Sviluppi
Epistemologici nell'ambito della
Cibernetica
di Secondo Ordine
Chisotti
Marco
INDICE
Prefazione
Introduzione
Dalla
prima cibernetica verso la costruzione di una nuova
epistemologia
Nuovi
orizzonti oltre la scatola nera
L'epistemologia
secondo Bateson
Dalle premesse
classiche alla riorganizzazione del
significato
Verso
una teoria dell'osservatore; von
Foerster:
Note per un'epistemologia degli oggetti
viventi
L'emergere
della complessitá, il passaggio da un'epistemologia della
rappresentazione ad un'epistemologia della
costruzione
L'evoluzione
cibernetica
La
biologia ontologica di Maturana. Biologia
della cognizione
Psicologia
e complessitá, uno studio della mente come sistema
ricorsivo (specialità
emisferica)
Il
vincolo non limita semplicemente i possibili ma è anche
opportunitá. (Prigogine Stengers)
Contributi
differenti ad una nuova epistemologia. La parola nel
pensiero di von Foerster
Tra
teoria e pratica nell'evoluzione della
conoscenza
La
conoscenza come azione nel pensiero di Maturana
e
Varela
Dominii
comportamentali dell'organismo
autopoietico
La
comunicazione come fenomeno sociale.
Sistemi
e loro autocreazione di significato attraverso il rumore.
Atlan e i sistemi auto-organìzzati.
Considerazioni
sull'organizzazione del sistema nervoso. Elementi
circonstanziali all'ordine delle
psicopatologie.
Conclusioni
Bibliografia
PREFAZIONE.
Tenterò in queste pagine di affrontare il problema della
mia conoscenza, di ciò che mi ha portato a dire, e
sopratutto di quello che mi ha spinto a sostenere il mio
punto di vista.
Dal momento che la conoscenza non si riduce a delle
semplici informazioni ha bisogno di strutture teoriche che
danno un senso alle informazioni; ci si rende facilmente
conto che se si possiedono troppe informazioni e poche
strutture mentali, l'eccesso di informazioni si trasforma
facilmente in una nube confusiva e poco chiara nella
propria mente.
D'altro canto é pur vero che troppe teorie oscurano
altrettanto facilmente la conoscenza. Una teoria rigida si
chiude su se stessa, crede di possedere la realtá o la
veritá, ha giá previsto tutto in
anticipo.
Se é vero che la nascita di un'idea e il suo sviluppo
necessitano di un campo ìntelletuale aperto, nel quale
opposte teorie e visioni del mondo si combattono; se é vero
che ogni novitá si presenta come minaccia o come
insensatezza ai sostenitori delle discipline stabilite,
allora il mio tentativo si può ben inserire in un intento
da un lato di mantenere e sviluppare un pluralismo teorico
(ideologico, filosofico), dall'altro di proteggiere la mia
devianza.
Personalmente mi trovo a vivere In una cultura di cui la
scienza ne fa parte, mi trovo a scoprire quanto una certa
cultura comporti una particolare visione del mondo, al
tempo stesso sono limitato e favorito dalle mie
conoscenze.
Mi sono accorto che attraverso il mio lavoro man mano che
procedevo ad organizzare le informazioni si formavano in me
nuove certezze che mostravano come il mio vecchio modo di
pensare si fosse basato su pseudo-certezze, ma sopratutto
ho scoperto l'esigenza di costruirmi un modo di pensare
coerente rispetto ai presupposti da cui
parto.
I miei progressi nella conoscenza non sono identificabili
con l'eliminazione dell'ignoranza, mi trovo tuttora immerso
nell'incertezza, un incertezza scaturita proprio dalla mia
conoscenza. Per me conoscere é stato negoziare, lavorare,
discutere, in un tentativo continuo di nuove chiarezze che
molto spesso si risolvevano in nuove ombre. Mi scuso fin
d'ora per l'incompiutezza di questo mio tentativo che
volutamente si presenta frantumato in parti come un mosaico
in costruzione.
L'approccio
da me seguito é quello sistemico, fondamentalmente per due
ragioni mi trovo a sostenerne la validitá: da un lato la
rilevanza di tale modello nel mettere in luce le proprietà
"gestaltiche" dell'organizzazione del reale;
dall'altro lato la
possibilità di riscontrare proprietà
'Igestaltiche' comuni a differenti livelli di tale
organizzazione, e quindi la possibilitá di creare delle
generalizzazioni.
La nozione di sistema prende originalità nel momento in cui
invece di completare la definizione delle cose, degli
oggetti, gli si sostituisce; soltanto in questo modo il
sistema opera necessariamente una rottura con l'ontologia
classica dell'oggetto.
Il concetto di sistema ha in sé tre Morin
(33):
Il
sistema (che esprime sia l'unitá complessa ed il carattere
fenomenico del tutto, sia il complesso delle relazioni fra
il tutto e le sue parti).
Le interazioni (ciò che esprime l'insieme delle relazioni,
azioni e retroazioni che si effettuano e che interessano in
un sistema).
L'organizzazione
(ciò che esprime il carattere costitutivo delle
interazioni; quel che forma, mantiene, protegge, regola,
regge, rigenera; quel che fornisce al sistema la sua
colonna vertebrale).
La concezione complessiva del sistema si articola da un
punto di vista fisico per le sue condizioni di formazione e
di esistenza (interazioni, congiuntura ecologica,
condizioni e operazioni energetiche e termodinamiche),
anche un sistema di idee possiede una componente fisica; da
un punto di vista psichico per le sue condizioni di
distinzione o di isolamento, per la scelta di riflessione
critica (come la relatività delle nozioni e delle frontiere
del sistema), per la capacità
diagnostica.
Per quanto concerne la psicologia applicata l'approccio
sistemico sembra offrire un valido contributo al suo
sviluppo possedendo validi strumenti d'analisi e di sintesi
delle sue problematiche. Mi riferisco in particolare alla
terapia familiare, il piú evidente esempio di applicazione
del modello sistemico, ma anche all'interno della terapia
cognitiva al suo orientamento sistemico-
processuale.
Nell'approccio
sistemico, in realtà, se dal punto di vista teorico sembra
delinearsi un orizzonte preciso entro il quale affermare le
proprie convinzioni, l'ambito della pratica riserva una
continua ricerca di nuove strategie che permettano di
superare i limiti della situazione in
atto.
Un tale modo articolato di procedere nella costruzione e
nello sviluppo del sistema preso in considerazione mi ha
portato a scontrarmi in modo contraddittorio con differenti
epistemologie nell'ambito della pragmatica terapeutica. Il
mio lavoro nella ricerca degli sviluppi epistemologici
della seconda cibernetica ha senz'altro risentito di tale
difficoltà.
Non mi rimaneva che affrontare il discorso nella sua totale
complessità pur consapevole dei rischi cui andavo incontro.
Affrontare la complessità, infatti, é affrontare
l'incertezze e le contraddizioni; il pensiero nella sua
complessità é un'avventura che rischia ad ogni istante la
confusione o la semplificazione (non è possibile d'altronde
dimenticare che si semplifica per ragioni pratiche ed
euristiche).
Il paradigma della complessità porta inevitabilmente alla
ricerca di un metodo che non é altro che l'attivitá
pensante del soggetto (nel caso specifico la mia attivitá e
dunque il mio metodo che, ancora in embrione, spero di
affinare).
Il metodo diventa centrale nel momento che si riconosce che
la conoscenza non é accumulazione di dati o informazioni,
bensi la loro organizzazione; che la logica non é piú
perfetta ed assoluta; che c'é incertezza e tensione nella
conoscenza. il metodo é attivitá pensante e coscente, ed il
pensiero coscente é l'unico capace di trasformare le
condizioni del pensiero stesso.
Questo é l'íntento che mi sono prefissato, tentare il
recupero del processo di elaborazione teorica che si trova
alla base del mio lavoro trovandomi ad interessarmi di
terapia familiare. Per questa ragione il lavoro che
presento, riportando il contributo di differenti autori, si
presenta frammentario, volendo per lo piú sottolineare la
grande complessitá, pur nell'ambito di un discorso
relativamente recente, degli sviluppi epistemologici
emergenti.
INTRODUZIONE.
Morin
organizzazione metodo e cognizione.
"L'unica
conoscenza che valga é quella che si alimenta di incertezza
e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla
temperatura della propria distruzione."
(32)
Queste parole di Morin mi rieccheggiano nella mente in un
modo del tutto originale credo, spengono l'interruttore del
mio pensiero, ecco però aprirsi lo spiraglio del nuovo,
dell'innovatore Morin, il nostro pensiero deve ormai
superare ció che non si pensa, ció che lo comanda e lo
controlla., é giunto il momento di ripensare la nostra
struttura di pensiero.
Il problema principale é recuperare l'organizzazione della
nostra conoscenza, è necessario riapprendere ad apprendere.
E forte a questo punto il concetto di metodo, Morin non
offre un metodo, va alla ricerca del metodo, apprendere ad
apprendere, il deutero-apprendimento di Bateson (4) questo
é il metodo.
Il discorso sfocia immediatamente nell'autorganizzazione,
in particolare il "self-reproducing automatall di von
Neumann (35), ovvero il funzionamento dell'automa naturale
(l'essere vivente) con il disordine; il principio di "order
from noise" di von Foerster (18), auto-organizzazione con
il disordine; il caso organizzatore di Atlan (l); tutti
accenni ad un concetto essenziale, l'organizzazione, che
possiede in sé il potere di "materializzare" il pensiero
astratto. Organizzare significa determinare dei vincoli
descrittivi, forma spaziale, volume, confini ecc.;
significa creare delle interazionif tra gli elementi presi
in considerazione, di tipo selettivo; significa definire
l'esistenza di energia disponibile all'interazione;
significa dunque autoprodurre, attraverso l'energia
disponibile e le interazioni ipotizzate,
organizzazione.
