L’ipnosi
sostituisce, attraverso il canale dell’intelligenza, il
protratto uso della forza che da sempre ci portiamo dietro
nelle relazioni umane, con l’intelligenza, la conoscenza
dell’ipnosi avvicina ai principi di funzionamento della
mente e della sua intelligenza favorendone sempre più
l’uso.
“Che cos’è dunque
la verità? Una serie di relazioni umane che, dopo un lungo
uso, sembrano ad un popolo solide, canoniche e vincolanti.
Le verità sono illusionidi cui si è dimenticata la natura
illusoria”.
Friedrich
Nietzsche
Ludere in latino significa
giocare, illudere deriva dalla stessa parola, illudere è
giocare ed è farlo con la mente, attraverso il gioco
si finge, si inganna e si illude, ed il gioco inganna
piacevolmente la mente, si pensa al vero al possibile e ci
si avvicina, ci si convince, fino a persuaderci ad anche
vivere una piacevole suggestione, per illudere
un’altra persona ocorre entrare nella sua mente seguendo il
suo pensiero, conoscere le sue aspettative,
anticipare ciò che l’altro vorrebbe sentirsi dire,
ciò che è disposto a credere, fino ad essere in grado di
farsi accettare completamente, fidarsi ed affidarsi
all’altro.
Accompagnare
l’esperienza dell’altro per poterlo guidare
piacevolmente, questo è reso possibile dalla nostra
mente che è in grado di muoversi su due livelli
contemporaneamente, un livello di “realtà” ed un
livello di apparenza, più precisamente la mente non
possiede altro che la possibilità di stare su stati mentali
differenti, uno stato mentale in cui ci si ritrova con gli
altri, stato mentale di “realtà” condivisa e
stati mentali alternativi, ogni stato mentale
alternativo comunemente viene considerato apparente,
semplicemente perché non è condiviso con le altre persone,
e non appartiene alla realtà condivisa, resa vera da
quel implicito accordo sociale di “verità” in cui siamo
abituati ad agire ed a reagire.
L’ipnosi
è una forma sottile di inganno fatto a fine di bene,
ma il linguaggio ipnotico ha sostituito l’uso della forza
con l’uso dell’intelligenza, cambiare il pensiero ad
un'altra persona può vuol dire piegarlo alla nostra
volontà, l’ipnosi ha grande potere per questa ragione, è un
grande potenziale che abbiamo a
disposizione.
Qualcuno
potrebbe scandalizzarsi al fatto che l’ipnosi rappresenti
un sottile inganno per la mente, e che il suo uso possa
dunque portarci facilmente all’idea di manipolazione,
chissà per quale ragione mi domando, siamo tanto
scandalizzati dall’uso della forza della mente,
rappresentata qui dall’ipnosi, e non siamo affatto
scandalizzati dall’uso della forza fisica, forse
perché a quest’ultima ci siamo abituati?
Come sarà il
futuro, quali orizzonti, quali sorprese ci riserverà, come
apparirà l’uomo del futuro, quale psicologia, psicoterapia,
cosa si richiederà alle scienze
sociali?
Il mondo sta cambiando e noi con
lui, sono le esperienze oggi il fulcro della vita sociale
dell’uomo, il materialismo sta lasciando spazio
all’attività esperienziale, l’uso ed il servizio si
sostituisce al possessodell’oggetto, il mondo come
conseguenza di queste esperienze, non è più un mondo di
oggetti, si è passati alla fruizione
dell’esperienze.
Oggi
tutti posseggono le informazioni, non è più un problema
recuperare le informazioni, si calcola che intorno al 2010
la conoscenza dell’uomo raddoppierà ogni quarto d’ora, la
discriminante è e sarà sempre più la velocità di accesso
alle informazioni, ed il metodo o criterio di scelta tra le
informazioni stesse.
Il singolo
individuo è sempre più alla ricerca della propria
individualizzazione, il differenziarsi e l’essere
protagonista della sua vita, nonché il ricercare il proprio
benessere. Spiritualità e discipline dell’anima troveranno
sempre più spazio in una continua ricerca di individuazione
personale ed utilizzo del proprio tempo
personale.
