorno alla volta. Mi piace pensare che la pianta di pomodoro conosce la pienezza del benessere ogni giorno. Sa, Joe, solo un giorno alla volta per la pianta di pomodoro. Questo è ciò che succede a tutte le piante di pomodoro". (joe uscì improvvisamente dalla trance, apparve disorientato, balzò sul letto, agitò le braccia, e tutto il suo comportamento indicava l'insorgere subitaneo di quello stato di intossicazione che si osserva nei pazienti che hanno reagito sfavorevolmente ai barbiturici. Joe sembrava non vedere né udire l'autore finché non saltò giù dal letto e non si mosse verso di lui. L'autore afferrò saldamente il braccio di joe, ma immedíatamente allentò la stretta, e quindi chiamò l'infermiera. Essa asciugò il sudore sulla sua fronte, cambiò la medicazione chirurgica, e con la sonda gli somministrò un po' di acqua fredda. Allora Joe lasciò che l'autore lo riconducesse sulla sua poltrona. L'autore si finse curioso per l'avambraccio di Joe, e allora questi prese la matita e scrisse«Parli, parli»). «Sì, Joe, io sono cresciuto in una fattoria e penso che un seme di pomodoro sia una cosa meravigliosa, pensi, Yoe, pensi che in quel piccolo seme dorme in maniera così riposante, tanto rilassata una bellissima pianta che deve ancora crescere, e che recherà delle foglie e dei rami tanto interessanti. Le foglie, i rami sono così belli, quel ricco, splendente colore, lei può veramente sentirsi felice nell'osservare quel seme di pomodoro, pensando a quella meravigliosa pianta che esso contiene che dorme, riposa riposando rilassato comodamente, joe. Adesso me ne vado a pranzare, poi ritornerò a parlare ancora".

Quanto precede è un riassunto, che indica quanto sia facile includere delle suggestioni ipnoterapeutiche fra le suggestioni per l'induzione e per il mantenimento della trance, che pure sono importanti come veicolo per convogliare la terapia. Di particolare significato è stata la richiesta di joe perché l'autore 'parli'. Malgrado il suo stato di intossicazione, ovviamente spasmodico, joe era evidentemente accessibile, e imparò .rapidamente malgrado l'assurda rapsodia da dilettante che l'autore gli offrì sul seme e sulla pianta di pomodoro. joe non aveva alcun reale interesse per le interminabili e inutili osservazioni riguardanti la pianta di pomodoro. joe voleva essere libero dal dolore, desiderava rilassamento, riposo, sonno. Questo era in cima ai pensierí di joe, più di ogni altra cosa nei suoi desideri emotivi, e vi era un bisogno in lui che lo costringeva a cercare di trovare qualcosa di valido nelle chiacchiere dell'autore. Quello che desiderava di valido era li, detto in modo che joe poteva riceverlo letteralmente senza accorgersene. L'uscita di Joe dalla trance si produsse solo pochi minuti dopo che l'autore aveva detto: «Vuole bere,joe». E non fu neppure difficile la reinduzione della trance, ottenuta con due brevi frasi: «Pensi, joe, pensi" e «dorine in maniera così riposante, tanto rilassante», inserite in una serie di idee piuttosto insignificanti. Ma quello di cui joe aveva bisogno e che voleva si trovava nella narrazione apparentemente senza senso, e lui lo accettò prontamente.

Durante il periodo del pranzo, joe fu dapprima tranquillo e poi un po' agitato, e, come raccontò l'infermiera, si produsse un altro episodio tossico.

Quando l'autore tornò, joe lo stava aspettando impaziente di comunicare per iscritto. Alcune note erano illeggibili per la sua grande impazienza nello scrivere, e si sarebbe irritato a doverle riscrivere. Un parente aiutò l'autore a leggerle: esse riguardavano joe, il suo passato, il suo lavoro, la sua famiglia, e Tultima terribile settimana», «ieri è stato terribile". Non vi erano lamentele né domande ma alcune richieste di notizie sull'autore. Dopo un po' si arrivò a una soddisfacente conversazione con lui, come si poté giudicare dal fatto che divenne meno agitato. Quando gli venne suggerito di smettere di camminare per la stanza e di sedersi nella poltrona che aveva usato prima, lo fece subito e rivolse all'autore uno sguardo d'attesa.

