"L'ipnosi non esiste. Tutto è ipnosi!"
(Milton Erickson)
Per affrontare il
paradosso dell'ipnosi molto ben espresso da uno dei più
famosi ipnoterapeuti del nostro tempo vi chiediamo di
seguirci in un tour che semplicemente prenderà in
considerazione quali e quante occasioni durante la nostra
giornata noi viviamo il fenomeno dell'ipnosi, auto ed etero
indotta (una trance indotta dal proprio interno o
dall'esterno).
Per
far ciò è necessario che assieme ci concentriamo su alcuni
punti salienti per comprenderci nella nostra descrizione,
alcuni presupposti, ciò è a dire qualcosa che deve essere
vera perché il discorso che segue abbia un senso, lo
facciamo con semplicità proprio per avvicinarvi all'idea
dell'ipnosi in modo semplice e naturale, potendo in tal
modo cogliere tutte le dolci sfumature di come la nostra
mente lavora per noi, trasforma per noi la dimensione reale
dove viviamo, ci fa comprendere le situazioni, accettare le
altre persone, ci fa gioire, provare emozioni, ci fa
innamorare, ci permette di superare le difficoltà, superare
il dolore e la sofferenza, ci permette di gustarci un mondo
intero attorno a noi, ci fa sognare e ci fa realizzare i
nostri sogni, semplicemente in una magica parola ci fa
vivere.
Il
primo punto da considerare è lo stato che viviamo in questo
momento, il cosiddetto stato di realtà, ora la cosa
particolare è che noi non siamo la realtà che ci circonda,
siamo degli esseri viventi, abbiamo dunque una prima
consapevolezza necessaria a distinguerci dal resto del
mondo, sufficiente a restituirci la consapevolezza della
nostra dimensione corporea e psicologica, la nostra
identità.
Non
dobbiamo però dare per scontato un tale lavoro di
identificazione, siamo troppo ben abituati a dare per
scontato ciò che comunemente facciamo automaticamente ogni
giorno che abbiamo difficoltà a renderci conto del grande
lavoro sotteso all'identificazione che siamo in grado e
dobbiamo fare ogni volta che abbiamo consapevolezza di noi
stessi.
La
semplicità del nostro essere consapevoli della nostra vita
è legata al fatto che la cosiddetta "coscienza" di noi è un
prodotto finito, il prodotto di un lavoro che si è
sedimentato nel tempo ma che abbiamo necessariamente
appreso, anche se in un lontano giorno ormai, l'idea che ci
portiamo appresso di noi è nata da un processo di
apprendimento, il nostro nome, la nostra faccia, la forma
delle nostre mani, del nostro corpo è stato un processo di
apprendimento che si rinnova ogni giorno che ci guardiamo
allo specchio, ed ogni giorno rinnoviamo l'idea che abbiamo
di noi stessi proprio perché il nostro aspetto cambia
continuamente, così, semplicemente attraverso nuove
esperienze, nuove idee, nuovi stili di vita e così
via.
Ora
per apprendere qualcosa di nuovo abbiamo bisogno di
modificare l'idea precedente sulla cosa osservata, o quanto
meno aggiungere un pezzo alla nostra esperienza, per fare
questo però non possiamo annullare il resto, ma sicuramente
ci concentriamo maggiormente sulla novità, pensate per un
momento di dover conoscere una nuova persona, l'attenzione
che metterete nel conoscerla vi distoglierà per un attimo
dall'ambiente in cui vi trovate, la vostra attenzione è
rivolta a quei gesti consueti attraverso cui vi orientate
quando dovete presentarvi a qualcuno, nel dar la mano, ad
esempio, si compie un gesto considerato usuale, ripetitivo,
così nel guardare o nell'essere guardati negli
occhi!!
