LA TRANCE IPNOTICA PROFONDA
Ricerca
sperimentale con il Test di Rorschach e modalità di
realizzazione
Dott.
Giuseppe Vercelli
SUISM
Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie,
Università di Torino
Indice
Fasi
della ricerca
Introduzione
La
trance ipnotica profonda:
Definizioni
e classificazioni del sonnambulismo
Obiettivo
della ricerca
Presupposti
sperimentali
Strumento
di indagine
Tecniche
di induzione ipnotica utilizzate per la
ricerca
Analisi
dei risultati: caratteristiche strutturali comuni nei
soggetti ipnotizzati, analisi dello specchio dei computi
del Rorschach
Struttura
di personalita' dei soggetti esaminati e relazione con il
sonnambulismo
Utilizzo
dei risultati della ricerca per favorire il raggiungimento
dello stato sonnambulico in ogni
soggetto
La
funzione fondamentale di WISDOM e degli algoritmi
elaborativi per la causa ipnotica
Nuovo
modello di definizione della trance:
Metafora
della spirale
Dipinto
sotto trance sonnambulica Blotto
Conclusioni
Bibliografia
"Nel
sonno e nel sogno riviviamo la fase primordiale
dell’umanità. Il sogno ci riporta negli strati remoti della
civiltà e ci fornisce il mezzo per capirli meglio" (F.
Nietzsche)
"Il dio
ha creato i sogni per indicare agli uomini la strada su cui
possano scorgere l’avvenire"
(Testo
Sapienziale egizio, 2600-2000 a.C.)
Fasi
della ricerca
La
presente ricerca ha l’obiettivo di chiarire i meccanismi
che permettono la trance ipnotica profonda in alcuni
individui al fine di esportare e stimolare questi
meccanismi nel resto della popolazione, fornendo a tutti le
chiavi di accesso agli stati
sonnambulici.
Il
percorso sperimentale seguito è stato il
seguente:
•
•
Selezione di 2 soggetti sonnambulici su un campione di 45
soggetti indotti in ipnosi
•
•
Somministrazione del reattivo di Rorschach per lo studio
delle caratteristiche strutturali di personalità dei 2
sonnambulici
•
•
Identificazione degli indici simili e di quelli
probabilmente legati alla capacità di raggiungere lo stato
sonnambulico
•
•
Proposta di un modello di interpretazione della trance
ipnotica
•
•
Utilizzo degli algoritmi cognitivi di WISDOM, Apprendimenti
e linguaggi del dott. Fabio Rondot, per l’interpretazione
del modo di operare del soggetto e l’addestramento al
sonnambulismo.
Introduzione
Tutte le
scienze hanno avuto un’origine comune nella magia e nella
superstizione, ma nessuna è stata lenta come l’ipnosi nello
scrollarsi di dosso le suggestioni sovrannaturali delle
origini.
Ancora
oggi l’ipnosi è confinata all’interno degli studi di pochi
specialisti che talvolta vengono fraintesi nei loro intenti
e nelle loro competenze, sebbene l’umanità del terzo
millennio viva in un mondo di suggestioni e di segnali
post-ipnotici trasmessi dai media, sfruttati dalla
pubblicità, utilizzati dalla politica.
Gli
stati di trance ipnotica profonda hanno la peculiarità di
realizzare profondi cambiamenti e condizionamenti nelle
persone che li sperimentano, spesso senza esserne
consapevoli. Quando la trance profonda è indotta per motivi
terapeutici, la persona può utilizzare le proprie risorse
per trarne beneficio ed attivare potenti meccanismi
terapeutici.
La
presente dissertazione prende spunto da un dato non
condiviso dall’autore, e cioè che solo il 10% circa della
popolazione possa raggiungere uno stato di trance profonda
e definita come sonnambulica (Barber e coll., vari autori
in letteratura). E’ opinione personale che la trance
sonnambulica possa altresì essere raggiunta dalla
maggioranza della popolazione qualora venga trovata una
"chiave di attivazione".
L’ipotesi
restrittiva del 10% della popolazione implicherebbe, per
questa percentuale, una struttura psichica che funzioni
diversamente rispetto alla grande maggioranza restante. Si
può però parlare, giustamente, di una "predisposizione"
maggiore al sonnambulismo da parte di certi soggetti
piuttosto che altri, ma ciò permette di supporre che
l’allenamento e l’addestramento al raggiungimento di tale
stato è teoricamente e praticamente possibile per la
maggioranza della popolazione.
La
trance ipnotica profonda: definizioni e classificazioni del
sonnambulismo.
La
ricerca della trance profonda nei soggetti ipnotizzati è
l’obiettivo di molti ipnotisti.
Lo
stato di trance profonda permette la realizzazione di una
vasta fenomenologia, il soggetto risponde immediatamente
alle suggestioni date dall’ipnotista, il rapporto ipnotico
diventa ricco ed estremamente utile al soggetto se
l’ipnotista sa gestirlo creativamente, l’ipnotizzato torna
allo stato di veglia con concrete modificazioni ed
aumentato equilibrio psico-fisico, a volte è possibile
assistere a manifestazioni cosiddette paranormali, in
conseguenza ad una regressione dell’Io.
Nella
letteratura ipnotica si leggono diverse definizioni di
trance profonda, spesso sinonimo di sonnambulismo, come
caratterizzata da precise fenomenologie.
