IPNOSI COSTRUTTIVISTA
NELLO SPORT
Un
approccio costruttivista all'ipnosi nello sport prevede
presuppposti e mentalità costruttivista, una comprensione
particolare del fenomeno ipnotico ed una mentalità aperta a
riconsiderare gli elementi essenziali che danno spazio alla
realtà che esperiamo quotidianamente sotto una luce
diversa.
Situazioni
psicofisiche diverse caratterizzano, come voi ben sapete,
momenti della vita di ogni atleta. Ci riferiamo a
situazioni di grosso impegno fisico dove risultano
altrettanto importanti, accanto alle doti fisiche ed al
livello.di allenamento, anche capacità prettamente
psicologiche quali la concentrazione, la motivazione, lo
studio degli obiettivi atletici in funzione dei proprio ruolo nella vita,
eccetera.
L'allenatore
ed il medico sportivo solitamente si interessano soltanto
della sfera fisica, quella per intenderci legata al cuore,
ai muscoli, al corpo fisico in generale, parlano pertanto
solo di misurazioni o entità fisiche,
così procedendo ci si
dimentica però che nell'atleta, così come nell'uomo in
generale, non esiste soltanto la sfera dei corpo, esistono
pensieri, idee, concetti e poi relazioni, sopratutto
relazioni..
L'uomo
infatti pensa, vive, si emoziona, ama, ride, piange:
attività tutte collegate ad un mondo, quello della
emozionalità e della istintualità, che riempie ogni momento
della nostra esistenza, e delle relazioni che viviamo con
noi stessi e con gli altri.
Risulta
indubbio che l'atleta, sia di alto livello che
a
livello amatoriale, porta in ogni allenamento ed in ogni gara
il carico e la ricchezza del suo mondo interiore. Questo
mondo a volte è abitato da paure ingiustificate, da timori,
da dubbi, da ansie, a volte da angoscia a volte risulta
ricco di prospettive e risorse inconsce. Queste
parti inconsce strutture che potremmo definire
deIl'anima si risvegliano durante il sonno, come nelle
fantasie dei sogni ad occhi aperti, quando l'uomo non è più
cosciente di ciò che avviene nel mondo esterno, va in una
sua personale trance, attraverso l'autoipnosi o sotto forme
diverse di meditazione, rilassamento, fino a tessere gli
spazi irrazionali dei sogni, le risorse più pure dello
spazio mentale.
Vi
sono anche momenti della vita cosciente in occasione dei
quali queste ondate di emozionalità possono venire
percepite ad esempio durante a situazioni di grande impegno
psicofisico, o meglio ancora in momenti che precedono tali
situazioni.
Esempi
classici di tali stati sono quelli dello studente che,
nell'imminenza dell'importante esame di maturità, ha un
irrefrenabile ansia cognitiva o paure ed angosce, o
l'esempio dell'atleta che passa la notte prima della gara
agitato da ansie e forti emozioni che lo
pervadono
in ogni suomuscolo, questi
momenti rendono difficile distinguere il
corpo
e
la mente
tanto da percepirli come un
tutt'uno indissolubile.
Nell'accezzione
negativa dell'emozionalità lo studente potrà essere colpito
da inarrestabili crisi intestinali
l'atleta si girerà e rigirerà
mille volte nel letto tanto da alzarsi con i muscoli rotti.
Dobbiamo pertanto prendere
coscienza di questa indissolubile unità mente - corpo e
chiarirci una volta per tutte il concetto che l'uomo (e nel
nostro caso l'atleta) non è una macchina a comparti
separati, ma è un essere vivente e sopratutto
pensante.
