Le strade dell'ipnosi
Nessuna tecnica o disciplina scientifica ha impiegato così
tanto tempo come l'ipnosi a liberarsi dalle connotazioni
magiche che ne limitavano l'utilizzo e la confinavano alle
competenze di pochi sedicenti specialisti.
In epoca moderna, spogliata da ogni orpello di
superstizione, é possibile vedere l'ipnosi nelle sue varie
forme, con un occhio nuovo, restituendogli quel ruolo
fondamentale nella gestione dei rapporti interpersonali e
delle dinamiche comunicative di massa.
Nella storia dell'ipnosi Mesmer, Charcot, Jung, Schultz,
Erickson, Granone, furono i principali studiosi
dell'ipnosi, ma altri personaggi indirettamente coi loro
studi e le considerazioni in merito al costruttivismo, alla
cibernetica, ed alle neuroscienze, hanno contribuito a
comprendere meglio il fenomeno, così si può dire che
direttamente o indirettamente Piaget, Bateson, Maturana,
Varela, von Foerster, Ceccato, von Glasersfeld, e altri
ancora hanno orientato la conoscenze di un fenomeno così
complesso ed affascinate quale é quello della trance
ipnotica.
Mentre nell'antichità, i nostri antenati con i loro riti
magici, religiosi, hanno adoperato l'ipnosi per costruire
legami con se stessi, gli altri, le cose, oggi si stenta
ancora a riconoscere il fenomeno, sebbene sia
inequivocabile la sua esistenza.
A partire dagli albori della civiltà é sempre stato
conosciuto l'uso della voce, delle parole, dei gesti per
orientare le persone, per guidare o condizionare gli altri,
e durante tutto il XIX secolo l'ipnosi ebbe un momento di
grande popolarità, con Freud, all'inizio del 900 si ebbe
una brusca frenata, la teoria della Psicoanalisi, da lui
inventata, non potendo spiegare il fenomeno dell'ipnosi, le
neuroscienze al tempo erano ancora molto lontane, venne
messa al bando per un lungo periodo, ancora oggi, malgrado
la scienza ci permetta di avvicinare in modo differente il
fenomeno, dell'ipnosi si ha una visione limitata e
distorta.
Moderni studi e ricerche hanno ridato luce all'ipnosi e
l'hanno tradotta in metodologie e modelli più comunemente
conosciuti nel campo psicologico con i nomi di
Programmazione Neuro Linguistica, Training Autogeno, Ipnosi
Moderna o Ericksoniana, Ipnosi Dinamica, Training Mentale.
Ma è attraverso il principio dello stato mentale, la
costruzione di uno stato di equilibrio tra pensieri e
sensazioni nella mente dall'individuo, una dimensione
mentale alternativa allo stato di realtà che conosciamo,
che si può comprendere meglio la portata della stessa
ipnosi, infatti, il principio su cui si basa l'ipnosi è la
costruzione nell'individuo di una stato mentale funzionale
all'obbiettivo che si desidera raggiungere, la vera portata
del lavoro con la trance ipnotica è proprio questo,
utilizzar' lo stato mentale permettendo alla persona di
cambiare le proprie abitudini, credenze, convinzioni,
apprendendo con facilità un nuovo modo di comportarsi,
pensare, vivere le proprie emozioni, e questo è reso
accessibile con l'uso dell'ipnosi e degli stati mentali
connessi.
I passaggi seguiti in un induzione ipnotica sono gli stessi
passaggi che accomunano i momenti dell'apprendimento, che
guidano il cambiamento personale sviluppato nell'ambito
della psicoterapia, che accompagnano la meditazione, la
preghiera, che strutturano le nostre emozioni, che
traducono i sentimenti in precise sensazioni, manifestando
i nostri pensieri attraverso la fisiologia del corpo.
Malgrado le potenzialità presenti lavorando direttamente
con gli stati mentali, nel 2001 (XXI secolo) ancora
l'ipnosi fa paura, è circondata da pregiudizi assurdi,
senza senso, anche se la trance ipnotica (vissuta come
indotta dall'esterno o come autoipnosi), non è ricevuta
passivamente, è una costruzione partecipata ed
acconsentita, attivamente costruita o acconsentita dal
soggetto "cosciente", non c'è bisogno di una trance
profonda per ottenere concentrazione e sviluppare un buon
potenziale mentale per apprendimento e cambiamento, come si
credeva un tempo, ogni atteggiamento partecipativo che
richieda attenzione e concentrazione è già una valida
trance ipnotica.
Ma che cos'è allora l'ipnosi?
Essenzialmente é la possibilità di strutturare uno stato
mentale (stato di coscienza o consapevolezza) alternativo
allo stato di veglia, ma anche un modo differente di
utilizzare le proprie risorse mentali, un modo diverso di
comprendere e vivere la realtà, nell'esperienza di noi
stessi e degli altri. Ma è anche un modo di usare la
fantasia e la creatività per affrontare e superare i
problemi e i limiti della concezione attuale che la
psicologia dell'individuo offre.
Il nostro cervello si divide in due parti definite
emisferi: quello sinistro, specializzato nella formulazione
del linguaggio, razionale, logico; quello destro legato
all'intelligenza emotiva, istintivo, utilizzato
dall'immaginazione, dalla fantasia e dalla creatività.
L'ipnosi ci permette di "staccare" l'emisfero sinistro del
cervello e usare quello destro per fare della nostra vita
un sogno che si realizza, permettendo, nello stesso tempo
all'emisfero sinistro "razionale", di equilibrarsi con
l'emisfero destro "emotivo", di rigenerarsi, per ripartire
al meglio delle sue possibilità.
Per ottenere questo occorre essere curiosi, aver voglia di
abbandonare lo scetticismo, la critica e le nostre
certezze, per aprirsi ad esperienze emotive oltre che
razionali.
Vivere l'ipnosi, abbandonandosi alla trance, è entrare in
uno stato mentale alternativo durante il quale, senza
perdere il controllo di noi stessi e dei nostri pensieri,
raggiungiamo uno stato di benessere psicofisico e di
rilassatezza rigenerante per tutto il nostro essere.
Milton Erickson disse:
"L'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi", con questo intendeva
dire che l'ipnosi possiamo viverla ogni volta che lo
vogliamo, ed in ogni situazione, anche senza rendercene
conto direttamente, infatti, ogni 90 minuti circa, abbiamo
tutti quanti un momento di trance naturale, un meccanismo
naturale durante il quale nostro organismo recupera energia
fisica e psicologica, ci si può accorgere facilmente di
questo meccanismo ponendo attenzione al fatto che ogni
tanto ci si "incanta", almeno viene usato questo termine,
gettando lo sguardo sfocato, fissando un punto di
riferimento, senza pensieri, concedendosi semplicemente e
naturalmente un momento diverso da ciò che si stava
facendo.
Abbiamo creato un acronimo per fissare le tappe attraverso
cui raggiungiamo una buona trance, "SE
MOLTA FEDE", le
cui iniziali possono aiutarci ad entrare meglio nello
spirito della trance ipnotica:
Il
Sincronismo,
sincronizzarci con noi stessi, coi nostri tempi, con le
persone attorno a noi, con il mondo esterno, attraverso
le
Emozioni,
le immagini positive, le sensazioni, sviluppando una
MOnoidea
forte e determinante che ci permette di mettere a fuoco le
singole idee sparse in un unico punto di interesse. Tutto
questo sviluppa una
Limitazione
del campo di consapevolezza e contribuisce a definire in un
unico punto attrattore in grado di farci sviluppare
la
Trance
ipnotica. Prima conseguenza di questo stato mentale
alternativo é l'Attivazione
del potenziale mentale che ognuno possiede, un modo per
costruire una nuova "realtà" di riferimento, il principio
del cambiamento, vedere con altri occhi la "realtà"
condivisa con gli altri. La
FEnomenologia
che si rende evidente, sia a chi guida l'esperienza
ipnotica, sia a chi la vive direttamente, ci mostra
l'approfondimento dello stato di attivazione della trance.
L'uscita dal proprio stato di trance la
DE-trance
ci riporta allo stato di veglia o "realtà" condivisa da cui
siamo partiti, ma con la possibilità di vivere in modo
differente, emozionandoci, pensando, esprimendo la nostra
presenza in maniera differente.