Davis
e
Husband, per
esempio, nella loro scala dell’ipnotizzabilità, definiscono
la trance profonda come caratterizzata da: capacità di
aprire gli occhi senza modificare la trance; suggestioni
post-ipnotiche fantasiose; sonnambulismo completo;
allucinazioni visive positive, post-ipnotiche;
allucinazioni uditive positive, post-ipnotiche; amnesie
post-ipnotiche sistematizzate; allucinazioni uditive
negative; allucinazioni visive negative, iperestesie. Tale
scala è costituita da 30 gradi di profondità e la trance
profonda inizia con il grado 21.
La
scala della profondità individuata da
Davis e
Husband non è
tuttavia condivisa da tutti gli autori, sebbene permetta
una rappresentazione metaforica della diversa intensità
della trance ipnotica.
Per
meglio comprendere le caratteristiche degli stati di trance
profonda, prendiamo in considerazione alcune interessanti
definizioni ed interpretazioni del sonnambulismo date da
ipnotisti moderni e del passato.
Nel
libro intitolato "Trasmissione del Pensiero e Ipnotismo"
del Prof. Magno Occultis (Carlo
Surchi), edito
nel 1934, si può leggere: "…che cosa è il sonnambulismo? E’
la fase ipnotica più facilmente ottenibile, e la più
importante dal lato scientifico e
pratico.
Esso
è caratterizzato da una completa rilassatezza muscolare, da
un senso di infinita calma del volto, e dalla assoluta
passività con cui il soggetto riceve le suggestioni e le
pone in atto. Molte volte è accompagnato da anestesia
spontanea, che in ogni modo può essere sempre provocata per
suggestione. In questo stato il soggetto ubbidisce
fatalmente e interamente alle suggestioni che
l’ipnotizzatore gli dà, a meno che queste non contrastino
vivamente con le sue profonde convinzioni e con i suoi
sentimenti morali; nel qual caso pare che la forza
dell’istinto, la forza della coscienza insorga arditamente
contro la volontà dell’ipnotizzatore, ed in questa lotta
interna il soggetto cade in crisi nervosa. Una
manifestazione importantissima del sonnambulismo e che
merita una discussione un po’ più profonda è il
sonnambulismo lucido o chiaroveggenza.
Non
parlo del fenomeno che tutti bene conoscono e che si può
riassumere in queste poche parole: Il Sonnambulo lucido
vede senza il concorso degli occhi ed a distanze di tempo e
di luogo anche grandissime.
Spiegare
il sonnambulismo non è nelle nostre
pretese.
Abbiamo
già detto che il fattore della nostra vita, secondo noi, è
un quid per quanto incognito altrettanto reale che abbiamo
chiamato "Psiche" e che, per i suoi caratteri, abbiamo
definito ente spirituale. Ora lo spirito non conosce limiti
di tempo e di spazio: quindi nelle condizioni speciali del
sonnambulismo, lo spirito è come momentaneamente liberato
dal corpo, si trova cioè nelle sue vere condizioni di
essere e per lui non esiste più lo spazio. Naturalmente il
sonnambulismo non può indovinare il futuro, poiché il
futuro come tale non esiste, ma esisterà solamente quando
sarà diventato presente; e se qualche volta pare che il
sonnambulo indovini il futuro, questo è solo perché la
profezia è conseguenza logica del presente e che pur
tuttavia non si poteva prevedere in condizioni
normali."
Inoltre:
" Lo stato ipnotico più interessante nei rapporti
esperimentali è il sonnambulismo.
Un
metodo che conduce rapidamente l’ipnotizzato al
sonnambulismo, consiste nello sfregare con una certa
energia la palma destra della mano al centro della testa
dell’ipnotizzato. Il sonnambulo ha liberi e sciolti tutti i
suoi movimenti, ma quando sta fermo somiglia al letargico.
Nel sonnambulo si ha accrescimento della forza fisica,
esaltazione dei sensori e delle facoltà mentali. La vista,
l’odorato e l’udito si acuiscono al massimo
grado."
L’autore
fa inoltre una interessante distinzione tra sonnambulismo e
letargia: "… in questo stato pare che la coscienza del
soggetto più non esista. I suoi sensi sono del tutto
isolati dalle influenze esterne e tutte le funzioni della
vita organica sono ridotte ai minimi termini. Così vediamo
degli animali, come molti rettili, dormire per dei mesi
interi senza nutrirsi affatto. Il loro bilancio organico è
equilibrato a spese del grasso che si è accumulato nei
tessuti adiposi durante i mesi di vita normale. Non
apparirà quindi strano se i fachiri indiani, avendo forse
scoperto le leggi che regolano questo fenomeno, riescono a
provocarlo su loro stessi e sia loro possibile la vita
anche sepolti per molti giorni.
Noi
possiamo riprodurre il fenomeno della letargia soltanto
attraverso lo stato catalettico e durante il suo
svolgimento nessuna suggestione ha presa sull’animo del
soggetto."
In
epoca precedente, è al marchese di
Puységur che va
il merito della scoperta "casuale" del sonnambulismo
artificiale, nata dall’osservazione di un suo giovane
paziente in uno stato particolare, uno stato di sonno
apparente accompagnato da una attenzione più vigile e da
una intelligenza più brillante di quella della veglia. Egli
la descrive inizialmente come "anomalia" ed inizia a
studiarla mettendo in evidenza alcune caratteristiche
psicologiche specifiche dello stato sonnambulico
riconducibili ad una ipermnesia, una amnesia
post-sonnambulica ed un comportamento infantile: il
sonnambulo si comporta spesso come se fosse tornato
indietro negli anni.
