Un po’ di storia
dell’ipnosi. L’uso dell’ipnosi. L’ipnosi
regressiva.
CENNI
STORICI
L'ipnosi,
dopo anni di ostilità scientifica è ormai riconosciuta come
uno strumento della medicina per curare le nevrosi,
controllare il dolore, eliminare i disturbi del
comportamento. Lo stato ipnotico, è uno stato mentale
alternativo al pari di altri stati mentali come il sonno e
la veglia. Solitamente l’ipnosi suscita sentimenti
contrastanti: grande curiosità e ammirazione come pure
ostilità e diffidenza. Molto spesso si sente ancora dire a
proposito dell’ipnosi: "ci credo" o "non ci credo" come se
si parlasse di magia o parapsicologia; tutto questo è da
addebitare all'immagine falsata che ne è sempre stata data
da chi ha strumentalizzato l'ipnosi per sorprendere e per
fare spettacolo. In realtà, essa è stata condizionata dalla
visione mistica del periodo precedente all’illuminismo, dal
quale si è parzialmente sottratta nel XVIII secolo con le
interpretazioni magnetiche di Mesmer.
Dopo alterne
vicissitudini e interpretazioni pseudoscientifiche degli
studiosi del XIX secolo, finalmente, all'inizio del XX
secolo, riesce faticosamente a liberarsi dalla visione
mistica per debuttare nel mondo della scienza medica e
viene sperimentata nella clinica di Nancy con
Charcot.
Tuttavia, la
massima espressione di utilizzazione dell'ipnosi in campo
psicoterapeutico sarà raggiunta soltanto intorno agli inizi
della seconda metà del XX secolo ad opera del dottor Milton
H. Erickson a Phoenix, in America del Nord, e ad opera del
dottor Granone a Torino, in Italia.
In
particolare Milton H. Erickson, psichiatra e psicologo, più
simile ad un alchimista che ad uno scienziato, otteneva
incredibili risultati terapeutici utilizzando il linguaggio
ipnotico in modo assolutamente innovativo rispetto a quanto
Freud aveva imparato da Charcot a Nancy.
Freud
infatti, dopo essersi entusiasticamente dedicato alla
sperimentazione dell'ipnosi nella cura delle nevrosi,
successivamente ne abbandonava la pratica, frustrato dai
suoi insuccessi; lamentando che non tutti i soggetti erano
ipnotizzabili e in altri lo stato ipnotico si determinava
in forme così lievi da non risultare sufficientemente
efficace.
Un altro
inconveniente consisteva nel fatto che alcuni pazienti,
dopo qualche tempo, manifestavano gli stessi sintomi in
precedenza scomparsi, oppure ne presentavano altri in loro
sostituzione. Un inconveniente ulteriore era costituito
dallo stato di dipendenza che si determinava nel paziente
nei confronti del medico. La conclusione errata a cui
giunse Freud fu quindi che il metodo ipnotico incidesse
soltanto sui sintomi, senza intaccare minimamente le cause
degli stessi, e che pertanto i sintomi patologici non
sarebbero potuti essere eliminati se non si fossero
scoperte le cause che li determinavano, così da poter agire
su di esse.
Quelli che
Freud descrisse come sintomi indesiderabili, che l'ipnosi
generava e che rappresentavano degli ostacoli
insormontabili alla risoluzione terapeutica, furono invece
accettati benevolmente da Milton H. Erickson che, al
contrario, li considerava espressione di energie psichiche
attive, potenzialmente benigne, da trattare non come limiti
ma come risorse.
L'innovazione
del modello Ericksoniano è quindi nello stile specifico
della comunicazione ipnotica, non più unidirezionale, con
l'ipnotista che utilizza suggestioni dirette e implicanti
una risposta di supina accettazione da parte del paziente.
Al contrario quest'ultimo, col suo atteggiamento, la sua
mimica, le sue domande e persino con le sue resistenze,
diventa protagonista e, paradossalmente, controllore, in
una certa misura, del processo ipnotico.