Non
è così, la riprova che solo apparentemente il primo
contatto con una persona nuova per noi non è un gesto
banale, o un insieme di gesti ripetuti ci è data dalla
sensazione, detto anche giudizio, che ci facciamo di questa
persona, sappiamo dire ad esempio immediatamente se abbiamo
avuto una buona o cattiva impressione dell'altro, ora da
dove arriva questa nostra facoltà? Potremmo dire che arriva
dall'elaborazione inconsapevole del nostro cervello, dal
nostro inconscio vigile, o quant'altre considerazioni
possibili, bene per semplificare questo processo noi vi
diciamo che andiamo in trance, la nostra attenzione va su
alcuni dettagli della persona, si concentra su questi e
prende ad unirli con passate esperienze in un complesso
processo che difficilmente risulta analizzabile dal momento
che é molto differente da persona a persona, ciò che è
comune nell'esperienza finora descritta è la concentrazione
iniziale su alcuni elementi della persona, dei gesti fatti
in maniera speculare, entrambi si danno la mano, la nostra
mente, attraverso il sincronismo dei gesti, darsi la mano
salutarsi ed altri riti di avvicinamento molto simili, in
verità coglie le differenze, assomigliamo agli altri ma al
contempo siamo differenti, il sincronismo iniziale nei
gesti ripetuti e simili ci mette nella condizione di
cogliere le differenza, differenze tra il nostro modo di
dare la mano ed il modo ricevuto, ma soprattutto la
differenza tra l'idea nostra del dare la mano e la stretta
di mano ricevuta, il sincronismo tra le persone è
l'assomigliarci nei gesti, nelle posizioni, nel vestire nel
parlare, nell'usare stesse parole o parole differenti,
nell'usare un tono di voce e così a seguire, la nostra
mente ha bisogno del sincronismo, assomigliare, per poter
cogliere le differenze.
Dunque
come potete vedere il comportamento iniziale è delineato in
modo differente da come diamo scontato che sia, e questo è
legato al fatto che la nostra percezione, occhi, orecchie,
tatto, gusto olfatto, i nostri sensi sono abilitati a
cogliere la differenza, non l'uguaglianza, quella la danno
per scontata, se qualcosa non cambia, per un fenomeno
mimetico, la nostra mente non lo nota, è uguale dunque non
lo colgo, se cambia viene notato immediatamente, il primo
confronto viene fatto con il nostro personale modo di fare,
e di essere, ecco la funzione dell'assomigliare a che
risalta immediatamente, noi diamo la mano se colui che ci
da la mano ci assomiglia sufficientemente per cui la
stretta di mano prosegue simile a sempre, mai uguale al
contempo, mettendoci in grado di cogliere le differenze con
la nostra esperienza sul dare e ricevere la
mano.
Dunque
ogni sincronismo tra le persone è fondamentale alla
percezione, a questo primo passo segue l'apprendimento, ciò
che mi rimane del primo contatto avuto con l'altro, non è
una razionale descrizione che faccio dell'altro, è una
sensazione che provo e questa sensazione è legata alle mie
emozioni, più o meno forti, sentite, dunque provate, nelle
percezioni passate, il bel gesto, il bell'abito, il modo
gentile di far, l'armonia della voce, le parole usate, ogni
dettaglio che si discosta dall'uguale e che crea una
differenza, tutto genera sensazioni e dunque emozioni di
esperienze passate che emergono e si vanno a collegare
nella nuova sensazione provata, ciò che avviene è un
contatto emotivo con l'altro, la razionalizzazione, o
descrizione che si fa dell'altro segue il primo impatto
d'insieme che è una sensazione che abbiamo composto in
parte nuova ed in parte ricomposta.
Per
tutto il momento durante il quale abbiamo dato la mano e
proferito le parole di convenienza siamo rimasti
concentrati sulla idea della stretta di mano e dei
convenevoli e la nostra concentrazione, anche se
transitoria e di breve durata, è stata una monoidea,
un'unica idea di riferimento, questa attenzione ci ha
distolti dal resto, ha limitato la nostra attenzione agli
elementi descritti fino ad ora e questa limitazione e
concentrazione di attività ha permesso alla nostra mente di
lavorare sulla complessa elaborazione dell'idea che mi son
fatto dell'altro, la fenomenologia conseguente
all'esperienza provata in questo primo contatto è ad
esempio il sorriso, più o meno pronunciato, la durata
stessa dei convenevoli, i gesti nuovi eventualmente provati
e le sensazioni provate che si manifestano attraverso
contratture e/rilassamenti del corpo e così di
seguito.