Ogni fenomeno che interessi la nostra mente lo ritroviamo
coinvolgerci profondamente in una elaborazione simile, per
avere un idea chiara del fenomeno ipnotico pensiamo al
processo dell'innamoramento, quando ci si innamora,
infatti, succede di sviluppare un forte interesse per
un'altra persona e questo ci porta inevitabilmente a:
•
Assomigliare all'altro, prendere abitudini e comportamenti
dall'altra persona (Sincronismo)
• Essere
fortemente emozionati e vivere irretiti dai sentimenti e
dalle emozioni (Emotivo)
•
Pensare costantemente all'altra persona, a ciò che
rappresenta per noi (MOnoidea)
• Ogni
altro interesse passa in secondo piano (Limitazione
del campo di coscienza)
• Si
vive l'innamoramento come in un sogno, uno stato etereo
(Trance)
• Si
diviene creativi, pieni di entusiasmo e vita
(Attivazione
del potenziale mentale)
• Si
perde appetito o si acquista, non si dorme, si sta bene
pieni di vita (FEnomenologia)
• Quando
si smette di essere innamorati si esce dal sogno tornando
nel presente (DE-trance)
Ogni coinvolgimento duraturo implica in noi un attaccamento
e dunque una forma di "innamoramento", dedizione,
infatuazione, i punti facilmente riconoscibili in questo
nostro acronimo riportano le tappe presenti in ogni
processo attrattivo, sono quindi alla base di comuni
esperienze di stati mentali alternativi.
Riteniamo per queste ragioni che l'ipnosi debba essere
portata nella giusta considerazione e si possa prendere in
considerazione il lavoro degli stati mentali sulle persone
per procedere ad una profonda rivisitazione della
psicologia dell'individuo, nonché delle masse. Solo così si
potrà permettere alla scienza psicologica di unificare
teorie e ricerche in una unica direzione in cui l'ipnosi
trova una sua collocazione ed uno specifico utilizzo
pratico e concreto oltre che ipotetico e deduttivo.
Memoria
ipnosi ed apprendimento
Due
tipi di ipnosi possono essere sviluppati con la mente
dell'uomo, un ipnosi che potremmo definire a breve termine
ed un ipnosi a lungo termine, l'esperienza dell'ipnosi,
strettamente correlata a quella dell'apprendimento,
costituendo la base stessa dell'apprendimento, è collegata
al processo di memorizzazione dell'individuo. Non esistono
esperienze che mutano essenzialmente nella vita, molti
elementi dell'esperienza infantile rimangono per tutta la
vita, il coinvolgimento, la passione, la dedizione sono
modalità emotive di avvicinarsi alle esperienze che ci
accompagnano tutta la vita. Perché si possa avere
memorizzazione il soggetto deve vivere un esperienza che lo
coinvolga, noi questa esperienza la definiamo "ipnotica"
perché si sviluppa sempre nello stesso ordine in ogni
periodo della vita, e varia unicamente nella sua intensità
e nella sua durata:
• Più
il coinvolgimento della persona è alto più si può
riscontrare un forte sincronismo della persona verso
l'oggetto d'interesse, sia che questo appartenga al mondo
animato, sia che appartenga al mondo inanimato, la persona
riuscirà a strutturare un sincronismo, il cosiddetto
animismo vissuto verso cose o animali è riscontrabile anche
nel comportamento adulto, al pari di quello avuto nel
periodo infantile.
• Il
campo percettivo si ridurrà aumentando la concentrazione
dedicata, il focus attentivo metterà in luce unicamente
l'oggetto di interesse, la realtà di contorno verrà sfocata
gradatamente o messa in secondo piano.
• Si
sviluppa una monoidea dominante nella persona che oltre ad
alzare il livello di presenza dedicata, permette la stessa
persistenza legata al neo indotto campo percettivo,
aumentando la sensibilità generale e particolare lavorando
su una cresciuta emotività, dipendente a sua volta
dall'accresciuta concentrazione.
•
L'accresciuta emotività determina una persistenza
nell'attaccamento portando l'esperienza da un livello a
breve termine ad un livello a lungo
termine.
• Il
concentrarsi su di un esperienza fa dimenticare ogni cosa
precedentemente seguita, distrae come si sul dire, e si
possono evidenziare delle particolari reazioni collegate al
nuovo interesse, noi definiamo trance, al pari della trance
ipnotica questo momento di concentrazione, dedizione ed
attaccamento.
Naturalmente,
ed usiamo il termine naturale per definire il momento
particolare che viene a definirsi perché ad ogni età si
riscontra un esperienza analoga, il cervello si attiva ad
un esperienza nuova ed arricchente, questo succede anche a
giustificazione dell'attaccamento e della concentrazione
crescente nella persona, il potenziale elaborativo del
cervello si attiva per incrementare ogni possibile utilizzo
dell'esperienza nel futuro.
Da un
punto di vista fisiologico l'esperienza dell'ipnosi
facilita ogni fase preliminare legata ad un processo di
apprendimento ed in secondo luogo di memorizzazione,
nell'ipnosi a breve termine l'attivazione del cervello,
nelle varie fasi viste in precedenza, determina a livello
cellulare, nelle cellule nervose direttamente interessate,
un aumento di attività e dunque un iniziale aumento di
volume di scambio, gli atomi, presenti in una cellula
nervosa, che veicolano la trasmissione tra le cellule
nervose, attraversano i canali ionici della cellula
portandosi con se una carica elettrica. Al variare della
loro concentrazione, si crea una differenza di potenziale
tra l'interno e l'esterno della cellula. Così i neuroni
generano i segnali elettrici che usano per comunicare tra
loro. Quando un circuito nervoso viene stimolato
ripetutamente, nel persistere di una certa esperienza, le
sue cellule producono sostanze chimiche che si legano ai
canali ionici e alterano il loro funzionamento: lasciano
passare una quantità maggiore di atomi, e dunque veicolano
maggiore informazione locale. In tal modo il potenziale
elettrico aumenta e la propagazione del segnale nervoso
lungo il circuito viene potenziata. Questo è il meccanismo
di registrazione della memoria a breve termine sul sistema
nervoso. Nell'arco di poche ore, se l'esperienza non si
itera e dunque non viene più stimolata a livello locale la
produzione mirata di segnali elettrici, il funzionamento
dei canali ionici torna allo stadio iniziale e la memoria
dell'esperienza svanisce in tempi relativamente
brevi.
Se
lo stimolo viene ripetuto più a lungo, l'esperienza
dell'ipnosi si ripete o si protrae nel tempo, il ricordo si
consolida e la memoria diventa stabile. A livello
cellulare, in ogni contesto di apprendimento ripetuto e
consolidato si verifica un rimodellamento dei neuroni. Le
cellule del circuito nervoso stimolato producono dei
messaggeri chimici, delle sostanze che raggiungono il
nucleo e agiscono direttamente sul Dna. Stimolano
l'attivazione di determinati geni e ne inibiscono degli
altri. Allora, i neuroni coinvolti cambiano forma:
producono delle nuove sinapsi, che sono appunto le
giunzioni che collegano le cellule confinanti tra loro. I
legami tra i neuroni del circuito non solo diventano più
recettivi, ma aumentano di numero, si sviluppa una
competenza fisiologica e dunque costruttiva, nuove sinapsi
a disposizione del cervello, si incrementa una porzione di
intelligenza, essendo questa determinata non tanto dal
numero di cellule presenti nel cervello, ma dai
collegamenti tra le cellule stesse.
Se
gli stimoli si interrompono per un periodo molto lungo la
memoria a lungo termine, e dunque l'effetto dell'ipnosi a
lungo termine svanisce, a distanza di alcuni mesi
dall'ultima volta, nell'area interessata all'elaborazione
dell'esperienza di apprendimento in cui si hanno avuti più
stimoli, possono avanzare lacune strutturali. Le cellule
riassorbono le sinapsi in sovrannumero, é il un fenomeno
noto in neurofisiologia come la "potatura" delle
sinapsi.
Nel
nostro cervello la forza dei legami tra i neuroni aumenta
quando si forma un ricordo. Per esempio, se una persona
impara a suonare il violino, la sua mano sinistra, quella
che tocca le corde, riceve stimoli maggiori rispetto alla
mano destra, quella che regge l'archetto. Con il tempo, la
sinistra diventa più sensibile al tatto della destra. E nel
cervello, nella porzione di corteccia cerebrale che
corrisponde alla mano sinistra, i legami tra i neuroni si
rafforzano ed accrescono di numero. La rete delle
connessioni tra le cellule cerebrali cambia da persona a
persona. E' una caratteristica unica di ogni individuo e
non è determinata dal Dna, ma dall'apprendimento, e
l'apprendimento passa attraverso l'esperienza della trance,
vissuta con induzioni auto od etero indotte nel soggetto,
ogni forma di apprendimento ha dunque a che far'e con
l'ipnosi.