Le tecnologie
saranno sempre più al nostro servizio impegnandoci sempre
meno nella gestione diretta della nostra attività,
facendoci trovare sempre più orientati ad organizzare e
gestire il nostro lavoro in piena libertà,
servoassistiti in ogni pratica
quotidiana.
La rete
garantirà sempre più un capillare e continuo collegamento
delle persone tra loro tanto da soddisfare ogni esigenza
comunicativa e relazionale degli
individui.
I problemi
delle persone saranno collegati alle esigenze della loro
vita di relazione, la psicologia dovrà sempre più trattare
aspetti particolari della vita degli individui, la velocità
con cui avvengono cambiamenti e ristrutturazioni, i tempi
brevi entro cui le persone devono reagire ai cambiamenti
portano necessariamente ad un ritmo di vita sempre più
intenso, in ogni aspetto della vita siamo portati
all’efficienza ed al dinamismo, le risposte che riusciamo a
dare troppo spesso non ci soddisfano e cerchiamo altre
strade per poter ottenere i risultati migliori, una corsa
all’efficentismo senza fine.
Le richieste
verso gli psicologi e verso la psicoterapia stanno
cambiando, la gente non ha tempo da perdere ne da
impegnare, si desidera risolvere tutto senza impegno ed in
breve, anzi brevissimo tempo, è una continua corsa contro
il tempo anche per ciò che riguarda la vita personale, le
esigenze cambiano l’uso e gli strumenti attraverso i quali
si guarda al funzionamento della mente degli
individui.
Solo
attraverso un rivoluzionario modo di intendere la
psicologia e la psicoterapia è possibile rispondere alle
nuove richieste, l’efficienza negli interventi di tipo
fisico che la medicina spesso è in grado di dare sono una
richiesta implicita a che la psicologia possa cambiare i
requisiti ed operare a sua volta in modo diverso sul
cambiamento degli individui.
L’ipnosi
arriverà ad essere il mezzo privilegiato per la
psicoterapia non appena si comincerà a parlare di
stati mentali attraverso i quali le persone organizzano le
loro esperienze e dunque fruiscono della realtà, l’ipnosi
permetterà di affrontare ed anche risolvere in tempi brevi
problemi e difficoltà personali.
Qualità e
caratteristiche di ogni individuo sono mantenute entro uno
spazio mentale, un preciso equilibrio di sensazioni ed
emozioni, uno stato mentale è per l’individuo un equilibrio
psicofisico tra pensieri e sensazioni, l’idea stessa che si
possiede di se stessi appartiene a questo tipo di
equilibrio.
L’intelligenza,
inseguita dalla conscenza si autoriferisce, autoorganizza
la realtà che noi tutti conosciamo.
“L’intelligenza organizza il
mondo organizzando se stessa.”
Jean Piaget
“Un
osservatore, mentre descrive un mondo, sta
contemporaneamente descrivendo se stesso che descrive quel
mondo.”
Aldo
Giorgio Gargani
Per
comprendere la conoscenza, come il conoscere, è
fondamentale cogliere che nel momento che qualcosa viene
appreso si introduce all’interno dell’individuo come un
listato di comandi in cui, al pari di uno spettacolo, tutto
appare ordinato e coordinato, si dipanano poco alla volta
gli ingredienti che di volta in volta portano in un clima
di aspettative e comprensioni, lo stato mentale si
approfondisce in un divenire di partecipazione e
condivisione.
Cerchiamo
incessantemente attorno a noi, negli altri, il
riconoscimento, l’assonanza col gruppo, l’essere
accettati.
L’approccio
alla realtà si modifica attraverso il crescere del
coinvolgimento, l’ipnosi mette in luce la struttura del
coinvolgimento individuale, l’atmosfera a cui si partecipa
è un esperienza che si disvela e che ci coinvolge poco alla
volta portandoci in un contesto in cui il contenuto prende
ad avere un senso, noi capiamo, ci confrontiamo, intuiamo
attraverso le regole del consenso cognitivo; attraverso la
comune unità, comunità, noi ci identifichiamo, ci
comprendiamo, creiamo quel significato che poi diamo a noi
stessi ed agli altri, a mezzo della relazione coi
componenti del gruppo ci integriamo e ci
accettiamo.
