La tecnica ipnotica di disseminazione per
la correzione dei sintomi e per il controllo del
dolore
All'autore
è stato chiesto innumerevoli volte di pubblicare
dettagliatamente la tecnica ipnotica da lui impiegata per
alleviare i dolori insopportabili o per correggere vari
altri problemi. Le risposte verbali alle molte richieste
non sono mai sembrate sufficienti perché erano sempre
precedute dalla sincera affermazione che la tecnica in se
stessa non serve ad altro che ad assicurare e a fissare
l'attenzione del paziente, creando in lui uno stato mentale
ricettivo e responsivo, e quindi permettendogli di trarre
beneficio da comportamenti potenziali di vario tipo non
realizzati o solo parzialmente realizzati. Dopo aver
ottenuto questo per mezzo della tecnica ipnotica, vi è
allora la possibilità di presentare suggestioni e
istruzioni con lo scopo di aiutare il paziente guidandolo a
raggiungere lo scopo o gli scopi desiderati. In altre
parole, la tecnica ipnotica serve solo a indurre una
disposizione favorevole da cui partire per istruire il
paziente a usare in maniera più vantaggiosa i suoi comportamenti
potenziali.
Poiché la
tecnica ipnotica è principalmente un mezzo verso un fine,
mentre la terapia è basata sulla guida delle capacità
comportamentali del paziente, ne consegue che una stessa
tecnica ipnotica può essere utilizzata, entro certi limiti,
con pazienti che presentano problemi molto diversi. A
illustrare questa affermazione verranno citati due esempi
in cui venne impiegata la medesima tecnica, una volta per
un paziente con un problema nervoso che gli causava un
notevole disagio, nell'altro caso con un paziente che
soffriva di dolori insopportabili provocati da una malattia
maligna terminale. L'autore ha impiegato questa tecnica su
soggetti incolti e su laureati, in situazioni sperimentali
e per scopi clinici. Spesso è stata usata per assicurare,
per fissare e per trattenere l'attenzione di un paziente
dífficile e per distrarlo dal creare difficoltà che
avrebbero impedito la terapia. P, una tecnica che impiega
idee chiare e comprensibili ma che, per la loro manifesta
estraneità alla relazione paziente-medico e alla
situazione, distraggono il paziente. Quindi gli viene
impedito di interferire in maniera negativa in una
situazione che non comprende, ma per la quale chiede aiuto.
Allo stesso tempo viene creata nel paziente una disposizione a comprendere e
a rispondere. Così si evolve un'atmosfera favorevole a
suscitare quei comportamenti potenziali necessari e utili
ma in precedenza non usati o scarsamente usati, o
probabilmente usati male dal paziente.
Il primo caso
sarà citato senza spiegare la tecnica ipnotica impiegata.
Verranno invece riferite le istruzioni utili, le
suggestioni e le idee direttive che permisero al paziente
di raggiungere il suo obiettivo terapeutico, e che erano
state inserite fra le idee che costituivano la tecnica
ipnotica. Queste idee terapeutiche non verranno riferite
nella stessa maniera ripetitiva con cui furono dette al
paziente per la ragione che, stampate, sono comprese più
facilmente che quando vengono verbalizzate in un flusso di
frasi. Tuttavia queste poche suggestioni ripetute nella
situazione ipnotica servirono a soddisfare in maniera
adeguata i bisogni del paziente.
Il paziente era
un agricoltore in pensione di 62 anni che aveva fatto solo
la scuola media ma era molto intelligente e aveva letto
molto. Aveva una personalità deliziosa, piena di fascino ed
esuberante, ma si sentiva molto infelice, pieno di
risentimento, di amarezza, di ostilità, di sospetto e di
disperazione. Circa due anni prima, per una qualche ragione
sconosciuta o dimenticata (ma considerata non importante
dall'autore e senza alcun rapporto con il problema della
terapia), aveva raggiunto una frequenza urinaria che gli
causava un notevole disturbo. Circa ogni mezz'ora egli
provava il bisogno irresistibile di urinare, una necessità
che gli riusciva penosa, che non poteva controllare e che,
se non soddisfatta, lo portava a bagnare i pantaloni.
Questo bisogno era costantemente presente giorno e notte,
interferiva nel suo sonno, con i suoi pasti, nei suoi
rapporti sociali, e lo costringeva a tenersi nei pressi di
un gabinetto e a portare con sé una borsa contenente alcune
paia di pantaloni da usare in casi di necessità. Spiegò che
aveva portato con sé tre paia di pantaloni e disse di
essersi recato al gabinetto prima di uscire per venire
dall'autore, un'altra volta lungo il percorso e che, prima
di entrare, era andato al gabinetto dello studio e si
aspettava di interrompere il colloquio con l'autore per
almeno un'altra visita del genere.
Riferì di aver
consultato più di 100 medici e clinici di fama. Gli era
stata praticata la cistoscopia più di 40 volte, gli erano
state fatte
innumerevoli
radiografie e altri esami, fra cui elettrocardiogrammi ed
elettroencefalogrammi. Gli era sempre stato assicurato che
la sua vescica era normale; molte volte gli era stato
suggerito di ritornare dopo uno o due mesi per altri esami;
e « troppe volte» gli era stato detto «è tutto nella sua
testa», che non aveva alcun problema, che «doveva
impegnarsi a fare qualche cosa invece di stare a riposo, di
cessare di perseguitare i medici e di comportarsi da
vecchio invalido". Tutto ciò lo aveva fatto sentire vicino
al suicidio.
Aveva descritto
il suo problema a un buon numero di redattori delle
rubriche mediche nei quotidiani, parecchi dei quali gli
avevano offerto, nelle sue buste già affrancate e con
l'indirizzo stampato, una dissertazione pontificale e
banale sul suo problema, dichiarandolo fermamente di oscura
origine organica. In tutte le sue ricerche di aiuto,
neppure una volta gli era stato suggerito di consultare uno
psichiatra.
Di sua
iniziativa, dopo aver letto un paio di quei libri
ingannevoli, fuorvianti e sostanzialmente fraudolenti
sull'"ipnosi-fatta-da-sé", chiese aiuto a degli ipnotisti
da teatro, tre in tutto. Ognuno gli offrì le solite
lusinghe, assicurazioni e promesse, comuni a quel tipo di
ambigua pratica medica, e ognuno fallì completamente nei
ripetuti tentativi di indurre una trance ipnotica. Ciascuno
però pretese un onorario esorbitante (se paragonato
all'onorario medico medio e specialmente in rapporto al
nessun risultato ottenuto).
Tutti questi
'maltrattamenti', quelli medici non migliori di quelli dei
ciarlatani ma in realtà meno perdonabili, lo avevano reso
amaro, disilluso, pieno di risentimento e apertamente
ostile, per cui stava pensando seriamente al suicidio.
L'addetto a un distributore di benzina gli suggerì di
andare da uno psichiatra e, in base ad un articolo su di un
giornale della domenica, gli raccomandò
l'autore.
Completato il
suo racconto, si lasciò andare nella poltrona, incrociò le
braccia e disse in tono di sfida: «Adesso mi psichiatrizzi,
mi ipnotizzi e curi questa... della mia
vescica».