Deleuze
descrive
così lo stato sonnambolico. " Allorchè il magnetismo
produce il sonnambulismo, l’essere che si trova in tale
stato acquista una estensione prodigiosa nelle facoltà dei
sensi, molti dei suoi organi esterni, ordinariamente quelli
della vista e dell’udito, sono assopiti, e tutte le
sensazioni che ne dipendono avvengono interiormente. In
questo stato vi è un numero infinito di gradazioni e
varietà; ma per giudicare bene, bisogna esaminarlo a molta
distanza dallo stato di veglia… il sonnambulo ha gli occhi
fissi e dagli occhi non vede, non ode dalle orecchie, ma
vede ed ode meglio dell’uomo sveglio; egli non vede e non
ode che quelli coi quali egli è in rapporto. Vede solo
quello che guarda e ordinariamente guarda soltanto gli
oggetti sui quali si richiama la sua attenzione. E’
sottoposto alla volontà del suo magnetizzatore. Percepisce
il fluido magnetico. Vede, o meglio sente, l'interno del
suo corpo e quello degli altri; ma, ordinariamente ne
rimarca solo quelle parti che sono allo stato normale o ne
turbano l’ordine. Ritrova nella sua memoria il ricordo
delle cose che aveva dimenticato durante la
veglia."
L’abate
Faria (1813),
un sacerdote portoghese che affermava di essere un brahmano
indiano, aprì a Parigi una scuola di "sonno lucido"
attirando l’attenzione sugli strani fenomeni del magnetismo
e del sonnambulismo.
Faria
riteneva
che i diversi fenomeni sonnambulici, l’amnesia
post-ipnotica, le modificazioni fisiologiche dei
sonnambuli, non potevano in nessun modo essere attribuite
all’azione di un fluido, o a un particolare rapporto tra
magnetizzatore e magnetizzato, ma piuttosto a particolari
caratteristiche dei soggetti che cadevano in trance. "Non
si creano sonnambuli…tutte le volte che si vuole ma
soltanto quando si trovano individui adatti, cioè che sono
già sonnambuli naturali."
Per
l’abate
Faria inoltre
il sonno lucido o sonnambulismo, non differisce in nulla
dal sonno naturale. Ritiene inoltre che lo stato
sonnambulico non nasca dal pensiero del magnetizzatore ma
dalla compiacenza che il soggetto dimostra nei suoi
confronti.
Charcot
distingueva
tra piccolo ipnotismo e grande ipnotismo. Il grande
ipnotismo era caratterizzato e suddiviso in letargico
(sonno profondo), catalettico (inerzia psichica e
muscolare), sonnambulico (ipereccitabilità
cutanea).
Altri
autori più recenti (Walton,
1961) riferiscono il "buon esito" della terapia ideata per
un soggetto sonnambulo (il sonnambulismo era classificato
come disturbo dissociativo isterico nel DSM II), come
conseguenza di estrema timidezza e inibizione, specialmente
nel rapporto con la madre rigida ed autoritaria, guarito
tramite l’apprendimento del training
assertivo.
La
metafora classica nello studio dell’ipnosi consiste nel
rapportare la condotta dell’ipnotizzato a quella del
sonnambulo onirico. Essa è solitamente reificata al punto
che quando ci si riferisce allo stato sonnambulico come uno
degli stati più avanzati della trance, taluni ritengono che
effettivamente l’ipnotizzato presenti la stessa situazione
fisiopsichica del sonnambulo onirico.
Barber ha
mostrato come gli studi sul sonnambulismo hanno provato che
il sonnambulo onirico, contrariamente all’ipnotizzato,
durante l’episodio di sonnambulismo presenta un
elettroencefalogramma che dimostra che egli rimane
addormentato, inoltre ha movimenti rigidi e stentati, una
notevole inconsapevolezza di ciò che lo circonda, un
livello di attività motorie estremamente basso ed uno
sguardo fisso ed attonito; difficilmente risponde a
qualcuno che gli parla e per attirare la sua attenzione è
necessario parlare in continuazione per interrompere i suoi
movimenti; quando poi risponde ha la tendenza a mormorare o
a parlare in maniera vaga e distaccata; difficilmente
inoltre quando gli si ordina di svegliarsi egli obbedisce,
per svegliarlo occorrono persistenti manovre, come per
esempio scuoterlo, chiamarlo più volte.
Granone
descrive
lo stato sonnambulico come conseguente ad una trance
profonda e illustra come possano, in questo passaggio,
presentarsi due evenienze diverse. A volte il soggetto si
trova in uno stato di profonda passività e abbandono, una
specie di letargia dalla quale è difficile farlo uscire;
altre volte il paziente è più attivo, apre gli occhi,
cammina, dapprima impacciato ed intorpidito, e poi sempre
più spigliato e normale.
Granone aggiunge
inoltre che, sebbene i due stati attivo e passivo siano
molto differenti, essi sono alquanto vicini poiché
l’apatico diviene attivo se l’ipnotizzatore gli ordina di
aprire gli occhi.
Occorre
inoltre agire con prudenza in questi casi di trance
profonda, in quanto vi è una profonda dissociazione tra
conscio ed inconscio.
Pavesi e
Mosconi ritengono
che per utilizzare tutte le potenzialità dell’individuo sia
opportuno ricorrere a tecniche allucinatorie e
sonnambuliche, consigliando per esempio l’allenamento alla
scrittura automatica e alle allucinazioni
visive.
Milton
Erickson descrive
la trance profonda come " quel livello di ipnosi che
permette al soggetto di funzionare adeguatamente e
direttamente ad un livello di consapevolezza inconscio,
senza che la mente cosciente vi interferisca". Il soggetto
che si trova in trance profonda funziona secondo la sua
competenza inconscia, indipendentemente dalle forze alle
quali di solito la sua mente cosciente risponde; si
comporta in conformità alla realtà che per la sua mente
inconscia esiste in quella data situazione ipnotica. Mentre
si trova in trance profonda, il suo mondo della realtà è
costituito da concetti, ricordi ed idee. La realtà
ambientale esterna da cui è circondato è pertinente solo se
ed in quanto è utilizzata nella situazione
ipnotica.