Il
coinvolgimento apporta esperienza che causa il mondo,
l’esperienza diviene attesa e ogni esperienza trasforma la
stessa percezione modificando il mondo già presente nella
nostra stessa esperienza, come in un circuito ricorsivo,
noi creiamo l’idea di noi che crea il mondo in cui creiamo
l’idea di noi.
La
nostra intelligenza è l’approccio ordinato che abbiamo
appreso nell’esperire il mondo stesso, il mondo è la
conseguenza della nostra esperienza, dalle prime esperienze
guidate fino ai complessi sistemi di idee in cui ci
confrontiamo, il tutto è conseguenza della nostra capacità
intellettiva, la prima esperienza esperibile, una forma
preordinata di reazione e relazione con l’altro, l’altro
mondo e l’altra persona.
La
nostra risposta ad un possibile elemento perturbante, uno
stimolo ricevuto, ci porta a non poter avere apprendimento
senza coinvolgimento, senza partecipazione, solo con una
reazione ad uno stimolo abbiamo la possibilità di creare un
sincronismo tra le forme percettibili, altrimenti il
“film” non si attiva, e la percezione rimane ancorata
a precedenti esperienze percettive, lasciandoci
indifferenti a quel possibile mondo, senza esperienza non
ci può essere alcun mondo, alcuna continuità, alcuna
aspettativa, ne possiamo esistere noi o gli altri, noi
siamo il frutto di un fitto lavoro di riconoscimenti,
accettazioni, e nuovi riconoscimenti.
Il
divenire delle nostre esperienze, il domani, prende a
monopolizzarci fino a determinare monoideismi percettivi,
come vivremo, chi ci può dire cosa accadrà, l’esperienza
predittiva, il saepre del nostro futuro, diviene la causa
di quel mondo che porta le nuove esperienze , che apporta i
comandi stessi per poter portare avanti l’esperienza che
verrà nel modo in cui già ci aspettamo.
L’approfondimento
della dinamica ipnotica permette di apprezzare il complesso
lavoro che la mente-cervello svolge in ogni individuo, il
professionismo, il lavoro da professionista, è un chiaro
esempio di monoideismo protratto nel tempo con conseguente
attivazione di un preciso potenziale mentale dedicato,
orientato e appassionato a rapportarsi alle circostanze nel
modo più idoneo possibile.
Il
nostro cervello si plasma in conseguenza ad un preciso
utilizzo che facciamo dello stesso, l’impegno dedicato
richiama nuovo impegno dedicato, ogni risorsa viene
orientata al fine per cui è stata percepita, percepire ed
utilizzare l’esperienza “pilota” orienta a vivere ciò che
segue nel modo più coinvolgente e mirato, l’esperienza
guida l’attesa e prepara ogni risposta nel rispetto del
contesto.
L’ipnosi
è un esperienza primaria, apre le conseguenze stesse di ciò
che viene disvelandosi ai nostri occhi, sono le nostre
azioni, la cognizione come conoscenza attraverso
l’azione, a determinare ciò che viene ad
emergere nella nostra vita, la cognizione determina le
aspettative che causano l’esperienza che anticipa il mondo,
quel mondo e non un altro, quel mondo al posto di un altro,
la conseguenza del nostro mondo è qualcosa di atteso,
preordinato, allenato nelle sue conseguenze, nelle sue
combinazioni.
Concertare
una realtà significa entrare in merito a ciò che comporta
l’esistere in quella stessa realtà, non è possibile
sottrarsi a ciò che la realtà si aspetta da noi, ecco come
socialmente siamo preordinati dalle nostre stesse idee
sulla realtà, in una stretta danza da cui
dipendiamo.
Con
l’ipnosi si sperimenta l’appartenenza ad una realtà che ci
appartiene, il limite che creiamo è il limite a cui
apparteniamo, l’essere guidati guidandoci dalla
determinazine a sostenere le regole di costruzione e di
realizzazione della realtà stessa, come in una nostra
esperienza interna siamo convinti di percepire un percorso
auto guidato mentre siamo etero guidati dall’esterno, ci
inganniamo ed accettiamo attraverso una piccola illusione
di poter essere diversi da come ci
pnsiamo.