Il
vero atto rivoluzionario è stato proprio il considerare
l’inconscio delle persone come una parte creativa al
servizio delle persone stesse, una risorsa per ciò che fino
ad allora era stato considerato un limite per la persona
,questa creatività è a tutti gli effetti presente e
protagonista nella pratica dell’ipnosi
regressiva.
L’uso
dell’ipnosi
Possiamo
definire l'ipnosi come uno stato alternativo di
consapevolezza, in cui si fanno entrare i pazienti
attraverso un abbassamento della loro critica, fino a
fargli accettare le direttive del terapeuta che diviene la
loro guida.
Tra i
pregiudizi più diffusi tra coloro che si avvicinano
all’ipnosi, si evidenziano in particolar modo le seguenti
preoccupazioni:
- paura di
essere privati della propria volontà
- paura di
non avere consapevolezza di quello che potrebbe accadere
durante la trance
- paura di
non essere in grado di reagire di fronte a situazioni di
pericolo (incendi, morte improvvisa dell'ipnotista,
ecc.)
- paura di
perdere la propria identità
- paura, per
certe donne, di essere sedotte
- paura, per
i pazienti dipendenti, di diventare ancora più
dipendenti.
Tutte paure
infondate, retaggio di luoghi comuni sulla errata
conoscenza del fenomeno, i pregiudizi più radicati si hanno
ad esempio nella stessa categoria degli psicoterapeuti, in
particolare quelli che hanno scarsa dimistichezza con
l'ipnosi, come la convinzione che con l'ipnosi si possa
ottenere soltanto una temporanea rimozione del sintomo
senza intaccarne le cause.
Quest’idea in
particolare è il risultato di una suggestione dovuta
all'ascendente di Freud e all'opinione che questi si era
fatto dell'ipnosi, utilizzata in modo da eliminare i
sintomi con la suggestione, pensando di non poter ottenere
risultati stabili.
E' il caso di
ricordare che oggi disponiamo di tecniche assai migliori di
quelle a cui faceva ricorso Freud: chi si è minimamente
documentato sui modelli ipnoterapeutici ericksoniani sa
bene che il sintomo viene considerato prevalentemente sotto
l'aspetto di comunicazione analogica di un disagio che
coinvolge tutto il comportamento. Di conseguenza il focus
di azione terapeutica si esprime sulla rimozione delle
rigidità e sulla ristrutturazione di tutti gli elementi che
determinano il sintomo. In particolare si lavora
sull’abbattimento della critica, la ragione, a favore
dell’uso creativo delle risorse della mente, un potenziale
mentale messo a disposizione del soggetto per favorire in
lui adattamento e cambiamento.
L'approccio
dell'ipnoterapeuta deve prescindere da ogni forma di
intervento programmato, dovendosi adeguare al comportamento
manifestato, di volta in volta, dal paziente. Per ottenere
buoni risultati occorre avere una buona dose di creatività,
immaginazione e flessibilità: in una parola bisogna essere
dei creativi, l’andare in trance, da parte dell’operatore,
permette di accedere alle proprie risorse creative e dunque
rende possibile un intervento terapeutico all’altezza delle
necessità dichiarate.
L’ipnosi
regressiva
In ipnosi vi
sono due modi diversi di richiamare il passato della nostra
vita nell'attualità del presente: quello tipico della
cosiddetta regressione, in cui il soggetto rivede il suo
passato con atteggiamento, critica e sentimenti del
presente; e quello della cosiddetta rivivificazione, in cui
il paziente dimentica il presente per comportarsi,
esprimersi e sentire come in tempi passati. Nel primo caso
si tratta di una pseudoregressione durante la quale il
soggetto, favorito dall'isolamento sensoriale della trance
ipnotica e dalla maggiore capacità di attenzione e
concentrazione mentale che si possono avere durante questa,
diventa capace di ricordi, che molto più difficilmente
rievocherebbe nello stato di veglia. Nel secondo caso
invece si instaura un procedimento del massimo interesse,
durante il quale il paziente diventa capace non solo di
ricordare, ma anche di rivivere alcune situazioni somatiche
e viscerali proprie di età da tempo trascorse, anche se la
sintomatologia che affiora in questo stato deve essere
valutata con acuto senso critico dall'operatore, potendo
questa essere inficiata da artefatti della più diversa
natura.