Accanto
all'allenamento fisico è importante affiancare
l'allenamento
mentale che guida
l'altleta alla conoscenza di se stesso, sino alla gestione
della propria emozionalità. Un prototipo di campione che non gestisce
le proprie emozioni è facilmente individuabile. Lo potete
vedere prima di ogni gara, si mette e toglie la tuta un
sacco di volte prima del via. Non sa mai quando
appiccicarsi il numero di gara e quando lo fa pasticcia,
cerca di parlare con tutti, racconta che non gli importa
nulla della gara, che è venuto lì solo per allenarsi o
divertirsi. In realtà
dentro vive una realtà assai diversa, come quella di
stabilire il proprio record personale o di battere
l'indissolubile amico di allenamento, o l'incontrastato
rivale! Purtroppo il
riscaldamento gli diviene un incubo: spreca un sacco di
energie, comincia a fare gli allunghi quando manca più di
mezz'ora alla partenza, può sentire dentro di sè sensazioni
strane di paura, di insicurezza, alle volte la partenza
della gara giunge come una liberazione! Ma gli può ance
capitare di fare partenze false, in gara vive un contrasto
con le altre parti di se stesso invece di provare sinergia.
In gara non sa assolutamente gestirsi.
Gli
obiettivi dell'allenamento mentale attraverso l'Ipnosi
Costruttivista nello sport vengono strutturati utilizzando
il concetto di
MONOIDEA l'idea
unica di riferimento, essenziale elemento della produzione
della mente, l'individuo nel suo
complesso.
Partendo
da uno stato presente, il qui ed ora, la mia missione
(mission) é l'idea dominante che diviene la mia MONOIDEA,
la sua visualizzazione (vision) diviene lo stato desiderato
che posso visualizzare utilizzando i sensi, percettivamente
rimango coinvolto nel futuro rappresentato dalla visione
ideomotoria di me stesso come del mio corpo nello
spazio.
Gli
elementi essenziali all'approccio dell'Ipnosi
Costruttivista nello sport sono:
La
percezione come parte sensibile ed attiva, mutevole e
cangiante del proprio corpo
Il
pensiero come insieme di idee mutevoli in divenire
(cambiamento e riequilibrio
psicofisico)
Il
corpo come veicolo di movimento ideomotorio
(rappresentazione e costruzione dell'esperienza),
l'intelligenza come sviluppo psicomotorio
dell'esperienza
La
mente come insieme unico di corpo e cervello (io sono il
gesto atletico)
Tale allenamento
mentale, dapprima sotto forma di Ipnosi Costruttivista poi
come Autoipnosi Costruttivista va praticato con la stessa
costanza e la stessa determinazione dell'allenamento
fisico. La sua durata è però assai minore: sono infatti
sufficienti pochi minuti (dai 10 ai 30 minuti a seconda del
proprio ritmo cadenza e rituale) per svolgere le varie fasi
di questo nostro MONOIDEISMO. La cadenza di esecuzione
dovrebbe essere giornaliera, come un "abito mentale" che
indosso ogni giorno.
E'
importante riuscire a ritualizzare l'allenamento mentale
attraverso il nostro MONOIDEISMO in modo da sancire bene i
passaggi e la crescita nella propria esperienza
interiore.
Schema
del monoideismo dinamico:
1) MONOIDEA DEL RILASSAMENTO
PSICOFISICO
2) MONOIDEA DELLA
CONCENTRAZIONE
3) MONOIDEA DELLA
MOTIVAZIONE
4) MONOIDEA DEGLI
OBIETTIVI
MONOIDEA DEL
RILASSAMENTO PSICOFISICO
il
primo periodo é destinato a sviluppare le capacità di
rilassamento muscolare e mentale tramite una tecnica che
richiama, a chi lo conosce, il Training
Autogeno.
Il
soggetto può eseguire l'esercizio comodamente seduto in
poltrona o sdraiato sul letto, in ambiente non rumoroso,
confortevole e semibuio. Deve fissare tranquillamente un
punto qualunque della camera (l'angolo di un quadro,
un'ombra sul muro o qualsiasi altra cosa) e percepire il
movimento delle proprie palpebre, una sorta di blocco
oculare che favorisce la MONOIDEA DEL RILASSAMENTO
PSICOFISICO, quando tale movimento si fa più frequente, il
soggetto può chiudere tranquillamente gli occhi. Deve poi
passare in rassegna ogni parte del proprio corpo, cercando
di percepire sensazioni di pesantezza e di
calore.