L'ambiente
sembra essere, ma sono le nostre azioni che lo fanno
apparire tale, la consapevolezza dell’ipnosi ci pone
dinnanzi i sotterfugi della nostra mente che continuamente
ci preserva dall’essere contaminati dal vuoto che ci
circonda, il significata sta nei nostri gesti, nelle
attese, nell’ovvio e nella consuetudine, la vera realtà
inizia dove la conoscenza finisce, noi dunque non siamo mai
nella realtà, siamo solo nelle forme che la mente ci fa
apparire.
Un po’ di ……. IPNOSI
Ipnos
significa sonno, ma l’ipnosi non è uno stato di
sonno.
Immaginiamo
di fare una scala, su un’estremo mettiamo l’assenza di
facoltà mentali e sull’altro estremo la massima presenza di
facoltà mentali
coma
veglia sonno ipnosi
_______________________________________________________
solo
corpo solo mente
Una cosa
che forse non tutti sanno é che il sonno non è assenza di
coscienza, ma è coscienza alternativa con attivazione di
circuiti celebrali differenti da quelli attivi nello stato
di veglia, si può arrivare a dire che durante il sonno
profondo, il sonno REM, c’è una coscienza
alternativa
L’ipnosi
è estrema concentrazione in noi stessi, solo
mente.
Quando
si sente parlare di ipnosi si sente parlare anche di trans,
ma cos’è? E’ uno stato che si prova tutti i giorni nello
stadio di sonno-veglia, quando si ha la sensazione di non
sapere se si sta già dormendo, in questa fase ci sono sorte
di sogni e scatti muscolari, è un stato con onde alfa e
teta. In stato di trans si possono guarire determinate
situazioni ed aumentare le difese
immunitarie.
Confucio
disse: ascolta e dimentica, vedi e ricorda, fai e
capisci.
L’ipnosi
non aiuta ad essere più di quello che si è, ma aiuta ad
ottimizzare le risorse. Conosciamoci un po’ meglio per
usare al meglio le nostre risorse.
Tutti
sono ipnotizzabili, è facile andare un po’ in trans,
succede quando si è presi dalle cose, i livelli sono
diversi, e l’ipnosi è un certo livello di
trans
La
Trans può essere : leggera
media
profonda
L’ipnosi
è un fenomeno in cui ci si concentra su se stessi, è uno
stato profondo in cui si attinge a risorse
inconsce
Si
possono differenziare tre tipi di ipnosi riferendosi a tre
diverse metodiche usate per raggiungere lo stato di trans
profonda, e sono induzione: classica, dinamica,
eriksoniana.
Quando
il paziente è nello stato ipnotico si possono usare
strategie per ottenere dei miglioramenti del suo stato di
veglia.
Ogni
ipnosi è in realtà auto ipnosi, se c’è opposizione
volontaria e cosciente non si può arrivare allo stato di
trans.
L’ipnosi
con valenza terapeutica clinica si può usare,
genericamente, nei seguenti casi:
• Curare
ansia, insicurezza, instabilità
•
Variare e modificare comportamenti e
abitudini
•
Smettere di fumare
•
Ridurre l'uso eccessivo di sostanze
•
Combattere TIC nervosi
•
Anestetico, analgesico
• Asma,
allergie
•
Stress, insonnia
•
Tachicardia, aritmia
•
Problematiche legate alla sfera sessuale
LA
STORIA
Parlando
di ipnosi si posso individuare quattro momenti storici,
quattro fasi che hanno portato con sè evoluzioni e
cambiamenti.
1. magico religiosa:
connotazione mistica, "vai a dormire nel tempio di
Esculapio e guarisci di tutto", esiste nelle civiltà
primitive, basti pensare a stregoni e
sciamani.
2. magnetica fluida:
Mesmerismo, credenza che esista un fluido magnetico che
manda in trans, epoca di Cagliostro, diffusione a macchia
d’olio
3. psicologica: Freud,
usata per curare le sindromi isteriche, quel tipo di
persona ha la "capacità" di andare in trans, teoria poi
negata
4. fisiologica: caratteristica
della mente umana, seguire la parole di una guida per
arrivare a degli obiettivi. Pare che il lobo temporale si
attivi in ipnosi
Cosa
sono i segnali postipnotici?
