L'IPNOSI DA USARSI PER MOTIVARE E COINVOLGERE ATTRAVERSO PAROLE E GESTI


INDICE
 
IPNOSI E GESTIONE DEI GRUPPI
IL RELATORE COME PROTAGONISTA
IL CONTATTO PERSONALE DIRETTO E INDIRETTO
L'IDENTITÀ DEL FORMATORE
 
"Quindi il mondo é all'interno della nostra mente, la quale é all'interno del mondo. Soggetto e oggetto in questo processo sono costitutivi l'uno dell'altro. Ma questo non approda ad una visione unificante e armoniosa. Non possiamo sfuggire a un principio di incertezza generalizzata. Allo stesso modo in cui nella microfisica l'osservatore perturba l'oggetto, il quale perturba la sua percezione, così le nozioni di oggetto e di soggetto sono profondamente perturbate l'una dall'altra: ognuna apre una crepa nell'altra."

Edgar Morin

 

IPNOSI E GESTIONE DEI GRUPPI

L'ipnosi si delinea come un mezzo comunicativo efficace oltre che a singoli anche a gruppi, anzi può essere vista come il mezzo comunicativo per eccellenza.
Nella complessità della comunicazione l'individuo ritrova la sua dimensione, l'arte del'induzione in trence é un sottile equilibrio tra percezione dell'altro ed idea di se stessi, il parlare ad un pubblico si divide tra il percepire gli input esterni dei nostri interlocutori e l'idea della induzione che si vuol dare.
L'ipnosi é un mezzo e questo non va assolutamente dimenticato, non si può prescindere dal messaggio che si desidera portare, comunicare ad un gruppo é indubbiamente portare un contenuto, che deve essere conosciuto fino nei più piccoli dettagli; ciò che però desidero sottolineare é l'attenzione al protagonista, colui che porta il messaggio ed alla sua responsabilità nei confronti del suo interlocutore.
Sia che l'attenzione venga rivolta alla formazione attuata attraverso dei contenuti, sia che ci si formi a mezzo delle dinamiche presenti nel gruppo, il moderatore, o relatore o formatore, come lo si voglia chiamare, sarà sempre una figura determinante e centrale; é di questa figura che desidero parlare, in particolare degli strumenti organizzativi e professionali a disposizione di chi si interessa delle qualità di un formatore. In questo la Programmazione Neuro Linguistica ha sempre curato l'attenzione al come portare contenuti, e a come comunicare, restituendo al formatore la legittima presenza e guida nei confronti dei suoi uditori.
 

IL RELATORE COME PROTAGONISTA

 
"Si crede di stare continuamente seguendo la natura, e in realtà non si seguono che i contorni della forma attraverso cui la guardiamo. Un'immagine ci teneva prigionieri. E non potevamo venirne fuori, perché giaceva nel nostro linguaggio e questo sembrava ripetercela inesorabilmente"
 

L. WITTGENSTEIN.

 
Il primo contatto con l'aula é un momento da assaporare, essere al centro dell'attenzione deve piacere ed interessare, ci sono molte opportunità nel momento in cui un certo numero di persone sono concentrate su di noi, la considerazione che deriva dalla centralità della nostra persona va assolutamente orientata al fine che ci si é proposto, ogni elemento a disposizione va UTILIZZATO e considerato in rapporto al tema prescelto, tutti gli organi sensoriali vanno rivolti al pubblico ed all'ambiente. L'ORIENTAMENTO AL "SI", il benvenuto iniziale, oltre alla sua pura formalità, é l'intento di predisporre il pubblico ad accettarci come relatori e come persone, richiede un tempo iniziale in cui l'ascoltatore é assente dai contenuti ed in cui é concentrato unicamente a farsi un' idea del relatore, la rappresentazione dell'altro.
In questa prima fase é essenziale l'attenzione che poniamo ai gesti, all'immagine che diamo di noi stessi, questo proprio perché le persone guardano più che vedere! Ecco che diviene fondamentale avere la "presunzione" di essere accettati dal pubblico, fingere qualcosa, come insegnavano Bandler e Grinder, é la prima tappa per impadronirsene.
La prossemica ci insegna che torna utile CALIBRARSI rispetto agli spazi a disposizione, spazi che nei termini del possibile vanno ridisegnati in funzione del proprio intervento, sviluppare "EQUIDISTANZA" e "CENTRALITÀ" rispetto all'auditorio é una mossa da tener presente, ci permette di tenere un nostro equilibrio ed allarga la disponibilità verso le altre persone.
La tappa successiva pota all' accoglienza delle persone ed alla condivisione del "CONTRATTO" d'aula, un momento in cui si fissano le ragioni della nostra comunicazione, considerando le eventuali assonanze o dissonanze riscontrate tra i nostri obiettivi e le aspettative dei nostri interlocutori.
La gestione del tempo e dello spazio vanno curati in modo puntuale facendo credere comunque che nulla sia lasciato al caso, e tutto rientri in un disegno unico; l'apprendimento é sensibile al contesto, l'oratore nel momento in cui si esprime é portatore a tutti gli effetti del contesto di riferimento, nell'ascoltarlo dipendiamo dal suo modo di organizzarci la comprensione e di orientarci positivamente al suo significato, l'intervento va definito "STEP BY STEP".
Il linguaggio politico, o meglio persuasivo, e la costruzione del senso di ciò che andiamo a dire, fanno parte del META MODELLO LINGUISTICO e delle sue sfaccettature, credo siano cose per voi familiari e non intendo soffermarmi più di tanto.
In verità nel mio parlare, più arricchisco la mia comunicazione di "CHUNK-DOWN", più tendo a precisare dei contenuti, più utilizzo "CHUNK-UP O CHUNK-LATERALI", più oriento le persone ad essere persuase verso ciò che vado ad esprimere.
A seconda dell'uso che faccio del linguaggio, concreto o astratto, ottengo risultati differenti, apro strade differenti, in verità io posso condurre il mio interlocutore verso un dominio di specifici significati.
Un esempio può essere dato dall'uso del concetto di inconscio, utilizzando un linguaggio di precisione posso portare ricchezza di dettagli sulla struttura della mente o sull'organizzazione interna di una persona, ottenendo in tal modo che la persona si concentri su una moltitudine di dettagli; proseguendo poi le argomentazioni in termini molto astratti e vaghi ottengo di trascinare i miei interlocutori in un linguaggio che risulta altamente persuasivo, così ricco di dettagli che nessuno é in grado di seguire facilmente, se non accedendo interamente alla propria esperienza interiore. Attraverso il FENOMENO TRANSDERIVAZIONALE, termine che denomina semplicemente la ricerca di significato che ogni ascoltatore compie nell'udire una frase, io divengo un navigatore che conosce la rotta da seguire, o almeno lo da a credere molto bene, in tal modo posso creare una TRANCE COLLETTIVA ricca di suggestioni, in cui le persone hanno bisogno di me che tengo il timone per affrontare il loro mondo interiore, l'oceano dell'inconscio che pochi osano navigare apertamente.
Sono passato, come avrete potuto notare, da conduttore a fruitore dell'attenzione del mio pubblico, in verità ora sono molto più attento a seguire ed anticipare ciò che sta avvenendo, più che portare loro dei nuovi contenuti.
Solitamente questo "TRIP" viene descritto dagli addetti ai lavori col termine di IPNOSI, personalmente ritengo che sia sempre presente un livello di trance, più o meno profonda, in ogni episodio comunicativo, e dunque ogni comunicazione é una suggestione, sta al formatore saper utilizzare l'induzione come momento di attenzione per favorire un contesto di apprendimento e non degenerare in un intrattenimento sterile.
 