Durante il
racconto della storia del paziente l'autore aveva ascoltato
con tutta l'apparenza di un'attenzione estatica, a
eccezione di alcuni movimenti delle sue mani apparentemente
senza scopo, come per cambiare posizione agli oggetti sul
suo tavolo. Fra questi spostamenti vi era stato quello
dell'orologio da tavolo in maniera che il quadrante non
fosse più visibile dal paziente. Mentre l'autore ascoltava
dal pàziente l'amaro racconto delle sue esperienze, era
intento a pensare a un possibile approccio terapeutico per
una persona così evidentemente infelice, tanto piena di
risentimento per la medicina e per i medici, e con un
atteggiamento di sfida così marcato. Certamente non
sembrava probabile che fosse ricettivo e responsivo a
qualsiasi cosa l'autore potesse dire o fare. Mentre
l'autore arzigogolava per trovare una soluzione, gli venne
in mente il problema del controllo del dolore in un
paziente grandemente in uno stadio terminale di una
malattia mache soffriva figna. Quel paziente aveva
costituito un caso paragonabile in cui l'approccio
ipnoterapeutico era stato molto difficile, e tuttavia si
era ottenuto un successo. Entrambi i pazienti avevano in
comune l'esperienza professionale di coltivatori di piante,
entrambi erano ostili e pieni di risentimento, e tutti e
due disprezzavano l'ipnosi. Quindi, quando il paziente
lanciò la sua sfida «mi psichiatrizzi e mi ipnotizzi»
l'autore, senza altre parole, si lanciò nella stessa
tecnica usata con l'altro paziente per ottenere uno stato
di ipnosi terapeutica in cui poter offrire suggestioni
utili, istruzioni e direttive, con la ragionevole speranza
che sarebbero state accettate e attuate in maniera
responsiva, in accordo con i bisogni attuali del paziente e
con i potenziali del suo comportamento.
La sola
differenza per i due pazienti era che per l'uno il
materiale terapeutico frammischiato riguardava il
funzionamento della vescica e la durata del tempo, mentre
per l'altro le istruzioni terapeutíche intrecciate
riguardavano il benessere del corpo, il sonno, l'appetito,
le gioie della famiglia, l'assenza della necessità di usare
medicine, e il godimento continuo del tempo senza
preoccupazione per il domani.
La terapia
verbale che venne presentata, sparsa com'era nel contesto
della tecnica stessa, fu la seguente, con gli inserimenti
indicati dai puntini:
«Conie sa,
possiamo pensare che la sua vescica abbia bisogno di
vuotarsi ogni 15 minuti invece che ogni mezz'ora... nessuna
difficoltà a pensarlo... un orologio può correre
lentamente.... o.veloce... sbagliare anche di un minuto ...
anche di due, cinque minuti ... , o pensare alla vescica
ogni mezz'ora ... come lei ha fatto... può darsi che
qualche volta fossero 35, 40 minuti ... possibile farlo tra un'ora...
che differenza c'è... 35, 36 minuti, 41, 42, 45 minuti... non molta differenza...
differenza non importante... 45, 46, 47 minuti... tutto lo stesso...
probabilmente molte volte lei doveva aspettare un secondo o
due... li sentiva come un'ora o due... lei lo faceva... può
farlo ancora... 47 minuti, 50 minuti, che differenza c'è... si fermi a
pensare, non grande differenza, niente d'importante...
proprio come 50 minuti, 60 minuti, solo minuti ... chiunque può
aspettare mezz'ora può aspettare un'ora ... io lo so ...
lei sta imparando... non è male imparare... anzi è bene ...
cominci a pensarci, ha dovuto aspettare quando qualcuno è
arrivato qui prima di lei... anche lei lo ha fatto... può
farlo ancora... e ancora... tutto ciò che lei vuole...
un'ora e 5 minuti... un'ora e cinque minuti e
mezzo... che differenza c'è... o anche sei minuti e
mezzo... farlo 10 minuti e mezzo, un'ora e dieci minuti e
mezzo... un minuto, 2 minuti, un'ora, 2 ore, che differenza
c'è ... lei ha fatto pratica per un mezzo secolo,
0
anche più, nell'aspettare ...
lei può usare tutta quell'esperienza... perché non
usarla... lei può farlo... probabilmente la sorprende
molto... non ci ha neanche mai pensato... perché non
sorprendere se stesso a casa... buona idea... niente di
meglio di una sorpresa... una sorpresa inaspet. tata...
quanto a lungo lei può trattenere ... quella è la sorpresa
... Più a lungo di quanto lei abbia mai pensato ... molto
più a lungo ... può anche cominciare... sensazione
piacevole il cominciare... e continuare... ., Senta, perché
non dimentica proprio quello di cui abbiamo parlato e lo
conserva nel profondo della sua mente. Un buon posto per
conservarlo... non può perderlo. Non importa la pianta di
pomodoro... ciò che invece era importante riguardo alla sua
vescica, ... abbastanza bene... si sente bene, una
piacevole sorpresa... . Senta, perché non comincia a
sentirsi riposato, rinfrescato, proprio adesso, più sveglio
di quanto lo fosse questa mattina presto (per il paziente,
quest'ultima frase è un'istruzione indiretta decisa e
definitiva a svegliarsi dalla trance). Poi (col significato
di congedo, ma non riconoscibile consciamente come tale dal
paziente), perché non si fa una bella passeggiata senza
fretta fino a casa, senza pensare a nulla (un'istruzione di
amnesia e per la trance e per il suo problema, come pure
una misura di confusione per coprire il fatto che ha già
passato un'ora e mezza nello studio)? Potrò rivederla alle
10 fra una settimana da oggi (favorendo la sua illusione, a
livello cosciente e come risultato della sua amnesia, che
non è stato ancora fatto nulla, eccetto dargli un
appuntamento)".
Ritornò dopo una
settimana e si lanciò entusiasticamente a raccontare di
essere arrivato a casa e di avere aperto il televisore con
la subitanea, ferma intenzione di ritardare la minzione il
più a lungo possibile. Aveva guardato un film di due ore e,
durante la pubblicità, aveva bevuto due bicchieri d'acqua.
Aveva deciso di prolungare l'attesa di un'altra ora ma a un
tratto si era accorto di provare una tale tensione della
vescica da esser costretto ad andare al gabinetto. Aveva
guardato l'orologio e aveva scoperto di aver aspettato
quattro ore. Il paziente si lasciò andare nella poltrona e
sorrise felice all'autore, aspettandosi evidentemente un
elogio. Quasi immediatamente si raddrizzò con un'aria
sorpresa e meravigliata ed esclamò: «Ora mi torna tutto in
mente, non ci avevo mai pensato fino a questo momento.
Avevo dimenticato tutto completamente. Senta, lei mi deve
aver ipnotizzato. Ha fatto un mucchio di discorsi sulla
coltivazione di una pianta di pomodoro e stavo cercando di
afferrare il senso dei suoi discorsi e quello che poi
ricordo è che camminavo verso casa. Ripensandoci, devo
essere rimasto nel suo studio più di un'ora, poi mi ci
volle un'altra ora per tornare a
casa, così non
sono state solo quattro le ore in cui mi sono trattenuto
dall'urinare, sono state almeno sei ore. E ora che ci
penso, non è tutto, tutto ciò è accaduto una settimana fa.
E per tutta la settimana ricordo di non avere avuto un
briciolo di preoccupazione... ho dormito bene... non mi
sono dovuto alzare. t strano come uno si possa svegliare
una mattina con la mente occupata dal pensiero di mantenere
un appuntamento per raccontare qualche cosa, e dimenticare
che è passata un'intera settimana. Senta, quando le ho
detto di psichiatrizzarmi e di ipnotizzarmi, lei l'ha presa
sicuramente sul serio. Le sono proprio molto grato. Quanto
le devo?".