I
gemelli monozigoti, che sono geneticamente identici, hanno
una diversa distribuzione dei legami tra i neuroni, perché
le loro esperienze di vita non possono essere identiche in
ogni dettaglio. Per questo motivo si può sostenere che noi
siamo strettamente legati alle nostre esperienze,
l'esperienza è la causa il mondo è la sua conseguenza,
naturalmente l'esperienza è da leggersi come articolabile
in tutti gli organi percettivi, può essere cenestesica
(tattile), nel movimento vanno a fissarsi i parametri del
controllo motorio, così per la vista, l'udito, l'olfatto,
il gusto e quant'altro nell'intuito delle persone, ogni
elemento che ci perturba può essere connesso alla nostra
esperienza di vita.
Ogni
cosa può essere riportata all'esperienza ipnotica perché
ogni esperienza è per noi ipnotica, ed il suo persistere è
legato ad un monoideismo che si sviluppa in noi e che
determina attenzione e concentrazione mirata e protratta in
quella specifica direzione.
Ma
se apprendimento e memoria sono processi che si possono
spiegare in se perché ricorrere
all'ipnosi?
Noi
riportiamo l'esperienza dell'ipnosi, dunque la trance
ipnotica connessa, perché la fenomenologia che si sviluppa
con essa è evidente, misurabile, riproducibile ed
esportabile in soggetti differenti, per tale ragione
insistiamo sull'affiliazione di questo tipo di esperienza
mentale, non è possibile, al contrario, avere la stessa
chiarezza di come produrre con facilità apprendimento e
memorizzazione in una persona.
Ogni
individuo ha le sue esperienze di trance ed è in grado di
ripeterle, il nostro senso critico, riportandoci ad un
senso razionale e condiviso ci riporta all'esperienza
dell'ovvio, un esperienza scontata e ripetitiva che si auto
convalida, il bambino ha avuto apprendimento di una realtà,
l'adulto ha un consolidamento della stessa, un continuo
rinforzo necessario alla sua stessa esistenza, la
memorizzazione è collegata a questa fase seguente
all'apprendimento, l'ipnosi ci mostra il come avviene
questo, le neuroscienze ci dicono perché avviene
questo.
A
conclusione di questo breve escursus possiamo riportare un
pensiero di Milton Erickson molto attinente al nostro
discorso, lui disse: "L'ipnosi non esiste, tutto è
ipnosi".
Il fluire delle
monoidee
Il
meccanismo dell'innamoramento é da considerarsi
un'esperienza condivisa da tutte le persone
indistintamente, a cambiare non é il meccanismo stesso, al
massimo questo varia di intensità, a cambiare é l'oggetto
dell'innamoramento, per "oggetto" naturalmente intendo sia
esseri viventi, persone, animali, piante, quanto
altro.
Innamorarsi é
semplicemente sviluppare un interesse, una passione, un
attenzione fortemente mirati verso l'oggetto di interesse,
fino a farne un forte punto di concentrazione, attrazione o
come lo si voglia intendere.
Le idee hanno
la capacità di mantenere alta la nostra attenzione su
precise aree di interesse, in questo modo sviluppiamo delle
propensioni a pensare intensamente in alcune direzioni di
interesse piuttosto che altre, e questo avviene in modo
sistematico fin da giovane età, questa abilità, che
inizialmente risulta una capacità di concentrarsi in modo
più o meno diffuso, nel tempo diviene la
possibilità/necessità ad impegnare tutto se stessi in un
unica direzione di interesse.
Che sia un
esperienza mentale, flusso continuo di pensieri orientati
ad uno scopo, o fisica comportamenti orientati in un unica
direzione, poco alla volta tale comportamento selettivo,
della persona nei confronti di ciò che si trova ad avere a
disposizione, prende ad essere presente in ogni area di
vita della persona, sia mentale che fisica, al punto da
"convogliare" ogni risorsa energetica a disposizione in un
unica direzione, fino a determinare un totale
coinvolgimento del proprio essere in quella data direzione,
questo fenomeno psico/fisico dell'individuo noi lo
definiamo monoideismo, intendendo con mono un unica area
ristretta d'interesse, e con ideismo la capacità di
sviluppare idee ed azioni in quella stessa direzione, in
relazione al fatto che la mente é in grado di sviluppare
azioni attraverso pensieri, e che tutta la conoscenza é
capacità di agire sulla realtà in modo controllato, dunque
direzionato, la conoscenza é quindi un'insieme di azioni,
l'esperienza è la causa del mondo che ne è la conseguenza,
a sua volta il mondo è la causa dell'esperienza a venire,
la circolarità esperienziale è la strada che ci coinvolge
nella conoscenza, la conoscenza è la trasformazione
dell'esperienza in mondo, realtà, vivendo nella realtà si
portano avanti nuove esperienze che disvelano porzioni di
mondo che divengono spunti per nuove esperienze, tutto in
una circolarità, o meglio in una spirale dove n mondo ne
esperienze sono uguali a se stesse.
L'azione
mentale del conoscere é lo sviluppo di una o più forme di
monoideismo che poco alla volta si possono concentrare in
un unica direzione portando la persona ad utilizzare ogni
risorsa a disposizione in quell'unica direzione, monoidea
dunque a tutto campo.
Nel
momento che sopraggiunge la monoidea, questa diviene
dominante sul resto delle esperienze possibili, la monoidea
diviene "egoista" ed accentratrice, prendendo ad orientare
ogni lavoro mentale e fisico nel continuo intento di
favorire la stessa monoidea.
Il modo
attraverso cui si sviluppa una monoidea esalta le forme, i
collegamenti e gli sviluppi del pensiero più di quanto non
possa sembrarci lo stesso straordinario innamoramento, fino
ad oggi considerato solo come un aspetto particolare dello
sviluppo dell'amore nelle persone, il monoideismo è
altrettanto coinvolgente e pregnante.
Perché possa
svilupparsi un monoideismo, questo deve realizzarsi durante
un esperienza, ci deve essere la presenza in contemporanea
di due elementi contingenti, la persona presa in
considerazione, l'osservatore, ed il contesto di
osservazione in cui è presente l'oggetto dell'osservazione
stessa, ho usato il termine osservatore perché come vedremo
chi osserva è anche colui che descrive oltre che vivere un
esperienza, e dunque ci servirà per sottolineare i vari
passaggi.
Ciò che
avviene tra osservatore ed osservato è un sincronismo,
parlando di due persone possiamo comprendere che per
potersi percepire le due persone devono esserci nello
stesso tempo e nello stesso spazio, questo è scontato se si
escludono forme i video ripresa o di registrazione di vario
tipo, come testimonianze di altri, scritti, disegni segni o
simboli di varia natura che possano richiamare l'idea
dell'altro, ma una condizione necessaria, possiamo parlare
dunque di sincronismo spazio temporale, il che equivale a
dire che le due persone entrano in una danza in cui
entrambi ricalcano il comportamento dell'altro per poterlo
comprendere e fare proprio, e questo è anche il principio
della comunicazione.
Nel momento
che sussiste la presenza delle due persone allora entrambi
per cogliere l'idea dell'altro entrambi hanno bisogno di
relazionarsi, oltre la semplice presenza, con l'altra
persona, implicando una forma di sincronismo attraverso
azioni e comprensioni reciproche che permettono di
conoscere l'altra persona.
L'esperienza
comunicativa è molto complessa ed ha bisogno, per essere
gestita e compresa, di un completo interessamento e
coinvolgimento verso l'altra persona, la complessità
attraverso cui avviene il "contatto" con l'altro non è
gestibile a livello di un'esperienza razionale e dunque in
un esperienza di cui avere consapevolezza, ma avviene a
livello emotivo, usando risorse del cervello non ordinabili
e coordinabili dall'emisfero emotivo e quindi
dall'intelligenza emotiva.