IL CONTATTO PERSONALE DIRETTO E INDIRETTO

 
"Continueremo a esplorare, e alla fine delle nostre esplorazioni ci troveremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo il posto per la prima volta"

T.S. ELIOT.

Ecco alcune esemplificazioni dell'utilizzo del Milton Model (Ipnosi Ericksoniana) nel coinvolgimento del pubblico.
Costruire l'impressione di coinvolgere ognuno in prima persona , saper utilizzare le risorse delle persone coinvolte (UTILIZZAZIONE) e strappare emozioni per ogni concetto espresso (LINGUAGGIO SUGGESTIVO), usare le pause per accrescere le aspettative dell'uditorio (MODELLO CAUSALE), fino a saper creare confusione per poi restituire un senso compiuto (TECNICA CONFUSIVA), utilizzare il senso comune e la costruzione del consenso attraverso l'ovvio (TRUISMI) interrompendo il flusso dei pensieri (NON SEQUITUR), dando alternative (RISTRUTTURAZIONI) e suggerendo cambiamenti (RIDEFINIZIONI IN POSITIVO), lasciando la strada percorsa lastricata di nuovi elementi (DISSEMINAZIONE) che potranno essere ripresi in altri momenti sono forse gli elementi più intriganti dell'arte sottile che Milton Erickson ha saputo suggerirci al fluire delle parole che la ricerca attenta e sistematica compiuta da Bandler e Grinder hanno potuto riportarci della sua opera.

 
L'IDENTITÀ DEL FORMATORE

 
"Un uomo voleva sapere cos'è la mente, ma non nella natura, quanto nel suo personale, grosso computer. Così gli chiese (nel suo miglior Fortran, naturalmente): "Tu calcoli che penserai mai come un essere umano?". La macchina si mise subito al lavoro, analizzando la propria struttura intrinseca. Alla fine, come è costume di queste macchine, stampò la risposta su una striscia di carta. L'uomo si precipitò a prenderla e trovò, nero su bianco, le parole: QUESTO MI RICORDA UNA STORIA."

GREGORY BATESON

 
Il formatore si narra ogni volta che parla ad altri, tutto lo racconta in ogni aspetto della sua persona. La coerenza sui contenuti presentati e la congruenza verso le persone che ci ascoltano, la coscienza del nostro stile, la consapevolezza del nostro comunicare, il senso della quantità e qualità degli argomenti trattati nella formazione, sono gli elementi fondamentali dell'organizzazione formativa, senza equilibrio, presenza e significato non esiste un' identità di riferimento.
Azioni, strategie, credenze, valori, sapere COME portare dei contenuti e soprattutto PERCHÉ portarli, avere ben chiaro il proprio OBIETTIVO e poi lasciarsi condurre dal piacere di esserci, credo che in questo si possa riassumere l'identità del formatore.
 
Voglio congedarmi con una suggestione di MILTON H. ERICKSON a me particolarmente cara e che considero molto significativa per chi tratta la formazione e che ci riporta all'ipnosi ed alla sua capillare presenza all'interno del nostro quotidiano:
 
"E voglio che tu scelga un momento nel passato in cui eri una bambina piccola piccola. E la mia voce ti accompagnerà. E la mia voce si muterà in quelle dei tuoi genitori, dei tuoi vicini, dei tuoi amici, dei tuoi compagni di scuola e di giochi, dei tuoi maestri. E voglio che ti ritrovi seduta in classe, bambina piccolina che si sente felice di qualcosa, qualcosa avvenuto tanto tempo fa, qualcosa tanto tempo fa dimenticato."