Sono
gesti legati allo stato di trans, facendo un semplice gesto
la persona quasi automaticamente torna nello stato
ipnotico. Ci sono persone che lo fanno senza accorgersene,
ed avviene anche grazie all’uso di ancoraggi, di cose che
ricordano altre cose e riportano in situazioni
particolari.
Regola
aurea dell’ipnosi :
il
soggetto che è stato ipnotizzato dopo la seduta deve aver
qualcosa di più e non di meno.
Dopo una
trans il soggetto può ricordare o meno, ma di solito sono
ricordi falsati.
Ognuno
è padrone della propria percezione, la mente ha grandissimo
potere sul corpo, la psicologia fornisce la struttura: ti
porta allo stato ideale perché tu possa raccontare,
ricordare alcune cose, ma è un esperienza soggettiva,
individuale.
La
parola essere suggestionabile da noi è connotata
negativamente ma dovrebbe essere intesa come capacità
creativa, capacità di andar dentro se
stessi.
Esperienza
per veder se una persona è ipnotizzabile o meno: far girare
gli occhi indietro, quanto più bianco si vede tanto più il
soggetto è ipnotizzabile
Il
60-70% delle persone arriva a regressioni ipnotiche,
proiettate a dimensioni poco chiare: sogni, cripto amnesie,
trascendenze.
Il
5% della popolazione non è ipnotizzabile
Con
gli psicotici non funziona perché non possono concentrarsi
su di una realtà condivisa
Coi
depressi è difficile indurre una trance perché la loro
realtà e diversa
SCHEMA
RIASSUNTIVO DI AUTOINDUZIONE IPNOTICA:
note
•
Ricordatevi di avere ben chiaro cosa volete e
l’autosuggestione che utilizzerete (immagine,
enunciato). Migliorare
agonismo……
•
Disponetevi comodamente, possibilmente in un ambiente
tranquillo. Stesso
ambiente e posizione che fanno poi già da guida all'
induzione
•
Fissate un punto, del soffitto o della parete, e non
spostate lo sguardo da questo. Il
concentrarsi su di se è difficile qualcuno si allena sul
perno della lancetta dell’orologio per qualche minuto al
dì. Il metodo per scendere deve essere
automatizzato
•
Iniziate a contare lentamente a ritroso da trentatré,
scalando una unità alla volta, mentre si intercalato tra un
numero e l'altro suggestioni di pesantezza alle palpebre e
di calma (trentatré... sono calmo e sereno. le mie palpebre
sotto pesanti, pesanti, pesanti, trentadue palpebre
pesanti... pesanti, pesanti trentuno... palpebre
ecc.). Conta
all’indietro per scendere
• Quando
avvertite le palpebre pesanti o stanche chiudetele pure,
anche volontariamente e sospendete il
conteggio.
• Con le
palpebre abbassate ruotate gli occhi verso l'alto come se
si volesse guardare il centro della vostra fronte,
avvertirete una tensione agli occhi.
•
Mantenete la tensione dovuta alla rotazione degli occhi per
qualche istante (15 o 20 secondi approssimativamente sono
sufficienti) poi rilassate gli occhi, non spostateli
volontariamente, lasciateli andare come
vogliono.
• Si può
passare al rilassamento del corpo (vi suggerisco di
prendere questa abitudine, non guasta mai).
Si
possono aggiungere cose del TA
•
Dedicatevi ora alla cosa che è il motivo della vostra
autoipnosi rappresentandovi l'immagine e l'enunciato che
avevate già preparato e deciso (l'enunciato lo ripeterete
alcune volte mentre vi immaginate l'immagine).
Eventualmente
prato verde, mare, pensare ad un posto evocato di
tranquillità ripetere l’enunciato come una cantilena
mantrica, 3-4 minuti
• Quando
avete finito, contate lentamente fino a cinque, al cinque
interrompete la concentrazione autoipnotica e riaprite gli
occhi. Esercizi
della ripresa
FARE
E DIRE CON L’IPNOSI
Se
chiedi ad un pittore di descriverti il mondo userà tele,
colori e pennelli; se lo domandi ad una scrittrice userà,
storie e parole; se chiedi di descriverti il mondo ad un
ipnologo, saranno le persone il suo
strumento.