«Sa, joe, potrei parlarle ancora della pianta di pomodoro, e se lo facessi, lei probabilmente si addormenterebbe, proprio di un buon sonno profondo. (Questa affermazione iniziale aveva tutta l'apparenza di essere soltanto una banale dichiarazione. Se il paziente risponde ipnoticamente, come fece subito Joe, tutto bene. Se invece non risponde, quello che si è detto è solo un'osservazione banale, su cui non vale la pena di soffermarsi. Se Joe non fosse andato immediatamente nella trance, si sarebbe potuto presentargli-una variante come la seguente: «Ma invece, mi permetta di parlarle del fiore del pomodoro. Lei ha visto dei film sui fiori che lentamente, lentamente si aprono, dandole un senso di pace, un senso di rilassamento, mentre li vede schiudersi. P, tanto bello, è così riposante stare ad osservarli. Mentre uno osserva quei film può provare un così inflnito benessere»).

All'autore non sembra necessario dire di più sulla tecnica di induzione e di mantenimento della trance e sull'inserimento di suggestioni terapeutiche; più avanti in quest'articolo ne verrà data un'altra illustrazione.

Quel pomeriggio la risposta di joe fu eccellente malgrado diversi episodi intervenuti di reazioni tossiche e alcuni periodi in cui l'autore interruppe deliberatamente il suo lavoro per giudicare meglio il grado e la quantità dell'apprendimento di Joe.

Quando quella sera l'autore se ne andò, venne salutato cordialmente da joe, la cui intossicazione era molto diminuita. joe non si lamentava, non sembrava che avesse dei forti dolori, e appariva contento e soddisfatto.

I parenti erano preoccupati per le suggestioni postipnotiche, ma vennero assicurati che esse erano state date. Era stato fatto in maniera molto delicata con la descrizione tanto dettagliata e con tante ripetizioni dello sviluppo della pianta di pomodoro e poi, con attenta insistenza: «Lei sa, joe», «conosce la pienezza del sollievo ogni giorno" e «lei lo sa, joe, solo un giorno alla volta".

CIrca un mese dopo, verso la metà di novembre, venne chiesto di nuovo all'autore di rivedere Joe. Quando arrivò a casa di joe, gli venne raccontata una storia deplorevole, ma in realtà non inopportuna. Dopo la partenza dell'autore in quella prima occasione, joe aveva continuato la sua eccellente risposta, ma i pettegolezzi dell'ospedale avevano diffuso la storia dell'ipnosi di Joe, e gli interni, i residenti e quelli' dello staff avevano cercato di trarre vantaggio dalla capacità di Joe di essere un buon soggetto. Essi compirono tutti gli errori possibili a dei dilettanti impreparati, con delle concezioni superstiziose e distorte dell'ipnosi. Il loro comportamento infuriò joe, che sapeva che l'autore non aveva compiuto nessuna delle cose offensive che ora loro stavano facendo. E fu un caso fortunato che ~oe potesse rendersene conto, perché gli permise di conservare tutti i benefici acquisiti dall'autore senza lasciare interferire la sua ostilità per l'ipnosi. Dopo parecchi giorni di irritazione, joe lasciò l'ospedale e tornò a casa, conservando un'infermiera che lo assisteva continuamente, ma le sue incombenze erano relativamente poche.

Durante quel mese a casa egli aveva effettivamente ripreso peso ed energia. Raramente si era presentata un'insorgenza di dolori, e quando si era prodotta, aveva potuto essere controllata con dell'aspirina o con 25 ing di Demerol. joe era molto contento di starsene con la sua famiglia, e vi fu una notevole attività produttiva, di cui l'autore non è completamente informato.

Il saluto che joe rivolse all'autore alla sua seconda visita fu evidentemente di compiacimento. Tuttavia l'autore notò che Joe lo guardava in maniera circospetta, perciò fu molto attento a comportarsi in maniera completamente casuale e a evitare ogni movimento delle mani che potesse anche lontanamente essere considerato come un 'passo ipnotico', come quelli impiegati dal personale dell'ospedale.