Le
frasi da ripetersí mentalmente ed in modo estremamente
lento possono essere le seguenti, nulla vieta di
costruirsene di più appropriate e funzionali al proprio
modo di intendere e vivere l'equilibrio
psicofisico:
-
posso sentire il mio piede destro pesante e
caldo
-
posso sentire il mio piede sinistro pesante e
caldo
-
posso sentire la mia gamba destra pesante e
calda
-
posso sentire la mia gamba sinistra pesante e
calda
-
posso sentire il mio addome pesante e
caldo
-
posso sentire il mio torace pesante e
caldo
-
posso sentire le mie braccia e spalle pesanti
calde
-
posso sentire la mia testa pesante e
calda
-
ora sono completamente rilassato e
tranquillo
-posso
concentrarmi sul mio respiro e sentire l'aria che entra ed
esce tranquillamente dai polmoni senza
difficoltà
-
l'aria che entra in me mi fa sentire leggero, tanto leggero
che posso immaginare di essere piacevolmente disteso su un
tappeto magico trasportato dal vento in un cielo di intenso
azzurro
-
posso sentire i miei muscoli e la mia mente come
completamente rilassati, pronti per sostenere una
gara
-
dopo tre respiri lenti e profondi posso aprire
tranquillamente gli occhi e tornare al mio
presente.
Le
parole vanno scandite, nella propria mente lentamente,
lasciandosi trasportare dalla fantasia
idealizzatrice.
Qui,
come nei punti, seguenti può essere di aiuto audio
registrare o video registrare su nastro ogni fase,
pronunciando bene le parole, a voce bassa e senza cambio di
tonalità, scandendo quasi le sillabe, in modo da
trasformare la propria voce in una musica dolcemente
costante, rituale e ripetitiva, e/o in modo da poter
osservare le fasi di assestamento che favoriscono
ulteriormente la MONOIDEA DI
RIFERIMENTO.
MONOIDEA DELLA
CONCENTRAZIONE
POSSIBILMENTE
Stessa situazione ambientale del periodo precedente. Le
frasi da scandire con le medesime modalità POSSONO
ESSERE:
-
posso fissare un punto lontano da me sino a quando sento le
palpebre le sento stanche: quando le sento stanche chiudo
tranquillamente gli occhi
-
penso a tutto il mio corpo pesante e caldo, pronto a
partire per una gara
-
davanti alla mia mente si apre uno schermo gigante che si
accende magicamente ad un mio gesto convenzionato (da me
deciso)
-
lo schermo si accende: viene proiettata la mia gara ideale,
la gara che voglio veramente vivere
-
mi vedo proiettato sullo schermo, in piena azione (ognuno
persona immagini la sua gara)
-
voglio percepire sensazioni di forma, di benessere, di
agilità, di potenza.
-
rivivo perfettamente senzazioni già vissute in occasione di
gare precedenti in cui mi sono sentito veramente bene,
veramente forte (a questo punto il film della propria
vita/avvenimento/gara/altro può subire, giorno per giorno,
le modificazioni che ci si sente di apportare a seconda
della propria fantasia e necessità. E' estremamente
importante vivere in modo sensoriale, sulla propria pelle,
tutte le sensazioni di questa gara ideale, come nella
propria realtà, come in un sogno)
-
durante le prossime e reali gare attiverò il gesto
convenzionale, (esempi possono essere
congiungere
pollice ed indice in segno di OK, stringere il pugno,
afferrarsi le mani e stringersele, o qualunque gesto ci si
senta di fare, l'importante é ripeterlo sempre uguale in
modo che diventi un ancora!) quando mi sentirò in
difficoltà; non sarò comodamente disteso poiché starò
vivendo direttamente la mia esperienza anche con fatica, ma
nel mio organismo e nella mia mente automaticamente si
accenderà, al gesto pattuito, il mio momento
magico
-
adesso lo schermo si spegne e dopo tre respiri lenti e
profondi posso aprire tranquillamente gli occhi e tornare
al mio presente.