Da cosa nascono ordine ed organizzazione se non da un non
ancora definibile ordine ed organizzazione, in altre parole
quel che é definibile disordine. Una sorta di infinita
circolarità tra disordine interazione --- > ordine ---
> organizzazione.
Il
concetto di sistema si aggiunge a quello di organizzazione,
in particolare è l'unità globale organizzata di
interrelazioni tra elementi, azioni, o Individui. Cosi allo
stesso modo la mente non é che un sistema, cosi come nella
descrizione pu6 venir dettagliata, quindi esiste in
funzione del metodo seguito nel descriverne la sua
organizzazione, ancora una volta la realtà è il nostro modo
di percepire, di concepire e di pensare In maniera
organizzazionale ciò che ci circonda.
Tutto sembra strutturarsi a livelli differenti di
organizzazione, gli uni separati operativamente dagli
altri, la coscienza della qual cosa, cioè la qualità dotata
di potenzialità organizzatrice in grado di retroagire
sull'essere stesso, di modificarlo, di svilupparlo ecc., é
limitata alla necessità operativa del proprio livello
organizzativo. Mi spiego piú semplicemente, alla cellula
non é dato di sapere e di godere del senso organizzativo
dell'individuo di cui ne fa parte, cosi come all'individuo
non é dato di sapere il senso organizzativo della società
di cui fa parte, anche se ad entrambi i livelli credo
possano essere ipotizzabili spiegazioni differenti in
funzione, per logica conseguenza. del proprio livello di
organizzazione.
La coscienza, intesa come prodotto globale di interazioni e
di Interferenze cerebrali inseparabili dalle interazioni e
dalle interferenze della cultura sull' individuo, diviene
il chiaro strumento autorganizzatore di significato che
restituisce autonomia di evento unico, entro i vincoli
descrittivi dell'individuo così come esso viene concepito,
all'azione del sistema preso in
considerazione.
Il sistema é irriducibile a livello
quantitativo, bensì é unicamente esprimibile attraverso la
considerazione della sua stessa organizzazione. La forma
stessa, Gestalt, non é piú considerabile essenza ma passa
ad essere idea di esistenza e quindi di organizzazione, la
percezione infatti é il frutto di un processo operativo ben
preciso all'interno di una data
organizzazione.
Per
avvicinare il pensiero di Morin agli sviluppi, nell'ambito
della psicologia, del cognitivismo vorrei sottolineare che
lo sviluppo della corrente cognitivista nell'ambito
terapeutico ha dato origine a due differenti correnti: la
prima quella dei terapeuti cognitivi tradizionali con
un'impostazione prevalentemente empirista, che postula un
ordine esterno, indipendente, oggettivo, unico per tutti
identifica nella razionalità.
Intesa come
un insieme (di norme e assiomi universali, la verità, nella
non razionalità il falso; la seconda, che si differenzia
nettamente dalla prima, rompendo col paradigma empirista,
considerarla come un insieme di processi (un "network"), a
più livelli irriducibili tra loro.
La realtà in questo caso passa ad essere pluralista e
processuale, é l'osservatore che la rende unica
introducendovi il suo ordine, ciò che viene definita realtà
é il prodotto dell'interazione tra osservatore e
ambiente.
Questo vero e proprio mutamento epistemologico,
sottolineato molte volte da Morin , si riscontra anche
nell'odierno cognitivismo a orientamento
sistemico-processuale, è un traguardo non da poco essere
riusciti a restituire all'uomo la sua capacità
autorganizzatrice di costruttore di quest'ordine.
Già Bateson (3) sosteneva che ciò che noi percepiamo sono
delle differenze, delle informazioni di differenza, e che
ciò che noi vediamo, il mondo come lo vediamo, é una nostra
costruzione, c'é una mappa e un territorio e la mappa non é
il territorio.
Ciò che riporta Maturana (27) sul rapporto tra
mondo esterno e
mondo interno é, a mio parere, un passo ulteriore nel
considerare gli sviluppi della cognizione dell'individuo;
egli infatti ritiene che non ci sia differenza tra
illusione e percezione, arrivando cosi a identificare la
mappa col territorio; nel dire ciò riesce ad evitare il
rischio del solipsismo ingenuo sostenendo che la nostra
realtà é costruita in accoppiamento strutturale con gli
altri simili che avviene attraverso il linguaggio, nel
dominio linguistico.
Il pensiero di Morin (31) sottolinea da un lato
il concetto di metodo (come formula indispensabile da
seguire se si vuole comprendere la cognizione), e
dall'altro quello di organizzazione (come struttura che
connette i vari elementi in un ordine
preciso).
E'
attraverso la complessità, e solo attraverso il suo
inevitabile incontro nell'ambito della scienza e dei suoi
sviluppi, che si accede alla comprensione della cognizione
dell'uomo. La complessità passa attraverso l'irriducibilità
del caso e del disordine, visti come momenti indispensabili
nella costruzione dell'ordine e dell'organizzazione; il
recupero dell'evento unico, l'uomo come evento alea,
singolarità; complementarietà e antagonismo tra
ordine,disordine e organizzazione; il considerare il
sistema più della somma delle sue parti, per le proprietà
emergenti dalla nuova organizzazione, ma allo stesso tempo
anche meno della somma delle sue singole parti, nei termini
che l'organizzazione impone vincoli che possono inibire
talune potenzialità riscontrabili nelle sue parti. La
complessità é inevitabilmente da tener in considerazione se
si vuole trattare l'epistemologia cibernetica. Morin
(34)cita a riguardo: "Possiamo dire che il mondo é nella
nostra mente, che é nel nostro mondo". L'oggetto della
conoscenza, in altre parole, é la fenomenologia e non la
realtà ontologica. La nostra mente/cervello 'produce' quel
mondo che ha prodotto la mente/cervello. Noi produciamo la
società dalla quale siamo prodotti."
La scienza é una strategia di conoscenza, c'è bisogno di
una strategia per muoversi entro la complessità, la
strategia é l'arte di utilizzare le informazioni che si
producono nell'azione, di integrarle, di formularne gli
schemi di azione per sapersi muovere nell'incerto, gli
schemi di azione nascono da continue correlazioni
effettuate dall'individuo tra il suo apparato sensoriale ed
il suo apparato motorio.
Dalla prima cibernetica verso la costruzione di una nuova
epistemologia.
La cibernetica rientra nella scienza che si interessa di
struttura ed organizzazione, nel compiere il salto
paradigmatico dalla materia alla struttura si vanno a
modificare le metafore relative alla materia ( fisica,
corpo, sostanza, energia, mondo fisico, analisi
quantitativa ... ) in quelle relative alla struttura (
cibernetica, forma, mente, comunicazione, mondo biologico,
organizzazione della totalità, analisi qualitativa ...
).
Come
ci fa notare Bateson G. (5): "Tutte le metafore tratte da
un mondo fisico di impatti, forze, energia ecc. sono
inaccettabili nelle spiegazioni di eventi e processi del
mondo biologico dell'informazione, finalità, contesto e
significato." I cibernetici dal canto loro ci ricordano che
la fisica é una branca della cibernetica dal momento che si
interessa di strutture che si sono stabilizzate nella
materia.
Che sia il modello o struttura che organizza il processo
fisico e mentale é l'idea che ha dato origine alla
cibernetica, alla base della quale troviamo il concetto di
Retroazione, comando di un sistema attivato col
reinserimento nello stesso dei risultati del suo
comportamento. Nell'apprendimento e nel cambiamento il
sistema é interessato ad alterare o a fissare la
retroazione.
von
Neuman e Morgenstern (35) un tempo osservarono che andava
inventata un'ipotesi fittizia, al pari della particella
newtoniana della fisica, per costruire una scienza del
comportamento. L'idea di una rete ricorsiva a struttura
retroattiva ha fornito tale ipotesi. Miller, Galanter,
Pribam, nella loro opera Piani e strutture del
comportamento hanno proposto il circuito a
retroazione come elemento fondamentale nella costruzione
della scienza del comportamento. Attraverso tale ipotesi si
sono costruiti ordini ricorsivi su ordini ricorsivi, fino a
costituire il sistema stesso.
Dallo
studio della scatola nera, intesa come processore di input
ed output, nel contesto della prima cibernetica, si é
passati alla cibernetica della cibernetica, in cui
l'osservatore entra nel sistema fissando il proprio
obiettivo.
La
seconda cibernetica, come é definita da H.von Foerster,
inserisce l'osservatore in ciò che è osservato, questo
orientamento scandisce il separarsi da un modo di pensare
unidirezionale ad un modo di pensare sistemico
mutualistico, studiando le proprietà dell'osservatore si
abbandona la preoccupazione per ciò che si osserva. I
cibernetici definiscono la seconda cibernetica un modo di
descrivere i sistemi come operativamente chiusi ed
autonomi, un'integrità già specificata da Bertalanfy nella
sua teoria generale sui sistemi. Un sistema si considera
operativamente chiuso quando é completamente
autoreferente.