joe mostrò con orgoglio dei quadri incorniciati, dipinti da un membro della famiglia dotato di molto talento. Si svolse una conversazione molto casuale sul miglioramento di joe e sul suo aumento di peso, e l'autore si sforzò ripetutamente di trovare delle semplici risposte con le quali mascherare delle suggestioni opportune. joe si offrì spontaneamente di sedersi e di lasciare che l'autore gli parlasse. Benché l'autore usasse dei modi del tutto casuali, considerava la situazione molto difficile da trattare senza sollevare i sospetti di joe. Forse si trattava di una preoccupazione senza fondamento, ma l'autore desiderava essere molto cauto. Infine ricorse alla misura di ricordare 1a nostra visita dello scorso ottobre". joe non si rese conto di come questa visita potesse facilmente e piacevolmente rivivere per lui mediante la semplice dichiarazione: «Ho parlato allora di una pianta di pomodoro, ed è quasi come se stessi parlando di una pianta di pomodoro proprio adesso. £ tanto gradevole parlare di un seme, di una pianta». Vi fu così, parlando da un punto di vista clinico, una ri-creazione di tutti gli aspetti favorevoli della prima visita.

joe insistette molto per sovrintendere quel giorno al pranzo dell'autore, che consistette in una bistecca arrostita nel cortile presso alla piscina, sotto l'occhio critico di ioe. Fu una lieta riunione di quattro persone, molto contente di trovarsi insieme. joe era evidentemente assai felice.

Dopo pranzo, joe mostrò con orgoglio le innumerevoli piante, di cui molte rare, che lui stesso aveva piantato in un vasto terreno. La moglie di Joe indicò i nomi latini e quelli comuni delle piante, e joe fu particolarmente compiaciuto nel sentire l'autore che riconosceva e parlava di qualche pianta rara. E non si trattava di fingere interesse, perché l'autore si occupa ancora di coltivare piante. joe considerava questo comune interesse come un legame di amicizia.

Nel pomeriggio, joe si sedette spontaneamente, facendo chiaramente capire che l'autore era libero di fare qualunque cosa credesse. Ne seguì un lungo monologo dell'autore, nel quale erano incluse suggestioni di continua comodità, di benessere, di assenza del dolore, di buon appetito, e che avrebbe continuato a godere dell'intimità della sua famiglia insieme alla soddisfazione del suo interesse per tutto ciò che aveva intorno. Queste suggestioni, con altre dello stesso tenore, vennero frammíste inavvertibilmente fra molte osservazioni dell'autore che comprendevano una molteplicità di argomenti, in maniera da impedire a Joe di analizzare o di riconoscere l'inserimento delle suggestioni; e per un mascheramento adeguato l'autore aveva bisogno di una grande varietà di argomenti. Che per un buon rapporto fosse necessaria tanta cautela è una questione aperta, ma l'autore preferì non correre rischi.

Da un punto di vista medico, il tumore aveva continuato a progredire ma nonostante questo fatto joe si trovava in condizioni fisiche molto migliori di un mese prima. Quando l'autore partì, joe lo invitò a ritornare.

Joe sapeva che l'autore stava per partire per un giro di conferenze dalla fine di novembre ai primi di dicembre. Inaspettatamente, poco prima che l'autore partisse per il viaggio, gli giunse una telefonata interurbana. La chiamata era della moglie di Joe, la quale disse: «joe è sulla derivazione e vuole dirle 'salve', lo ascolti". Si udirono due brevi soffi d'aria. joe aveva tenuto il microfono sulla sua cannula tracheale ed aveva emesso con forza l'aria due volte, ad imitare 'salve'. La moglie mi disse che lei e joe mi inviavano i migliori auguri per il mio viaggio, e continuammo con una conversazione casuale fra amici, in cui la moglie leggeva le note scritte da Joe. joe e la sua famiglia mi mandarono poi una cartolina di auguri per il Natale. In una lettera successiva la moglie di Joe diceva che Tipnosi funziona bene, ma lo stato di joe sta declinando". Agli inizi di gennaio joe era debole ma si sentiva sollevato. Infine, con le parole della moglie, «joe è morto tranquillo il 21 gennaio".

L'autore è perfettamente consapevole che la previsione della durata della vita per un paziente ammalato di una malattia fatale è molto incerta. In ottobre la condizione fisica di joe non prometteva davvero molto. Il miglioramento, la riduzione e infine la soppressione del sintomo effettuata mediante l'ipnosi, insieme all'aver liberato il corpo di joe dalla dipendenza da farmaci potenti che lo rendevano soltanto incosciente, tutto ciò allungò senza dubbio la durata della sua vita, permettendogli allo stesso tempo un breve ma reale miglioramento fisico generale. Questo venne chiaramente dimostrato dal miglioramento del suo stato mentre era ritornato a casa e dall'aumento di peso. Che joe sia vissuto fino all'ultima parte di gennaio malgrado l'estensione del tumo~ re maligno, attesta senza dubbio il vigore con cui joe riprese a vivere il resto della sua vita nella maniera più gradevole possibile, un vigore che testimoniava il modo in cui era vissuto e col quale aveva edificato la sua azienda.