MONOIDEA
DELLA MOTIVAZIONE
POSSIBILMENTE
ambiente ed esordio analoghi a prima:
-
posso fissare un punto lontano da me. Ormai mi é facile. Le
mie palpebre si abbassano tranquillamente ed
automaticamente mi rilasso profondamente
-
ritrovo con il mio gesto la
situazione di rilassamento magico che ho saputo costruire
nella mia mente come anche in allenamento e in
gara
-
compare un grande orologio
che mi scandisce le ore, i minuti e i
secondi
-
sto sviluppando la mia gara
ideale, provo sensazioni di benessere e tranquillità Sono
tranquillo e i miei avversari non riescono a
contrastarmi
-
fisso l'orologio, i secondi
scandiscono il mio ritmo, il mio respiro. Gestisco bene la
fatica. e poco alla volta divento sempre più il gesto
atletico (la corsa, il nuoto, il salto, la spada, l'arco,
lo sci ecc.)
-
poso superare me stesso.
Voglio vivere questi momenti fino in fondo assaporando la
determinazione, la consapevolezza, il risultato positivo
del mio competere
-
quell'orologio é parte di me, è lo strumento che ritma il
mio passo, il mio respiro, il battito del mio
cuore
-
la gara é la mia capacità di
vivere tutte queste intense sensazioni con consapevolezza,
coerenza e significato
-
ogni volta che vorrò apparirà
nella mia mente questo orologio (o qualunque ausilio
tecnologico di mia immaginazione come un cardio
frequenzimetro, un bio feed back, ecc) magari mentre starò
correndo una nuova gara
-
dopo tre respiri lenti e
profondi posso aprire tranquillamente gli occhi e tornare
al mio presente.
MONOIDEA
DEGLI OBIETTIVI
POSSIBILMENTE
STESSO AMBIENTEDI RILASSAMENTO CONCENTRAZIONE E
MOTIVAZIONE:
- sono completamente rilassato e tranquillo.
Chiudo gli occhi. Calore e pesantezza dimorano ora in
me
-
attivo il mio gesto e posso
vedere il schermo ed il mio orologio (o altro che ho
"inventato" su cui concentrarmi!)
-
so che riesco a gestire bene
me stesso tanto da essere ciò che vado a fare, sento che lo
faccio per me stesso, per assaporare il mio movimento,
indipendentemente da tutto il resto
-
gli obiettivi che mi prefiggo dipendono solo da me, ormai
sono parte di me stesso, a breve, medio e lungo
periodo
-
la vittoria dipende da tanti
fattori come gli avversari e la fortuna, la coincidenza, il
caso.
-
battere un record non dipende
solo da me, ma da tanti fattori come il tempo atmosferico
ed il "momento" giusto di quell'attimo
fuggente.
-
lo schermo, l'orologio ...
questi e altri strumenti mi guidano a capire e percepire il
mio obiettivo, quello di dimorare piacevolmente nella mia
mente prima e durante ogni gara
-
questo obiettivo è rimanere concentrato sul mio gesto
atletico, ritmare e musicare ogni mio gesto in armonia col
tracciato segnato, coi miei obiettivi
-
questo obiettivo è anche pensare solo ai miei passi che mi
fanno sentire concentrato. Passo dopo passo, passo dopo
passo, fino a superarmi sempre di più, sempre di
più!
-
superarmi vuol dire vivere queste sensazioni, sentirmi
adeguato a mano a mano che aumenta la mia concentrazione,
via via che aumenta il ritmo dei miei battiti via via che
aumenta il mio respiro, sino al traguardo che desidero
raggiungere!
-
dopo tre respiri lenti e
profondi posso aprire tranquillamente gli occhi e tornare
al mio presente.
Ogni
passo va indubbiamente arricchito e personalizzato
mantenendo l'ossatura che abbiamo
strutturato!