In sostanza, il
caso era chiuso e il resto dell'ora venne occupato da una
conversazione casuale intesa a scoprire eventuali dubbi o
incertezze del paziente. Non ce n'erano, e nei mesi che
sono trascorsi non se ne sono
presentati.
il caso
suddetto, permette al lettore di comprendere, almeno in
parte, come durante una tecnica di suggestione per
l'induzione e il mantenimento di una trance si possano
inserire qua e là delle suggestioni ipnotiche tese a uno
specifico scopo terapeutico. Secondo l'esperienza
dell'autore questo inserimento di suggestioni terapeutiche
fra quelle per il mantenimento della trance, spesso può
rendere le prime molto più efficaci. Il paziente le sente,
le capisce, ma prima che possa pensare a
dissentire o a porle
in questione in un qualche modo, la sua attenzione viene
ricatturata dalle suggestioni per il mantenimento della
trance, le quali, a loro volta, non sono altro che la
continuazione delle suggestioni d'induzione. In tal modo la
suggestione terapeutica viene ad essere inserita in
un'atmosfera di significato e di efficacia che deriva
dall'efficacia già dimostrata delle suggestioni di
induzione e di mantenimento. Poi, così disseminate, le
stesse suggestioni terapeutiche possono essere ripetute,
anche molte volte, finché il terapeuta non si senta sicuro
che il paziente le abbia assorbite adeguatamente. Allora
l'operatore può passare a un altro aspetto della terapia,
inserendo le altre suggestioni qua e là con la stessa
tecnica.
La relazione
precedente non indica il numero delle ripetizioni per ogni
suggestione terapeutica per la semplice ragione che il
numero può variare per ogni gruppo di idee e di concetti
che viene comunicato, per ogni paziente, e per ciascun
problema terapeutico. Oltre a ciò, anche la disseminazione
di suggestioni di amnesia e di suggestioni postipnotiche
fra quelle per il mantenimento della trance può venir
compiuta con la massima efficacia. Può servire
un'illustrazione tratta dalla vita quotidiana, in cui
l'assegnazione di un doppio compito è di solito più
efficace che non l'assegnazione separata degli stessi due
compiti. Per esempio, una mamma può dire a johnny: «Mentre
metti via la bici
cletta,
chiudi anche la porta del garage". Questo sembra un compito
singolo di cui un aspetto favorisce l'esecuzione di un
altro aspetto, con il risultato di far apparire più facile
il compito. Chiedere che venga messa via la bicicletta e
poi chiedere di chiudere la porta del garage, hanno tutto
il tono di essere due compiti distinti che non possono
venir combinati. Con due compiti distinti se ne può
rifiutare facilmente l'uno o l'altro o anche entrambi. Ma
quando i compiti sono combinati in uno solo, che cosa
significa un rifiuto? Che johnny non metterà via la
bicicletta? Che non arriverà fino al garage? Clae non
chiuderà la porta del garage?
Il grado dello
sforzo necessario per identificare ciò che uno deve
rifiutare, è di per se stesso una remora al rifiuto. E
non è
neppure facile
rifiutare
La combinazione
di suggestioni psicoterapeutiche, di amnesia e
postipnotiche con le suggestioni utilizzate dapprima per
indurre la trance e poi per il suo mantenimento,
costituisce una misura efficace per assicurare i risultati
desiderati. I valori dell'interdipendenza sono decisamente
efficaci. A ulteriore illustrazione, è accaduto che più di
una volta un paziente che ha sviluppato una trance
semplicemente sedendosi nella poltrona, abbia detto
all'autore: «Oggi non intendevo andare in una trance». E
l'autore ha replicato: «E allora è probabile che lei voglia
svegliarsi dalla trance e quindi, mentre si rende conto che
può ritornare in una trance
quando ne ha bisogno, può svegliarsi". In tal modo il 'risveglio' è fatto
dipendere dal 'rendersi conto', rendendo possibili in tal
modo delle altre trance mediante l'associazione che deriva
dall'interdipendenza.
Avendo così
spiegato il fondamento di questo metodo, dopo alcuni
chiarimenti preliminari verrà presentato il problema del
secondo paziente. L'autore è stato allevato in una
fattoria, ha sempre provato e ancora prova piacere nel
coltivare le piante, e ha letto molto sul processo della
germinazione dei semi e della ciescita delle piante. Il
primo paziente era un agricoltore a riposo. Il secondo, che
chiameremo joe, era un fioricoltore. Aveva cominciato la
sua carriera da ragazzo come venditore ambulante di fiori,
risparmiando i centesimi per comperare più fiori da
vendere, eccetera. Presto fu in grado di acquistare un
fazzoletto di terreno su cui coltivare con amorevole cura
altri fiori, mentre apprezzava la loro bellezza che
desiderava condividere con altri, e per acquistare a sua
volta dell'altro terreno sul quale coltivare degli altri
fiori, e così via. Infine diventò il floricoltore più
importante di una grande città. joe amava letteralmente
ogni aspetto del suo lavoro e vi si dedicava intensamente,
ma era anche un buon marito, un buon padre, un buon amico e
un membro della comunità molto stimato e
rispettato.
Poi, un fatale
settembre, un chirurgo asportò una neoformazione da una
guancia di Joe, avendo cura di non sfigurarne troppo la
faccia. Il patologo stabilì che la neoplasia era maligna.
Venne istituita una terapia radicale ma si riconobbe presto
che
Verso la fine
della seconda settimana di ottobre un parente di Joe chiese
urgentemente all'autore di impiegare l'ipnosi su joe per
alleviargli il dolore, dato che i narcotici si dimostravano
di scarsa utilità. Data la prognosi che era stata
pronunciata, l'autore accondiscese con riluttanza a
vederlo, a condizione che tutti i farmaci fossero sospesi
alle 4 del giorno della venuta dell'autore. Il medico che
aveva in cura joe all'ospedale acconsenti
cortesemente.
Poco prima che
l'autore venisse introdotto nella stanza di joe, venne
informato che il paziente non voleva neppure sentir
nominare l'ipnosi. Inoltre, uno dei figli di joe,
psichiatra interno di una ben nota clinica, non credeva
nell'ipnosi ed era stato confermato in questa convinzione
dagli altri psichiatri della clinica, nessuno dei quali,
però, sembrava avesse una conoscenza di prima mano
dell'ípnosí. Questo psichiatra sarebbe stato presente, ed
era logico che joe fosse a conoscenza del suo
scetticismo.
L'autore venne
presentato a joe, che lo ricevette in un modo molto cortese
ed amichevole. In realtà, joe probabilmente non sapeva
perché l'autore fosse venuto. Nell'osservarlo, l'autore
notò che gran parte di un lato del viso e del collo erano
mancanti a causa dell'intervento chirurgico,
dell'ulcerazione, della macerazione e della necrosi dei
tessuti. Gli era stata praticata una tracheotomia e quindi
non poteva parlare, ma comunicava con carta e matita, di
cui ne aveva sottomano una provvista. L'autore venne
informato che a joe venivano somministrati narcotici ogni 4
ore (16 ing di morfina o 100 ing di Demerol) e forti dosi
di barbiturici come sedativi. Dormiva poco. Erano
costantemente a disposizione delle infermiere
specializzate. joe era costantemente fuori del letto e
scriveva innumerevoli note riguardanti i suoi affari o la
sua famiglia, ma molte anche per esprimere lamentele e per
chiedere di essere aiutato di più. Soffriva continuamente
di forti dolori e non riusciva a comprendere perché i
medici non sapessero fare il loro mestiere con altrettanta
efficienza e competenza di quella con cui lui conduceva la
sua azienda. La sua situazione lo faceva arrabbiare perché
ai suoi occhi costituiva un fallimento: il successo per il
quale aveva lavorato e che aveva pienamente meritato era
stato per tutta la sua vita un principio dominante. Quando
nel suo lavoro le cose andavano male, si preoccupava di
correggerle. Perché i medici non facevano lo stesso? Essi
avevano delle medicine per il dolore, e allora perché
permettevano che lui soffrisse dei dolori così
insopportabili?