Furono i biologi Maturana e Varela (43) tra i primi ad
orientarsi verso lo studio del sistema come operativamente
chiuso. La loro ipotesi in un primo tempo non trov6
riscontro: nel loro studio sulla vista della rana cercarono
di correlare l'attività dell'occhio con l'esterno, ebbero i
loro risultati al contrario quando presero in
considerazione il rapporto che intercorreva tra l'occhio ed
il cervello, senza considerare l'esterno. Come constata
giustamente Varela, se tutto ci6 che si crede di percepire
provenisse dalla retina saremmo come strumenti di una
catena di montaggio, non avremmo altro ruolo che quello di
trasmettere ciò che abbiamo messo
assieme.
Nuovi orizzonti oltre la scatola nera.
Come già
accennato le diverse prospettive della seconda cibernetica
hanno abbandonato il modello della scatola nera, mentre la
cibernetica semplice aveva elaborato sistemi semplici di
primo ordine presenti negli organismi semplici e nelle
macchine, la seconda cibernetica fornisce un sistema di
controllo sufficientemente ricco da permettere di
affrontare con successo processi di second'ordine come la
cognizione, Il dialogo, l'interazione socio-culturale
ecc.
Il modello sistemico prendendo le mosse da una revisione
cognitivo-costruttivista, si é orientato alla formazione di
una nuova epistemologia, un nuovo orientamento questo che
prende le mosse da un insieme di premesse
basilari.
Un primo presupposto, di matrice cognitivista, considera
l'individuo come in grado di rappresentarsi l'ambiente e
non semplicemente di reagire ad esso. L'individuo é un
sistema coerente, in grado di filtrare la realtà,
strutturato attraverso costrutti, sistemi di credenze, che
lo pongono In grado di organizzare il proprio comportamento
in un contesto infarcito di scopi, intenzioni, piani e
strategie.
Altra
premessa basilare sorge nel considerare scopi, piani,
sistemi di credenze. nonché sentimenti ed emozioni
dell'individuo, come strutture mantenute unicamente
attraverso l'interazione sociale. Viene definita la
presenza di un feedback ricorsivo che organizza l'attività
mentale (e di conseguenza i singoli comportamenti),
correlandola al contesto relativo in cui il soggetto si
trova a vivere. Nasce in questo modo l'opportunità di
considerare l'interdipendenza ed il co-adattamento di
reciproche premesse, credenze e scopi alle quali
l'individuo fa riferimento nel complesso, già negli anni
'30 Milton Erickson utilizzava in clinica, senza darci
peso, una visione che gli permettesse di considerare tutto
l'ambiente nel quale si trovava a vivere l'individuo (il
suo ecosistema).Solo però nel momento che si é cominciato a
sistematizzare il lavoro con studi mirati a casistiche
precise si é potuto dare forma ad un modello teorico e
quindi svilupparne le applicazioni.
Tra
i primi sulla strada di una tale riorganizzazione
epistemologica si possono elencare i ricercatori dell'MRI
(Mental Reserch Institute) di Palo Alto In California,
Watzlawick, Beavin, Jackson, nel loro libro "La pragmatica
della comunicazione" (45) hanno affrontato il problema
della comunicazione con l'ausilio della cibernetica della
logica e della teoria dei giochi. In particolare sono
essenziali i loro assiomi sulla
comunicazione:
Non si può non comunicare.
Ogni
comunicazione ha un'aspetto di contenuto e un aspetto di
relazione di modo che il secondo classifica il primo ed é
quindi metacomunicativo.
La
natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle
sequenze di comunicazione tra i
comunicanti.
Gli
esseri umani comunicano sia a livello analogico (non
verbale, paraverbale) che digitale (verbale,
numerico).
Tutti
gli scambi di comunicazione sono simmetrici o
complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza
o sulla differenza.
Da
questi primi studi si é sviluppata una grossa corrente
teorica, poi definita ad orientamento sistemico, sopratutto
in ambito clinico, particolarmente ingenti sono stati
infatti i contributi di Milton Erickson, uno dei più
originali ed innovatori del nostro secolo, padre
dell'ipnosi moderna, tra i primi ad osservare l'ecosistema
dell'individuo assieme a Gregory
Bateson.
L'epistemologia secondo G. Bateson, (3).
Bateson lungo
tutta la sua vita di scienziato ha insistito molto sul
fatto che l'epistemologia é essenziale per la costruzione
di una scienza coerente del mondo vivente. In effetti
dietro al concetto di epistemologia si sviluppa un pò tutto
il pensiero batesoniano, al punto da riscontrare ben cinque
differenti significati del termine
stesso.
Nell'analizzare tali differenti significati si scopre tutto
il senso del suo pensiero e degli sviluppi operati sul suo
taglio metodologico dagli studiosi della teoria sistemica
applicata (vedere l'ambito della terapia
familiare).
Dalla
definizione data dai filosofi del termine "epistemologia":
Il ... studio della teoria della conoscenza che Indaga la
struttura, i metodi, la validità nonché le origini della
conoscenza", si trovano altri quattro significati quali:
paradigma, cosmologia biologica, scienza, premesse
fondamentali che sottendono il comportamento di un
organismo.
L'epistemologia
intesa come paradigma é divenuto il termine più utilizzato
dai terapeuti familiari. Presumibilmente l'epistemologia
come paradigma fornisce una grammatica della realtà
specificando come vengano ad essere punteggiati gli oggetti
e gli eventi da parte dei soggetti.
Altro significato é quello di scienza; la scienza
epistemologica é lo studio di come un particolare organismo
o insieme di organismi, pensano, conoscono, decidono. Solo
attraverso una scienza epistemologica come principio
cardine dei fenomeni biologici è possibile uno studio
dell'evoluzione, del pensiero, dell'adattamento,
dell'embriologia e della genetica.
In altra occasione Bateson affronta l'epistemologia
considerandola come struttura del carattere, in un suo
articolo: "La cibernetica dell'io: una teoria
dell'alcolismo.", qui l'autore descrive la relazione tra
l'epistemologia, lo studio di come conosciamo ciò che
conosciamo, e l'ontologia, lo studio della natura
dell'essere.
La struttura del carattere dovrebbe essere intesa come un
insieme di premesse epistemologiche ed ontologiche, che
determinano come l'individuo concepisce il mondo che lo
circonda; sono infatti le convinzioni, solitamente inconsce
sul mondo che lo circonda che determinano come l'individuo
lo vede.
Bateson sostiene che la patologia umana, dal punto di vista
mentale, é essenzialmente basata su errori epistemologici:
come la fiducia nell'obbiettività, l'intraprendere azioni
che ignorano la circolarità del sistema, il tentativo di
controllare una parte del sistema a cui apparteniamo,
ecc.
Un
particolare brano di Bateson può aiutare a comprendere il
suo pensiero: "Le cose-in-sè (Dinge an sich), inaccessibili
all'indagine diretta, stanno tra loro in relazioni
paragonabili alle relazioni esistenti tra loro e noi. nche
esse (persino quelle viventi) non possono avere alcuna
esperienza diretta l'una dell'altra ; questione di
grandissima importanza e primo postulato indispensabile per
qualsiasi intelligenza del mondo vivente.Ciò che è
essenziale è il presupposto che le idee (in un senso molto
lato del termine) abbiano una loro forza e realtà. Esse
sono ciò che noi possiamo conoscere, e al di fuori di esse
non possiamo conoscere nulla. L e regolarità o "leggi" che
legano assieme le idee: ecco la "verità". Esse sono la
nostra massima approssimazione alla verità
ultima."
Ciò
che ci comunica
Bateson é molto semplice ma allo stesso tempo
straordinariamente complesso, ci dice che noi siamo
orientati dall'idea che abbiamo di noi stessi (oltre che
dagli stimoli pervenutici dai nostri sensi), gettando il
nostro giudizio "critico" in un mondo di approssimazioni su
approssimazioni senza fine. Nel presentarci il suo pensiero
Bateson ce lo pone in una continua dialettica tra azione
come processo, e suo contesto come forma; in una tale
dinamica la mente dell'uomo si trova in un continuo
metalivello rispetto alla retroazione; l'individuo é cioè
coreografo di se stesso ad un livello sempre più
sofisticato, prendendo in considerazione se stesso che
osserva se stesso, e se stesso che osserva se stesso che
osserva se stesso, cosi via
ricorsivamente.
Mi voglio ora soffermare sui suoi criteri del processo
mentale che si suddividono in sei punti, e che orientano
bene nel suo studio sull'epistemologia individuale, e
sopratutto sul suo concetto di MENTE.
PRIMO
CRITERIO. Una mente é un'aggregato di
parti o componenti interagenti. il processo mentale é visto come
una successione di interazioni tra parti, la spiegazione
mentale si trova nell'organizzazione e nell'interazione tra
parti multiple. Una concezione olistica che elimina il
sopranaturale dalle spiegazioni, partendo dalla premessa
della differenziazione e dall'interazione tra le parti.
SECONDO
CRITERIO. L'interazione tra le Parti
della mente é attivata dalla differenza.
Nel mondo delle Idee
non esistono urti come in fisica bensì occorre una
relazione tra due parti differenti o tra una parte
all'istante uno e la stessa all'istante due. Un organo di
senso reagisce ad una differenza, un cambiamento. Il globo
oculare é continuamente animato da un tremolio, detto
microstagmo. Qualunque variazione graduale è difficile da
rilevare perché le variazioni rilevate sono minime. Noi
tracciamo distinzioni, le estraiamo, le distinzioni che non
vengono estratte non esistono.
E'possibile
affermare che l'idea in sé non possiede un'ubicazione nello
spazio e nel tempo, arriva a possederla unicamente in
un'idea di spazio o di tempo. Ancora una volta le premesse
che ci siamo date ci condizionano nella costruzione
dell'esperienza.