Sarebbe
utile, almeno inizialmente per impostare il proprio
monoideismo un contatto diretto con un ipnologo, meglio se
con esperienze nel mondo dello sport proprio per poter
raggiungere una sensibilità mirata. Tale contatto può
essere sostituito, solo parzialmente, dall'uso dei nastri
magnetici o delle esercitazioni
autoguidate.
In
ogni caso chiunque riesca da solo e con propri mezzi a
vivere sino in fondo la MONOIDEA che si é prefissato, è
sicuramente dotato di qualità sensitive elevate da poter
usufruire dell'autoipnosi e dei risultati che l'ipnosi
costruttivista é in grado di offrire.
Psicologia dello sport:
applicazione degli stati ipnotici
Da
poco tempo l’ipnosi si è riscattata dalle connotazioni
magico religiose che ne hanno limitato l’utilizzo e l'hanno
confinata in pochi ambiti ristretti.
Per
troppo tempo sull'ipnosi si è narrato di timori e paure
derivate dai preconcetti popolari, letterari, spettacolari,
purtroppo ancora oggi troppi medici e psicologici non la
conoscono affatto. Il timore di perdere coscienza, perdere
il controllo, di essere dominati dall'ipnotista
costituiscono stupide assurdità per chi conosce questo
bellissimo e piacevole stato mentale. Anche l'ansia di
apprendere o il timore di non riuscire ci allontanano dalla
nostra naturale tendenza ad accedere alle risorse creative
della nostra mente.
L'ipnosi
è uno stato mentale naturale, diverso dalla veglia e il
sonno, in cui la recettività a stimoli esterni
(eterocettivi) e interni (propriocettivi) si differenzia e
si modula attraverso il monoideismo (possibilità di
confluire selettivamente su di uno stato
desiderato).
L'ipnosi
può svilupparsi in modo spontaneo, autoprovocato o
eterostimolato:
•
• Si
instaura spontaneamente nelle attività mentali
immaginative, creative o mnestiche, nelle attività
automatiche e ripetitive e nell'ambito dei ritmi circadiani
individuali (ogni ciclo, della durata di 90 minuti,
costituisce il tempo ottimale di concentrazione ed
attenzione mirata, dopo il quale si ha bisogno di riposarsi
per recuperare l'energia e lo si fa andando naturalmente in
una breve trance).
•
• È
autoprovocato consapevolmente in seguito ad un precedente
apprendimento come l'autoipnosi, la meditazione, lo yoga,
lo sport, il training autogeno, le tecniche di
rilassamento, le tecniche di respirazione, le tecniche di
concentrazione.
•
• È
eterostimolato nelle prassi definite "induzioni" in cui si
attiva un processo di insegnamento-apprendimento attuato a
molteplici livelli intrapsichici e
comunicativi.
Le
induzione ipnotiche, come tutti i contesti di
apprendimento, sono favorite da:
•
•
Condizioni mentali come l'interesse, la
curiosità.
•
• Doti
relazionali quali la disponibilità, la
fiducia.
•
•
Qualità presenti nell'individuo come la creatività, la
fantasia.
L'induzione
di ipnosi di solito, anche se deve essere sempre in tutto o
in parte una creazione originale adatta all'interlocutore,
una volta instaurato un rapporto positivo di comunicazione
e di fiducia, è una prassi abbastanza semplice che ottiene
rapidamente (mediamente in una decina di minuti) uno stato
di trance operativo per il lavoro
psicoterapeutico.
La
trance ipnotica non viene ricevuta passivamente né
attraverso i sensi né grazie alla comunicazione; viene
attivamente costruita dal soggetto
"cosciente".
La
funzione dell'ipnosi è molteplice, favorendo la suggestione
aumenta l'empatia, permette una percezione selettiva,
favorisce l'esperienza limitandone il criticismo,
consapevolizza l'aspetto costruttivo del lavoro
cerebrale.
L'ipnosi
permette l'organizzazione del mondo esperienziale del
soggetto attraverso il linguaggio verbale, attraverso la
voce, con la comunicazione corporea, non serve a "scoprire"
una realtà oggettiva, bensì permette la costruzione di una
realtà ontologicamente stabile, come spazio di comune unità
(comunità).