E' dunque
necessario che il nostro osservatore, trovandosi dinnanzi
ad un esperienza complessa, dunque ricca di elementi, con
presenza di novità, nell'impossibilità di definire tout
court l'esperienza stessa come già vissuta o conosciuta,
viva l'impatto emotivo come unica strada in grado di
mantenere percezione di unità pur nella complessità. Ogni
forma di razionalizzazione ridurrebbe l'esperienza e non
permetterebbe di andare oltre l'ovvio creando una frattura
tra percepito, da un lato, e compreso dall'altro, limitando
l'esperienza e la conseguenza della
stessa.
Il ruolo
dell'intelligenza emotiva è quello di far vivere
all'individuo l'esperienza del nuovo ed ampliare i confini
stessi della percezione, in tal modo l'osservatore si
arricchisce andando o ad aggiungere o a riordinare la sua
stessa conoscenza.
E' a questo
punto che l'esperienza può concludersi rientrando in una
semplice nuova percezione o può affermarsi un interesse
maggiore per quello che si è vissuto, nel primo caso la
ragione, attraverso il comune e condiviso senso critico,
riprende il controllo dell'esperienza, nel secondo caso
l'esperienza diviene centrale e tutta l'attenzione si va a
definire in un nuovo stato in cui una monoidea precisa
diviene il riferimento primo ed unico nel contesto
dell'intelligenza emotiva.
Se si
intraprende una percezione animata da entusiasmo e
coinvolgimento e l'attenzione si concentra limitando il
quadro percettivo della persona allora ogni cosa fluisce in
un unica direzione rappresentando in tale modo il cambio di
stato mentale della persona, un cambio di equilibrio dove i
pensieri e le sensazioni si distribuiscono in modo
differente lasciando nuovi spazi alla monoidea
crescente.
Al pari
dell'innamoramento, la monoidea equivale ad un preciso
riferimento preso dalla persona in pieno sincronismo con
l'altro, in un contesto altamente emotivo dove la
concentrazione non è impegno e fatica, semplicemente non
c'è nulla d'altro e l'unica cosa che interessa è anche
l'unico punto d'attenzione, li tutto coincide, interesse,
passione, dedizione, riferimento.
L'attivazione
del potenziale mentale è la prima conseguenza di un
rinnovato interesse, creatività ed estro sono da collegarsi
all'uso delle risorse dell'intelligenza emotiva, il
cervello cerca nuovi elementi per rispondere alla curiosità
crescente per quel nuovo ordine. Il primo tempo è occupato
a stabilire uno spazio in cui collocare il nuovo, poi
avviene la ricerca dei collegamenti con quel contesto
razionale che abbiamo lasciato in disparte, fino a definire
una strada che integri per noi vecchio e
nuovo.
L'ipnosi
riproduce il monoideismo e l'emotività ad esso connesso,
permette di accedere all'idea ed al suo annidarsi in noi
attraverso un preciso percorso di riferimento, è possibile
dunque utilizzare le risorse dell'intelligenza emotiva, e
con essa tutte le risorse che un potenziale mentale
rinnovato è in grado di dare.
L'IDEA
DELL'IPNOSI
Andiamo
a descrivervi il più semplicemente possibile l'idea che si
sta delineando dell'ipnosi, al di la dei numerosi tentativi
di darne una descrizione esaustiva, solo l'intento di
avvicinarvi all'idea che guida all'esperienza dell'ipnosi,
che per definizione non può precedere l'esperienza
dell'ipnosi stessa.
L'idea
dell'ipnosi, da cui partiamo, è la possibilità di pensare
all'intelligenza umana come suddivisa in due aree precise
di sviluppo ed utilizzo:
•
L'intelligenza razionale
•
•
L'intelligenza emotiva
Ogni
persona possiede "porzioni" differenti di queste due aree
d'intelligenza, si può immaginare che tutto ciò che rientra
in un tipo di ordine o di filosofia vita stabilito
dall'uomo rientri in una forma
d'intelligenza.
C'è una
parte della nostra vita che viene pianificata, ordinata,
strutturata quasi in modo automatico, tutti quegli aspetti
prettamente logici razionali dell'esperienza che entrano
nella nostra vita, nome cognome, identità anagrafica,
aspetti di ordine che apprendiamo a scuola, leggi, regole,
presupposti, ci misuriamo con livelli e gradi, ci
utilizziamo nel vivere con gli altri attraverso ruoli,
competenze, aspetti che ci permettono di capire e gestire
le nostre organizzazioni, i bisogni, questo mondo rientra
nel mondo delle cose razionalizzabili, ed è un vasto mondo
a noi chiaro, e di cui ormai siamo abituati a reagire,
metti la carta, togli la carta, inserisci il codice, digita
uno, due cinque, esegui, cancella, un mondo di attese
scontate, gestioni limitate, organizzazione programmate, un
mondo che potremmo definire "semplice", o banale per la sua
alta prevedibilità.
Poi c'è
tutto il resto ……………..
Noi ci
interessiamo di quest'aspetto della vita e l'ipnosi è come
dire …….. quell'idea che ci avvicina all'aspetto emotivo
del nostro vivere, un'idea che non ha pretese, se non la
pretesa "scontata" di emozionarci, ma dove come quando
perché non ci è dato saperlo direttamente, le emozioni sono
spesso sorprese nell'intensità, nella direzione, nella
stessa loro presenza, tutto ci aspetta ed il contrario di
tutto.
Per
emozionarci ci sono tante strade differenti, possiamo
cercare nel mondo delle storie, delle immagini, dello
sport, ma accedere alla parte della nostra intelligenza
emotiva è possibile solo eludendo la nostra parte
razionale, così impegnata a raccogliere "dati" per
mantenere stabile a noi il senso critico della realtà, come
ogni complessa percezione composita la "realtà" come noi la
conosciamo, ci mantiene in una stato finito e definito, di
esperienze, andare oltre è entrare nella sfera
dell'emotivo.
Tutta
l'esperienza e la tecnica del mondo filosofico orientale,
la ricerca della cosiddetta illuminazione, guida le persone
in percorsi costruiti al fine di "staccarsi" dalla
consapevolezza razionale dell'esistenza, attraverso i
significati più incredibili vengono spinti a lasciare il
mondo consapevole del consenso sociale, per percorrere
strane strade verso il raggiungimento della
felicità.
Noi
vogliamo essere molto più semplici e chiari, abbiamo
necessità come esseri umani di realizzare la nostra
intelligenza emotiva al pari di quanto abbiamo bisogno di
realizzare l'intelligenza razionale, il problema non sta
nel "perché" abbiamo bisogno/necessità, la spiegazione è un
retaggio interpretativo del mondo razionale, ci possiamo
perdere nell'elencare le migliaia di motivi per cui
vogliamo fare una certa cosa, è utile soffermarsi piuttosto
sul "come" fare a raggiungere l'intelligenza emotiva ed il
suo "operare" su di noi, ecco l'idea
dell'ipnosi.
Dal
momento che l'ipnosi apre una porta sul nostro spazio
"emozionante" del pensiero viene etichettata come qualunque
tabù, off-limits, una magia, pericolosa, dai colori più
spinti; no, niente di tutto questo, l'ipnosi è
semplicemente la risposta ad una lunga e complessa strada
intrapresa nel cercare le emozioni dentro di
noi.
Con
l'ipnosi si stacca l'attenzione dal mondo razionale,
condiviso, si elude la critica dell'unico mondo
unanimamente conosciuto, solo e "possibile" accedendo
all'emozione dei sogni guidati dalla fantasia e dalla
creatività, delle emozioni desiderate, provate, immaginate,
le emozioni di gioia e di quant'altro troviamo nell'animo,
e di queste positive esperienze ricordate, come anche
costruite dalla creatività individuale, è possibile
usufruire per gli scopi più diversi, o per il semplice
scopo del gioire di quel momento positivo ed
emozionante.
Nello
staccare dalla critica del mondo quotidiano, per avanzare
nel mondo delle emozioni, l'unica possibilità è quella di
concentrare ogni attenzione, ogni interesse in un'unica
idea, la monoidea, un punto "attrattore" che ci disvela un
mondo possibile, ogni risorsa della mente a disposizione
della mente in un'unica direzione, la trance, uno stato
mentale con tutti gli elementi che connotano la "realtà",
come nell'esperienza del sogno, oltre al mondo più
conosciuto dello stato di veglia; in trance ogni esperienza
è resa possibile dall'illimitata capacità della mente
stessa di creare per noi mondi e mantenendoli un tempo
sufficiente per poterli vivere, intensamente, senza
mediazione, direttamente in assenza di un'identità
mediatrice; li, nel mondo emotivo, ogni gesto, ricordo,
immagine, pensiero, sensazione, vanno a colpire in pieno la
nostra essenza psico-fisica, l'emozionarci coinvolge per
intero la nostra dimensione mente-corpo, come uno stato di
benessere che avvicina nell'esperienza, la trance crea
evidenti manifestazioni interne ed esterne, emozionarsi
emoziona gli altri, alza il livello partecipativo, il senso
d'appartenenza, avvicina gli individui, e
quant'altro.