Dopo la
presentazione, joe scrisse: «Che cosa vuole?". Questo
costituì un esordio eccellente, e l'autore cominciò la sua
tecnica per l'induzione della trance e per alleviargli il
dolore. Non verrà riferita per intero, dato che gran parte
delle frasi vennero ripetute, non necessaríamente in
successione ma ritornando spesso a un'osservazione
precedente, e poi ripetendo uno o due capoversi. t
necessaria anche un'altra osservazione preliminare, che
cioè l'autore aveva molti dubbi circa la possibilità di
ottenere un qualsiasi successo con joe perché, oltre alla
sua condizione fisica, vi era una chiara evidenza di
intossicazione dovuta a un uso eccessivo di farmaci.
Malgrado questa sfavorevole considerazione delle
possibilità, c'era una cosa in cui poteva avere fiducia:
poteva tenere per sé i suoi dubbi e far sì che joe sentisse
dai suoi modi, dal tono di voce, da tutto ciò che diceva,
che l'autore aveva per lui un sincero interesse e che
desiderava veramente aiutarlo. Se avesse potuto comunicare
a joe anche solo quello, avrebbe recato un qualche
sollievo, anche se piccolo, a joe, ai membri della sua
famiglia e alle infermiere che si trovavano nella stanza
accanto, a distanza da poter sentire.
L'autore
cominciò: «joe, vorrei parlarle. So che lei è un fiorista,
un fioricoltore. Sono cresciuto in una fattoria del
Wisconsin e anche a me è sempre piaciuto coltivare i fiori.
Lo faccio ancora. Così vorrei che si sedesse in quella
comoda poltrona mentre io le parlerò. Le dirò molte cose,
ma non sui fiori perché sui fiori lei ne sa molto più di
me. Non è questo
che vuole. (11 lettore noterà che il corsivo verrà usato
per indicare le suggestioni ipnotiche inserite, che
potranno essere sillabe, parole frasi o periodi,
pronunciati con un'intonazione un po' diversa dalle altre
frasi). Ora mentre le parlo, e posso farlo
comodamente,
desidero che lei
mi ascolti
comodamente mentre parlerò di una pianta di pomodoro.
P, una strana cosa di cui parlare. Essa rende uno
curioso. Perché parlare
di una pianta di pomodoro? Si pianta un seme di pomodoro nel terreno, e
poi uno si sente
pieno di speranza che diventi una pianta di pomodoro che
poi darà
soddisfazione con
i suoi frutti. Il seme assorbe acqua. e lo.fa
senza molta
difficoltà grazie
alla pioggia che reca pace e benessere
e la gioia di crescere ai
fiori e ai pomodori. Quel piccolo seme, joe, si gonfia
lentamente, ed emette una radichetta coperta di ciglia. Può
darsi che lei non sappia che cosa sono le ciglia,
sono cose che
funzionano per
aiutare il seme di pomodoro a crescere, a spingersi in su
sopra il terreno come pianta che germoglia, e
lei può ascoltarmi
joe, così io
posso parlarle, e lei può continuare ad ascoltarmi e a
pensare e a domandarsi che cosa può veramente
imparare, e qui
c'è la sua matita e il notes ma per parlare della pianta di
pomodoro, essa cresce tanto lentamente. Lei non può vedere
mentre cresce,
lei non può
udire mentre
cresce e tuttavia essa cresce... le prime piccole parvenze
di foglie sul ga~bo, la sottile peluria sullo stelo, quei
peli sulle foglie sono molto simili alle ciglia sulle
radici, servono perché la pianta di pomodoro si
senta molto bene, motto a
suo agio, se è
possibile pensare a una pianta dotata di sensibilità e
poi, lei non
vede che
cresce, lei non
prova la sensazione che cresce, ma spunta un'altra foglia su
quel piccolo gambo della pianta di pomodoro, e poi anche
un'altra. Forse, anche se è un modo di esprimersi
infantile, forse la pianta di pomodoro prova comodità e sollievo
mentre cresce. Ogni giorno
cresce e cresce e cresce, ed è tanto confortevole joe
osservare una pianta crescere
e non
vedere mentre
cresce, non
sentire la pianta
ma solo sapere che tutto va meglio
per quella piccola pianta di
pomodoro che sta mettendo un'altra foglia e ancora un'altra
e un rametto, e cresce in maniera comoda
in tutte le direzioni". (A
questo punto parecchie delle cose suddette erano state
ripetute molte volte, qualche volta solo brevi frasi,
qualche volta interi periodi. L'autore prestava attenzione
a variare le parole e a ripetere le suggestioni ipnotiche.
Dopo un po' che l'autore aveva cominciato, la moglie di joe
entrò in punta di piedi nella stanza con un foglio di carta
su cui aveva scritto: «Quando comincerà l'ipnosi? ".
L'autore non le diede retta e non guardò il foglio, e fu
necessario che lei lo mettesse di fronte all'autore e
quindi di fronte a joe. L'autore continuò senza
interrompersi la sua descrizione della pianta di pomodoro e
la moglie di joe, guardando il marito, si accorse che non
la vedeva, che non si era reso conto della sua presenza,
che si trovava in una trance sonnambulica. Essa se ne andò
subito). «E presto la pianta di pomodoro avrà un, germoglio
in qualche punto, su di un ramo o su di un altro, ma non ha
importanza, perché fra poco tutti irami, tutta la pianta
del pomodoro avrà quei graziosi piccoli germogli... e mi
chiedo se è possibile che la pianta di pomodoro,
joe, senta veramente,
provi una specie di comodità. Lei sa, joe, che una pianta è una cosa
meravigliosa, ed è tanto bello, tanto
gradevole riuscire proprio a pensare a una pianta
come se fosse una persona. t possibile che la pianta
abbia delle sensazioni
piacevoli, un senso di rilassamento
mentre cominciano a formarsi
i piccoli, minuscoli pomodori, tanto in piccolo, ma
così promettenti
da darle il desiderio di mangiare un delizioso pomodoro maturato al sole, è
così piacevole
avere del cibo nel proprio stomaco,
quella meravigliosa
sensazione che un bambino, un bambino assetato prova, e per
la quale desidera
bere, Joe, è
quello il modo in cui si sente la pianta di pomodoro quando
cade la pioggia e bagna tutto, così che tutto si sente bene
(pausa). Lei sa, joe, una pianta di pomodoro fiorisce proprio
ogni giorno, solo un giorno alla volta.
Mi piace pensare che la
pianta di pomodoro conosce la pienezza del benessere
ogni giorno. Sa, Joe, solo un giorno alla volta
per la pianta di pomodoro.
Questo è ciò che succede a tutte le piante di pomodoro".
(joe uscì improvvisamente dalla trance, apparve
disorientato, balzò sul letto, agitò le braccia, e tutto il
suo comportamento indicava l'insorgere subitaneo di quello
stato di intossicazione che si osserva nei pazienti che
hanno reagito sfavorevolmente ai barbiturici. Joe sembrava
non vedere né udire l'autore finché non saltò giù dal letto
e non si mosse verso di lui. L'autore afferrò saldamente il
braccio di joe, ma immedíatamente allentò la stretta, e
quindi chiamò l'infermiera. Essa asciugò il sudore sulla
sua fronte, cambiò la medicazione chirurgica, e con la
sonda gli somministrò un po' di acqua fredda. Allora Joe
lasciò che l'autore lo riconducesse sulla sua poltrona.