Per chiarire ulteriormente l'argomento della tecnica di inserimento di suggestioni terapeutiche frammiste a quelle per l'induzione e per il mantenimento della trance, può essere utile riferire il lavoro sperimentale originale compiuto dall'autore mentre si trovava al Servizio di Ricerche del Worcester State Ospital a Worcester, nel Massachusetts, all'inizio degli anni '30.

Il Servizio Ricerche si occupava dello studio dei numerosi problemi della schizofrenia e delle possibilità di risolverne qualcuno. Le manifestazioni psicologiche costituivano il principale interesse dell'autore. Per esempio, qual era il significato di un torrente di frasi incoerenti, tra loro sconnesse, pronunciate rapidamente? Certo, in qualche modo, un tale torrente di espressioni deve essere molto significatíve, per il paziente. Delle segretarie, abili in tale lavoro, di tanto in tanto avevano registrato parola per parola degli esempi di queste espressioni disordinate perché l'autore potesse esaminarle e studiarle. Egli stesso aveva cercato di raccogliere adeguatamente delle produzioni del genere da pazienti che parlavano più lentamente. Si pensava che uno studio accurato di tali produzioni verbali potesse fornire varie idee su cui pensare, le quali, a loro volta, potevano mostrarsi utili per capire qualche cosa della schizofrenia.

Sorse la questione se una parte della verbigerazione potesse essere una maschera per nascondere dei significati, frammentati e dispersi nell'insieme delle espressioni verbali. In base a questo, l'autore si pose la questione di come fare per produrre lui stesso una serie di discorsi incoerenti tra cui poter nascondere, in forma frammentaria, una comunicazione significativa. Oppure era possibile usare le frasi incoerenti di un paziente e frammischiarvi con un certo ordine una comunicazione significativa suddivisa in maniera che fosse difficile riconoscerla? Questi pensieri diedero il via a molte ore di intenso lavoro occupato a inserire tra le frasi di un paziente, raccolte parola per parola e apparentemente senza senso, un.messaggio con un significato, che però non poteva essere rilevato dai colleghi dell'autore quando non veniva fornito loro un indizio di un qualche genere. Dei tentativi precedenti dell'autore di produrre lui stesso delle frasi incoerenti originali mostrarono uno schema personale definito e riconoscibile che indicava che l'autore non era abbastanza disturbato mentalmente per produrre un flusso genuino di verbigerazioni incoerenti.

Quando riusciva a disseminare un significato in mezzo alle produzioni di un paziente, l'autore scopri che i suoi passati esperimenti con le tecniche ipnotiche influenzavano notevolmente il genere di messaggio che gli veniva spontaneo di inserire tra le verbigerazioni di un paziente. Da questa fatica derivò il seguente lavoro sperimentale e terapeutico.

Una delle segretarie assunte più di recente era molto contraria a lasciarsi ipnotizzare. Essa soffriva regolarmente all'inizio della mestrua
zione di forti emicranie della durata di tre, quattro e più ore. Era stata esaminata ripetutamente dal servizio medico senza che venisse scoperto niente di utile. Di solito quando le veniva il mal di testa si andava a mettere su un divano e «ci dormiva sopra", la qual cosa durava normalmente tre o più ore. In una di tali occasioni, l'autore di proposito e con una certa insistenza la costrinse a scrivere sotto dettatura, invece di permetterle di andarsi a coricare sul diva " no. Cominciò il suo compito abbastanza risentita, ma dopo 15 minuti interruppe l'autore per dirgli che il mal di testa se n'era andato. Essa attribuiva questo fatto alla sua rabbia per esser stata costretta a scrivere sotto dettatura. Successivamente, in un'altra occasione del genere, si offrì di scrivere sotto dettatura un certo materiale che le altre segretarie cercavano di evitare per le difficoltà che presentava. Il suo mal di testa peggiorò e quindi essa decise che quella fortunata circostanza con l'autore ' era stato solo un caso fortuito. Successivamente essa soffrì di un altro violento mal di capo, e anche questa volta l'autore le chiese insistentemente di scrivere alcune cose sotto dettatura. Il felice risultato precedente si produsse entro dieci minuti. Quando le venne un altro mal di testa, si offrì di farsi dettare dall'autore, e questo servì di nuovo a far scomparire il dolore. Essa allora provò sperimentalmente di ottenere i benefici della dettatura con altri medici ma, per qualche ignota ragione, i suoi mal di capo peggiorarono soltanto. Ritornò dall'autore dopo uno di questi inutili tentativi e gli chiese di dettarle. Le fu risposto che non aveva niente sottomano da dettarle, ma che poteva farle riscrivere del materiale che le aveva già dettato. Venne liberata del suo mal di testa entro 8 minuti. Successivamente, a una sua richiesta di scrivere sotto dettatura per liberarsi dal mal di testa, venne risposto con la dettatura di materiale di routine, che mancò di avere un qualsiasi effetto.