Ciò che
dall'esterno appare è un inconsueto, spesso irrazionale,
quadro di riferimento del soggetto in trance,
manifestazioni evidenti di un mondo interiore dove
l'individuo è interamente coinvolto, dove si può valutare
l'utilizzo di un potenziale mentale solitamente non
praticato nello stato di veglia, uno stato mentale che
avvicina il corpo alla mente, la logica alla creatività, la
razionalità all'emotività, tanto che attraverso processi di
semplice associazione, o di semplice comando, la persona è
in grado di manifestare azioni e reazioni dell'esperienza
mentale come di quella fisica.
Ecco
che al ritorno dall'esperienza della trance è possibile
portare con se il ricordo di questo viaggio, è possibile
vivere innesti di esperienze nuove, prodotti durante la
fase di trance, come momenti d'esistenza sempre esistiti
nella propria vita, rivedendo come conseguenza ogni nuovo
elemento alla luce di questi diversi frammenti di storia;
la storia ci cambia, i pensieri ci cambiano, l'ipnosi
aggiunge, cambia, trasforma, sottrae pensieri e storia, e
tutto quanto si re interpreta in noi alla luce della
ragione che processa in modo lineare gli elementi che ha a
disposizione, e lo fa nello stesso modo per tutti gli
elementi che si trova ad elaborare, senza distinzione,
questa è l'idea dell'ipnosi, in semplice efficacia.
Ipnosi tra forma e
processo
Una
distinzione va fatta al fine di produrre chiarezza su due
livelli organizzativi dell'esperienza, la forma ed il
processo per raggiungere la forma, ogni azione, è Bateson a
suggerirlo in modo molto chiaro e semplice, ogni azione
semplice nel momento che viene legata assieme ad altre
azioni semplici produce una sorta di processo che passa per
essere descritto attraverso una categoria definita forma,
se prendiamo ad esempio l'idea di ipnosi possiamo definirla
una forma compiuta, composta da processi tra loro suddivisi
in ulteriori forme di precedenti processi, l'ipnosi è la
forma, o semplicemente il nome, di un insieme di processi
prodotti da azioni intelligenti, dell'intelligenza,
l'intelligenza è il nome che si da ad un insieme di
processi, azioni della mente, orientati ad ottenere
risultati, nuove forme, agiamo, dunque, attraverso un
insieme di processi, descriviamo le nostre azioni
attraverso un dare forma, nominare, i processi
stessi.
Se
andiamo a vedere il processo di costruzione della realtà
potremmo dire che il cervello compie delle azioni separate
tra loro, ad esempio la percezione, forma, può essere
scomposta nella visione, ulteriore forma di un processo,
infatti la vista diviene la forma attraverso cui nominiamo
il processo visivo, così l'udito ed il tatto, forme di
processi separabili tra loro, il nostro cervello costruisce
forme attraverso processi, le descrizioni, come questa che
sto utilizzando, sono forme ricavate da precedenti
processi.
Quale
utilità ha allora il distinguere le forme dai
processi?
L'utilità
è operativa, una forma, il nome ad esempio della rosa, non
va confuso con il processo della costruzione della rosa
stessa, il nome "rosa" non è la rosa, anche se in noi il
termine, nome, "rosa" scatena l'idea della rosa, dunque il
nostro cervello emula l'idea "rosa" e dietro al processo
attivato dal nome c'è la rosa stessa, la sua immagine, la
parola "rosa"per l'appunto, la sua fragranza, o altra
esperienza tattile.
La
cosa particolare è che la mente dell'uomo non distingue tra
il livello forma ed il livello processo, sono una cosa
unica, per pensare al nome devo pensare alla cosa, ma nel
pensare alla cosa io ne vedo l'immagine, nel vedere
l'immagine ne sento la fragranza, provo la sensazione
vellutata al tatto e così via, forma e processo sono
indifferenziati a livello di esperienza, l'esperienza è un
processo che diviene forma senza che noi possiamo farci
nulla direttamente.
Così
se prendiamo ad esempio un idea, come il concetto: "io amo
gli altri e gli altri mi amano!", nel dire questo noi
facciamo una descrizione, diamo forma a degli elementi di
percezione raccolti dagli altri, a seguito di questa
proiezione di un idea sulla realtà noi andiamo ad
identificarci nella realtà stessa percependo la forma
descritta, proiezione, come l'azione stessa del percepire,
il processo, la forma è nata da un processo che è nato da
una forma che è nata da un processo, così di seguito, forma
e processo, proiezione di un idea ed identificazione nella
stessa divengono un unico processo di una nuova forma la
realtà che ci circonda, così che il concetto: "io amo gli
altri e gli altri mi amano!" mi fa realmente vivere in un
mondo di amore dove do e ricevo amore, lo stesso processo
naturalmente è guida per la differente forma dove l'amore è
sostituito per altre ragioni dall'odio.
Amare
ed odiare sono in fondo due forme di uno stesso processo,
proiezione di una forma ed identificazione nel processo,
ecco la ragione per cui definire i processi mentali uguali
con uguali forme, in modo da considerare che comuni
processi portano a comuni forme anche se queste sono
definite in modi differenti.
L'ipnosi
è quindi un comune processo mentale che racchiude in se
processi differenti la cui somma da come risultato il
processo stesso.
Con
l'ipnosi si procede da una forma di pensiero, il pensare,
differenziato ad una forma di pensiero maggiormente
unificato o indifferenziato, questo processo di
semplificazione dell'esperienza risulta comune a forme
descritte come diverse ma sostanzialmente uguali nel
processo sotteso.
La
nostra intenzione è di unificare stessi processi mentali
perché portano a stesse forme identificative, riteniamo che
questo favorisca la ricerca dei mezzi attraverso cui è
possibile isolare ed esportare indispensabili operazioni
mentali al momento ancora poco chiare perché totalmente
differenziate ed inflazionate nei significati e nella
confusione sui livelli.
Probabilmente
arrivando alla prima forma del primo processo si arriva a
quell'atto di distinzione, "primo", nato per dare forma
alle cose, il primo atto di conoscenza, per conoscere
bisogna agire, agire la prima forma di distinzione del
conoscere, una prima proiezione percettiva, la memoria di
quel primo atto di distinzione è coinciso anche con la
proiezione stessa nell'esperienza del ricordare, per
ricordare devo ri-vivere, la memoria è legata ad un
processo mentale, stato mentale, un equilibrio transitorio
tra una percezione/sensazione già processo di raccolta di
elementi, (i famosi dati del reale più propriamente
definibili "presi" o scelti), ed una
descrizione/definizione, dello stato in cui ci si trova
attraverso idee o pensieri, come forma di riferimento, per
ricordare, o meglio nel processo del ricordare, io
costruisco la realtà evocata e questo atto di proiezione è
un processo mentale che evoca uno stato o forma di
riferimento, l'idea o pensiero connesso al ricordare
stesso, a cui vanno a legarsi successivi processi
(complessi di azioni) che permettono o meglio impongono al
processo di conoscenza stesso di progredire, la conoscenza
si impone a noi attraverso l'atto (processo) stesso del
memorizzare che è un processo proiettivo o di disvelamento
che crea distinzioni nella realtà, dopo aver distinto ho
difficoltà ad annullare un processo di quel tipo dal
momento che per fare la distinzione stessa ho avuto bisogno
di creare nella mia mente il processo stesso di
realizzazione, non è possibile conoscere (fare distinzioni)
senza rimaner coinvolti nel processo stesso di proiezione
ed identificazione della distinzione
stessa.
La
difficoltà del processo conoscitivo è legata alla necessità
costruttiva della mente, se si comprende questo processo di
emulazione si comprende la portata della conoscenza e di
quanto questa si imponga nelle nostre
esperienze.