Bene,
siamo appena alla stretta di mano ma ciò che vi abbiamo
descritto non è altro che una reciproca induzione in trance
dove solitamente una delle due persone protagoniste della
nostra stretta di mano dopo un momento iniziale di
confronto e sincronismo, prende a guidar la situazione e
l'altra persona accetta di essere guidata, questo almeno
avviene nella maggior parte delle occasioni, ma se entrambi
desiderano guidare la'esperienza da li a seguire allora il
confronto continua e succedono cose
differenti.
Se
ad esempio la stretta di mano è molto forte, il messaggio
può risultare chiaro, "voglio prendere il controllo",
oppure, altra possibilità, una delle due mani prende a
mettere sotto l'altra girandosi col dorso verso l'altro,
anche qui è ipotizzabile un messaggio del tipo: "desidero
guidarti, voglio guidare", e così di seguito; queste sono
ipotesi naturalmente, però il significato del messaggio,
anche se inconsapevole, emerge solo dopo una attenta
analisi dei gesti e delle posizioni tenute dalle due
persone durante il confronto.
Un
dettaglio particolare nell'incontrare una persona, che
sfugge molto spesso perché altrettanto spesso viene
evitato, è l'incrociare lo sguardo dell'altro, guardare
negli occhi il proprio interlocutore dà subito un chiaro ed
inequivocabile messaggio di dominanza e/o sottomissione, o
meglio definisce in breve chi guida chi.
Mai
provato un senso di fastidio nel guardare negli occhi
qualcuno in modo prolungato? Se vi è capitato avete
compreso ciò che intendiamo, se reggi lo sguardo di un
altro ed è questi ad abbassarlo per primo, ripetutamente,
allora probabilmente la persona ha accettato di essere
guidata da te, il bambino o la persona più giovane, la
persona di grado sociale inferiore, solitamente accetta di
essere guidata ponendosi in posizione di
accettazione.
Al
di la di questi dettagli più legati alla struttura della
comunicazione non verbale, (ancora da valutare per come
viene utilizzata strategicamente dagli individui per
ottenere ciò che desiderano), rimane il fatto che ogni
comportamento elaborato dopo un sincronismo iniziale, colto
percettivamente come differenza, non è sotto la nostra
consapevolezza, viene vissuto a livello emotivo, ci fa
concentrare per un tempo sufficiente da sviluppare una
monoidea, attivando un potenziale mentale come il
riconoscimento e/o l'accettazione del ruolo dell'altro, o
piuttosto il semplice giudizio che ci siamo fatti
dell'altra persona, si è manifestato in modo più o meno
evidente sul nostro corpo, attraverso una fenomenologia
come il sorriso, la smorfia, la rigidità o la rilassatezza
del corpo, in realtà tutta questa attività appena descritta
é ipnosi.
L'ipnosi
si ha ogni volta che una persona sviluppa un
Sincronismo Emotivo, concentrandosi su di
una Monoidea, Limitando il campo di
consapevolezza, entrando in uno stato di concentrazione
mirata, la Trance, in cui viene seguito un
protocollo o procedura, un listato di comandi
appresi, Attivando un potenziale (lavoro)
mentale di percezione/elaborazione, manifestando una
Fenonomenologia fino ad uscire dal
protocollo, o listato di comandi, manifestando una
De-trance, ecco che si ha lo
sviluppo intero di un induzione ipnotica che noi abbiamo
riassunto più volte nell'acronimo SEMOLTAFEDE.
Ora noi
possiamo accorgerci di quanto la nostra esperienza di
ipnosi sia continuamente presente nelle nostre esperienze
quotidiane andando ad analizzare ogni momento della nostra
giornata e vedendo come continuamente seguiamo un listato
di comandi, le esperienze apprese, che in parte ripetiamo
fedelmente, in parte modifichiamo ma che richiamano
fedelmente l'esperienza dell'ipnosi e della
trance.
Noi
viviamo costantemente in uno stato mentale, non possiamo
prescindere dallo stato mentale (trance) in cui ci
troviamo, noi subiamo, in positivo o in negativo, il nostro
stato mentale, sia quando questo è auto generato, sia
quando è etero generato (ad esempio nella realtà
condivisa), ogni stato mentale è un listato di comandi che
solo in parte possiamo modificare; solo attraverso un
lavoro che potremmo definire meditativo rendiamo
consapevoli i nostri personali modi di agire e reagire alle
situazioni, l'ipnosi non esiste perché tutto è ipnosi e
l'ipnosi stessa ci restituisce questa
consapevolezza.