Nelle
situazioni di grosso impegno fisico risultano altrettanto
importanti, accanto alle doti fisiche ed al livello di
allenamento, anche capacità prettamente psicologiche quale
il potenziale mentale che ogni individuo è in grado di
esprimere accedendo allo stato di trance
ipnotica.
L'allenamento
mentale nello sport attraverso l'ipnosi e l'autoipnosi
viene sviluppato utilizzando il concetto di
monoidea
dinamica,
in relazione al rilassamento psico fisico, alla
concentrazione, alla motivazione, al focus
attentivo.
L'attività sportiva è la più,
adatta alla dimostrazione delle prestazioni fisiche: il
piacere che ne arriva, è di gran lunga maggiore di
qualsiasi altra attività lavorativa, inoltre con essa è
possibile dare libero sfogo alla propria personalità e la
gioia del movimento, e lo spirito di lotta (come
aggressività socialmente accettata) trovano la loro giusta
espressione. Nello sport, come in nessun'altra attività, è
possibile ottenere un grado massimo di miglioramento delle
prestazioni.
La
maggior parte delle ricerche sulle prestazioni umane, cioè
sulla capacità di adattamento a particolari sforzi fisici,
è riferita all'attività sportiva. Ci riferiamo qui alle
esperienze di H. Lindemann, che ha studiato medicina ed
educazione fisica, ed è stato egli stesso un atleta di alto
livello. Nel 1956 egli attraversò l'Atlantico in
72 giorni con
un comune canotto pieghevole; egli attribuisce all'IPNOSI
il successo di questa avventura, che prima di lui altre
100-persone hanno pagato con la vita. Egli ha studiato
anche gli effetti dell'PNOSI sulle prestazioni sportive, i
cui risultati, fino a pochi decenni fa, venivano attribuiti
esclusivamente all'allenamento fisico.
Aumento della
prestazione con agenti chimici e
psicologici.
In un
esperimento in cui il soggetto doveva contrarre al massimo
il bicipite del braccio destro sono state verificate le
seguenti possibilità di elevare le prestazioni, che dopo
assunzione di alcol furono di 1,8 kg, dopo adrenalina di
2,3 kg, dopo un eccitante (amfetamina) di 4,7
kg, dopo l'ipnosi di
9,1 kg e dopo comandi postipnotici di 7,6 kg. La
superiorità dei mezzi psichici rispetto a quelli
farmacologici fu quindi evidente. Intere compagini sportive
sono state ipnotizzate prima degli incontri e hanno
riportato notevoli successi. A questo punto ci si chiede se
l'IPNOSI, come doping psichico naturale e consentito possa
provocare miglioramenti nelle prestazioni. La risposta più
netta e convincente ci è fornita dai risultati ottenuti da
una squadra, di sci che, avendo praticato l'IPNOSI, vinse
numerose medaglie d'oro, d'argento e di
bronzo.
Da cosa
dipendono tali successi? E' stato dimostrato che il doping
chimico non ottiene risultati migliori, rispetto ai casi in
cui l'atleta supera la barriera psichica delle prestazioni
tramite una reale e intensa
motivazione".
Secondo
Lindemann l'IPNOSI è più efficace per le sue numerosissime
possibilità di aggancio. I fattori che hanno contribuito al
successo della sua impresa sono: la possibilità di evitare
ulcerazioni dovute
alla
posizione, all'acqua salata (egli ha trascorso
72
giorni e notti
sempre seduto) e all'iperemia della zona. Inoltre: "Chi
pratica la distensione autogena consuma meno energie e meno
calorie rispetto ad un individuo teso. La distensione
profonda dà un senso di benessere. Chi è in grado di
distendersi nella maniera giusta, dimentica le proprie
ansie e paure naturali. Diminuisce anche la necessità di
dormire e l'irrequietezza nello stare seduti; si riesce,
infatti, a stare seduti così tranquillamente che passa
molto, tempo prima che si avvertano disturbi. Bisogna poi
aggiungere: 1) la possibilità di compensare notevoli
riduzioni di sonno" con pause autogene di riposo
(confermato anche da astronauti russi); 2) la capacità, ormai
automatizzata, (Ai governare il timone con i piedi - anche
nel sonno; 3) il superamento, delle allucinazioni che
comparivano in seguito all'enorme deficit e sonno dovuto a
tempeste che duravano giorni e giorni. Tutto, ciò stato,
reso possibile da una preparazione durata mesi, in cui
Lindemann si esercitava su due formulazioni
di proponimenti: "Rotta ovest" e "Ce la faccio" che gli davano un
"senso di sicurezza universale". Sono queste le condizioni
psichiche che gli hanno permesso dì sopportare una lunga
notte di tempesta disteso sulla chiglia scivolosa del
canotto ribaltato.