La
rivivificazione si instaura di solito in un soggetto in
stato sonnambolico, suggerendogli che egli ritornerà
indietro con gli anni, sino all'età infantile. Egli si
sentirà piccolo, sempre più piccolo, e diventerà come se
avesse cinque anni (otto, sei, quattro, a seconda dell'età
a cui lo si vuole regredire). Generalmente si fa la
regressione usando tappe di cinque anni. Si aspetta quindi
un momento finché il paziente si immedesimi nell'epoca
regredita; poscia, rimanendo l'ipnotista nel testo e
nell'ambiente creato dalla regressione, si indirizzano
caute domande su quanto si vuole indagare e secondo le
risposte che si hanno. «Io sono uno che tu conosci e che ti
vuole bene. Chi sono i tuoi amici? Chi ti è più caro?
Quando l'hai visto l'ultima volta? Con chi eri?... Vai a
scuola? Chi è il tuo compagno di banco? Chi siede dietro dì
te? Chi siede davanti a te? Hai fratelli? ecc.» Dato che la
memoria è legata essenzialmente all'interesse e alle
emozioni, è chiaro che sarà tanto più facile rivivere
episodi trascorsi, quanto più questi furono importanti
nella vita del soggetto. Altre modalità di tecniche di
rivivificazione sono le seguenti, adoperate anche da Bryan,
Erickson, Van Pelt e altri autori: quella del treno, del
calendario, dell'orologio,
dell'emozione.
Con
la tecnica del treno, si suggerisce la partenza del
soggetto su questo e che egli guarda dal finestrino,
scorgendo episodi e periodi passati della sua vita,
indietro e indietro nel tempo. Quando si raggiunge un
avvenimento particolarmente traumatizzante o importante
della vita, il treno si ferma ed egli scende, parla e
agisce immedesimato nel tempo che rivive
appieno.
Con il
calendario si suggerisce al soggetto che egli sfogherà un
calendario in cui i giorni sono stampati in modo
regrediente e non progrediente nel tempo. Egli alzerà
l'indice destro appena vedrà il calendario e i giorni che
scorrono all'indietro; quindi si immedesimerà nel tempo che
scorre all'indietro, fermandosi a una data specifica, a un
periodo importante per lui.
La
regressione con l'orologio è come quella del calendario,
usata soprattutto per appurare fatti importanti dal lato
legale o criminologico e in essa ci si avvale della
distorsione del tempo, per cui un soggetto può rivivere un
evento traumatico in un tempo più breve di quello in cui il
fatto è veramente avvenuto. Si può con questo metodo anche
far scaricare l'emozione congiunta all'evento in modo
sempre più breve: due giorni in cinque minuti, poi in un
minuto, in 10 secondi, in 5 secondi, in un secondo; finché
l'evento finirà con l'essere svuotato di ogni
emozione.
Nella
regressione per emozione si chiede al soggetto di ritornare
indietro al tempo in cui ha provato un'emozione per lui
molto spiacevole, di riviverla appieno, invitandolo ad
alzare l'indice destro appena vi sia riuscito. Quando ciò
accade, si cerca di minimizzare l'avvenimento, di
dissociarlo dall'emozione, facendo vivere al paziente
l'episodio doloroso come un episodio freddo e ineluttabile,
al di sopra di ogni volontà umana e con conseguenze
rimediabili.
Riassumendo
le tecniche indicate si può quindi dire che con esse è
possibile regredire un paziente a una determinata data o a
una determinata età, a uno specifico avvenimento o a una
specifica emozione e neutralizzarla del suo significato
traumatizzante con appropriate immagini e tecniche di
distorsione temporale.