L'autore si finse curioso per l'avambraccio di Joe, e
allora questi prese la matita e scrisse«Parli,
parli»). «Sì, Joe, io
sono cresciuto in una fattoria e penso che un seme di
pomodoro sia una cosa meravigliosa, pensi, Yoe, pensi
che in quel piccolo
seme dorme in
maniera così riposante, tanto
rilassata una
bellissima pianta che deve ancora crescere, e che recherà
delle foglie e dei rami tanto interessanti. Le foglie, i
rami sono così belli, quel ricco, splendente colore,
lei può veramente
sentirsi felice nell'osservare quel seme di pomodoro,
pensando a quella meravigliosa pianta che esso contiene
che dorme, riposa
riposando rilassato comodamente, joe.
Adesso me ne vado a pranzare,
poi ritornerò a parlare ancora".
Quanto precede è
un riassunto, che indica quanto sia facile includere delle
suggestioni ipnoterapeutiche fra le suggestioni per
l'induzione e per il mantenimento della trance, che pure
sono importanti come veicolo per convogliare la terapia. Di
particolare significato è stata la richiesta di joe perché
l'autore 'parli'. Malgrado il suo stato di intossicazione,
ovviamente spasmodico, joe era evidentemente accessibile, e
imparò .rapidamente malgrado l'assurda rapsodia da
dilettante che l'autore gli offrì sul seme e sulla pianta
di pomodoro. joe non aveva alcun reale interesse per le
interminabili e inutili osservazioni riguardanti la pianta
di pomodoro. joe voleva essere libero dal dolore,
desiderava rilassamento, riposo, sonno. Questo era in cima
ai pensierí di joe, più di ogni altra cosa nei suoi
desideri emotivi, e vi era un bisogno in lui che lo
costringeva a cercare di trovare qualcosa di valido nelle
chiacchiere dell'autore. Quello che desiderava di valido
era li, detto in modo che joe poteva riceverlo
letteralmente senza accorgersene. L'uscita di Joe dalla
trance si produsse solo pochi minuti dopo che l'autore
aveva detto: «Vuole bere,joe». E non fu neppure difficile
la reinduzione della trance, ottenuta con due brevi frasi:
«Pensi, joe, pensi" e «dorine in maniera così riposante,
tanto rilassante», inserite in una serie di idee piuttosto
insignificanti. Ma quello di cui joe aveva bisogno e che
voleva si trovava nella narrazione apparentemente senza
senso, e lui lo accettò prontamente.
Durante il
periodo del pranzo, joe fu dapprima tranquillo e poi un po'
agitato, e, come raccontò l'infermiera, si produsse un
altro episodio tossico.
Quando l'autore
tornò, joe lo stava aspettando impaziente di comunicare per
iscritto. Alcune note erano illeggibili per la sua grande
impazienza nello scrivere, e si sarebbe irritato a doverle
riscrivere. Un parente aiutò l'autore a leggerle: esse
riguardavano joe, il suo passato, il suo lavoro, la sua
famiglia, e Tultima terribile settimana», «ieri è stato
terribile". Non vi erano lamentele né domande ma alcune
richieste di notizie sull'autore. Dopo un po' si arrivò a
una soddisfacente conversazione con lui, come si poté
giudicare dal fatto che divenne meno agitato. Quando gli
venne suggerito di smettere di camminare per la stanza e di
sedersi nella poltrona che aveva usato prima, lo fece
subito e rivolse all'autore uno sguardo
d'attesa.
«Sa, joe,
potrei parlarle ancora della pianta di pomodoro, e se lo
facessi, lei probabilmente si addormenterebbe, proprio di
un buon sonno profondo. (Questa affermazione iniziale aveva tutta
l'apparenza di essere soltanto una banale dichiarazione. Se
il paziente risponde ipnoticamente, come fece subito Joe,
tutto bene. Se invece non risponde, quello che si
è
detto è solo un'osservazione
banale, su cui non vale la pena di soffermarsi. Se Joe non
fosse andato immediatamente nella trance, si sarebbe potuto
presentargli-una variante come la seguente: «Ma invece, mi
permetta di parlarle del fiore del pomodoro. Lei ha visto
dei film sui fiori che lentamente, lentamente si
aprono, dandole
un senso di pace, un
senso di rilassamento, mentre li vede schiudersi. P, tanto
bello, è così
riposante stare
ad osservarli. Mentre uno osserva quei film può
provare un così inflnito
benessere»).
All'autore non
sembra necessario dire di più sulla tecnica di induzione e
di mantenimento della trance e sull'inserimento di
suggestioni terapeutiche; più avanti in quest'articolo ne
verrà data un'altra illustrazione.
Quel pomeriggio
la risposta di joe fu eccellente malgrado diversi episodi
intervenuti di reazioni tossiche e alcuni periodi in cui
l'autore interruppe deliberatamente il suo lavoro per
giudicare meglio il grado e la quantità dell'apprendimento
di Joe.
Quando quella
sera l'autore se ne andò, venne salutato cordialmente da
joe, la cui intossicazione era molto diminuita. joe non si
lamentava, non sembrava che avesse dei forti dolori, e
appariva contento e soddisfatto.
I parenti erano
preoccupati per le suggestioni postipnotiche, ma vennero
assicurati che esse erano state date. Era stato fatto in
maniera molto delicata con la descrizione tanto dettagliata
e con tante ripetizioni dello sviluppo della pianta di
pomodoro e poi, con attenta insistenza: «Lei sa, joe», «conosce la pienezza
del sollievo ogni giorno" e «lei lo sa, joe, solo un giorno alla
volta".
CIrca un mese
dopo, verso la metà di novembre, venne chiesto di nuovo
all'autore di rivedere Joe. Quando arrivò a casa di joe,
gli venne raccontata una storia deplorevole, ma in realtà
non inopportuna. Dopo la partenza dell'autore in quella
prima occasione, joe aveva continuato la sua eccellente
risposta, ma i pettegolezzi dell'ospedale avevano diffuso
la storia dell'ipnosi di Joe, e gli interni, i residenti e
quelli' dello staff avevano cercato di trarre vantaggio
dalla capacità di Joe di essere un buon soggetto. Essi
compirono tutti gli errori possibili a dei dilettanti
impreparati, con delle concezioni superstiziose e distorte
dell'ipnosi. Il loro comportamento infuriò joe, che sapeva
che l'autore non aveva compiuto nessuna delle cose
offensive che ora loro stavano facendo. E fu un caso
fortunato che ~oe potesse rendersene conto, perché gli
permise di conservare tutti i benefici acquisiti
dall'autore senza lasciare interferire la sua ostilità per
l'ipnosi. Dopo parecchi giorni di irritazione, joe lasciò
l'ospedale e tornò a casa, conservando un'infermiera che lo
assisteva continuamente, ma le sue incombenze erano
relativamente poche.
Durante quel
mese a casa egli aveva effettivamente ripreso peso ed
energia. Raramente si era presentata un'insorgenza di
dolori, e quando si era prodotta, aveva potuto essere
controllata con dell'aspirina o con 25 ing di Demerol. joe
era molto contento di starsene con la sua famiglia, e vi fu
una notevole attività produttiva, di cui l'autore non è
completamente informato.