L'esperienza
è la causa ed il mondo è la sua conseguenza, ci dice in
modo chiaro Heinz von Foerster uno dei padri della
cibernetica, ma il processo di costruzione della realtà,
messo in luce dalle neuroscienze, impone all'esperienza di
essere anticipata per essere percepita, anticipata da un
processo percettivo che opera attraverso continue
proiezioni ed identificazioni seguenti al processo del
distinguere e percepire, in un processo continuo in cui la
conoscenza passata è l'esperienza attraverso cui si è
disvelato a noi il mondo, il processo di disvelamento
seguito all'atto di distinzione è un processo esperienziale
che crea il mondo che lo definisce, tutto rientra in un
continuo processo ricorsivo che si ripresenta
continuamente, in un divenire senza mai lasciarci nello
stesso mondo. Noi siamo nell'esperienza del mondo che ci ha
creati, siamo in quella dimensione indifferenziata in cui
lo stesso procedere della vita ci ha differenziati per
farci vivere nel processo di differenziazione in cui ci
troviamo ospitati dalla nostra stessa esperienza di
vita.
Il
pensiero descrittivo seguente al riconoscimento
dell'impatto dell'attività conoscitiva su di noi può
sembrare una vertigine, e così, in effetti, si presenta a
noi l'esperienza del ritorno al pensiero indifferenziato,
un'unica indescrivibile esperienza di unione con il tutto,
un ritorno all'indifferenziazione originale, l'origine
della vita è ben rappresentata dalla teoria del big bang,
l'origine della vita mentale è rappresentabile da un
esperienza analoga in cui si ha la possibilità di
transitare più volte tra i suoi poli opposti attraverso
l'esperienza dell'ipnosi.
Le convincenti vie
dell'ipnosi.
"Erickson sembra
affrontare ogni paziente con la certezza che il cambiamento
non è soltanto possibile, ma inevitabile. Da lui
promanavano una grande sicurezza, sebbena sappia essere
insicuro, se vuole, e una atteggiamento di fiducia, come se
dovesse sorprenderlo la mancanza del cambiamento." (Jay
Haley, Le nuove vie
dell’ipnosi, Astrolabio, p.
865)
Normalmente,
parlando di cambiamento, si ritiene che occorra partire dal
pensiero per influenzare il comportamento, perché, secondo
l’accezione comune, dovrebbe venire prima il pensare e
quindi l’agire. Tuttavia, in un sistema dinamico,
interattivo e quindi a causalità circolare, quale è l'uomo,
tale priorità non ha senso. In un sistema autopoietico,
definizione di sistema operazionalmente chiuso data da
Maturana per l'uomo, non c’è alcun inizio né fine: posso
partire da qualsiasi elemento e se la dissonanza che
produco attraverso le mie perturbazioni, è sufficiente
anche gli altri elementi dovranno seguire, o meglio, la
perturbazione si riverbererà su tutto il
sistema.
Uno
psicoterapeuta che utilizza l'ipnosi dopo aver sperimentato
tutte le altre tecniche che fino ad oggi vanno per la
maggiore rimane conquistato e catturato dall'efficacia
della sottile arte dell'ipnosi. Se è vero che anche
l'ipnosi ha i suoi limiti, è ancor più vero che questi
coincidono con i limiti culturalmente invalicabili che
contraddistinguono ogni essere umano.
Noi riteniamo di
poter onestamente offrire il nostro contributo alla
conoscenza e alla divulgazione di quest'arte antichissima
e, nello stesso tempo, modernissima, che molto spesso offre
soluzioni rapide e durature ai problemi
umani.
Ancora oggi,
entrando nel terzo millennio, dopo aver visto negli ultimi
cento anni la crescita e la diffusione di centinaia di
teorie e tecniche psicoterapiche, l'idea diffusa
sull'ipnosi ancora brancola nel buio. I motivi, per cui
poco si conosce e si studia il fenomeno, vanno rintracciati
nei luoghi comuni dell'immaginario collettivo dell'uomo
contemporaneo, nelle rappresentazioni che collegano
l'ipnosi alla magia antica, anziché alla scienza condivisa,
collegandola troppe volte ad un potere dispotico di un
individuo a spese di un altro.
Una grossa
responsabilità è da imputare a S. Freud, Maestro viennese,
che dopo averla conosciuta ed applicata durante il suo
praticantato alla Salpetrière, lavorando sotto Charcot,
l'ha abbandonata in un secondo tempo a favore del metodo
catartico, il metodo che nella teoria psicoanalitica si
basa sulla rievocazione dei traumi vissuti, contribuendo ad
alimentare nella coscienza dell'uomo contemporaneo,
assoggettato al modello scientifico dominante, i pregiudizi
che tutti conosciamo in merito
all'ipnosi.
Gli stati
mentali, annessi all'esperienza della trance, che sono
stati psicofisici spontanei e naturali per ogni essere
vivente, sono stati strumentalizzati da parte di abili
oratori, illusionisti, maghi senza scrupoli, per fini
economici, di potere e quant'altro condannando l'ipnosi ad
essere emarginata dalla scienza
ufficiale.
Poche persone
sanno, al contrario dei tempi in cui visse Freud, quanto in
questi ultimi cinquant'anni, grazie al lavoro capillare di
alcune eminenti personalità di spiccata competenza
scientifica come il dr. Franco Granone, primario del
reparto di neuropatologia dell'ospedale Sant'Andrea di
Vercelli, in Italia, e il Prof; Milton Erikson, docente di
psichiatria alla Wayne State University, in America, si
sono potuti individuare molti dei complessi meccanismi
neuro-endocrino-biologici attraverso i quali la psiche si
collega al soma o si può dire lo spirito si esprime
attraverso il corpo.
Se teniamo in
considerazione il fatto che è la teoria (conoscenza) che
decide cosa possiamo osservare è sulla base della nostra
teoria che siamo capaci di costruire la rappresentazione
della "realtà". Se facciamo vedere una seduta ipnotica ad
una persona che conosce l'ipnosi e a un'altra persona che
non ha nozioni di ipnosi questi vedranno due cose
completamente diverse. Ma non è che la persona comune veda
meno cose, egli non vede alcuni dettagli significativi o
configurazioni significative, poiché è nella misura in cui
distinguo e nomino una realtà che questa esiste per me.
Questa conoscenza (teoria) non è certo di poco conto se si
pensa che molti dei sintomi che affliggono l'uomo sono il
prodotto di turbe psichiche verificatesi nel corso dell'età
evolutiva che si sono successivamente immerse nel corpo
fisico per poi trasformarsi, e si potrebbe dire risorgere,
da quelle stesse cause che le avevano prodotte. Per questo
non è raro che a dispetto di anni e anni di analisi,
durante i quali la coppia "paziente e terapeuta" impegna
allo spasimo tutte le proprie risorse intellettive ed
emotive, tutto alla fine venga "compreso", ma non
necessariamente risolto e/o guarito. Con conseguente
frustrazione e dolore da parte di entrambi i componenti
della relazione psicoterapeuta paziente. L'ipnosi comincia
là dove tutte le altre psicoterapie a volte falliscono,
grazie al potere naturale della mente umana, ottenuta la
trance, il terapeuta, infatti, si limiterà ad offrire alla
mente inconscia del paziente del materiale simbolico
immaginifico, e attenderà poi che tale componente complessa
compia il vero e proprio lavoro di
guarigione.
Conoscere la
parte complessa implica un impresa in cui, l'Io come
soggetto dovrebbe restare distinto dall'Io come oggetto pur
restandogli identico. Sembra perciò che la mente che
osserva se stessa e si conosce in realtà è presa a sua
insaputa, nella circolarità autoreferenziale. In effetti,
come ci ricorda Watzlawick, divenire consapevoli di chi
siamo "realmente" richiederebbe uscire fuori da noi stessi
e guardarci oggettivamente, un'impresa che finora solo il
Barone di Münchhausen è stato in grado di compiere quando
salvò se stesso e il proprio cavallo dallo sprofondare in
una palude tenendosi sollevato per il suo stesso codino. Se
ricordiamo quanto detto nel Teorema di Gödel sulla
Indecibilità, ci rendiamo conto di avere a che fare con un
paradosso simile: nessun sistema può dimostrare se stesso a
partire da se stesso. La domanda "chi sono?" è formalmente
indecidibile, ed il "rispetto" verso la complessità
interiore passa attraverso un uso discreto e mirato delle
risorse che il potenziale mentale di una persona, liberato
dal giogo della critica razionale, è in grado di
offrire.