La
realtà della trance profonda deve necessariamente
accordarsi con i bisogni fondamentali e con la struttura
della personalità totale.
Sempre
secondo
Erickson, le
trance profonde possono essere classificate, per
facilitarne l’inquadramento, in sonnambuliche e
stuporose.
Nel
soggetto bene allenato la trance sonnambulica è quel tipo
di trance in cui il soggetto è apparentemente sveglio e
funziona bene, adeguatamente e liberamente nella situazione
ipnotica totale, in maniera analoga a quella di una persona
non ipnotizzata che operi in stato di veglia normale. Un
soggetto bene allenato non è uno a cui si sia
laboriosamente insegnato a comportarsi in un certo modo, ma
un soggetto allenato a basarsi completamente sui propri
modelli inconsci di risposta e di
comportamento.
La
trance stuporosa è caratterizzata principalmente da un
comportamento responsivo passivo contraddistinto da un
ritardo psicologico e fisiologico. Manca quel comportamento
spontaneo e quell’iniziativa che, se si lasciano
sviluppare, sono tipici del comportamento
sonnambulico.
E’
probabile che vi sia una marcata perseverazione del
comportamento responsivo incompleto e vi è una netta
perdita della capacità di apprezzare il sé. Lo stato più
simile a quello stuporoso è lo stato di narcosi. Lo stato
stuporoso pare essere difficile da ottenere in molti
soggetti perché probabilmente si oppongono ad abbandonare
la consapevolezza di sé stessi come
persone.
Rossi
descrive
inoltre la trance profonda commentando che in questo stato
non significa che il paziente sia incosciente o stuporoso,
significa che l’attenzione del paziente è intensamente
focalizzata su ciò che è rilevante, così che ogni altra
cosa è ignorata. Il paziente che segue esattamente le
parole dell’ipnotista è in stato
sonnambulico.
Le
caratteristiche del sonnambulismo sono tre: 1) rapporto
intenso con l’ipnotista; 2) capacità di seguire esattamente
le osservazioni dell’ipnotista che concordano con i bisogni
del soggetto; 3) la mancanza di iniziativa mentale. Lo
stato sonnambulico non significa che il paziente sia un
automa, ma che ha una relazione straordinariamente buona
con l’ipnotista. E’ la mente conscia che è
perplessa.
Vediamo
infine la definizione di sonnambulismo onirico e le
caratteristiche di questo stato.
L’immagine
del sonnambulo che cammina a braccia tese sui tetti , in
camicia da notte, appartiene solo alla letteratura. Nessuno
ha mai visto un sonnambulo in questa
situazione.
Il
sonnambulismo viene considerato dagli specialisti un
disturbo del risveglio, una difficoltà nel coordinare i
centri che presiedono il passaggio dal sonno alla veglia.
E’ come se il cervello "non ce la facesse" ad uscire
completamente dal sonno, ma mandasse comunque dei segnali
motori che già appartengono alla veglia.
Il
sonnambulismo onirico non può avvenire durante la fase REM,
quella dei sogni, perché in questa fase il corpo è
paralizzato ed i muscoli non rispondono. E’ di solito
durante il sonno lento che si verificano queste
deambulazioni notturne. Lo stato in cui si trova il
sonnambulo è quello del "dormiveglia", di un risveglio
parziale senza l’attivazione della coscienza. Il sonnambulo
può vagare per casa evitando gli ostacoli: i suoi occhi
sono aperti. Il fenomeno può prolungarsi per un tempo che
va da qualche minuto a mezz’ora.
Raramente
i sonnambuli commettono errori tali da metterli in
pericolo, sebbene, in teoria, potrebbero per esempio uscire
da una finestra. La capacità di muoversi e camminare, di
aggirare ostacoli, o anche di compiere piccole azioni come
bere un bicchiere d’acqua, non stupiscono più di tanto,
poiché avvengono al di fuori della coscienza in modo
automatico.
Vi
è inoltre un sonnambulismo completamente diverso,
denominato pseudo-sonnambulismo, tipico degli anziani. Le
persone che ne sono colpite possono alzarsi e camminare ma
i meccanismi cerebrali che sottostanno a questo stato vanno
ricercati nella fase REM, in quanto questi individui non
hanno una paralisi muscolare in questa fase. Vi sono
persone che "mimano" ciò che stanno sognando e le loro
azioni sono coerenti con le immagini che vengono
sognate.
Obiettivo
della ricerca
L’obiettivo
di questa ricerca è di indagare la struttura di personalità
e le caratteristiche di un gruppo molto specifico di
soggetti che, opportunamente indotti in ipnosi, realizzano
un repentino stato di trance profonda, definito come
sonnambulico, con la realizzazione di una fenomenologia ben
precisa.
Viene
inoltre proposto un nuovo modello metaforico per illustrare
la "profondità di trance", inteso come un continuum a
spirale che parte dalla veglia e sfocia nel sogno, secondo
l’approccio costruttivista. Infine, viene illustrata
l’utilità degli Algoritmi Cognitivi di WISDOM per la
comprensione della modalità privilegiata di funzionamento
dell’individuo, al fine di attivare i meccanismi che
permettano l’instaurarsi della trance
profonda.
Presupposti
sperimentali
La
ricerca è stata effettuata presso il Dipartimento di
Psicologia dello Sport della Scuola Universitaria
Interfacoltà in Scienze Motorie, Università di
Torino.