Ciascuno
porta la propria esperienza come causa delle sue
descrizioni, il proprio principio di realtà o
realizzazione, come canovaccio sul quale definire i livelli
di realtà di cui è circondato.
Ogni
cosa sembra tornare attraverso le nostre esperienze: ora
mettere al centro le persone è essenziale per chi pone la
mente al centro di ogni esperienza.
L’ipnosi
sottolinea il modo in cui ogni persona vive le proprie
emozioni come uniche, forti, reali, vere; ogni cosa che ci
succede sembra riportarci al nostro pensiero, al nostro
stato mentale, al nostro umore. Guardiamo il mondo con gli
occhiali che ci filtrano, necessariamente ed
inevitabilmente ciò che viviamo, la nostra esperienza passa
attraverso i nostri sensi prima di diventare descrizione,
creazione, storia, ed i sensi sono addestrati da ciò che ci
riguarda e ci interessa da vicino, ciò per cui impegniamo
maggiormente la nostra vita.
Per
usare un linguaggio semplice e descrivere il mondo visto
attraverso le persone, inevitabile esperienza che riguarda
indistintamente tutto e tutti, la condizione per cui ogni
cosa possa essere descritta è che qualcuno l’abbia prima
osservata e, successivamente, descritta ed ogni descrizione
è di per sé un’osservazione, al pari di come ogni
osservazione è una descrizione tra le tante possibili.
Descrivere il mondo attraverso le persone vuol dire
rappresentarlo attraverso le regole che governano il gioco
di come siamo fatti, significa spiegare le regole di come
ci comportiamo e quelle che usiamo per
narrarlo.
Le
persone sono al centro del loro mondo, non come nella
storia per il motivo di pensarsi al centro dell’universo
(la legge Tolemaica vedeva la terra e dunque l’uomo, al
centro dell’universo: tutto, compreso il sole, le ruotava
attorno), ma semplicemente perché ogni descrizione fatta è
fatta da un osservatore.
La
nostra esperienza è il nostro mondo, non potrebbe essere
differente; la scienza con le sue regole non fa che
confermarci il nostro inevitabile porci al centro di
tutto.
Sono
tutte belle storie quelle che ci raccontiamo, ma sono solo
storie, le nostre storie, non possiamo prescindere da come
siamo fatti per dirci come siamo fatti, l’unico modo per
poterci descrivere è osservarci e, per tanto che
allontaniamo, o meglio “oggettiviamo” le nostre
descrizioni, siamo sempre noi a farlo.
Per
lo stesso motivo per cui ci troviamo al centro delle nostre
descrizioni, siamo portati a proiettare le cognizioni
acquisite su ciò che ci circonda; le nostre competenze e
conoscenze trasudano nelle descrizioni, nelle storie che
narrano del mondo e della vita stessa. Forse l’unica cosa
di cui abbiamo certezza ci è stata data senza averla
chiesta: la vita ci è capitata.
Tutto
il resto è tale per come noi siamo arrivati a
descrivercelo, a viverlo ed a subirlo, attraverso regole di
vita e di morte, che ancora stentiamo ad accettare, che
ancora rifuggiamo, preferendo dimensioni di sogno,
piacevole e suadente, lontano da quanto ci fa esistere, le
regole del gioco cui apparteniamo.
Sarebbe
un controsenso dire quali sono le regole del gioco cui
apparteniamo, senza cadere nel limite stesso di come le
regole del gioco dettino a noi le regole, che dettano a noi
le regole, in un gioco infinito di conseguenze. Non è
possibile sottrarsi a questa logica reversiva del
paradosso, inevitabilmente se parlo del linguaggio lo
faccio attraverso il linguaggio stesso, non posso uscirne,
dunque mi limiterò a descrivere il mondo per come lo vede
un ipnologo costruttivista, lo farò passando in rassegna le
regole di quel gioco cui siamo inevitabilmente
sottoposti.
Non
ci sono regole che possono essere messe prima o dopo,
dunque le regole non sono più o meno importanti, sono tutte
egualmente presenti ed rilevanti, tutte si collegano tra
loro e ci appartengono come esseri umani; la vita stessa
per come la viviamo e la “frequentiamo” è intrisa di tali
regole.