Il saluto che
joe rivolse all'autore alla sua seconda visita fu
evidentemente di compiacimento. Tuttavia l'autore notò che
Joe lo guardava in maniera circospetta, perciò fu molto
attento a comportarsi in maniera completamente casuale e a
evitare ogni movimento delle mani che potesse anche
lontanamente essere considerato come un 'passo ipnotico',
come quelli impiegati dal personale
dell'ospedale.
joe mostrò con
orgoglio dei quadri incorniciati, dipinti da un membro
della famiglia dotato di molto talento. Si svolse una
conversazione molto casuale sul miglioramento di joe e sul
suo aumento di peso, e l'autore si sforzò ripetutamente di
trovare delle semplici risposte con le quali mascherare
delle suggestioni opportune. joe si offrì spontaneamente di
sedersi e di lasciare che l'autore gli parlasse. Benché
l'autore usasse dei modi del tutto casuali, considerava la
situazione molto difficile da trattare senza sollevare i
sospetti di joe. Forse si trattava di una preoccupazione
senza fondamento, ma l'autore desiderava essere molto
cauto. Infine ricorse alla misura di ricordare 1a nostra
visita dello scorso ottobre". joe non si rese conto di come
questa visita potesse facilmente e piacevolmente rivivere
per lui mediante la semplice dichiarazione: «Ho parlato
allora di una pianta di pomodoro, ed è quasi come se
stessi parlando di
una pianta di pomodoro proprio adesso. £ tanto gradevole
parlare di un seme, di una pianta». Vi
fu così, parlando da un punto
di vista clinico, una ri-creazione di tutti gli aspetti
favorevoli della prima visita.
joe insistette
molto per sovrintendere quel giorno al pranzo dell'autore,
che consistette in una bistecca arrostita nel cortile
presso alla piscina, sotto l'occhio critico di ioe. Fu una
lieta riunione di quattro persone, molto contente di
trovarsi insieme. joe era evidentemente assai
felice.
Dopo pranzo, joe
mostrò con orgoglio le innumerevoli piante, di cui molte
rare, che lui stesso aveva piantato in un vasto terreno. La
moglie di Joe indicò i nomi latini e quelli comuni delle
piante, e joe fu particolarmente compiaciuto nel sentire
l'autore che riconosceva e parlava di qualche pianta rara.
E non si trattava di fingere interesse, perché l'autore si
occupa ancora di coltivare piante. joe considerava questo
comune interesse come un legame di
amicizia.
Nel pomeriggio,
joe si sedette spontaneamente, facendo chiaramente capire
che l'autore era libero di fare qualunque cosa credesse. Ne
seguì un lungo monologo dell'autore, nel quale erano
incluse suggestioni di continua comodità, di benessere, di
assenza del dolore, di buon appetito, e che avrebbe
continuato a godere dell'intimità della sua famiglia
insieme alla soddisfazione del suo interesse per tutto ciò
che aveva intorno. Queste suggestioni, con altre dello
stesso tenore, vennero frammíste inavvertibilmente fra molte
osservazioni dell'autore che comprendevano una molteplicità
di argomenti, in maniera da impedire a Joe di analizzare o
di riconoscere l'inserimento delle suggestioni; e per un
mascheramento adeguato l'autore aveva bisogno di una grande
varietà di argomenti. Che per un buon rapporto fosse
necessaria tanta cautela è una questione aperta, ma
l'autore preferì non correre rischi.
Da un punto di
vista medico, il tumore aveva continuato a progredire ma
nonostante questo fatto joe si trovava in condizioni
fisiche molto migliori di un mese prima. Quando l'autore
partì, joe lo invitò a ritornare.
Joe sapeva che
l'autore stava per partire per un giro di conferenze dalla
fine di novembre ai primi di dicembre. Inaspettatamente,
poco prima che l'autore partisse per il viaggio, gli giunse
una telefonata interurbana. La chiamata era della moglie di
Joe, la quale disse: «joe è sulla derivazione e vuole dirle
'salve', lo ascolti". Si udirono due brevi soffi d'aria.
joe aveva tenuto il microfono sulla sua cannula tracheale
ed aveva emesso con forza l'aria due volte, ad imitare
'salve'. La moglie mi disse che lei e joe mi inviavano i
migliori auguri per il mio viaggio, e continuammo con una
conversazione casuale fra amici, in cui la moglie leggeva
le note scritte da Joe. joe e la sua famiglia mi mandarono
poi una cartolina di auguri per il Natale. In una lettera
successiva la moglie di Joe diceva che Tipnosi funziona
bene, ma lo stato di joe sta declinando". Agli inizi di
gennaio joe era debole ma si sentiva sollevato. Infine, con
le parole della moglie, «joe è morto tranquillo il 21
gennaio".
L'autore è
perfettamente consapevole che la previsione della durata
della vita per un paziente ammalato di una malattia fatale
è molto incerta. In ottobre la condizione fisica di joe non
prometteva davvero molto. Il miglioramento, la riduzione e
infine la soppressione del sintomo effettuata mediante
l'ipnosi, insieme all'aver liberato il corpo di joe dalla
dipendenza da farmaci potenti che lo rendevano soltanto
incosciente, tutto ciò allungò senza dubbio la durata della
sua vita, permettendogli allo stesso tempo un breve ma
reale miglioramento fisico generale. Questo venne
chiaramente dimostrato dal miglioramento del suo stato
mentre era ritornato a casa e dall'aumento di peso. Che joe
sia vissuto fino all'ultima parte di gennaio malgrado
l'estensione del tumo~ re maligno, attesta senza dubbio il
vigore con cui joe riprese a vivere il resto della sua vita
nella maniera più gradevole possibile, un vigore che
testimoniava il modo in cui era vissuto e col quale aveva
edificato la sua azienda.
Per chiarire
ulteriormente l'argomento della tecnica di inserimento di
suggestioni terapeutiche frammiste a quelle per l'induzione
e per il mantenimento della trance, può essere utile
riferire il lavoro sperimentale originale compiuto
dall'autore mentre si trovava al Servizio di Ricerche del
Worcester State Ospital a Worcester, nel Massachusetts,
all'inizio degli anni '30.
Il Servizio
Ricerche si occupava dello studio dei numerosi problemi
della schizofrenia e delle possibilità di risolverne
qualcuno. Le manifestazioni psicologiche costituivano il
principale interesse dell'autore. Per esempio, qual era il
significato di un torrente di frasi incoerenti, tra loro
sconnesse, pronunciate rapidamente? Certo, in qualche modo,
un tale torrente di espressioni deve essere molto
significatíve, per il paziente. Delle segretarie, abili in
tale lavoro, di tanto in tanto avevano registrato parola
per parola degli esempi di queste espressioni disordinate
perché l'autore potesse esaminarle e studiarle. Egli stesso
aveva cercato di raccogliere adeguatamente delle produzioni
del genere da pazienti che parlavano più lentamente. Si
pensava che uno studio accurato di tali produzioni verbali
potesse fornire varie idee su cui pensare, le quali, a loro
volta, potevano mostrarsi utili per capire qualche cosa
della schizofrenia.
Sorse la
questione se una parte della verbigerazione potesse essere
una maschera per nascondere dei significati, frammentati e
dispersi nell'insieme delle espressioni verbali. In base a
questo, l'autore si pose la questione di come fare per
produrre lui stesso una serie di discorsi incoerenti tra
cui poter nascondere, in forma frammentaria, una
comunicazione significativa. Oppure era possibile usare le
frasi incoerenti di un paziente e frammischiarvi con un
certo ordine una comunicazione significativa suddivisa in
maniera che fosse difficile riconoscerla? Questi pensieri
diedero il via a molte ore di intenso lavoro occupato a
inserire tra le frasi di un paziente, raccolte parola per
parola e apparentemente senza senso, un.messaggio con un
significato, che però non poteva essere rilevato dai
colleghi dell'autore quando non veniva fornito loro un
indizio di un qualche genere. Dei tentativi precedenti
dell'autore di produrre lui stesso delle frasi incoerenti
originali mostrarono uno schema personale definito e
riconoscibile che indicava che l'autore non era abbastanza
disturbato mentalmente per produrre un flusso genuino di
verbigerazioni incoerenti.