Sono
stati indotti in trance 45 soggetti, con lo scopo di
selezionare 2 soggetti che andassero immediatamente in uno
stato di trance profonda che rispettasse le seguenti
regole:
•
repentino raggiungimento della trance
profonda
•
•
amnesia post-ipnotica totale
•
•
analgesia e anestesia
•
•
regressione di età e rivivificazione
•
•
capacità di mantenere la trance ad occhi
aperti
•
•
efficacia del segnale post-ipnotico di recupero immediato
della trance al tocco dell’ipnotista
Identificati
i 2 soggetti che più similmente tra loro rispettavano i
criteri utilizzati per la definizione di trance profonda
sonnambulica, ad ognuno di loro è stato somministrato il
test di Rorschach, secondo il metodo della Scuola Romana
Rorschach, allo scopo di indagare la loro struttura di
personalità ed evidenziare eventuali similitudini nello
psicogramma.
I
protocolli Rorschach dei sonnambulici sono stati inoltre
confrontati con il protocollo di una donna capace di
realizzare una trance "medianica" vigile, non riscontrando
similitudini significative.
Strumento
di indagine
Test
di Rorschach, secondo il metodo della Scuola Romana
Rorschach, Roma.
Il
test proiettivo di Rorschach rappresenta , in succinto ma
specificamente, l’insieme degli stimoli ambientali che
giungono di continuo al nostro cervello, e riassume quindi
egregiamente la realtà esterna. Il test rileva le
differenti disposizioni intellettive ed affettive dei
soggetti, permettendo di comprenderne i molteplici
dinamismi.
Tecniche
di induzione ipnotica utilizzate per la
ricerca
Metodo
del barcollamento unito alla fissazione diretta dello
sguardo.
Approfondimento
della trance tramite conteggio progressivo sincrono al
respiro e rotazione del braccio.
Analisi
dei risultati: Caratteristiche strutturali comuni nei
soggetti esaminati, analisi dello specchio dei computi del
Rorschach
L’esame
dei risultati ottenuti dall’elaborazione dei Rorschach
somministrati ( riportati in Appendice) evidenzia alcune
caratteristiche comuni ai soggetti, che possono essere così
riassunte.
•
•
Presenza di interpretazioni intramaculari (Dim, DimD)
superiori all’8%, che denotano un certo senso critico e la
capacità di vedere "l’altra faccia" della
realtà.
•
•
Risposte inquadrabili nelle Categorie di Contenuti 2 e 6,
con percentuali che risultano essere significative. In
particolare le risposte inquadrabili nella Categoria 2
indicano forme difensive incentrate sulla scissione ed
atteggiamenti regressivi che investono tutte le strutture
psichiche. Le risposte inquadrabili in Categoria 6 indicano
problemi di identità, forme esibizionistiche, affettività
ambigua e manipolativa
•
•
Presenza di Manifestazioni Particolari altamente
significative in tutti i protocolli. Risposte rispecchio
(RI) e Rilievo di Simmetria (RS), confabulazioni di primo e
secondo livello e contaminazioni di primo e secondo
livello. I rispecchi di persone, cose, paesaggi, … sono
interpretazioni che depongono per uno spiccato narcisismo.
Secondo
Morgenthaler si
tratta di individui che pensano sempre all’impressione che
il proprio comportamento fa alle altre persone. Le
interpretazioni di colore puro denotano passività.
L’analisi delle cromestesie dell’individuo indica il suo
grado di emotività. Interpretazioni CF rivelano
un’affettività che desidera l’adattamento, ma non riesce a
raggiungerlo: siamo in presenza di una personalità
egocentrica, dall’affettività labile, estrosa, lunatica,
incapace di serrare un vero legame affettivo con l’oggetto.
Di qui deriva l’impressionabilità
ed anche
la
suggestionabilità di
questi individui, facili prede delle influenze affettive di
altre persone. Circa la suggestionabilità, essa sarà minore
se alle CF si accompagnano molte Dim, mentre sarà
"intensiva" (cioè difficile da ottenersi ma duratura) se
accanto alle CF si avranno molte M. Questo perché le Dim
inibiscono l’affettività, mentre le M razionalizzano e
quindi, in un certo modo, frenano le spinte
suggestive.
•
• Vi è
inoltre presenza di
perseverazione e
viscosità nelle
risposte, soprattutto nelle Tavole colorate VIII, IX e X:
questa caratteristica dei soggetti risulta particolarmente
significativa per la presente ricerca. Viene notata una
certa stereotipia del pensiero e la presenza di
perseverazione viene
intesa come il potere di persistenza di contenuti
rappresentativi, cioè la loro tendenza ad imporsi di per sé
stessi alla coscienza del soggetto. In alcuni casi si nota
addirittura "viscosità
del tema", in
cui il soggetto aderisce ad un contenuto generale
sviscerandolo in numerose risposte che lo
riguardano.
•
• Tutti
i soggetti compiono diverse rotazioni durante le
interpretazioni
•
• Sono
presenti diverse risposte "Radiografia" che possono
significare "guardarsi dentro" o guardare dentro agli
altri
•
• Il
tempo medio di latenza risulta essere nella
norma
•
• Il
modo di comprensione rilevato è identico per i soggetti
esaminati e cioè del tipo G* (D) Dim* , indicando
essenzialmente una intelligenza di tipo
astratto
•
• Il
valore di F+% è piuttosto basso, sotto la media, così come
l’indice di realtà che risulta essere 4
•
• Gli
indici G% ( R ) sono abbastanza elevati, così come G+% ( G
) risulta avere valori simili per i soggetti, compreso tra
53 e 62
•
•
L’indice di impulsività è superiore alla
media
•
•
L’indice di autocontrollo non è mai elevato e risulta per
un soggetto praticamente assente.