Tutte
le esperienze scaturiscono da un insieme di comandi, la
stessa descrizione è secondaria all'atto di aver obbedito
ad un listato di comandi, quello di fare delle distinzioni,
ogni esperienza insorge per effetto di particolari regole,
apprendimenti, comportamenti, programmi, canovacci,
strutture, e questo è ancora ipnosi. Una semplice domanda è
già una precisa proposta, tanto che ogni momento
comunicativo e relazionale è un continuo proporsi come
guida per l'altro, ogni esperienza per essere vissuta va
colta nella sua interezza, viene vissuta in trance, ogni
esperienza è causa del mondo segue che ne è la sua
conseguenza.
I processi di reificazione e l'animus
Come conciliare i
passaggi degli stati mentali attraverso, il ragionare
collettivo, il senso condiviso, la vita animale, la vita
culturale, la vita affettiva.
I
nostri principali meccanismi costruttivi della realtà
attraverso il lavoro della nostra mente passa attraverso
tre principi guida:
• La mente proietta
nella vita idee, teorie, convinzioni, e poi in un secondo
tempo ci si identifica.
• Attraverso la
nominalizzazione si sostanzializza la
realtà.
• La parola (nome),
l'oggetto(fisicità percepibile), l'immagine (vista), si
delinea reale e lo si disvela.
L'animo,
anima, dell'uomo sorge facilmente da un processo di
identificazione complesso, dietro ad elaborazioni
successive a livello teorico.
"Ho
sempre messo nei miei scritti tutta la mia vita e tutta la
mia persona."
Nietzsche.
Come potrebbe
essere altrimenti, il problema è che alle volte il vivere
non è all'altezza del nostro pensare e dunque dello
scrivere, in questi casi si coglie il limite
dell'oggettività acquisita, il cosiddetto mondo risulta
inferiore al mondo personale, il limite di una sopraggiunta
conoscenza ci limita a riconoscere stancamente
l'ovvio.
"Andrebbe conservata la
profondità della magia."
"
La causalità lineare è la più grande
superstizione."
Wittgenstein
L'amore, la
giustizia, la verità, l'uomo sono divenuti i nostri miti,
non possiamo ignorarli, la grande battaglia oggi non è
sostenere idee buone e vere, quanto coltivare il terreno
della complessità su cui organizziamo il mondo delle nostre
idee, la semplicità acquisita può governare il mondo, pochi
riferimenti sicuri e certi, poche considerazioni che
restituiscono chiarezza, il nostro pensiero astratto,
altamente differenziato, ostacola il mondo semplice della
nostra vita animale, la magia al contrario semplifica, la
magia restituisce l'idea del controllo, per questa ragione
le persone la ricercano, ne dimostrano interesse, in fondo
non vogliono che gli venga svelato il trucco, accettano
l'emozione senza la ragione.
Gli
individui conoscono, pensano e agiscono secondo i paradigmi
inscritti culturalmente dentro di loro, l'importante non è
più conoscere ma riconoscere i fenomeni dotati di senso, la
nascita, la morte, il sole, la vita, forse l'amore, è nella
vita quotidiana che si ritrova il senso, nelle pratiche del
senso comune quotidiano ritroviamo i valori, le credenze,
queste permettono alla vita di
continuare.
"La
conoscenza obbliga!"
Maturana
I giochi di
linguaggio sono piccole teorie, il quotidiano è fatto di
giochi di linguaggio, piccole teorie quotidiane valori,
credenze che si impongono a noi.
La
nostra vita é la nostra mente, ed è nella nostra mente che
dimora nella nostra vita, la conoscenza che abbiamo di noi,
degli altri, delle cose, ognuna delle quali possiede il suo
posto, quello non un altro, non sono separati, l'unico modo
attraverso cui abbiamo coscienza di noi stessi, dei nostri
affetti, è attraverso la nostra mente, i nostri credo sono
le nostre regole, viviamo in un tutt'uno indistinguibile,
la nostra convinzione di vivere é una convinzione
culturale, noi ci convinciamo per una superstiziosa
concatenazione di spiegazioni che dimora nel luogo comune
della causalità, la causa effetto, tutto ciò che viviamo è
frutto delle descrizioni che facciamo di noi stessi e degli
eventi che ci circondano.