Quando riusciva
a disseminare un significato in mezzo alle produzioni di un
paziente, l'autore scopri che i suoi passati esperimenti
con le tecniche ipnotiche influenzavano notevolmente il
genere di messaggio che gli veniva spontaneo di inserire
tra le verbigerazioni di un paziente. Da questa fatica
derivò il seguente lavoro sperimentale e
terapeutico.
Una delle
segretarie assunte più di recente era molto contraria a
lasciarsi ipnotizzare. Essa soffriva regolarmente
all'inizio della mestrua
zione
di forti emicranie della durata di tre, quattro e più ore.
Era stata esaminata ripetutamente dal servizio medico senza
che venisse scoperto niente di utile. Di solito quando le
veniva il mal di testa si andava a mettere su un divano e
«ci dormiva sopra", la qual cosa durava normalmente tre o
più ore. In una di tali occasioni, l'autore di proposito e
con una certa insistenza la costrinse a scrivere sotto
dettatura, invece di permetterle di andarsi a coricare sul
diva " no. Cominciò il suo compito abbastanza risentita, ma
dopo 15 minuti interruppe l'autore per dirgli che il mal di
testa se n'era andato. Essa attribuiva questo fatto alla
sua rabbia per esser stata costretta a scrivere sotto
dettatura. Successivamente, in un'altra occasione del
genere, si offrì di scrivere sotto dettatura un certo
materiale che le altre segretarie cercavano di evitare per
le difficoltà che presentava. Il suo mal di testa peggiorò
e quindi essa decise che quella fortunata circostanza con
l'autore ' era stato solo un caso fortuito. Successivamente
essa soffrì di un altro violento mal di capo, e anche
questa volta l'autore le chiese insistentemente di scrivere
alcune cose sotto dettatura. Il felice risultato precedente
si produsse entro dieci minuti. Quando le venne un altro
mal di testa, si offrì di farsi dettare dall'autore, e
questo servì di nuovo a far scomparire il dolore. Essa
allora provò sperimentalmente di ottenere i benefici della
dettatura con altri medici ma, per qualche ignota ragione,
i suoi mal di capo peggiorarono soltanto. Ritornò
dall'autore dopo uno di questi inutili tentativi e gli
chiese di dettarle. Le fu risposto che non aveva niente
sottomano da dettarle, ma che poteva farle riscrivere del
materiale che le aveva
già dettato. Venne liberata del suo mal di testa entro 8
minuti. Successivamente, a una sua richiesta di scrivere
sotto dettatura per liberarsi dal mal di testa, venne
risposto con la dettatura di materiale di routine, che
mancò di avere un qualsiasi effetto.
Ritornò
ancora, senza troppa speranza perché pensava che "il
rimedio del dettato" fosse «svanito». Ancora una volta le
venne fatta una dettatura, e il suo disturbo scomparve in
circa 9 minuti. Ne fu talmente entusiasta che conservò una
copia della trascrizione in modo da poter chiedere ad altri
di dettarle "quel dettato che aveva successo" nel
liberarla
dai suoi mal di capo.
Sfortunatamente, nessuno sembrava avere 1a voce giusta»,
come l'aveva l'autore. Le era sempre stata data, in maniera
casuale, una suggestione postipnotica di non addormentarsi
mentre faceva la trascrizione.
Né lei né altri
ebbe mai il sospetto di quanto era stato veramente fatto.
L'autore aveva preso delle note esaurienti delle
verbigerazioni incoerenti di un paziente psicotico. Anche
varie segretarie avevano registrato parola per parola le
frasi senza senso di pazienti. Quindi l'autore aveva
inframmezzato sistematicamente fra le parole incoerenti
delle
suggestioni
terapeutiche destinate a quella segretaria. Quando scoprì
che la tecnica era riuscita, vennero utilizzati alla stessa
maniera i discorsi incoerenti di un altro paziente, ed
anche questo tentativo fu coronato da successo. Venne poi
provata, come misura di controllo, una dettatura di
materiale di routine e di «discorsi incoerenti non
elaborati", e questi non ebbero alcun effetto sui suoi mali
di testa. E neppure ebbe risultato il materiale 'elaborato'
ma dettato da altri, perché per essere efficace, doveva
essere letto con una certa consapevolezza espressiva nella
voce.
Ci si può
domandare perché questi due pazienti e quelli usati
sperimentalmente abbiano risposto con un vantaggio
terapeutico. A tale questione si può rispondere
semplicemente così: Essi erano ben consapevoli del motivo
per cui chiedevano una terapia; desideravano ricaviare un
beneficio; si trovavano in uno stato ricettivo, pronti a
rispondere alla prima opportunità, a eccezione della prima
paziente sperimentale. Ma anch'essa era ansiosa di essere
liberata dal suo mal di capo, e desiderava che quel tempo
che veniva impiegato nella dettatura fosse invece
utilizzato per sbarazzarsi dell'emicrania. E quindi,
sostanzialmente, tutti i -pazienti si trovavano in uno
stato d'animo favorevole a ricevere la terapia. Quante
volte un paziente ha bisogno di esporre le sue lamelitele?
Solo quanto occorre perché il terapeuta comprenda. Per
tutti questi pazienti bastò una sola enunciazione del loro
disturbo per sapere che il terapeuta aveva capito. Il loro
intenso desiderio di essere curati non era soltanto
cosciente ma anche a livello inconscio e non solo in base
al giudizio clinico ma anche, e più importante, in base ai
risultati ottenuti.
Si deve anche
riconoscere la prontezza con cui la mente inconscia afferra
indizi e informazioni. Per esempio, uno può provare
un'antipatia a prima vista per un'altra persona, e non
essere consapevolmente cosciente per settimane o mesi o
anche un anno e più, delle ragioni ovvie e manifeste di
tale antipatia, ma alla fine i motivi appaiono alla mente
cosciente. Un esempio comune è la pronta ostilità
frequentemente dimostrata da un eterosessuale normale verso
la persona omosessuale, senza rendersi conto coscientemente
del perché.
Un principio
direttivo della psicoterapia è la considerazione
consapevole della capacità della mente inconscia del
paziente di percepire il significato del comportamento
inconscio del terapeuta. Si deve anche avere una piena
considerazione del fatto che la mente inconscia del
paziente percepisce completamente le istruzioni
terapeutiche di significato volutamente oscurato che gli
vengono presentate. Il materiale clinico e sperimentale che
è stato citato è basato sulla consapevolezza dell'autore
che la mente inconscia del paziente ascolta e capisce molto
meglio di quanto sia possibile alla mente
cosciente.
L'autore
intendeva pubblicare questo lavoro sperimentale, di cui
nessun altro era al corrente. Ma considerando la cosa a
mente fredda e rendendosi conto dello stato precario
dell'ípnosi in generale, a cui si aggiungeva l'avversione
della segretaria a lasciarsi ipnotizzare - essa non si
preoccupava di liberarsi dalle sue emicranie facendoci
dettare dall'autore - tutto ciò sconsigliò la pubblicazione
di questo lavoro.