In sostanza
quello che si verifica durante la trance ipnotica è un
ribaltamento del funzionamento ordinario dei due emisferi
cerebrali, per cui al sopirsi dell'emisfero sinistro (per
capirci quello del pensiero logico-astratto, lineare,
fondato nel tempo e nello spazio, particolare a tale
proposito la distorsione spazio temporale collegata
inevitabilmente ad ogni induzione ipnotica) corrisponde un
potenziamento percentuale di quello destro (fondato invece
sul pensiero circolare, immaginativo, musicale ed
emozionale, il potenziale mentale libero perché non
definito e confinato dalla conoscenza stessa) grazie al
quale è possibile dialogare direttamente con l'inconscio
corporeo. Quali che siano infatti i limiti di una
ipnosi-terapia, di fatto la trance realizza sempre profonde
modificazioni somato-viscerali che si configurano come il
punto di partenza essenziale per andare a modificare quei
tracciati neuronali prefissati che il sintomo utilizza per
riproporre eternamente se stesso, nel tentativo di
mantenere l'omeostasi (non cambiamento), la scelta
"migliore" dati i presupposti del sistema stesso (storia di
credenze, valori, convinzioni della persona, le nostre
deduzioni, credenze e la struttura del nostro linguaggio
retroagiscono sulla percezione della realtà e la
strutturano producendo vari fenomeni quali per esempio la
proiezione).
Già a partire dal
livello neurologico troviamo un sistema avvolto su sé
stesso, le azioni motorie hanno effetti sensoriali e le
azioni sensoriali effetti motori, l'ipnosi lavora sui due
fronti contemporaneamente e complessivamente, permettendo
di raggiungere dei principi d'utilità funzionale al sistema
raggirando i principi di "buona forma" legati allo stato
mentale di realtà, razionalmente condivisi (praticamente il
cosiddetto "miracolo" viene contemplato come potenzialmente
possibile).
Con l'ipnosi si
arriva ad un limite invalicabile di supposizioni e
preposizioni, come per il Teorema d'incompletezza di Gödel
che ci insegna qualcosa di veramente importante: in ogni
sistema (individuo) ci sono una serie di proposizioni
indecidibili cioè inconfutabili e al contempo
indimostrabili all'interno del sistema stesso. Per poter
dimostrare la completezza e la coerenza del sistema
occorrerebbe uscire dal sistema preso in esame e ricorrere
a una serie di metateoremi a loro volta indimostrabili se
non con un ulteriore meta-metateorema e così via fino
all'infinito.
È il paradosso
del regresso all'infinito: se voglio dimostrare che A è un
fatto, è necessario una prova, cioé per esempio B. Ma cosa
mi assicura che B sia valida? Ho dunque bisogno di una
seconda prova a un livello logico superiore, la metaprova C
e poi per validare questa metaprova ho bisogno della
metaprova della metaprova e così via fino all'infinito
(Douglas R. Hofstadter, GÖdel, Escher, Bach: un'Eterna
Ghirlanda Brillante, Adelphi Edizioni, Milano 1984, p.
752).
L’opera di Gödel
fece crollare l'immensa costruzione teorica messa a punto
da Bertrand Russel e Alfred North Withehead in un periodo
di oltre 10 anni. Russel e Whitehead nella loro opera
Principia Mathematica erano giunti a elaborare un sistema
formale, a loro parere esente da contraddizione o
indecidibilità grazie alla teoria dei tipi logici. Secondo
tale teoria nessun insieme può contenere sé stesso, per
fare ciò dovrebbe appartenere a un tipo logico superiore al
proprio. Un paradosso del tipo "Io sto mentendo" secondo
questa teoria era semplicemente una asserzione priva di
significato. Il sistema sviluppato da Russell e Withehead
doveva essere completo e coerente, talmente coerente che
attraverso di esso non si sarebbe mai incappati in
paradossi e talmente completo che ogni enunciato vero
dell’aritmetica sarebbe potuto essere derivato all’interno
di tale sistema formale. L'ipnosi mette in crisi sistemi
coerenti di pensiero ridiscutendo, con l'introduzione degli
stati mentali, l'idea stessa di realtà confinandola in un
ulteriore supposizione, ed utilizzando il paradosso della
realtà possibile spingendo l'individuo a riformularsi la
realtà, ad esempio, riformulandola attorno a quegli innesti
di storia forniti dall'induzione ipnotica stessa
(rivisitazione della storia passata attraverso la
regressione temporale).
Le immagini
mentali sono l'alfabeto con cui dialoga l'inconscio,
l'unico linguaggio che esso effettivamente conosca, e
quando le immagini vengono offerte direttamente, cioè a
dire non filtrate dai mille condizionamenti a cui è
soggetta la così detta coscienza ordinaria, come la critica
dello stato mentale di realtà, il loro potere è tanto
immenso quanto ancora inesplorato.
LA
MONOIDEA COME COSTRUTTO PERSONALE
Kelly
ipotizza
che le attività di una persona siano psicologicamente
determinate e controllate dai modi in cui essa prevede gli
avvenimenti, possiamo anche dire che le attività di una
persona siano psicologicamente determinate e controllate
dai modi in cui essa struttura la propria
monoidea.
Queste
previsioni, che Kelly chiama costrutti, sono verificate
attraverso il comportamento in grado di convalidarle o
smentirle, alle volte però i nostru costrutti monoideistici
vanno oltre e strutturano per noi le verifiche in modo da
renderle compatibili con la monoidea dominante, al pari di
mommenti in cui da "innamorati" neghiamo la realtà
condivisa per preservare la nostra monoidea dominante.
Accanto ai costrutti di cui il soggetto è conscio
(costrutti verbali) esistono costrutti pre verbali che
fanno compiere delle discriminazioni tra gli eventi senza
che sia evidente una precisa ragione, questo perché il
monoideismo é gestito dall'emisfero non dominante e dunque
non razionale. Tali sono ad esempio i costrutti per cui una
persona piace o non piace. Per individuare i costrutti è
necessario tener presenti alcuni corollari come quello
dell'individualità perché, nell'elaborare i costrutti degli
eventi le persone differiscono le une dalle
altre:
• quello
della comunanza per cui se
una persona impiega un'elaborazione dei costrutti di
esperienza analoga a quella impiegata da un'altra, i suoi
processi psicologici saranno simili a quelli
dell'altra;
• quello
della socialità per cui il tasso di comunicazione aumenta
in base alla capacità che i costrutti elaborati da una
persona hanno di penetrare nei processi di elaborazione dei
costrutti di un'altra, lavoro permesso dalla strutturazione
della monoidea costante del senso di realtà condiviso,
elemento senza il quale qualunque contesto condiviso perde
la possibilità di essere appunto
condiviso.
La
teoria dei costrutti personali è approdata a una
formulazione autonoma tra le varie teorie della personalità
e si è rivelata molto utile in ambito relazionale dove una
persona può mettersi nei panni dell'altro e vedere quale
mondo si dispiega ai suoi occhi, solo se i suoi costrutti
personali non sono rigidi ed escludenti, l'induzione in
trance favorisce la condivisione di costrutti con l'altra
persona, per il suo modo di essere intesa da noi come
indurre in trance andando in trance.
Contenuto
formale della teoria della monoidea, dai costrutti
personali di Kelly
Due
dimensioni da tener presente: la monoidea come costrutto
fondante il senso condiviso del "reale" e la monoidea come
costrutto personale del "reale"
Postulato
fondamentale: I
processi di una persona sono psicologicamente canalizzati
dai modi in cui essa struttura la propra
monoidea.
Corollario
della costruzione monoideistica: Una persona anticipa gli
eventi costruendone le monoidee
replicanti.
Corollario
della individualità: Le persone differiscono l'una
dall'altra nella loro costruzione monoideistica degli
eventi.
Corollario
dell'organizzazione: Ogni persona sviluppa in modo
caratteristico, per la sua convenienza nell'anticipare gli
eventi, un sistema di monoidee che comprende relazioni
ordinali fra costrutti.
Corollario
della dicotomia: Il sistema di costruzione di una persona è
composto di un numero finito di costrutti dicotomici
monoideistici.
Corollario
della scelta: Una persona sceglie per sè quell'alternativa
in un costrutto dicotomizzato per mezzo della quale
anticipa la maggiore possibilità di elaborazione del suo
sistema di monoidee.