Struttura
di personalità dei soggetti esaminati e relazione con il
sonnambulismo
Da
quanto emerso dall’analisi approfondita della struttura di
personalità dei soggetti, effettuata con il Rorschach e con
colloqui clinici di valutazione psicodiagnostici, si può
ragionevolmente ipotizzare che coloro che vanno
automaticamente e repentinamente in trance sonnambulica
hanno una fissazione sulle Tavole colorate (non riescono a
sganciarsi dalla prima percezione, quindi le risposte date
sono conseguenti e dipendenti dalla prima risposta)
attuando meccanismi di perseverazione delle risposte e
viscosità del tema.
Al
fine del raggiungimento dello stato sonnambolico pare
quindi determinante il coinvolgimento del soggetto su uno
stimolo emotivo personale particolarmente
significativo.
Utilizzo
dei risultati della ricerca per favorire il raggiungimento
dello stato sonnambulico in ogni
soggetto
Per
identificare il "modus operandi" del soggetto da
ipnotizzare gli strumenti ritenuti più idonei sono
l’identificazione delle metafore personali del soggetto ed
una approfondita analisi della sua struttura cognitiva. Si
propone quindi di utilizzare un questionario con metafore
che permetta di evidenziare un continuum emotivo, e la
somministrazione di WISDOM, per l’identificazione dei
metaprogrammi del soggetto, al fine di sfruttare l’effetto
"perseverazione/viscosità" per raggiungere lo stato di
trance profonda.
Wisdom
è un "test" che viene eseguito su calcolatore. Il soggetto
deve rispondere ad una serie
di
item di vario tipo, come descritto in seguito,
semplicemente utilizzando il mouse del
computer.
L’elaborazione dei risultati avviene automaticamente ed in
tempo reale, rendendo
snello
ed efficace il test.
WISDOM,
in concessione da Apprendimenti e Linguaggi del dott. Fabio
Rondot al
Dipartimento
di Psicologia dello Sport di Torino, si basa su 15 item
fondamentali:
1.
Rappresentazioni Sensoriali (Visivo &emdash; Auditivo
&emdash; Kenestesico)
2.
Referenti Privilegiati (Persone &emdash; Oggetti
&emdash; Luoghi)
3.
Modalità di Comparazione (Similitudini &emdash;
Differenze)
4.
Grado di definizione linguistica
5.
Andamento nei Livelli Logici
6.
Dimensionamento Temporale
7.
Andamenti Temporali
8.
Collocazione nello Spazio
9.
Immediatezza del feedback
10.
Focalizzazione dell’Attenzione
11.
Referenza Privilegiata
12.
Informazioni - Azioni
13.
Collocamento nel Gruppo
14.
Ricollocamento nel Gruppo
15.
Rapporto Qualità &emdash; Quantità (relativamente alle
informazioni).
Offre
indicazioni relativamente alle modalità di agire nel
quotidiano cui un individuo fa riferimento; detto in altri
termini delinea un profilo delle strategie abitualmente
utilizzate per svolgere un compito, rapportarsi ad un
interlocutore e/o ad un obiettivo.
Consente
di far esplicitare l’organizzazione semantica che sottende
un pensiero ; detto in altri termini aiuta a definire
reti di "parole chiave" tra loro coordinate al fine di
rendere coerente e maggiormente condivisibile una
descrizione, un pensiero, un termine.
Consente
di rintracciare l’allineamento valoriale di un singolo
soggetto rendendo evidente il flusso delle energie e dunque
delle disponibilità e del grado di motivazione\motivabilità
del soggetto. Possiamo infatti pensare che,
metaforicamente, i valori assolvano per le persone la
funzione che i vettori svolgono per la fisica... indicano
direzione, intensità, durata dell’energia e dunque, per
quel che riguarda le persone, della determinazione
dell’orientamento, della disponibilità.
Relativamente
a specifiche contestualizzazioni consente di rendere
espliciti i presupposti cui un singolo soggetto fa
riferimento rendendone così comprensibile l’impianto
"epistemologico" di riferimento. Prendendo come termine di
paragone la geometria il singolo soggetto passa da un
livello di "utilizzo" di alcuni teoremi, alla "scoperta-
comprensione" degli assiomi che ne determinano coerenze,
campi di applicazione e, conseguentemente,
efficacia.
In
conclusione Wisdom consente di:
•
• avere
un quadro di riferimento complessivo relativamente alle
informazioni raccolte
•
•
definire e "pesare" le aspettative di un soggetto
relativamente ad un interlocutore
•
•
rintracciare all’interno di un gruppo di persone quella che
più si avvicina al profilo ideale
definito.
Fornisce:
•
•
profili e materiale cartaceo da lasciare in dotazione ai
partecipanti
•
•
indicazioni di percorsi di allenamento
•
•
indicazioni di specifici esercizi
La
funzione fondamentale di WISDOM e degli Algoritmi
Elaborativi per la causa ipnotica
Gli
esseri umani non operano direttamente sul mondo che vanno
sperimentando, ma operano attraverso le trasformazioni
sensoriali che di esso acquisiscono.
Dunque
la "verità" piuttosto che un criterio di misura assoluto
della realtà può essere considerata la metafora che assurge
a "spiegazione di un evento" in un dato
spazio-tempo...