Ritornò ancora, senza troppa speranza perché pensava che "il rimedio del dettato" fosse «svanito». Ancora una volta le venne fatta una dettatura, e il suo disturbo scomparve in circa 9 minuti. Ne fu talmente entusiasta che conservò una copia della trascrizione in modo da poter chiedere ad altri di dettarle "quel dettato che aveva successo" nel liberarla dai suoi mal di capo. Sfortunatamente, nessuno sembrava avere 1a voce giusta», come l'aveva l'autore. Le era sempre stata data, in maniera casuale, una suggestione postipnotica di non addormentarsi mentre faceva la trascrizione.

Né lei né altri ebbe mai il sospetto di quanto era stato veramente fatto. L'autore aveva preso delle note esaurienti delle verbigerazioni incoerenti di un paziente psicotico. Anche varie segretarie avevano registrato parola per parola le frasi senza senso di pazienti. Quindi l'autore aveva inframmezzato sistematicamente fra le parole incoerenti delle

suggestioni terapeutiche destinate a quella segretaria. Quando scoprì che la tecnica era riuscita, vennero utilizzati alla stessa maniera i discorsi incoerenti di un altro paziente, ed anche questo tentativo fu coronato da successo. Venne poi provata, come misura di controllo, una dettatura di materiale di routine e di «discorsi incoerenti non elaborati", e questi non ebbero alcun effetto sui suoi mali di testa. E neppure ebbe risultato il materiale 'elaborato' ma dettato da altri, perché per essere efficace, doveva essere letto con una certa consapevolezza espressiva nella voce.

Ci si può domandare perché questi due pazienti e quelli usati sperimentalmente abbiano risposto con un vantaggio terapeutico. A tale questione si può rispondere semplicemente così: Essi erano ben consapevoli del motivo per cui chiedevano una terapia; desideravano ricaviare un beneficio; si trovavano in uno stato ricettivo, pronti a rispondere alla prima opportunità, a eccezione della prima paziente sperimentale. Ma anch'essa era ansiosa di essere liberata dal suo mal di capo, e desiderava che quel tempo che veniva impiegato nella dettatura fosse invece utilizzato per sbarazzarsi dell'emicrania. E quindi, sostanzialmente, tutti i -pazienti si trovavano in uno stato d'animo favorevole a ricevere la terapia. Quante volte un paziente ha bisogno di esporre le sue lamelitele? Solo quanto occorre perché il terapeuta comprenda. Per tutti questi pazienti bastò una sola enunciazione del loro disturbo per sapere che il terapeuta aveva capito. Il loro intenso desiderio di essere curati non era soltanto cosciente ma anche a livello inconscio e non solo in base al giudizio clinico ma anche, e più importante, in base ai risultati ottenuti.

Si deve anche riconoscere la prontezza con cui la mente inconscia afferra indizi e informazioni. Per esempio, uno può provare un'antipatia a prima vista per un'altra persona, e non essere consapevolmente cosciente per settimane o mesi o anche un anno e più, delle ragioni ovvie e manifeste di tale antipatia, ma alla fine i motivi appaiono alla mente cosciente. Un esempio comune è la pronta ostilità frequentemente dimostrata da un eterosessuale normale verso la persona omosessuale, senza rendersi conto coscientemente del perché.