Proiettiamo
le nostre esperienze nelle descrizioni che facciamo della
nostra vita, perché le conoscenze che possediamo sono anche
i pilastri su cui la realtà stessa viene emulata dal nostro
cervello. E’ dunque una necessità il descrivere la realtà
attraverso nostre proiezioni: la conoscenza ci obbliga per
come pensiamo di essere fatti e per come ci raffiguriamo il
mondo e la vita; noi siamo, siamo la conseguenza di come ci
pensiamo.
Il
nostro cervello ha delle regole di funzionamento, che
possiamo ricavare dal nostro stesso comportamento; abbiamo
dei limiti che sono anche le nostre possibilità: ad esempio
non possiamo prescindere dall'identificarci, o meglio, la
nostra vita di esseri umani pretende da noi
un’identificazione in un “noi stessi”, un “io”,
naturalmente.
Un
“io” non è necessariamente da considerarsi come un singolo,
l'idea di "io" può essere l'idea di “un noi”: noi siamo e
questo è pur sempre un identificarci. L'identificarci, poi,
può passare attraverso esperienze del "come se", esperienze
di finzione e rappresentazione e questa è in fondo un’altra
regola cui siamo sottoposti, cioè a dire dal momento che
siamo necessitati ad identificarci, per attivare in noi
quella consapevolezza o coscienza che ci
identifica.
Lo
facciamo attraverso metafore o storie diverse; in fondo
nella logica del narrarci e del riconoscerci ci
descriviamo, con osservazioni differenti e tendiamo a
riportare lo strumento del nostro osservarci in primo
piano: un pittore con tela e pennelli, una scrittrice con
storie e parole, un ipnologo con regole cui
apparteniamo.
Dunque
il cervello ha delle regole o tendenze che ancora non
conosciamo più di tanto; ma conosciamo le regole attraverso
le regole e questo ci riporta sempre da
capo.
Possiamo
dire, da buoni osservatori dei comportamenti e dei pensieri
dell'uomo, che ci sono momenti in cui pensiamo e momenti in
cui agiamo; azioni e pensieri sono strettamente collegati,
ma hanno bisogno di essere vissuti separatamente perché
abbiamo una certa difficoltà a fare più cose
contemporaneamente.
Dunque,
tendenzialmente, o ci troviamo nella dimensione della forma
(con la quale descriviamo il mondo), o ci troviamo in
quella del processo (con il quale ci muoviamo nel mondo).
La nostra consapevolezza ha favorito in noi esperienze
emotive in cui ci siamo trovati in grande sincronismo con
l'ambiente che ci circonda; questo in termini evolutivi può
portare molte esperienze utili, come il potersi muovere (la
conoscenza è raggiunta attraverso l'azione) e l'avere più
occasioni in cui misurarsi (l'agire permette maggiore
libertà e adattamento).
La
razionalità del nostro pensiero ha permesso l'accordo, la
definizione e la descrizione delle regole cui apparteniamo,
come un listato di comandi in cui ci ritroviamo e nel quale
identifichiamo il nostro esistere ed il nostro essere nel
mondo. Siamo obbligati a descrivere il mondo per poter
essere parte del mondo stesso, per poter esistere nel
mondo; disveliamo la realtà che ci disvela, siamo la
conseguenza delle nostre azioni mentali, della forma del
nostro processo elaborativo interiore.
Siamo,
siamo, siamo: ecco un altro metro descrittivo,
l'appartenenza.
Siamo
nel momento che apparteniamo, nel gruppo e col gruppo dei
nostri simili; ci identifichiamo e ci riconosciamo, abbiamo
bisogno di essere riconosciuti o per unione, in una
dimensione di congiungimento e fusione con gli altri, o per
il suo opposto, l'odio, in una dimensione di disgiunzione
dagli altri; siamo e ci sentiamo riconosciuti, una
necessità a cui non possiamo sottrarci, così come abbiamo
bisogno di sognare, non per evadere da una realtà, come si
è portati a credere, ma perché ci troviamo in una
dimensione in cui la realtà è fatta di sogno, o meglio di
emulazione; dunque ci troviamo costantemente immersi nei
sogni e nel pensiero "come se fosse".
Pertanto
quali altre regole del gioco appartengono al nostro
gioco?