Sintetizzando
le considerazioni di Lindemann sulla sua impresa sportiva,
notiamo che l'allenamento fisico ha avuto un ruolo molto
secondario rispetto all'applicazione dell'IPNOSI. Ciò vale
anche per un capitolo sul miglioramento delle prestazioni
sportive, nel quale si parla esclusivamente di fattori
psicologici: acquisizione di maturità e sangue freddo, con
i quali è possibile superare "l'ansia della partenza", il
"panico del palcoscenico", la paura davanti all'imponenza
dell'avversario, ecc.
Riepilogando
risulta che "il miglioramento delle prestazioni sportive è
uno dei principali campi d'applicazione delI'PNOSI". Le
indicazioni nel settore dello sport sono le seguenti:
contratture e agitazione alla partenza; contratture dovute
a complessi di inferiorità o ad atteggiamenti di
aspettativa; incapacità di sfruttare al massimo le proprie
possibilità e difficoltà a compiere i movimenti con
scioltezza e leggerezza; debolezza di concentrazione nel
giudicare la situazione, per cui ci si lascia sfuggire
anche una vittoria sicura; nervosismo generalizzato,
collegato con stati di insonnia prima della gara, e
cosiddetta "febbre da competizione."
Analizzando
le cause degli insuccessi di molti atleti di livello
internazionale si è potuto constatare che "una delle
ragioni principali è data da ipermotivazione" che provoca
"uno stato ergotropico di tensione eccessiva". In luogo del
doping rilassante (con psicofarmaci), che è vietato, si
consiglia agli atleti instabili emotivamente l'applicazione
delI'PNOSI,praticato regolarmente e poi eseguito in forma
abbreviata prima dell'inizio della competizione. "La
straordinaria sicurezza nell'atteggiamento durante la gara"
è attribuibile esclusivamente alI'PNOSI, dato che nei casi
in cui la calma viene mantenuta senza di esso "un tale
atteggiamento si manifesta con un'intensità di gran lunga
inferiore".
Impressionanti
sono i risultati ottenuti con gli esercizi anticipatori: un
gruppo di studenti di educazione fisica si "allenò" per due
settimane rappresentandosi mentalmente la corsa agli
ostacoli dieci volte al giorno per dieci minuti ogni volta.
Nei 110 m ostacoli, si ebbe un tempo inferiore di 0,57 sec.
Rispetto al gruppo di controllo il miglioramento della
prestazione fu del 100%. Facciamo notare che si trattava
solo di allenamento mentale senza immersione
autogena.
Per
concludere riportiamo alcune formulazioni di proponimenti
che hanno lo scopo di rinforzare la motivazione
all'allenamento e al miglioramento delle
prestazioni:
•
L'allenamento (la prestazione) rende liberi e
felici
• L'allenamento fa
piacere, io mi alleno sistematicamente
• Mi alleno con
piacere e amore
• Io corro
completamente sciolto, libero e fluido
• Io scatto veloce e
fluido
• Io
colpisco(lancio) scioltamente e
potentemente
• lo salto libero
alto e sciolto (fluido).
In
competizione con un avversario si può evitare i crampi con
la formula:
Avversario
indifferente, Io mantengo il ritmo
lo
corro sciolto e do tutto.