Un principio direttivo della psicoterapia è la considerazione consapevole della capacità della mente inconscia del paziente di percepire il significato del comportamento inconscio del terapeuta. Si deve anche avere una piena considerazione del fatto che la mente inconscia del paziente percepisce completamente le istruzioni terapeutiche di significato volutamente oscurato che gli vengono presentate. Il materiale clinico e sperimentale che è stato citato è basato sulla consapevolezza dell'autore che la mente inconscia del paziente ascolta e capisce molto meglio di quanto sia possibile alla mente cosciente.
L'autore intendeva pubblicare questo lavoro sperimentale, di cui nessun altro era al corrente. Ma considerando la cosa a mente fredda e rendendosi conto dello stato precario dell'ípnosi in generale, a cui si aggiungeva l'avversione della segretaria a lasciarsi ipnotizzare - essa non si preoccupava di liberarsi dalle sue emicranie facendoci dettare dall'autore - tutto ciò sconsigliò la pubblicazione di questo lavoro.

Un'altra segretaria, assunta dall'ospedale quando questo lavoro spS,rimentale era quasi ultimato, soffriva di una dismenorrea che la rendeva inabile. La 'segretaria del mal di capo' suggerì a questa ragazza di farsi dettare dall'autore come possibile mezzo per far scomparire i disturbi. L'autore acconsentì molto volentieri, usando le verbigerazioni di un paziente

Preoccupato di ciò che sarebbe potuto accadere alla ricerca ipnotica se i suoi superiori fossero venuti a conoscenza di ciò che ' avveniva, l'autore in seguito ebbe cura di non riuscire con questa seconda segretaria, e poi un'altra volta ebbe successo. In seguito essa si prestò spontanea mente come soggetto ipnotico e da quel momento venne usata l'ipnosi, non la 'dettatura', per soddisfare i suoi bisogni personali. Venne anche impiegata ripetutamente come soggetto in vari esperimenti ipnotici apertamente riconosciuti e 'approvati', mentre per certi altri studi sperimentali l'autore si attenne alla discrezione.

Ora che l'ipnosi è giunta a essere una modalità di ricerca e un aiuto terapeutico scientificamente accettati e che si è sviluppata una maggiore consapevolezza della semantica, questo materiale può essere pubblicato senza pericolo, dopo esser stato per tanto tempo relegato allo scaffale dei lavori inediti.
Sommario

Sono stati presentati dettagliatamente i resoconti di due casi e una breve relazione su di un lavoro sperimentale per dimostrare l'efficacia del procedimento consistente nel disseminare le suggestioni psicoterapeutiche fra quelle impiegate per indurre e per mantenere la trance ipnotica. I pazienti trattati soffrivano rispettivamente di manifestazioni nevrotiche e di dolori da malattia maligna terminale.


MODIFICAZIONI DELLA SENSIBILITA'


Sono possibili modificazioni della sensibilità sia qualitative che quantitative.
Queste ultime si danno in eccesso sino all'iperalgesia ed ìn difetto sìno all'analgesia.

Le qualitative includono tutte le paraestesie (formicolio, prurito, intorpidimento) e le modificazìone dei parametri epicritici (caldo/freddo, leggerolpesante ecc.).

Il grado di analgesia ottenibile è tale che è possibile ottenere una termoanalgesia fino a produrre flittene.

A livello pragmatico riscontriamo che ranestesia ipnotica ottiene, di base, un accorciamento dei decorso postoperatorio, previene dolori e vomito, favorisce la cicatrizzazione.

I criteri di utilizzo della anestesia ipnotica sono l'ottenimento dei requisiti minimi richiesto da ogni specifico atto medico.

A tal proposito esiste la cosiddetta anestesìa bilanciata ove, anteponendo l'ipnosi alla chemioanestesìa, si ottiene un utilizzo di quantità inferiori di farmaco.

Va sottolineato come l'anestesia ipnotica possa persistere anche in stato di ipnosi vigile e essere evocata per mezào di un comando postipnotico.

Dobbiamo ora porci il problema dei meccanismo neurofisiologìco e psìcologico
dell'analgesia ipnotica.
La trasmissione dei dolore è schematizzabile in cìnque stazioni

1) Recettori periferici

Sono sia specifici, terminazioni libere, che aspecifici, dato che qualunque recettore oltre una certa soglia di stimolo diviene trasduttore dolorifico.

Vengono influenzati da particolari condizioni fisiche ambientali (ad es. temperatura) e chimiche ( 5HT, NA, alfa e beta bIoccanti bilancia Na/Iq e da possibili controlli simpatici diretti o indiretti.