TERZO CRITERIO. Il processo mentale
richiede un'energia
collaterale. Benché i processi mentali
scattino per differenze la differenza non è energia, le
leggi della conservazione dell'energia valgono anche per i
sistemi viventi. Il termine scattano é significativo,
indica molto bene che l'energia é contenuta a livello
metabolico sia nell'evento stimolo che nell'evento
risposta, a differenza di quanto si ipotizzi avvenga In
fisica dove un oggetto possedendo energia cinetica,
nell'urto la evolve ad altri oggetti. Dare un calcio ad un
cane é differente dal darlo ad un sasso per la semplice
ragione che il cane possiede in sé l'energia per orientarsi
nella risposta.
QUARTO
CRITERIO. Il processo mentale richiede
catene di determinazione circolari per lo più
complesse).
Partendo da un
concetto apparentemente esterno a ciò su cui andrà a
parare, Bateson, specifica che una stessa situazione di
stabilità é raggiungibile sia mantenendo il proprio stato,
come fa la roccia, sia cambiando continuamente per piccole
porzioni In un processo circolare, come fa ad
esempio un organismo vivente nel tentativo di rimanere in
equilibrio. La mente, in un sistema vivente, opera
attraverso dei canali neuronali attivati o meno attraverso
dei controlli, paragonabili agli interruttori di un
circuito elettrico che esistono unicamente quando sono
attivati altrimenti é come non
esistessero.
QUINTO CRITERIO. Nel Processo mentale gli
effetti della differenza devono essere considerati come
trasformate (cioè versioni codificate) della differenza che
li ha preceduti. In primo luogo é possibile
notare che qualunque oggetto, evento o differenza del mondo
esterno può essere sorgente di informazione, purché sia
incorporato in una rete opportuna capace di connotare come
significativo il materiale pervenuto. Si pu6 dire, nel
considerare l'enunciazione dell'asserzione di Korzybski:
'ILa mappa non é il territorio", che la mappa organizza ci6
che viene colto dalle differenze presenti nel territorio,
in altre parole l'effetto di tale organizzazione (mappa)
non é direttamente la causa dell'organizzazione stessa
(territorio), bensì la sua trasformazione o
codifica.
SESTO CRITERIO. La descrizione e la
classificazione di questi processi di trasformazione
rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti
ai fenomeni. Le
classi di tipo logico dfferente sono un affascinante gioco
interconnettivo che la mente é capace di operare anzi si
trova Indispensata ad attuarlo. Gli esempi che si possono
fare sono molteplici. Il concetto di delinquenza, ad
esempio, ha reso evidente come si faccia confusione tra i
tipì logici, volendo punire singole azioni considerate
criminose, nell'intento di correggere il delinquente, come
se delinquenza fosse il nome dato ad un'azione o parte dì
essa; la delinquenza é piuttosto il nome del modo di
organizzare le azioni. Non é possibile, manipolando una
singola azione, andare a modificare il carattere del
soggetto organizzatore delle proprie
azioni.
Tra
le caratteristiche menzionate ancora da Bateson si trovano
l'autonomia e la morte; l'autonomia, letteralmente
controllo di sé" (autos = Sé nomos = legge) risulta dalla
struttura del sistema, come prenderò in considerazione più
avanti, l'autopoiesi del sistema si trova ad un meta
livello nei confronti della singola azione o di una
categoria di azioni, la morte è la rottura dei circuiti e
quindi la distruzione dell'autonomia.
La
mente inoltre è capace di finalità e scelte tramite le
proprie capacità autocorrettive, è influenzata dalle
proprie ed altrui mappe, mai direttamente dal territorio,
il suo limite é che le informazioni che essa riceve non
proveranno mai nulla sul mondo o su di essa. Il sistema
capace di apprendere e ricordare accumulerà entropia
negativa, lo farà attraverso queí giochi stocastici
chiamati prove per tentativi ed errori, e potrà unirsi ad
altri sistemi ampliandosi.
Dalle
premesse classiche alla riorganizzazione del
significato.
La conoscenza organizzata ed acquisita corrisponde al punto
di massimo mascheramento raggiunto da ci6 che unanimemente
viene condiviso, un mascheramento questo che non é imposto
dall'esterno, ma risulta intrinseco ai meccanismi
psicologici che presiedono alla dinamica ed alla
strutturazione stessa della conoscenza. il pensiero
categoriale, ereditato da Aristotele, ha in sé la rimozione
dell'origine di quei vincoli che ne hanno determinato i
risultati.
Il pensiero scientifico e filosofico contemporaneo ha messo
in discussione le strategie fondanti quelle matrici e
quegli ordinamenti assunti di volta in volta come naturali.
Il fulcro del discorso é riassumibile in una frase di
Maturana (28) "Tutto ciò che viene detto é detto da un
osservatore ad un'altro osservatore, che potrebbe anche
essere se stesso."
E'
attorno alla molteplicità dei punti di vista, più o meno
standardizzati, che cresce la complessità e le sue
molteplici descrizioni. Infatti l'autodescrizione
dell'osservatore non delimita il confine dell'immagine, ne
assesta la rappresentazione al suo esito finale, ma lo
estende inevitabilmente in una ricorsione di descrizioni
che generano altre descrizioni, ecco delinearsi dunque la
ricorsione della stessa complessità.
All'interno dello stesso soggetto si può costatare una
pluralità di punti di vista, al pari del patrimonio
genetico anche il patrimonio culturale possiede la propria
deriva, infatti per tanto che tale patrimonio tenda ad
uniformarsi, un soggetto non aderisce mai passivamente ad
un sistema di riferimento categoriale dato, é sempre
presente la propria componente
costruttiva.
Qualunque indagine epistemologica non può misconoscere il
riconoscimento dell'irriducibile pluralità dei sistemi di
riferimento categoriale, delle forme di pensiero e di
conoscenza. Affiora a riguardo il problema che viene
definito del taglio metodologico o decoupage
(Morin 'Il metodo')
per conoscere é necessario specificare e delimitare un
problema, creare un universo di discorso, nel quale
validità e ordine possono essere determinati a partire da
dati vincoli. La conoscenza si costituisce ricorsivamente
attraverso la costruzione e la descrizione di punti di
vista ed universi di discorso (intesi come ambiti di
pertinenza del discorso).
Da un concetto relativo come quello di metodo, si passa a
considerare, all'interno di una nuova concezione della
teoria dei sistemi, la relatività e la vicarianza tra
sistema e sistema, e sistema ed ambiente. In ambito
cibernetico si scopre ancora un sistema dominato da una
prospettiva comportamentista, l'immagine della scatola nera
con i suoi input ed output. oggi si é tentato di
oltrepassare tale confine, von Foerster proponendo
l'elaborazione di un'epistemologia degli oggetti viventi
afferma (18): "Una descrizione (dell'universo) implica
colui che lo descrive o, in altri termini, ci occorre una
teoria dell'osservatore. Poiché gli osservatori sono
organismi viventi questo compito spetta al biologo. Ma lui
pure è un organismo vivente, il che vuol dire che, nella
sua teoria, egli deve non solo rendere conto di se stesso,
ma ugualmente della formulazione di questa
teoria".
Viene
recuperata tutta una serie di modalità, di atteggiamenti
nei riguardi della finitezza della conoscenza e della
natura umana, tutte le precondizioni inerenti ad un punto
di vista, i "pregiudizi" non appaiono più come limiti,
limitazioni, bensì divengono vere e proprie matrici
costruttive della conoscenza, un drastico passaggio da
un'epistemologia della rappresentazione ad un'epistemologia
della costruzione.
Il problema della finitezza di affermazioni pregiudizievoli
è il fondamento stesso dell'universo di discorso che si va
ad affrontare, non sono i nostri giudizi a costituire il
nostro essere, dice Gadamer, quanto piuttosto i nostri
pregiudizi. I pregiudizi sono predisposizioni della nostra
apertura verso il mondo. Sono semplicemente le condizioni
per mezzo delle quali ciò che incontriamo viene a dirci
qualcosa.
E' presente tutta l'indagine portata avanti da Kuhn e
Feyerabend che mettono in discussione il metodo, come
ricerca di un criterio di demarcazione su cui basare il
giudizio di validità o meno di teorie e concezioni
scientifiche in competizione, da un punto di vista storico,
appoggiando l'idea che possa esistere unicamente una
razionalità storicamente determinata. Il concetto di
Paradigma
di Kuhn elaborato
nella sua opera "The Structure of Scientific
Revolution11 (25), tenta di risolvere il
problema, considerando il paradigma un sistema chiuso entro
il quale, e solo entro il quale é lecito ricercare la
coerenza con le premesse da cui ci si era
mossi.
Dal
considerare un unico punto di vista si passa a considerare
molteplici punti di osservazione, creando cosi nuovi
orizzonti, rinunciando alla ricerca del vero livello di
osservazione fondamentale. La relatività di queste nuove
concezioni porta a formulare una nuova definizione di
sistema tenendo in considerazione le sue matrici
costruttive che rimandano necessariamente a tagli
metodologici operati dagli interessati.
Ogni
suddivisione, dal momento che non pu6 che essere
arbitraria, in funzione di ciò che si vuole andar a dimostrare
o sostenere, essendo operata da un osservatore, é
necessariamente una costruzione, come tale possiede in sé
un differente potenziale comprensivo. La stessa concezione
d'informazione prende un'accezione differente, a seconda
del punto di vista da cui si parte nel considerarla
passando ad essere incomprensibile rumore o informazione
espressiva; più che mai si fa avanti una definizione
storica della validità di una concezione
scientifica.