Corollario
del campo: Un costrutto è idoneo per l'anticipazione solo
di un numero finito di eventi
monoideistici.
Corollario
dell'esperienza: Il sistema di costruzione di una persona
varia a mano a mano che essa costruisce la sua replica di
monoidee degli eventi.
Corollario
della modulazione: La variazione nel sistema di costruzione
di una persona è limitata dalla permeabilità dei costrutti
monoideistici entro il cui campo di pertinenza giacciono le
varianti.
Corollario
della frammentazione: Una persona può impiegare di volta in
volta una varietà di sottosistemi di monoidee costruttive
che sono deduttivamente incompatibili gli uni con gli
altri.
Corollario
della comunanza: Nella misura in cui una persona impiega
una costruzione monoideistica dell'esperienza simile a
quella impiegata da un'altra, l'elaborazione e gli sviluppi
delle sue monoidee sono psicologicamente simili a quelli
dell'altra persona.
Corollario
della socialità: Nella misura in cui una persona costruisce
i processi monoideistici di un'altra, può giocare un ruolo
in un processo sociale che coinvolge l'altra
persona.
Aspetti
formali dei costrutti
Campo
di
pertinenza:
Il campo di pertinenza di una monoidea comprende tutte
quelle cose alle quali l'utente potrebbe trovare utile la
sua applicazione.
Fuoco
di pertinenza: Il fuoco di pertinenza di una monoidea
comprende quelle cose particolari alle quali l'utente
potrebbe trovare massimamente utile la sua
applicazione.
Si
tratta degli elementi sui quali la monoidea si è
probabilmente formata originariamente.
Elementi:
Le cose o gli eventi che sono astratti dall'uso di una
monoidea da parte di una persona sono chiamati
elementi.
In
alcuni sistemi vengono chiamati oggetti.
Contesto:
Il contesto di una monoidea comprende quegli elementi fra i
quali l'utente discrimina di solito per mezzo della sua
monoidea.
E'
un po' più ristretto del campo di pertinenza in quanto si
riferisce alle circostanze in cui la monoidea emerge per
l'uso pratico, e non necessariamente a tutte le circostanze
in cui una persona potrebbe alla fine usare la propria
monoidea.
E'
un po' più esteso del fuoco di pertinenza poichè la
monoidea può spesso apparire in circostanze in cui la sua
applicazione non è ottimale.
Polo:
Ogni monoidea discrimina fra due poli, uno per ogni
estremità della sua dicotomia.
Gli
elementi astratti sono simili gli uni agli altri ad ogni
polo in riferimento alla monoidea, e sono diversi dagli
elementi all'altro polo.
Contrasto:
La relazione fra i due poli di una monoidea è di
contrasto.
Estremità
di
somiglianza:
Quando ci si riferisce specificamente ad elementi ad un
polo di una monoidea, per designare quel polo si può usare
il termine «estremità di somiglianza».
Estremità
di
contrasto:
Quando ci si riferisce specificamente ad elementi ad un
polo di una monoidea, per designare il polo opposto si può
usare il termine «estremità di
contrasto».
Polo
emergente: Il polo emergente di una monoidea è quel polo
che abbraccia la maggior parte del contesto direttamente
percepito.
Polo
implicito: Il polo implicito di una monoidea è quel polo
che abbraccia il contesto di contrasto.
Contrasta
con il polo emergente.
Spesso
una persona non ha a disposizione un simbolo o un nome per
indicarlo; viene simbolizzato solo in modo implicito dal
termine emergente.
Simbolo:
Un elemento nel contesto di una monoidea che rappresenti
non solo se stesso ma anche la monoidea per mezzo della
quale è astratto dall'utente è chiamato simbolo della
monoidea.
Permeabilità:
Una monoidea è permeabile se ammette nel suo contesto
elementi da poco percepiti.
E'
impermeabile se rifiuta elementi sulla base della loro
novità.
Costrutti
classificati secondo la natura del loro controllo sugli
elementi
Monoidea
prelativa: Una monoidea che considera di sua esclusiva
appartenenza gli elementi del suo dominio è chiamata
prelativa.
Si
tratta di una costruzione del tipo «nient'altro che»: «se
questa è una palla, non è nient'altro che una
palla».
Costrutto
costellatorio: Una monoidea che stabilisce l'appartenenza
dei suoi elementi ad altri domini è chiamata costellatorio.
Si tratta di un pensiero stereotipato o
tipologico.
Costrutto
proposizionale: Una monoidea che non veicola alcuna
implicazione riguardo all'appartenenza dei suoi elementi ad
altri domini è una monoidea
proposizionale.
Si
tratta di una costruzione incontaminata.
Monoidee
diagnostici generali
Monoidee
preverbali: Una monoidea preverbale è una
monoidea
che continua ad essere usata, anche se non ha una parola
simbolo conforme.
Può
essere stato inventato o meno prima che il cliente avesse
la padronanza del simbolismo
linguistico.
Sommersione:
Il polo sommerso di una monoidea è quel polo che è meno
disponibile per l'applicazione agli
eventi.
Sospensione:
Un elemento sospeso è un elemento che viene omesso dal
contesto di una monoidea come risultato di una revisione
del sistema di monoidee di un cliente.
Livello
di consapevolezza cognitiva: Il livello di consapevolezza
cognitiva varia da alto a basso.
Una
monoidea di alto livello è una monoidea che è prontamente
espresso in simboli socialmente efficaci, le cui
alternative sono entrambe prontamente accessibili, che
rientra bene nel campo di pertinenza della costruzione
maggiore del cliente, e che non è sospeso dalle sue
monoidee superordinati.
Dilatazione:
La dilatazione si verifica quando una persona amplia il suo
campo percettivo allo scopo di riorganizzarlo ad un livello
più comprensivo. Non comprende, di per sè, la ricostruzione
comprensiva di quegli elementi.
Costrizione:
La costrizione si verifica quando una persona restringe il
suo campo percettivo allo scopo di minimizzare delle
incompatibilità evidenti.
Monoidee
comprensivi: Una monoidea comprensivo è una monoidea che
sussume un'ampia varietà di eventi.
Monoidee
incidentali: Una monoidea incidentale è una monoidea che
sussume una ristretta varietà di eventi.
Monoidee
superordinati: Una monoidea superordinata è un una monoidea
che ne comprende un altro come uno degli elementi del suo
contesto.
Monoidee
subordinati: Una monoidea subordinata è una monoidea che è
compreso come elemento nel contesto di un
altro.
Monoidee
regnanti: Una monoidea regnante è un tipo di monoidea
superordinato che assegna ognuno dei suoi elementi ad una
categoria su una base «tutto o niente», come nella logica
classica.
Tende
ad essere non astrattivo.
Monoidee
nucleari: Una monoidea nucleare è una monoidea che governa
i processi di mantenimento di una
persona.
Monoidee
periferici: Una monoidea periferica è una monoidea che può
essere. cambiato senza una seria modificazione della
struttura nucleare.
Monoidee
stretti: Una monoidea stretto è una monoidea che conduce a
previsioni invariabili.
Monoidee
lassi: Una monoidea lasso è una monoidea che conduce a
previsioni variabili, ma che mantiene la sua
identità.
Monoidee
relative alla transizione
Minaccia:
La minaccia è la consapevolezza di un imminente e ampio
cambiamento nelle strutture nucleari.
Paura:
La paura è la consapevolezza di un imminente e circoscritto
cambiamento nelle strutture nucleari.
Ansia:
L'ansia è la consapevolezza che gli eventi che ci troviamo
di fronte giacciono per lo più al di fuori del campo di
pertinenza del nostro sistema di
monoidee.
Colpa:
La colpa è la consapevolezza della rimozione del sè dalla
struttura nucleare del ruolo.
Aggressività:
L'aggressività è l'elaborazione attiva del campo
percettivo.
Ostilità:
L'ostilità è lo sforzo continuo di estorcere prove
validazionali a favore di un tipo di previsione sociale che
è già stata riconosciuta come un
insuccesso.
Ciclo
CPC: Il ciclo CPC è una sequenza di costruzione che
comprende in successione la circospezione, la prelazione e
il controllo, e che conduce ad una scelta che fa
precipitare la persona dentro una situazione
particolare.
Ciclo
della creatività: Il ciclo della creatività è un ciclo che
parte da una costruzione allentata e termina con una
costruzione ristretta e validata.