Costruttivismo
Radicale:
uno
snocciolato di principi.

In omaggio ai principi di Leonardo che può, senza ombra di
dubbio, essere annoverato tra i primi costruttivisti
inconsapevoli, non tanto del costruire, di cui era
consapevole, di più era la sua vita, quanto che ogni
cosa scaturisse da lui stesso, le sue considerazioni erano
orientate a rappresentare la "realtà", non tanto orientate
all'idea di costruirla.
Come
funziona l'interazione tra il soggetto costruttore ed il
suo ambiente:
1.
Anzitutto il costruttivismo radicale (CR) tratta del sapere
(sarebbe utile evitare la parola 'conoscenza', la
quale, da Socrate in poi, ha sempre suggerito un
riconoscere o rappresentare di cose che dovrebbero già
'esistere') e non riguarda l'essere e
l'ontologia.
• La conoscenza trattata (il sapere) crea all'interno di un
individuo degli obblighi, crea un cotesto ed un contenuto
che si vanno ad aggiungere alla "realtà"
complessificandola.
• Le conoscenze obbligano per i presupposti che portano con
sé, ogni elemento cognitivo implica un nuovo modo di
percepire che porta ad un differente livello cognitivo,
rimaniamo in tal modo intrappolati dalle nostre stesse
conoscenze.
2.
Le cose (incluso le persone) con le quali l'organismo
interagisce, non possono essere che i suoi costrutti
- costruiti per di più senza la minima consapevolezza
operativa. Creano perturbazioni quando non si prestano a
soddisfare le aspettative e gli scopi
dell'organismo.
• Non si ha la consapevolezza della realtà costruita, dal
momento che il programma contempla una realtà stabile ma
non la consapevolezza di come la si raggiunge, essendo
anche che l'apprendimento della "realtà" avviene prima,
(durante i primissimi mesi di vita fino a complessificarsi
in un mondo concreto ed infine trasformandosi in
astrazione), di possedere qualunque forma di consapevolezza
da parte del soggetto.
3.
L'adattamento consiste nel trovare modi di agire e pensare,
cioè disporre di costrutti (concetti, rapporti
concettuali, schemi di azione, etc.) che non urtano contro
le costrizioni di una "realtà" non conoscibile che si
manifesta esclusivamente tramite le perturbazione
che si esperisce. Così la 'verità' dei filosofi va
sostituita dalla viabilità (utilità esistenziale)
nell'esperienza vissuta.
• Adattarsi é accettare il programma, quel listato di
comandi che ci "impone" di essere come siamo, di conoscere
ciò che conosciamo, di percepire ciò che
percepiamo.
4.
Da questa impostazione risulta che l'insegnamento non
potrebbe mai essere una trasmissione di strutture
concettuali. L'insegnante non puo "istruire", però puo
creare delle situazioni che offrono all'allievo l'occasione
di costruirsi concetti e modi di agire viabili (utili
all'esistenza).
• L'insegnamento non aggiunge, ci provoca nel sostenere la
nostra "realtà" e nel portarla avanti coi correttivi del
caso.
A
proposito della conoscenza e di come questa influisce sulla
nostra percezione, provate a considerare la seguente
immagine e vedere cosa rappresenta per
voi:

Ora riconsiderate la stessa figura conoscendone il
significato: "Una donna inginocchiata in avanti intenta a
lavare i panni, con vicino un catino per
l'acqua."
Bene
credo abbiate notato che nel momento che un mondo viene
svelato questo non ci lascia indifferenti, la conoscenza
obbliga, la conoscenza impegna e limita, pur confinando in
modo indispensabile il mondo dandoci la possibilità di
percepirlo così come lo conosciamo, il limite della
"realtà" é la sua stessa possibilità.
Così
vediamo cose che non ci sono come nella figura seguente
vediamo una curva che non c'é:

O
immaginiamo di vedere costruendo ciò che non
vediamo:

Poi
ci sono figure impossibili per il nostro sistemi
percettivi:


Ancora
dimensioni che sembrano essere differenti solo perché
presentate in un contesto differente:

Le
due dimensioni sono uguali anche se l'immagine di destra
sembra più lunga.