2) Conduzione spinale

Le vie spinali interessate, le principali, sono il fascio spino-talamíco anterolaterale, il fascio spinotettale, il fascio spino-reticolare, il lemnisco mediale, i cordoni posteriori di Goll e Burdach, più vari fasci spìno-cerebello-talamicì.

3) Talamo e Sìsterna limbico

Sono le prime strutture che esercitano un lavoro sullo stimolo, sempre incrociato, invìando fasci alla corteccia cerebrale.

4) Corteccia cerebrale

Le aree attivate dallo stimolo dolorifico non sono solo quelle deputate alla rìcezione sensoriale ma anche altre e diverse zone corticali. Si ipotìzza che per stimolì ripetuti per lungo tempo, grazie a fenomeni di piasficità neuronale si vengano a creare mappe di recezione che modìficano la percezione dell'immagine corporea e quella dei dolore.
L'interruzione delle vie talamo-frontali determina la scomparsa dì algie ribelli senza modificare la sensibilità cutanca.
Al contrario è descritta la presenza dì percezione dolorifica in soggetti decorticatí c/o emisferotomizzati.
Durante questi quattro passaggi lo stimolo, superata la soglia recettoriale, si tramuta in sensazione a livello talamico ed ìn percezione a livello corticale.
 
 
5)Fibre centrifughe Teoria dei Control Gate

Vie efferenti dalla corteccia verso la sostanza gelatinosa del Rolando a livello del corno posteriore del midollo spinale.
Esse attivano la sostanza gelatinosa producendo una- modulazione della maggiore o minore apertura della griglia di afflusso degli stimoli.
Le fibre a largo diametro inibiscono mentre quelle a piccolo diametro attivano.
E' a questo livello che probabilmente origina il dolore da deafferentazione (arto fantasma) per una sorta di perdita di controllo della sostanza gelatinosa.
Va inoltre sottolineata rimportanza dell'atteggiamento somatopsichico del soggetto. stimoli di pari intensità possono corrispondere a percezioni differentL

Vi sono, storicamente, due linee interpretative della analgesia ipnotica:

1) L'ipnosi blocca le vie dolorifiche ascendenti agendo a livello dei corno posteriore.
2) Produzione di sostanze analgesiche a livello dei liquor
3)I segnali arrivano ma non vengono elaborati.

Semeioticamente risulta evidente come l'analgesia ipnotica sia simile a quella isterica. La sua distribuzione non segue le vie nervose anatomiche ma si mostra conforme alle rappresentazioni mentali suggestive.

Inoltre si da il caso che un soggetto possa fenomenologicamente presentare una analgesia profonda e continuare a camminare, quando è noto come una perdita della sensibilità profonda implichi l'atassia ed una forte compromissìone delle attività prassiche.

Infine è riscontrabile come lo stimolo doloroso sia rammemorabile, indicando come la sensazione dolorìfica venga ad essere dissociata da fenomeni coscienti.

Se l'azione avvenisse a livello del Control Gate, tramite una inibizione dello stimolo, resterebbe da spiegare come sia possibile che continui a rilevarsi, aU'EEG, la reazione di arresto e come non vengano ad essere alterati i potenziali evocati somatosensoriali.

Si propone a tal modo un meccanismo di atimia percettiva.

L'analgesia ipnotica sarebbe di natura centrale con inibizione dei circuiti limbo- ipotalamíci ed eliminazione della integrazione affettiva della componente protopatica dei dolore.

La teoria dei Control Gate avrebbe un peso maggiore nell'analgesia di tipo volontario.

A supporto di ciò si può notare come nel caso volontario scemi notevolmente la capacita di descrizione epicritica che è perfettamente mantenuta in stato ipnotico.

Vi è ancora una terza teoria a proposito dell'analgesia ipnotica ed è quella biochimica. Essa dà importanza alle modificazioni delle endorfine e delle encefaline endogene.

Ma somministrando un antagonista della morfina (naloxone) mentre scema l'analgesia ottenuta per mezzo dell'agopuntura ciò non si verifica nel caso dell'ipnosi.

Inoltre la rapidità con cui è possibile evocare o eliminare l'analgegia ipnotica mal si accorda con i tempi fisiologici di produzione e rilascio delle endorfine e delle enkefaline.