Il
soggetto stesso non é più unicamente considerabile come un
sistema, bensì un sistema di sistemi, il considerarlo in un
modo piuttosto che in un altro apre differenti prospettive
ed orienta verso nuove potenzialità cognitive. L'evoluzione
stessa ad esempio non é più considerabile come un procedere
secondo ritmi armoniosamente adattati tra i vari sistemi,
ma é
un'accelerazione
dello sviluppo e del mutamento di particolari sistemi
accanto alla conservazione e all'immutabilità di
altri.
L'epistemologia del soggetto dietro alla nuova teoria
dell'osservatore trova uno sviluppo in termini quali
chiusura organizzazionale, dominio cognitivo, autonomia.
L'organizzazione del sistema si sviluppa attraverso la sua
struttura, (la relazione esistente tra le sue parti che
deve rimanere invariata perché si mantenga lo stesso
sistema), é l'organizzazione dunque che consente di
identificare un sistema; perché un sistema appartenga ad
una data classe deve mantenere invariata la sua
organizzazione mentre la struttura può cambiare
sviluppandosi verso nuove potenzialità.
Un sistema autonomo si definisce come capace di subordinare
tutti i cambiamenti strutturali previsti dalla sua
organizzazione.
Il sistema
dunque appare organizzativamente chiuso mentre
strutturalmente è aperto. Ciò che caratterizza i sistemi
viventi é che questi sono il prodotto della loro stessa
organizzazione. Maturana e Varela definiscono
ontogenesi di un sistema la storia dei suoi cambiamenti di
struttura compatibili col mantenimento
dell'organizzazione.
il dominio organizzazionale di un sistema è il suo dominio
cognitivo, o dominio delle interazioni in cui il sistema
pu6 entrare senza perdere la sua
chiusura.
ciò che interessa in un sistema autonomo, come é stato
visto da Wiener, é la sua organizzazione interna non il suo
controllo, del resto non ritenuto possibile dal momento
che in una tale organizzazione è concesso unicamente di
selezionare una risposta tra quelle che il sistema é in
grado di dare. La dinamica del sistema cosi considerato é
la sua ricorsivitá.
Il passare dal controllo all'autonomia in un sistema
permette di dissociarsi da concetti quali input ed output
per introdurne altri quali perturbazioni e compensazioni
operate dal sistema attraverso la propria ricorsivitá.
Le interazioni del sistema innescano ma non
determinano i suoi cambiamenti strutturali, sono definite
accoppiamenti strutturali da Maturana e Varela (27) proprio
perché qui il sistema non può che organizzarsi
ricorsivamente, mettendo in gioco unicamente la propria
struttura.
L'accoppiamento
strutturale tra sistema ed ambiente costituisce
l'adattamento, l'ontogenesi passa ad essere la deriva di
cambiamenti strutturali di un sistema che, per garantirsi
la propria sopravvivenza non può che preservare l'invarianza
dell'organizzazione e la conservazione
dell'adattamento.
Come scrive Varela (43): "Questa situazione consiste nel
fatto che colui che descrive non può uscire dall'unità per
considerare i confini e l'ambiente, ma é associato con il
funzionamento dell'unità sempre, in quanto elemento che la
determina. Tali situazioni, alle quali appartengono molti
dei sistemi sociali autonomi, sono caratterizzate da una
dinamica in cui la stessa descrizione del sistema rende il
sistema differente. Ad ogni stadio, l'osservatore é in
rapporto con il sistema attraverso una comprensione, che
modifica la sua relazione con il sistema. Questo é,
propriamente parlando, il circolo ermeneutico
d'interpretazione e azione, sul quale sono basate tutte le
faccende umane."
Ogni livello d'osservazione è caratterizzato da miriadi di
opposizioni, quella tra sistema ed ambiente ne rappresenta
una fra le tante. Ma cosa significa unire gli opposti; nel
paradigma classico la dualitá è legata all'idea di polarità
la cui forma fondamentale é la simmetria, mentre la logica
sottesa a tale dialettica è la negazione, le coppie sono
del tipo: A / non A. La teoria dei sistemi, basata sulle
nozioni di chiusura organizzazionale
ed autonomia, si
sviluppa attorno alla complementarietà, la sua forma
fondamentale é l'asimmetria, la logica sottesa é
l'autoriferimento, le coppie sono del tipo: cosa/processo
che conduce alla cosa.
Tale
complementarietà consente di comprendere il carattere non
strutturale e non assoluto di ciò a cui si riferiscono nozioni
quali informazione, rumore, disordine, affermazioni che
appartengono al dominio descrittivo di un osservatore
esterno al sistema. Per Atlan la creazione di informazione
può essere fatta solo a partire dal rumore, questo in
apparente contrasto con differenti teorie che non
considerano il sistema gerarchico che si viene a formare
tra osservatore ed osservato, quest'ultimo compreso già
nell'osservatore stesso; l'osservatore passa ad essere ad
un livello di organizzazione superiore.
Questi
due differenti punti di vista sono co-presenti ed
irriducibili nonché complementari, cade la distinzione
esterno- interno, che passa a dipendere dalla scelta
metodologica operata; il punto di vista interno al sistema
diviene quello dell'autonomia, della chiusura
organizzazionale, gli input passano ad essere perturbazioni
non istruttive per il sistema ma unicamente di innesto, di
selezione, integrate nell'organizzazione dinamica del
sistema in funzione della riproduzione di questa stessa
organizzazione.
In questi termini l'osservatore é il sistema, attraverso
questa via si delinea la possibilità di considerare in modo
differente anche l'immagine che possiede di sé il soggetto
dal punto di vista psicologico.
Verso una
teoria dell'osservatore; von Foerster (19): Note per
un'epistemologia degli oggetti viventi.
Il modello teorico cui si riferisce von Foerster tratta
l'ipotesi di come l'essere vivente sì trova ad elaborare le
perturbazioni esterne. In particolare il suo pensiero si
sviluppa attorno a 12 proposizioni che
tenterò di esporre.
L'informazione
all'interno del cervello è raccolta attorno a due elementi
essenziali: le entità
che definiamo
X
e gli istanti che
definiamo T; l'ente (l'individuo) é necessitato ad
assemblare X e T correlando assieme l'evento oggetto e
l'istante tempo: chiamando R tale correlazione avremo R X T
che si potrà scrivere Rii ; se riteniamo Rii la
correlazione evento ---> istante, allora il suo
contrario sarà istante --- > evento e lo chiameremo Sii
; ad esempio attraverso un certo evento, la morte di
Napoleone, io posso recuperarne l'istante, 5- 5-1821, o al
contrario attraverso l'istante, 5-5-1821, io posso
recuperarne l'evento, la morte di
Napoleone.
Dopo questa prima correlazione l'ente tenta di formulare
delle ipotesi, utilizzando un tabulato come modello
costituito di righe e colonne, assemblando rispettivamente
sulle righe gli oggetti 0, e sulle colonne gli eventi E, in altri termini le
già considerate X e T. L'ipotesi che l'ente si trova a fare
é un lavoro di classificazione, supporre che esista una
relazione tra due rappresentazioni. L'ente infatti
non possiede
una continuità
percettiva bensì si trova come dinnanzi ad immagini
stroboscopiche, nulla gli indica che si trova dinnanzi ad
un oggetto poiché solo in base all'ipotesi di permanenza
dell'oggetto attraverso la classificazione per righe delle
X l'ente decide l'esistenza
dell'oggetto.
Dopo questa prima esposizione sommaria della dinamica di
tale processo di elaborazione passo ad esaminare le
proposizioni di von Foerster.
1a
PROPOSIZIONE:
oggetti ed
eventi non sono
esperienze
primitive, oggetti ed eventi sono rappresentazioni di
relazioni. A questo punto l'ente
rappresenta gli eventi E con gli oggetti 0 in una nuova
relazione OE; quest'ultima relazione non è fine a se stessa
bensì costituisce per l'ente una rappresentazione che
rimandata alla prima operazione percettiva modifica il
processo stesso in atto confermando o modificando l'ipotesi
di partenza.
L'individuo
in ogni momento, decidendo sulle ipotesi fatte, attraverso
l'istante coglie l'evento e attraverso l'evento coglie
l'istante, la rappresentazione che si darà da tali
operazioni andrà a modificare la percezione
originale. Vi sono alcune tribù ad esempio che
non considerano l'esistenza di un oggetto se non attraverso
l'azione, é il galoppo che fa il cavallo e non viceversa,
l'oggetto appare solo come risultato di un'azione,
l'animale predatore scorge la preda solo quando questa si
muove altrimenti quest'ultíma non esiste per nulla. A
partire da differenti modalità organizzative si conformano
differenti realtà.
Nell'evento E tanti intervalli di tempo formano la durata;
il tempo diviene spazio perché é definibile solo attraverso
la persistenza di un oggetto che é solo una
rappresentazione essendo scaturito da un'ipotesi
correlativa.
2a
PROPOSIZIONE:
Le proprietà
logiche di invarianza e cambiamento sono quelle delle
rappresentazioni; se ciò viene ignorato insorgono
paradossi.
3a
PROPOSIZIONE:
E possibile
computare le equivalenze tra le rappresentazioni di eventi
diversi, R ed S), annullando la differenza di oggetto per
riga. (In
effetti, per il secondo principio, invarianza e cambiamento
vanno riferiti alle rappresentazioni non agli oggetti di
per sé stessi esistenti è l'ipotesi che definisce il
contesto e descrive l'oggetto.)
4a
PROPOSIZIONE:
E possibile
computare le equivalenze tra le rappresentazioni di istanti
diversi, (R ed S), annullando per
colonne.