Il
nostro pensiero é dapprima indifferenziato, l'anima che
dimora in noi è la nostra animalità, nel mistero magico del
pensiero poco differenziato si è trasformata, attraverso
meccanismi di proiezione ed identificazione, in un anima
superiore, divenendo l'essenziale per ognuno di noi. Lo
stato di estasi o nirvana, il tutto indifferenziato, quello
che solo pochi raggiungono coscientemente con anni ed anni
di pratiche meditative é la regola di funzionamento per
tutti, incredibile, si può girare nel mondo delle
convinzioni più diffuse, viviamo in storie di storie di cui
abbiamo perso le origini, il pensiero indifferenziato é
l'origine, la base su cui funzioniamo, il pensiero
culturale sviluppatosi nel cammino dell'uomo è il nostro
pensiero differenziato, arborizzato,
specializzato.
La
conoscenza ci obbliga continuamente a vivere e gestire la
nostra vita nel contingente, pensiero indifferenziato, e
pratiche di cura e terapie "naturali" con l'uso di "poteri"
o altro ancora, tali pratiche attingono la loro efficacia
alla stessa fonte originale, il pensiero indifferenziato,
li si trovano le risorse.
Col
cambiare stato mentale entri ed esci da uno stato e quando
esci dal pensiero indifferenziato originale e riattivi
l'emulatore della realtà potresti aver affrontato una nuova
strada di significati, pensieri, un rimodellamento
neuronale della parte corticale del cervello delegato alla
gestione del pensiero differenziato.
I
fenomeni che fino a ieri sono sembrati l'eccezione, come il
fenomeno dell'illuminazione o come li si voglia chiamare il
"vuoto" mentale, non sono altro che la regola di
funzionamento basilare del cervello stesso. Il lavoro che
si fa con l'ipnosi, riporta le persone al loro pensiero
indifferenziato, nulla di più, il loro ritorno può essere
un cambiamento, alle volte può essere marcato, alle volte
lieve o assente, altre volte si deve ritentare il percorso,
la mente é un sistema omeostatico, tende a tornare al suo
precedente equilibrio, aggiungere i comandi post ipnotici,
o ipnotici durante l'induzione favorisce un cambiamento nel
ritorno dal pensiero indifferenziato, questo semplicemente
il significato della psicoterapia.
La
nostra considerazione lavorando con l'anima, o sull'anima,
anima è un termine che riteniamo erroneamente interpretato,
ci porta a dire che con l'anima ci riporta alla nostra
natura animale tornando indietro, non andando avanti,
andare avanti nell'idea di evoluzione equivale a credere a
fenomeni soprannaturali di chiamata, di ascesa, spesso
interpretati con immagini visive, la luce, come
l'illuminazione, il vuoto mentale, l'estasi, questi
fenomeni sono dentro di noi, nella nostra vita animale.
Letteralmente animale si traduce con: "dell’anima" dal
latino animalem (aggettivo), derivato di anima "anima,
soffio vitale" sec. XIII, questo aiuta a comprendere meglio
il senso di una cosa che ci appartiene, l'animale che c'è
in noi, l'anima-le che c'é in noi, la particella le sta a
indicare latino (il) lae, nome plurale femminile di ille
"egli, quello" nella forma ille sec. IX, quindi é corretto
dire anima-quella, quell'anima, quell'anima che c'é in noi,
noi crediamo a "quell'anima" non alle sovrastrutture del
pensiero differenziato che complica un processo lineare e
continuo.
Troppe
volte diamo adito a pensarci evoluti, pensiamo che la
conoscenza ci ha evoluti, in realtà la conoscenza ci ha
cambiati, il concetto di evoluzione é fuorviante, eppure
evolvere [e-vòl-ve-re] significa: verbo transitivo (1
argom.) non com. Sviluppare, svolgere qualcosa. Come verbo
intransitivo (ausiliario essere) Trasformarsi gradualmente;
progredire spiritualmente e materialmente, mutare,
svilupparsi; la situazione sta evolvendo rapidamente; anche
in forma riflessiva tutti gli esseri viventi si evolvono
nel tempo dal latino evolvere, comp. di ex "fuori" e
volvere "volgere" sec. XVI.