Un'altra
segretaria, assunta dall'ospedale quando questo lavoro
spS,rimentale era quasi ultimato, soffriva di una
dismenorrea che la rendeva inabile. La 'segretaria del mal
di capo' suggerì a questa ragazza di farsi dettare
dall'autore come possibile mezzo per far scomparire i
disturbi. L'autore acconsentì molto volentieri, usando le
verbigerazioni di un paziente
Preoccupato di ciò
che sarebbe potuto accadere alla ricerca ipnotica se i suoi
superiori fossero venuti a conoscenza di ciò che '
avveniva, l'autore in seguito ebbe cura di non riuscire con
questa seconda segretaria, e poi un'altra volta ebbe
successo. In seguito essa si prestò spontanea mente come
soggetto ipnotico e da quel momento venne usata l'ipnosi,
non la 'dettatura', per soddisfare i suoi bisogni
personali. Venne anche impiegata ripetutamente come
soggetto in vari esperimenti ipnotici apertamente
riconosciuti e 'approvati', mentre per certi altri studi
sperimentali l'autore si attenne alla
discrezione.
Ora
che l'ipnosi è giunta a essere una modalità di ricerca e un
aiuto terapeutico scientificamente accettati e che si è
sviluppata una maggiore consapevolezza della semantica,
questo materiale può essere pubblicato senza pericolo, dopo
esser stato per tanto tempo relegato allo scaffale dei
lavori inediti.
Sommario
Sono stati presentati
dettagliatamente i resoconti di due casi e una breve
relazione su di un lavoro sperimentale per dimostrare
l'efficacia del procedimento consistente nel disseminare le
suggestioni psicoterapeutiche fra quelle impiegate per
indurre e per mantenere la trance ipnotica. I pazienti
trattati soffrivano rispettivamente di manifestazioni
nevrotiche e di dolori da malattia maligna terminale.
MODIFICAZIONI DELLA
SENSIBILITA'
Sono
possibili modificazioni della sensibilità sia qualitative
che quantitative.
Queste ultime si danno in eccesso sino
all'iperalgesia ed ìn difetto sìno
all'analgesia.
Le
qualitative includono tutte le paraestesie (formicolio,
prurito, intorpidimento) e le modificazìone dei parametri
epicritici (caldo/freddo, leggerolpesante
ecc.).
Il
grado di analgesia ottenibile è tale che
è
possibile
ottenere una termoanalgesia fino a produrre
flittene.
A
livello pragmatico riscontriamo che ranestesia ipnotica
ottiene, di base, un accorciamento dei decorso
postoperatorio, previene dolori e vomito, favorisce la
cicatrizzazione.
I
criteri di utilizzo della anestesia ipnotica sono
l'ottenimento dei requisiti minimi richiesto da ogni
specifico atto medico.
A
tal proposito esiste la cosiddetta anestesìa bilanciata
ove, anteponendo l'ipnosi alla chemioanestesìa, si ottiene
un utilizzo di quantità inferiori di
farmaco.
Va sottolineato come
l'anestesia ipnotica possa persistere anche in stato di
ipnosi vigile e essere evocata per mezào di un comando
postipnotico.
Dobbiamo ora porci il
problema dei meccanismo neurofisiologìco e
psìcologico
dell'analgesia ipnotica.
La trasmissione dei
dolore è schematizzabile in cìnque
stazioni
1)
Recettori periferici
Sono
sia specifici, terminazioni libere, che aspecifici, dato
che qualunque recettore oltre una certa soglia di stimolo
diviene trasduttore dolorifico.
Vengono influenzati da
particolari condizioni fisiche ambientali (ad es.
temperatura) e chimiche ( 5HT, NA, alfa e beta bIoccanti
bilancia Na/Iq e da possibili controlli simpatici diretti o
indiretti.
2) Conduzione
spinale
Le vie
spinali interessate, le principali, sono il fascio
spino-talamíco anterolaterale, il fascio spinotettale, il
fascio spino-reticolare, il lemnisco mediale, i cordoni
posteriori di Goll e Burdach, più vari fasci
spìno-cerebello-talamicì.
3) Talamo e Sìsterna
limbico
Sono le
prime strutture che esercitano un lavoro sullo stimolo,
sempre incrociato, invìando fasci alla corteccia
cerebrale.
4) Corteccia
cerebrale
Le aree
attivate dallo stimolo dolorifico non sono solo quelle
deputate alla rìcezione sensoriale ma anche altre e diverse
zone corticali. Si ipotìzza che per stimolì ripetuti per
lungo tempo, grazie a fenomeni di piasficità neuronale si
vengano a creare mappe di recezione che modìficano la
percezione dell'immagine corporea e quella dei
dolore.
L'interruzione delle vie
talamo-frontali determina la scomparsa dì algie ribelli
senza modificare la sensibilità cutanca.
Al
contrario è descritta la presenza dì percezione dolorifica
in soggetti decorticatí c/o
emisferotomizzati.
Durante
questi quattro passaggi lo stimolo, superata la soglia
recettoriale, si tramuta in sensazione a livello talamico
ed ìn percezione a livello corticale.
5)Fibre centrifughe Teoria
dei Control Gate
Vie
efferenti dalla corteccia verso la sostanza gelatinosa del
Rolando a livello del corno posteriore del midollo
spinale.
Esse
attivano la sostanza gelatinosa producendo una- modulazione
della maggiore o minore apertura della griglia di afflusso
degli stimoli.
Le
fibre a largo diametro inibiscono mentre quelle a piccolo
diametro attivano.
E' a
questo livello che probabilmente origina il dolore da
deafferentazione (arto fantasma) per una sorta di perdita
di controllo della sostanza gelatinosa.
Va
inoltre sottolineata rimportanza dell'atteggiamento
somatopsichico del soggetto. stimoli di pari intensità
possono corrispondere a percezioni
differentL
Vi
sono, storicamente, due linee interpretative della
analgesia ipnotica:
1)
L'ipnosi blocca le vie dolorifiche ascendenti agendo a
livello dei corno posteriore.
2)
Produzione di sostanze analgesiche a livello dei
liquor
3)I
segnali arrivano ma non vengono
elaborati.
Semeioticamente risulta
evidente come l'analgesia ipnotica sia simile a quella
isterica. La sua distribuzione non segue le vie nervose
anatomiche ma si mostra conforme alle rappresentazioni
mentali suggestive.
Inoltre si da il caso che
un soggetto possa fenomenologicamente presentare una
analgesia profonda e continuare a camminare, quando è noto
come una perdita della sensibilità profonda implichi
l'atassia ed una forte compromissìone delle attività
prassiche.
Infine è riscontrabile come lo
stimolo doloroso sia rammemorabile, indicando come la
sensazione dolorìfica venga ad essere dissociata da
fenomeni coscienti.
Se l'azione avvenisse a
livello del Control Gate, tramite una inibizione dello
stimolo, resterebbe da spiegare come sia possibile che
continui a rilevarsi, aU'EEG, la reazione di arresto e come
non vengano ad essere alterati i potenziali evocati
somatosensoriali.
Si
propone a tal modo un meccanismo di atimia
percettiva.
L'analgesia ipnotica
sarebbe di natura centrale con inibizione dei circuiti
limbo- ipotalamíci ed eliminazione della integrazione
affettiva della componente protopatica dei
dolore.
La
teoria dei Control Gate avrebbe un peso maggiore
nell'analgesia di tipo volontario.
A
supporto di ciò si può notare come nel caso volontario
scemi notevolmente la capacita di descrizione epicritica
che è perfettamente mantenuta in stato
ipnotico.
Vi è ancora una terza
teoria a proposito dell'analgesia ipnotica ed è quella
biochimica. Essa dà importanza alle modificazioni delle
endorfine e delle encefaline endogene.
Ma somministrando un
antagonista della morfina (naloxone) mentre scema
l'analgesia ottenuta per mezzo dell'agopuntura ciò non si
verifica nel caso dell'ipnosi.
Inoltre la rapidità con
cui è possibile evocare o eliminare l'analgegia ipnotica
mal si accorda con i tempi fisiologici di produzione e
rilascio delle endorfine e delle
enkefaline.