5a
PROPOSIZIONE:
Oggetti ed eventi
non sono esperienze primitive. oggetti ed eventi sono
rappresentazioni di relazioni. L'invarianza delle
O
e delle E é
identificabile col nome e col tempo. Il processo di
astrazione per riga dà il nome, mentre il processo di
memorizzazione per colonna dà il tempo; l'astrazione di
entità dà la presenza di oggetti, mentre la memoria di
istanti dà la durata dell'azione. Accoppiare tra loro
entità o istanti diversi è creare relazioni, il processare
X e T é creare relazioni, le relazioni non sono altro che
rappresentazioni.
6a
PROPOSIZIONE:
Computare e
rappresentare sono la stessa cosa. Da un punto di vista
operativo. La computazione di una specifica relazione é la
rappresentazione di tale relazione.
7a
PROPOSIZIONE: Un
organismo vivente (omega) é un relatore di terz'ordine che
computa le relazioni che mantengono l'integritá
dell'organismo. Si presenta il concetto di ricorsivitá, per
definire una cosa non cé che la cosa stessa (concetto
questo ampiamente dibattuto da Maturana e Varela col
termine di autopoiesi).
8a
PROPOSIZIONE:
L'organismo
vivente é definito in base alle sue proprietà interne non
ha bisogno di proprietà esterne che lo
definiscano.
La definizione di essere vivente é ricorsiva; questi è quel
processo che definisce l'essere vivente.
9a
PROPOSIZIONE:
Le
rappresentazioni terminali (descrizioni) fatte da un
organismo sono manifeste nei suoi
movimenti.
La rappresentazione del movimento é fatta attraverso il
movimento stesso, che é fatta attraverso il movimento
stesso, che é fatta attraverso il movimento stesso ecc.
L'informazione é un concetto relativo che non prende senso
se non legandosi alla struttura cognitiva del destinatario
della stessa.
10a
PROPOSIZIONE:
L'informazione
associata ad una descrizione dipende dall'abilità
dell'osservatore a creare inferenze.
11a
PROPOSIZIONE:
L'ambiente non
contiene informazioni, l'ambiente é quello che é, le
informazioni sono le relazioni già viste In
precedenza.
12a
PROPOSIZIONE:
L'ambiente é
percepito come la residenza degli oggetti stazionari, in
moto o In cambiamento. L'io é un operatore relazionale
all'infinito, tutto viene ricondotto a delle
rappresentazioni.)
Risulta chiaro dal pensiero di von Foerster che finché non
vengono fatte delle ipotesi non é possibile cogliere nulla
del reale, come disse Einstein (14): Sono le teorie che ci
fanno vedere le cose Il sistema dal canto suo non
può
uscire da sé, le sue
proprietà eseguono distinzioni nel campo del suo possibile;
l'organismo é dunque l'espressione della prevedibilità
dell'ambiente, nel soggetto non può esistere intenzione,
questi infatti é necessitato ad operare.
Il
linguaggio diviene un sistema di coordinazioni che risulta
essere un mettersi d'accordo su cosa mettersi d'accordo;
l'adattamento all'ambiente é creare delle coordinazioni o
meglio correlare assieme gli elementi
perturbanti.
L'individuo
infatti sì trova ad operare come in un simulatore di volo
nel quale, non trovandosi a contatto con la realtà, ha
dínnanzi unicamente degli strumenti che codificano le
perturbazioni cui è sottoposto dall'esterno. L'elaborazione
della risposta che dará a tali perturbazioni andrá a
modificare la sua stessa percezione.
Ogni individuo possiede un proprio modello (coordinatore o
correlatore), per processare le perturbazioni, che gli
permette di codificarle in informazioni che riducono la
complessitá esistente, ed è proprio sulla complessitá che
oggi più che mai si é acceso il dibattito, logica
conseguenza di un enorme sviluppo di scienze e culture
differenti.
L'emergere
della complessità, il passaggio da un'epistemologia della
rappresentazione ad un'epistemologia della
costruzione.
Dalla semplificazione del pensiero scientifico si passa
alla sua complessificazione, la domanda da farsi è per
quale motivo sorga un passo del genere; una risposta
congrua avrebbe dato spazio alla semplificazione mentre è
vero il contrario.
Nel tentare una spiegazione mi sono imbattuto in
un'espressione di Spencer-Brown (42): 0 L'universo deve espandersi per
sfuggire ai telescopi con i quali noi, che siamo lui,
cerchiamo di catturare lui, che è noi." La spiegazione é in
ciò che viene spiegato, il descrivente nella sua
descrizione, l'osservatore nell'osservazione
stessa.
Nei concetti espressi é implicito che lo scienziato
protetti nella propria ricerca la propria struttura
interiore, ora partendo dall'assunto che ognuno possiede
una propria struttura interiore e quindi una propria
epistemologia operativa, risulta che ogni Individuo
possiede una propria rappresentazione del mondo differente,
anche se omologa alle altre
rappresentazioni.
Per
von Foerster (18): Il concetto classico di 'scienza
suprema', cioé di una descrizione del mondo in cui non vi
siano soggetti (un'universo senza soggetti) contiene delle
contraddizioni. Per eliminarle occorre che l'osservatore
(che é almeno un soggetto) tenga presente che
:
(I)
le osservazioni non sono assolute, bensi relative al punto
di vista dell'osservatore (cioé al suo sistema di
coordinate: Einstein).
(ii)
le osservazioni influenzano l'osservatore cosi da annullare
la sua speranza di previsione (cioé la sua incertezza é
assoluta: Heinsenberg).
Dopo
di ciò, siamo ora in possesso del truismo che una
descrizione (dell'universo) implica colui che lo descrive
(lo osserva). Ci occorre allora la descrizione del
"descrivente" o, In altre parole, una teoria
dell'osservatore.
Risulta
sufficientemente chiaro il concetto di epistemologia
dell'osservatore che influenza il tipo di rappresentazione
del mondo.
Gli
sviluppi dei sistemi di comunicazione hanno accelerato In
modo vertiginoso le possibilità di confronto di differenti
punti di vista; allo stesso tempo l'istruzione é oggi alla
portata di un gran numero di persone; conseguenza di questi
fattori incrociati è la crescita esponenziale delle
correlazioni possibili tra differenti mentalità, a questo
si può aggiungere che, nella logica di dover inserire nei
vari ambiti lavorativi un numero sempre crescente di
persone, si é venuta a creare una suddivisione
specialistica che ha aumentato in tal modo la
complessità.
E
proprio attorno alla complessità delle strutture
interessate che si é sviluppata la complessità del pensiero
scientifico.
Esiste
una teoria in sociologia (Luhmann) sui sistemi complessi
che sostiene che un sistema semplice posto vicino ad un
sistema complesso tende a sua volta a complessificarsi. Nel
caso che ho presentato complessità emerge in differenti
settori della scienza, ed attraverso l'interdisciplinarietà
passa facilmente da un settore
all'altro.
In altre
parole la complessità nasce dal fatto che ogni individuo
possiede una propria struttura profonda, la mente, che
organizza a proprio modo le rappresentazioni della realtà.
Questo lavoro di costruzione quotidiana della realtà
attraverso le proprie rappresentazioni é comune anche allo
scienziato. Le sue ipotesi al pari di ogni altro sono le
proiezioni di tali rappresentazioni. il linguaggio,
utilizzato nel descrivere una tale rappresentazione,
vincola, attraverso determinate leggi linguistiche, tale
processo e lo accomuna agli altri processi nel tentativo di
renderli comprensibili.
Ciò
che conta é il lavoro che precede la descrizione operata
dal linguaggio comune, è a questo punto che é possibile
ipotizzare un unico sistema comune di elaborazione delle
perturbazioni, di correlazione delle informazioni inferite
dietro ogni perturbazione, di costruzione e/o ampliamento
di quelle metafore che costituiscono i bit di informazione
nella struttura della mente.
Da
un punto di vista strettamente costruttivista non é
possibile affermare la possibilità della costruzione di un
modello di funzionamento della mente, qualunque ipotesi di
modello funzionale della mente non é che una proposta fra
le tante possibili.
La
complessità prima espressa nasce proprio al momento che si
viene a scoprire che non c'é un mondo da svelare, bensì un
mondo da proporre; allo stesso modo non esiste un unico
modello di mente da scoprire: nel momento in cui si
ipotizza un certo modello, questo prende forma all'interno
della plasticità strutturale del nostro cervello. In un
certo senso mentre si costruisce l'ipotesi
contemporaneamente si plasma la metafora dell'ipotesi
stessa, e quindi dietro ad una tale esperienza sussiste una
vera e propria proposta valida in sé e per sé e che, se
accettata, cioé condivisa da più persone si concretizza in
una realtà.
Molti
sono i risvolti di un'ipotesi di questo genere, come molti
sono i limiti, in ogni caso é vero che per creare un
universo di discorso é necessario crearsi dei vincoli, le
leggi scientifiche sono partite dal suddividere uno spazio
in modo arbitrario scoprendo dietro tali suddivisioni dei
vincoli che però costituivano allo stesso tempo delle
possibilità, molto spesso procedendo attraverso le
possibilità ottenute ci si è dimenticati di essersi dati
dei vincoli iniziali di per sé arbitrari. Solo recuperando
passo a passo tali premesse si può venir a capo di ciò che
si é creato.