La
rivivificazione è molto efficace per scoprire rapidamente
eventuali traumi infantilí, o episodi che sono alla base di
sintomi psiconevrotici. Se, inavvertitamente, si facesse
regredire il paziente in un tempo in cui egli ha riportato
un intenso trauma fisico o psichico, bisogna essere pronti
a svolgere un'adeguata psicoterapia e a fronteggiare ogni
sua reazione. Prima di svegliare il paziente, lo si fa
tornare alla realtà col procedimento opposto a quello con
cui si è fatto regredire.
Sull'autenticità della
regressione e sul fatto che questa conduca il soggetto a
rivivere un comportamento da lui avuto a diversi livelli di
età, in modo da escludere ogni possibilità di simulazione,
sono d'accordo Erickson, Estabrooks, Lindner, Spiegel, Shor
e Fishman, Bernstein, Wolberg, Raikov e chi scrive. Le
modificazioni che si attuano (scrittura, ipermnesia,
riflessi ecc.) rientrano nel quadro delle manifestazioni
ipnotiche (come la catalessi, le reazioni vegetative, ecc.)
essendo possibile l'attivazione di associazioni antiche
condizionate ontogeneticamente durante lo sviluppo della
personalità, nello stato di coscienza dell'ipnosi
profonda.
E’da tenere
soprattutto presente che la regressione di età non è mai
statica, ma può venire assai spesso modificata dal
funzionamento ad altri livelli di età, cosicché una persona
regredita ha spesso un mutevole punto di
orientamento.
Usando le
tecniche della regressione occorre tenere presenti alcune
premesse generali:
1) Il
paziente può non rivivificare una determinata situazione
perché troppo dolorosa per lui o perché non ha compreso
bene come deve fare; può allora mantenersi sulla difensiva
o cercare di fingere per condiscendenza verso
l'ipnotista.
2)
Nel valutare l'attendibilità del materiale evocato si deve
osservare il contenuto emozionale di quanto viene espresso;
l'uso del tempo presente e non del passato; controllare
atteggiamenti, calligrafia, polso, pressione,
respiro.
3)
Come può variare la profondità della trance ipnotica, così
pure può variare quella della rivivificazione, sicché ciò
che una persona sta rivivendo può diventare dopo qualche
tempo solo un ricordo, con slittamento quindi nel suo
discorso dal tempo passato a un altro più
presente.
4)
E' eccezionale avere una regressione in cui mente e
funzioni somatiche neurovegetative regrediscono totalmente,
dato che il paziente conserva parte della sua mente al
tempo presente e si rende parzialmente conto di ciò che sta
accadendo. Ciò permette la comprensione dei comandi
dell'ipnotista anche nel paziente regredito alla prima
infanzia. Per quanto da vari autori, come abbiamo
precedentemente accennato, sia ritenuto possibile, per
profonde rivivificazioni a questa età, perdere il contatto
verbale con il soggetto.
5)
Bisogna essere molto cauti nel regredire cardiopatici a
periodi in cui hanno subito eventi gravemente
traumatizzanti, essendo ciò pericoloso. In questo caso si
possono far rivivere al paziente le scene traumatizzanti
passate come spettatore ad esempio con la tecnica del treno
e non come attore, in modo da attutire la tensione
emotiva.
6)
Si deve rispettare, almeno momentaneamente, il desiderio
del soggetto di non rispondere alle nostre domande
traumatizzanti per lui, e ricorrere eventualmente all'uso
di risposte gestuali per cui il soggetto in ipnosi, invece
di rispondere a parole, fa un gesto della mano per il si,
l'opposto per il no, e un altro ancora per il rifiuto di
parlare. Ciò facilita il colloquio durante particolari
stati di coscienza nei quali è difficile la formulazione di
parole, o scabrosa la loro espressione.
Per nostra
personale esperienza riteniamo la regressione di età un
buon metodo, sia per l'indagine analitica, sia per la
psicoterapia, associandola eventualmente alla tecnica della
distorsione temporale e della dissociazione
dell'avvenimento dall'emozione. Pur non sapendo bene in che
modo agiscano sulla persona le esperienze di regressione,
il semplice parlare ed esporre esperienze passate aiuta a
viverle in modo diverso, finanche a liberarsi del giogo
subito negli anni in merito a tali limitazioni
vissute.