Ogni
individuo vive costantemente in una doppia dimensione, una
sorta di universo al tempo stesso interno ed esterno. Così
capita di essere assolutamente conquistati dal piacere di
camminare in un paesaggio incontaminato e
contemporaneamente di addentrarci sempre più lungo i
sentieri tracciati da un ragionamento o da una fantasia;
l’ubiquità negata dalla dimensione fisica dell’universo ci
è dunque concessa dall’incessante ricerca di una possibile
armonia.
Se
è vero che "la mappa non è il territorio", è altrettanto
percepibile che il luogo ove queste due istanze risiedono è
solo apparentemente l’esterno per il territorio e l’interno
per la mappa; così come ciò che le separa è solo
apparentemente la nostra
fisio-psicologia.
Un
osservatore attento è in grado di cogliere che esistono
mappe poste all’esterno (pensiamo ad una fotografia o ad
uno spartito musicale) e territori posti all’interno
(pensiamo ad una sensazione, una fantasia, un archetipo di
junghiana memoria).
In
questo senso l’esperienza ci racconta che mappe e territori
interagiscono in una relazione che rispetta solo
parzialmente le leggi della causalità; e dunque, tale
relazione per essere meglio compresa andrà considerata
presupponendo un livello di complessità più
elevato.
Troviamo
un chiaro esempio di tutto ciò nelle parole di
Mozart, che
sono chiaramente la descrizione di uno stato di trance
ipnotica, forse coinvolgenti meccanismi di perseverazione e
viscosità : "Può accadere durante un viaggio, in carrozza,
oppure dopo un buon pasto, o durante una passeggiata, o di
notte, quando non riesco a dormire: le idee allora arrivano
a fiumi, e sono le migliori. Quelle che mi piacciono, le
tengo a mente e le canticchio tra me e me; le altre invece
mi dicono pochissimo. Quando già tengo ferma qualche cosa,
me ne viene una dietro l’altra, che ci potresti tinger
dentro il pane a forza di contrappunto, di timbro dei
diversi strumenti eccetera. E così l’anima s’accalora,
sempre che io non venga disturbato: e il tutto va crescendo
sempre di più, e io lo rendo sempre più ampio e chiaro,
sicché arriva veramente a diventare quasi concluso nella
mente, anche se è molto lungo, come un bel quadro o una
bella persona, e ascoltarlo nell’immaginazione, non di
seguito, quale poi dovrà riuscire, ma in qualche modo tutto
assieme subito: che banchetto! Tutto, trovare e fare, mi
succede come in un sogno bello, forte. Ma ascoltare il
tutto, così nell’insieme, è davvero la cosa
migliore".
Siamo
dunque necessitati ad attribuire un senso\significato ad
ogni evento che attiva il nostro apparato sensoriale e per
conoscere una qualsiasi cosa questa deve per definizione
passare attraverso la strettoia elaborativa delle nostre
percezioni.
Ogni
stimolo per poter arrivare a destinazione (nel mondo
interno) dovrà però superare non solo i filtri fisiologici,
rientrando nella gamma del percepibile a livello
sensoriale, ma dovrà anche essere riconosciuto come
"stimolo significativo" a livello cognitivo (sappiamo bene
che le figure geometriche sono percepibili solo da persone
che abbiano ricevuto una educazione scolastica) ed essere
accettabile sul piano affettivo non attivando meccanismi di
difesa (quali ad esempio la negazione ).
Per
meglio comprendere, facciamo riferimento ad una proiezione
di diapositive a colori osservate ad una distanza di 10
metri da un daltonico, da un miope, da un normo-vedente.
Pensiamo ora che le stesse diapositive siano osservate da
un fotografo professionista e da un neofita; e ancora
pensiamo che le diapositive siano viste da una persona
innamorata di chi le ha scattate e da un'altra che invece
prova per la stessa profondo rancore.
E’
possibile che il daltonico e il miope abbiano la stessa
quantità-qualità di percezioni? E i dettagli osservati dal
fotografo professionista saranno per numero e complessità
simili a quelli del neofita? E ancora, chi ama percepisce
la stessa qualità-quantità di sensazioni di chi
odia?
Così,
ogni qual volta un individuo si trova nella condizione di
voler\dover elaborare l'ambiente non può far altro che
utilizzare la propria organizzazione fisio-psicologica ed è
in questo senso che gli algoritmi utilizzati possono essere
pensati come "mediatori fisiologico-cognitivo-affettivi"
della relazione tra quanto nel tempo è entrato a far parte
della struttura stessa dell'individuo e quanto è parte
integrante dell'ambiente.
Metaforicamente
quanto affermato è pensabile come una clessidra le cui
ampolle rappresentano l'una l'ambiente esterno
all'individuo (il mondo); l'altra, il suo ambiente interno
(ciò che si crea dalla continua interazione tra
l'organizzazione fisiologica, affettiva e cognitiva). Ogni
qual volta un’informazione passa da un'ampolla all'altra la
trasduzione è resa possibile da modalità (abitudini) di
elaborazione che chiameremo "algoritmi elaborativi". A
questo proposito ci sarà capitato di incontrare persone
che, indipendentemente dal contesto e\o dalla relazione
rintracciano con estrema facilità le similitudini presenti.
A questi soggetti sentiremo spesso dire: "Questo quadro mi
ricorda quello del tal autore... per favore il solito...
questa sera non posso, ho l’incontro del Mercoledì... tutto
il mondo è paese...". Al contrario, esistono persone capaci
di sottolineare le più piccole differenze; sono quelle che
con più facilità ci dicono: "Hai visto, il nostro vicino ha
una bicicletta nuova... proviamo un locale diverso dal
solito... non vorrete mica fare il giro dell’altra
volta?!...". L’algoritmo cognitivo sottostante agli esempi
citati prende in considerazione (produce) relazioni di
similitudine e differenza tra le "cose" che superano le
nostre soglie percettive.