Come
afferma Ceruti (13): "... consapevolezza del fatto che
tutti gli osservatori si definiscono reciprocamente in un
rapporto simmetrico e asimmetrico: simmetrico perché tutti
gli osservatori condividono gli stessi vincoli naturali e -
ad un certo livello di astrazione - gli stessi vincoli
culturali, le stesse grammatiche, le stesse "limitazioni"
cognitive; asimmetrico perché la conoscenza si costruisce
nell'intreccio irriducibile delle storie individuali, degli
eventi irripetibili, dei tagli effettuati, delle
motivazioni idiosincratiche ... ".
Si può dunque
ipotizzare una struttura comune per ogni individuo, analoga
a quella di altri individui, che definisco mente, un
concetto espresso da Bateson che ha considerato i risvolti
ecologici dell'individuo all'interno della propria
esperienza.
Il
senso ed il significato vengono forgiati in contesti ben
definiti, quali quelli spazio temporali, al punto da
imprimere un carattere di storicitá alla
conoscenza.
Il
concetto di tradizione, ad esempio, é il risultato di
un'interpretazione, un gioco di preferenze, si privilegiano
determinate aree piuttosto che altre, si aderisce ad un
particolare modo di valutare gli avvenimenti, non esiste un
principio invariante dal quale attingere informazioni, la
tradizione é frutto di una particolare composizione, frutto
a sua volta di sintesi successive di sistemi, di idee che
prevalgono in particolari soggetti o in particolari momenti
storici.
Il
campo della conoscenza é impregnato del modello ipotetico
deduttivo (date certe premesse ecco crearsi un universo di
discorso), la mente dell'uomo é cosi fertile da
dimenticarsi molto presto del punto di partenza di una
catena consequenziale di ragionamenti; non per fare un
paragone scontato e restrittivo, ma per chiarire meglio il
senso di ciò che vado dicendo, mi torna utile pensare alla
mente come ad un sistema capace di lavorare a più livelli e
con programmi differenti. dove il lavoro viene spartito in
sotto sistemi che elaborano l'informazione senza conoscere
i prodotti finali del loro lavoro e senza interessarsi del
programma col quale si trovano ad elaborare tali
informazioni.
La
mente non possiede un sistema coerente, la coerenza é un
sistema di valori adottato dall'uomo a suo uso, motivando
tale scelta entro Il proprio dominio di discorso, per cui
deve venir costruita ed armonizzata col resto, sempre
riferendosi a giudizi che in ultima analisi tengono conto
dell'universo di discorso preso in considerazione, come
afferma Maturana (27): La verità finale sulla quale l'uomo
basa la sua condotta finale é necessariamente subordinata
alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta
che esprime una preferenza che non pu6 essere trasferita
razionalmente; di conseguenza, l'alternativa alla ragione,
é la seduzione estetica a favore di una cornice di
riferimento specificamente progettata per assecondare i
suoi desideri (e non i suoi fabbisogni) e che definisce le
funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo (culturale
e materiale) nel quale vuole vivere.".
Il
cammino della scienza, lo dimostrano le rivoluzioni
scientifiche, é una proposta fatta da una minoranza,
interessata a sviluppare un nuovo dominio di discorso, ad
una maggioranza che, fedele alla tradizione, guarda
dubbiosa alla novità e valuta i risvolti positivi e
negativi portati da tale innovazione.
A
questo punto i problemi dello sviluppo e del passaggio
delle conoscenze sono legati alla costruzione ed alla
interpretazione. Il processo sembra nascere dal caso, o da
un ordine ad un livello superiore non ancora per questo
conosciuto, non necessariamente dunque si trova ad essere
un ottimizzazione della situazione finora raggiunta. Le
idee i concetti, anche quelli che appaiono maggiormente
interconnessi all'interno di particolari sistemi teorici,
non sono sempre stati originati in campi, luoghi, tempi
vicini, sono piuttosto frutto di auto- organizzazione,
gusto estetico, caso ecc.
Si
potrebbe pensare che
le scoperte scientifiche piú prontamente accettate siano
state quelle seguite ad un lungo periodo di buio e
confusione, per la semplice ragione che l'uomo tende molto
facilmente ad accettare la prima idea chiara che incontra
dopo un periodo di smarrimento, le regole che vengono
seguite normalmente dal singolo individuo sono poi le
stesse seguite dalla massa.
Costruire
una conoscenza, un sistema di idee, significa lavorare su
altre conoscenze spezzando ciò che proponevano, ampliando
altri sistemi di idee, é dare origine ad un metodo, il
nuovo di per sé non é altro che una differente
riorganizzazione del vecchio; costruire una conoscenza é
basarsi su ciò che è dato per scontato per proporre un
cambiamento che, se accettato, Inevitabilmente andrà a
modificare ci6 che era dato per scontato. Per questa
ragione è indispensabile il recupero delle premesse
metodologiche che hanno condotto a tali sviluppi, solo in
questa prospettiva si evita lo scontro coi mulini a
vento.
Secondo
Einstein (14) all'epistemologo sistematico lo scienziato:
Deve apparire ( ... ) come una specie di opportunista senza
scrupoli: appare come un realista nella misura in cui cerca
di descrivere un mondo indipendente dagli atti della
percezione; come un idealista allorché considera I concetti
e le teorie come libere invenzioni della mente umana (cioé
ritiene che essi non possono essere dedotti logicamente dai
dati empirici); come un positivista se ritiene che i suoi
concetti e le sue teorie siano giustificati soltanto nella
misura in cui forniscono una rappresentazione logica delle
relazioni fra le esperienze sensoriali. Può apparire anche
come un platonico o un pitagorico se ritiene che il punto
di vista della semplicità logica sia uno strumento
indispensabile ed effettivo alla sua
ricerca.".
Lo sviluppo della creazione di un universo di discorso é
legato ad un problema di scelta, fatta da un soggetto, di
strategie utilizzate, di progetti, di interpretazioni date.
Reintrodurre il soggetto all'interno di tale universo
significa accettare l'irriducibile molteplicità dei punti
di vista anche all'interno di uno stesso sistema di idee,
di una medesima tradizione.
La
conoscenza é irreversibile, 'ciò che si conosce é parte
integrante del sistema pensante, diviene parte della
determinazione della struttura portante, é costitutivo
dell'universo di discorso e per questo costituisce la
realtà; ma è proprio una definizione come questa che si
autoconferma, ed autoconferma lo status quo, ciò che appare
caratteristico della conoscenza nel presente viene
proiettato come definitorio delle conoscenze future. Oggi
il carattere irreversibile del tempo della conoscenza é
sostenuto da ipotesi quali l'omogeneità, il carattere
lineare, la cumulatività delle conoscenze, solo mettendo in
dubbio tali premesse si può recuperare la possibilitá di
costruire un nuovo universo di discorso della conoscenza,
che possa sostenere la crisi della tradizione
moderna.
La scienza contemporanea si é prodotta nei solchi
dell'eredità cartesiana, sono affiorati da questa
presupposti quali l'idea di previsione, di scienza come
scienza del generale, di tempo come dispiegamento della
necessità atemporale, oggi non più riconosciuti come
criteri assoluti e definitori della
scienza.
La
storia naturale parallela alla storia umana é la storia dei
vincoli che hanno organizzato la struttura dei grandi piani
di organizzazione dell'universo; come affermano Prigogine e
Stengers (38): "un vincolo ( ... ) non limita solo i
possibili ma é anche opportunità; non si impone
semplicemente dall'esterno a una realtà esistente prima di
tutto, ma partecipa alla costruzione di una struttura
integrata e determina all'occasione uno spettro di
conoscenze intelleggibili nuove."
Dove
l'ideale Cartesiano vedeva come possibilità la
sovrapposizione tra conoscenza e coscienza, oggi il
rapporto tra conscio ed inconscio è vissuto come un
alternarsi di stati differenti, ad una presa di coscienza
segue la produzione di un nuovo inconscio
cognitivo.
I
limiti della scienza sono a mio giudizio i limiti della
capacità stessa di prendere coscienza di ciò che la mente
ci permette; la mente possiede in sé le tracce di tutti gli
atti che hanno definito l'attuale universo di
discorso.
Un
campo molto dibattuto é lo studio della mente artificiale,
uno dei primi nodi sorti da tale interesse é stato il
considerare la possibilità di costruire un computer capace
di eguagliare la cognizione dell'uomo (ipotesi forte); o il
considerarlo unicamente come una macchina capace unicamente
di agevolare il lavoro all'uomo (ipotesi
debole).
E'possibile
che il computer eguagli l'attuale capacità cognitiva
dell'uomo per la semplice ragione che é In grado di
costituire una copia perfetta del modello (metodo) adottato
dalla mente nel suo processo cognitivo; la mente infatti di
per sè non possiede vincoli effettivi, bensi possiede
vincoli unicamente nel suo momento autodescrittivo,
indispensabile per altro nella costruzione di un sistema a
sua immagine quale puó essere la mente
artificiale.
La
mente astraendosi non ha vincoli se li crea, si costruisce
un universo di discorso entro cui prova a muoversi. La
costruzione della scienza é un esempio di tale capacità,
che diviene necessità nel momento in cui l'individuo si
trova a vivere socialmente. E solo attraverso la
definizione di vincoli che la mente ha descritto un
universo di discorso entro cui muoversi, e solo in questo
modo gli é stato possibile ampliare tale universo ampliando
cosi le proprie capacitá autopoietiche.
L'evoluzione
cibernetica.
Oltre al modo
descritto da von Foerster di considerare gli sviluppi della
seconda cibernetica ve ne sono molti altri che hanno preso
In esame l'ipotesi del controllo di un sistema attraverso
l'immissione di informazione, una sorta di feedback
positivo o negativo a seconda degli effetti avuti sul
sistema.