Una
è collegata a questa frase che vuole riportarci a
perseverare sul tema, quasi a volerlo concludere; tendiamo
a concludere le cose, a portarle a compimento, siamo come
catturati ed invischiati dai temi che dibattiamo e nei
quali ci troviamo a muoverci e, se siamo allontanati da una
certa esperienza non ancora conclusa, tendiamo a tornarci:
così siamo portati a dare importanza alle cose per cui e
con cui viviamo. Il valore alla realtà lo diamo attraverso
il "prezzo" (un valore non misurabile necessariamente in
denaro, ma in tempo impegnato dunque, in vita spesa) con
cui paghiamo la realtà stessa.
La
nostra realtà è riconosciuta dal significato che
attribuiamo alle nostre esperienze, ed il significato è
personale: ciò che per me è significativo ad un altro può
non apparire neppure. Percepiamo o meno la realtà a seconda
di come questa si colleghi ai nostri scopi, a ciò che
crediamo o meno importante.
E'
sorprendente come, sottilmente, rispondiamo a quel listato
di comandi in cui è scritto il nostro dire ed il nostro
fare. Quando si abbassa la critica, cioè, mettiamo da parte
quel flusso di pensieri che ci descrivono, in cui ci
riconosciamo, in cui siamo rassicurati da una logica di
appartenenza e riusciamo a trovare un senso compiuto per il
nostro esistere. Allora, e solo allora, apriamo le porte
all'esperienza, a quella causa che determina il mondo per
conseguenza; fino a quel momento abbiamo agito come
replicanti dell'idea stessa del mondo, compiuta dall'idea
di conoscenza del nostro mondo, più che dal vivere il
mondo.
Vivere
è come una raccolta concatenata di emozioni che ogni tanto
impacchettiamo in un certo ordine in cui crediamo di
trovarci, è l'esperienza di un flusso ridotta ad icona, è
altro da ciò che si sta facendo.
Questo
è ciò che crea difficoltà nel rendere la realtà come
descrizione, d’altronde è anche l'unico modo che abbiamo di
sentirci, dunque non possiamo evitarlo.
Una
volta che si è abbassata la critica ci si concede
l'esperienza, che è un sogno, proprio perché il sogno è la
dimensione di flusso del modo di procedere del nostro
cervello; tutto è possibile nel sogno, non tutto lo è nella
realtà.
La
cosa particolare è che chi tende a sognare, tende a
concedersi ed ottiene più di chi si rifà a ciò che è
strettamente conoscibile; in fondo questo è facilmente
spiegabile se si accetta l'idea che il mondo non è una cosa
finita e compiuta, ma un oggetto che esiste solo in merito
alle nostre descrizioni. Il mondo e la realtà non sono
nient'altro che l'esperienza che li produce e la cosa
fantastica è che quest'esperienza noi la viviamo in modo
fantastico: ecco la curiosità, l'interesse, la passione, la
dedizione, trovare una legittima collocazione nel nostro
mondo.
La
storia, quella storia ci appartiene, perché nel ripetercela
noi esistiamo, potremmo esistere anche in un altra storia,
ma questa storia la conosciamo, ci accompagna da molto
tempo ed ha accompagnato altri prima di noi e ancora ci
accompagnerà, camminiamo e camminiamo a lungo ed alla fine
ci ritroviamo al punto di partenza, ma la storia sembra
raccontacelo per la prima volta.
E'
questo senso della storia che ci raccontiamo, che tende a
farci vedere un mondo e a farci immaginare quel mondo;
vorremmo vedere sempre lo stesso mondo, quello bello,
completo, quello che ci fa stare bene e ci gratifica, ma
come potremmo vedere sempre quel mondo se non potessimo più
distinguerlo da ciò che gli sta assieme e che si
differenzia da lui?
Tendiamo a stare meglio se siamo stati male, a gioire se
siamo stati tristi, a rilassarci se siamo stati tesi;
maggiore è la differenza tra uno stato mentale ed un altro,
più intensa è la sensazione che ne proviamo.
Noi percepiamo attraverso differenze di differenze; i
nostri organi di senso operano in questo modo dunque,
ancora una volta, per dire del mondo non possiamo
prescindere da come siamo fatti.