Un
altro algoritmo facilmente rintracciabile è quello che ci
"orienta nel tempo"; ci sono infatti persone per le quali
futuro e passato non esistono (dimenticano velocemente o
non fanno progetti); altre invece vivono quasi
esclusivamente proiettate nell’una o nell’altra
dimensione.
I
due esempi consentono di comprendere che quanto viene
prodotto dall’incessante attività di elaborazione
costituisce il materiale con il quale edifichiamo le nostre
rappresentazioni (sia quelle relative al mondo che ci
circonda, sia quelle riferite alle nostre dimensioni
interiori).
Tali
rappresentazioni sono idealmente distribuite su un
continuum che va da quelle "sensorialmente basate" a quelle
"linguistiche".
Wittgenstein
amava
sottolineare la differenza fondamentale tra le frasi: la
mela è verde, la mela è buona. A livello di
rappresentazione mentale entrambe sono sensorialmente
basate ma se una "mela verde" evoca una rappresentazione
visiva (almeno inizialmente) una "mela buona" esplicita
automaticamente una sovrapposizione di rappresentazioni in
quanto evoca sia semplici percezioni sensoriali che
rappresentazioni complesse.
Così
il linguaggio ci rappresenta la realtà sia ad un livello
operazionale che in una dimensione semantica; così, con
parole, gesti e affermazioni siamo in grado di creare e\o
condividere soggetti, eventi, relazioni, emozioni,
Universi.
Dunque
le parole del linguaggio sono ad un tempo segno e simbolo;
permettono di indicare un concetto e contemporaneamente
sono strumenti di evocazione; consentono ad ogni nome di
rappresentare l'integrazione tra significante e
significato. Così se il segno convenzionale è l'indice (la
classificazione), il simbolo evocato si fa
mito.
Linguisticamente,
ognuno di noi è un po’ come un pittore che, partendo da dei
colori base, con maggiore o minore abilità giunge a
definire su di una tela forme, emozioni,
pensieri.
Tentando
una semplificazione possiamo pensare che le
rappresentazioni linguistiche:
-
rispettano i vincoli degli algoritmi
percettivi
-
sono soggettive e in funzione della mappa di
riferimento
-
sono delle astrazioni
-
si evolvono per complessificazioni
successive
-
tendono ad essere socialmente
condivisibili
-
possono creare nuove rappresentazioni.
Con
il linguaggio quindi, agiamo una serie di descrizioni,
creazioni e comunicazioni che possono essere raggruppate in
agiti linguistici.
Nuovo
modello di definizione della trance: metafora della
spirale
Per
meglio comprendere la fenomenologia ipnotica e descrivere
la possibilità che ogni individuo ha di raggiungere stati
profondi, può essere utile utilizzare la metafora della
trance a spirale tridimensionale, progressiva. Nel punto di
origine possiamo identificare lo Stato di Veglia, il
"corpo" della spirale rappresenta la trance ipnotica e
quindi tutte le fenomenologie che ad essa appartengono, il
bagaglio psichico di ogni essere umano. La parte terminale
della spirale è il Sogno, in cui tutto è possibile ma non
vi è collegamento tra l’azione pensata ed il movimento
muscolare corporeo.
LA
METAFORA DELLA SPIRALE:
VEGLIA-TRANCE-SOGNO
Conclusioni
Lo stato
di trance profonda, generalmente inquadrato sotto il nome
di stato sonnambulico,
fa
parte del bagaglio archetipico di ogni essere
umano.
La
possibilità di accedere alle personali risorse proprie
degli stati ipnotici profondi è spontanea in una piccola
percentuale della popolazione, particolarmente
predisposta.
Tutti
gli esseri umani possono accedere agli stati di ipnosi
profonda tramite opportuno allenamento, percorrendo la
Spirale della Trance, intesa come modello metaforico per
descrivere la fenomenologia ipnotica.
Il
compito dell’ipnotista consiste nell’individuare i
metaprogrammi di funzionamento del soggetto, per creare un
continuum emotivo e linguistico, per esempio utilizzando il
test WISDOM.
La
trance profonda si instaura se gli stimoli dell’ipnotista
attivano nel soggetto le modalità psicologiche identificate
dal test di Rorschach come possibili catalizzatori del
sonnambulismo, e cioè perseverazione e
viscosità.
Le
induzioni effettuate successivamente a questa ricerca e
conformi al modello proposto hanno permesso, in questa fase
iniziale, un approfondimento considerevole della trance in
soggetti appartenenti al campione
iniziale.
Dipinto
sotto trance sonnambulica Blotto
Molte
produzioni artistiche, letterarie ed altro sono frutto di
momenti in cui l'artista, il creatore sono andati in una
trance profonda, come il dipinto di Blotto che potete
vedere qui sotto.
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Casa Editrice Astrolabio, 1978
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Paul
Watzlawick "La realtà della realtà" Casa Editrice
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Spector Person "Sogni ad occhi aperti" Edizioni CDE su
licenza Raffaello Cortina, 1998
Daniel
Goleman "Intelligenza Emotiva" Edizioni Rizzoli,
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Kandel, J.H. Schwartz "Principi di Neuroscienze" Casa
Editrice Ambrosiana, Gruppo Editoriale Zanichelli,
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H.
Maturana, F. Varela " L’albero della conoscenza" Garzanti,
1999
F.
Rondot, "Wisdom" Apprendimenti e linguaggi
1997
Per
ulteriori informazioni in merito spediteci un e-mail o
telefonateci le indicazioni le troverete
nelle pagine a seguire.