Possiamo
vedere il cubo ma solo una faccia alla volta non
contemporaneamente su entrambi le prospettive, così vediamo
il calice o i profili, il palazzo e gli altri due profili,
non contemporaneamente una e l'altra figura, il nostro
cervello é in grado di organizzare un sistema di
significati alla volta, e legarlo al nostro sistema
percettivo.
Così vedete più l'indiano o l'esquimese?
Immaginatevi
di essere in un isola deserta e non aver mai
conosciuto essere uman
o,
cosa pensereste, cosa vedreste, cosa
capireste?
Non
é possibile rispondere ad una siffatta domanda dal momento
che in essa é già disvelata l'intera
conoscenza!
Saltiamo
qualche tappa e proviamo a lasciare l'isola su una
bella imbarcazione di nostra
costruzione!
Ora
avviciniamoci attraverso una fede, ad esempio il Buddhismo,
e vediamo i passi che sono stati creati per com-prendere la
"realtà" sempre a sostegno di una fede
siffatta.
L'epistemologia
inerente al Buddhismo possiede molte parallele col
costruttivismo, tutti i dharma (fenomeni) sono
contenuti per il Buddhismo in diciotto reami: i reami dei
sei organi sensoriali, dei sei oggetti di senso e delle sei
coscienze sensoriali.
Per
il Buddhismo "Tutti i dharma (fenomeni) sono contenuti in
diciotto reami: i reami dei sei organi sensoriali, dei sei
oggetti di senso e delle sei coscienze sensoriali. I sei
organi sono la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto, il
tatto e la percezione. I sei oggetti sono le forme, i
suoni, gli odori, i gusti, gli oggetti tangibili e gli
oggetti mentali. Le sei coscienze sono la coscienza visiva,
uditiva, olfattiva, gustativa, tattile e mentale. Non vi
sono altri dharma al di fuori dei diciotto reami, che sono
tutti soggetti a nascita e morte, creazione e dissoluzione.
Niente, tra gli organi di senso, gli oggetti sensoriali e
le coscienze sensoriali, possiede un sé individuale e
separato".
La
meta del Buddha non era quella di creare una teoria, ma di
eliminare l'ego, la sensazione di esistere come sé
indipendente, perché riteneva che quella fosse la radice
della sofferenza umana, mentre il costruttivismo radicale
esplora e delimita il reame razionale, si potrebbe dire
usano le parole di von Glasersfeld, (per ragioni
razionali e non metafisiche) l'io costruttore è anch'esso
un costrutto necessitato dal modo di costruire
razionalmente. Per quanto riguarda i sei dharma di
base, costituiscono la sola fonte di conoscenze, e
importante però un'importante distinzione fra i
cinque sensi e la "percezione" che funziona su un altro
livello, crea le combinazioni degli elementi sensoriali tra
loro.
La
"consapevolezza operativa" (Ceccato) rende possibile
l'allontanarsi dal realismo micidiale che lega la maggior
parte della gente all'idea che i loro costrutti
devono essere "veri", "immutabili" e magari "eterni". E
questa liberazione è forse un primo piccolo passo
verso una forma di illuminazione
Buddhista.
Al
maestro zen Hui Hai un giorno fu chiesto: "Come possiamo
percepire la nostra natura?". Egli rispose: "Ciò che
percepisce è la nostra natura, senza di essa non potrebbe
esserci percezione. Quando la potente funzione della
propria natura si manifesta questa è la 'Realtà
imperturbabile al di là della nascita e della morte' senza
uguali" "Io insegno un metodo da mettere in pratica, non
qualcosa in cui credere o da adorare. Il mio insegnamento
si può paragonare ad una zattera che serve ad attraversare
un fiume. Solo uno stolto rimarrà abbarbicato alla zattera
una volta che sia approdato all'altra sponda, alla sponda
della liberazione"..
Anche
lui, nella sua estrema coerenza, applicò un sistema al
sistema, una conoscenza alla conoscenza, e disse che
l'insegnamento sull'assenza del sé ha lo scopo di guidare
la meditazione, al di là di fondamenti, verso un sisteme di
coerenze essenzialmente transitorie, e in un certo senso
trasversali al conoscere. Il Buddhismo, come il
costruttivismo radicale, non deve essere inteso come una
dottrina. Credendolo una dottrina, vi si rimarrebbe
invischiati.
Proviamo
a semplificare in modo differente i
principi!

![]()
Prendete la grafica e poi di conseguenza dai segni ai
simboli attraverso la scrittura, questa ha trasformato il
modo di vivere e di pensare dell'uono, ma i cambiamenti
sono stati più profondi di quanto oggi noi non possiamo
renderci conto, la conoscenza ci trasforma, dopo
un'esperienza cognitiva non possiamo più essere come prima,
siamo altro da prima, la nostra vita é un continuo
accoppiarsi di conoscenze che ci plasmano, alcune di più
altre di meno, cambiando il nostro modo futuro di
avvicinare le nuove esperienze. Ad esempio la conoscenza
cambia in noi la strutture fisiologica attivando in noi, a
mezzo dell'astrazione, la neocorteccia che fa parte del
sistema extra piramidale che incide sul passaggio dalla
nostra vita "animale" alla nostra vita evoluta, la
consapevolezza ne é il primo effetto, così nasce
l'interpretazione del comportamento, mi accorgo di chi sono
deducendolo da come mi comporto e così
via.
Ogni
cosa prende un significato attraverso la storia che
racconto, e la storia che racconto contempla la mia
presenza e la mia conoscenza. Ma facciamo degli
esempi:
Pensiamo
all'Italia, forse che esistono confini per definire
uno stato, i confini sono un costrutto cognitivo, per
lo più artefatto o al massimo strutturato in modo da
seguire la buona forma di un confine naturale. Tutto
il significato si aggiunge a partire da elementi che
presuppongono ogni elemento a seguire, ogni
aspettativa anticipa ed orienta al contempo, da un
significato contestualizzando e definendo i confini
(limiti) del programma si arriva a nuovi presupposti
da cui e per cui dipendere. Ogni passo di conoscenza
implica programmi percettivi imprescindibili da lì in
poi.
Storia,
invenzione, finction, verità, ogni elemento credibile o
incredibile é strutturato su di una "realtà" potenziale,
agita come ipotesi, che viene costantemente messa alla
prova nel senso comune e condiviso.