Attraverso
la morfostasi il sistema si mantiene inalterato
all'ambiente che cambia finché gli é possibile, questo tipo
di stabilità é resa possibile da un feedback negativo.
Quando il sistema si vede costretto a modificare la propria
struttura per sopravvivere all'ambiente sopravviene la fase
di morfogenesi, controllata da un feedback positivo, che
amplifica lo stato nel quale il sistema cambia
struttura.
Il
sistema possiede in sé quindi un modello di controllo che
lo mantiene in una situazione di omeostasi (coerenza
interna); i sistemi di per se procedono da uno stato
casuale verso una diminuzione di entropia disordine) ossia
un aumento di neghentropia (ordine) , nessun sistema
infatti potrebbe vivere senza un modello o una struttura,
daltronde però un eccesso di neghentropia (ordine) uccide
il sistema, ecco il motivo delle continue oscillazioni
entro una fascia di tollerabilità.
La
circolaritá evidenziata fino a questo momento mette a fuoco
come all'interno di un dato sistema non sia possibile
orientarsi e prevedere come questo reagirá, per farlo
l'unica possibilità é quella di considerare un livello
superiore, il sistema allargato. Nel far ciò non si deve
dimenticare che ogni operazione di distinzione é
prettamente arbitraria nel termini che risulta impossibile
orientarsi verso la ricerca obbiettiva é pur sempre un
osservatore a definire il contesto osservato, e quindi lo
stesso sistema, come afferma Ashby, è un insieme di
variabili isolabili che rimangono abbastanza a lungo da
poterne discutere; ancora una volta è il sistema a definire
il sistema (o ad autodefinirsi) a seconda
dell'occasione.
Ciò
che ha spinto i ricercatori a lavorare in termini di
funzioni e relazioni, dopo aver definito nel sistema la
circoscrizione di intervento, é stato l'essere costretti a
ricorrere ad una tautologia per poter spiegare l'evento, la
realtà in effetti non può che essere descritta atraverso la
realtá stessa ogni tentativo di ridurne la portata va
inevitabilmente ad intaccala invalidandone la
descrizione.
Quando
si parla di sistemi che si autoregolano, autonomi,
autopoietici (49), viene implicito considerarne modelli ed
informazione emergenti. Tutta la prima cibernetica si é
orientata sullo studio delle ridondanze emergenti, gli
impliciti legati ad ogni tipo di scelta possibile
condizionano completamente le scelte future e con loro il
grado di attendibilitá di tutta
l'operazione.
Partendo
dall'ipotesi che la realtá in cui ci troviamo a vivere non
é un dato oggettivo rilevabile, bensi la logica conseguenza
di determinate premesse ora implicite esplicite, decorse
implicitamente con gli sviluppi del pensiero scientifico,
mi trovo più che mai condizionato ad accettare un certo
gioco.
Attraverso
determinate operazioni l'individuo costruisce la realtá e
si calibra con essa in cui andrá a vivere, svolgerá tali
operazioni implicitamente, o meglio attraverso
"l'immediato" (non mediato) uso del
pensiero.
Il concetto che voglio esprimere è che il pensiero lavora
su di una struttura che é altra cosa dalle connessioni
logiche di cui é capace; il pensiero non é riducibile; una
descrizione fatta da un'osservatore è una punteggiatura e
come tale deve essere considerata, un modello, una mappa
che non potrà mai essere il territorio; rimane pur sempre
vero che di modelli si vive, solo creando delle ipotesi è
possibile dedurre, convalidare, inferire una realtà nella
quale muoversi.
Prendendo
l'avvio dal concetto di feedback evolutivo elaborato dal
fisico Prigogine (39), voglio, con una rapida carrelata,
andare a valutare le ipotesi di possibile cambiamento
elaborate da un sistema per adattarsi ad un universo in
continua rivoluzione.
Il
feedback evolutivo tenta di spiegare tutti quei concetti
fisici e chimici che non posono essere inseriti all'interno
della seconda legge della termodinamica (che prevede per
l'universo il raggiungimento di una grigia uniformità
casuale verso uno stato di entropia), dai fisici era
infatti ignorata completamente la neghentropia dei sistemi
viventi, ció é il loro progredire verso maggior complessità
e diversa organizzazione.
Bateson in Mente e Natura ha elaborato un valido raffronto
tra epigenesi ed evoluzione che mette in evidenza il
significato di feedback evolutivo inteso come un principio
ordinatore, che non tende all'equilibrio, e che regola la
formazione e lo sviluppo dei sistemi ad ogni livello: Il
contrasto con l'epigenesi e la tautologia, che
costituiscono il mondo dell'interazione, sta l'intero reame
della creatività, dell'arte dell'apprendimento e della
evoluzione in cui i processi di cambiamento si basano sul
caso. L'essenza dell'epigenesi sta nell ripetizione
prevedibile, l'essenza dell'apprendimento e dell'evoluzione
nell'esplorazione e nel cambiamento. (3)
Il
concetto di Prigogine (39) di ordine attraverso la
fluttuazione, propone l'idea di un cambiamento discontinuo.
A proposito di modifica della propria struttura un sistema
reagisce a seconda di come é venuto a costituirsi. Per un
sistema allopoietico costituito e dipendente dall'esterno
ogni mutamento non potrà che essee determinato
esternamente, un sistema geneticamente determinato potrà
modificarsi solo attraverso una mutazione genetica. Diverso
appare un sistema vivente autopoietico che oltre a
possedere un sistema genetico é capace di evolvere verso
nuovi livelli di organizzazione.
I sistemi viventi posseggono una straordinaria capacitá di
attuare trasformazioni che vanno oltre a ciò che da loro
precedentemente poteva essere previsto o raggiunto. Inoltre
si può
affermare che tali
sistemi posseggono la capacitá di mutare verso stadi piú
organizzati, complessificandosi attraverso fluttuazioni
casuali (questo sempre in relazione ad un'allontanamento
del sistema dal suo equilibrio).
Voglio
ora elencare una serie di Idee che hanno orientato allo
studio dei sistemi, in particolare quelli viventi, nel
contesto di una nuova epistemologia :
1)
Accentuazione del pensiero circolare a scapito di quello
lineare indispensabile questo passaggio per introdurre
tutto il discorso della prima e della seconda
cibernetica.
2)
Passaggio dall'idea di causa a quello di co-rispondenza.
Questo a favore della possibilitá di poter mantenere una
coerenza a livello di crcolarItáf resa impossibile solo
abbandonando il concetto di semplice
linearitá.
3)
Per raggiungere una connotazione circolare occorre
considerare il sistema formato dall'insieme dei suoi
elementi.
4)
I processi vitali nei sistemi viventi sono da considerarsi
irreversibili niente può immergersi nello stesso fiume
due volte.
5)
Non possedendo uno scopo al di là del dell'autpoiesi il
sistema vivente è imprevedibile,
singolare.
6)
Si abbandona definitivamente l'universo newtoniano con
forze che agiscono sulle cose.
7)
Il sistema possiede unicamente una reazione basata sulla
sua coerenza organizzata, qualunque altra spiegazione si
trova unicamente nel dominio descrittivo
dell'osservatore.
8)
I sistemi viventi sono da considerarsi instabili, i sistemi
in evoluzione procedono dall'instabilità verso la rigidità,
per tornare all'instabilitá, cosi
all'infinito.
9)
Non rimane che sottolineare ancora il concetto di coerenza
del sistema che va a sostituirsi a quello di omeostasi
troppo legato al gioco di forze newtoniano di cui ci si
vuole sbarazzare, nell'idea di costruire un nuovo
linguaggio che non debba sempre ricorrere alla fisica per
spiegare ció che accade. Il sistema possiede una propria
coerenza che gli deriva dalla propria struttura e che non
pu6 che tener costantemente in considerazione l'intero
complesso di sottosistemi che lo
compongono.
La biologia
ontologica di Maturana. Biologia della cognizione (27).
Il pensiero di Maturana si sviluppa attorno a due questioni
fondamentali:
a)
Che cosa avviene nel fenomeno della percezione
?
b)
Che cos'è l'organizzazione del vivente ?
L'intuizione
che gli permise di darsi una risposta fu quella di vedere
che i due fenomeni cognizione e funzionamento del sistema
vivente sono in realtá la stessa cosa, egli sostiene che la
cognizione é un fenomeno biologico e solo come tale può
essere compresa, questa affermazione é valida per tutti gli
organismi viventi con o senza sistema nervoso, perciò
conoscere equivale a vivere e vivere di conseguenza
equivale a conoscere.
L'idea
alla base del concetto di autopoiesi (auto-organizzazione
dell'essere vivente) é la circolaritá sottesa
all'organizzazione che rende il sistema vivente un'unitá di
interazioni, l'autopoiesi del sistema vivente deve essere
mantenuta al contrario ne andrebbe della vita stessa del
sistema. Se l'organizzazione del vivente è circolare allora
il sistema si trova ad essere chiuso organizzativamente
(non dal punto di vista termodinamico) per questo motivo il
sistema è autonomo la natura stessa della sua struttura
infatti determinerá interamente come questi si comporterá
In tutte le sue Interazioni.
Mi
sembra superfluo
affermare che non é possibile Immaginare un sistema vivente
senza interazioni, il fatto stesso di poter affermare la
propria esistenza é prova inconfutabile dell'interazione in
atto tra "l'IO esisto" e "l'ALTRO esiste" che
offre il termine di confronto sul quale operare tale
distinzione.
Non
sono le interazioni a determinare il comportamento futuro
del sistema; il comportamento é autodeterminato dal sistema
stesso, piú propriamente la sua struttura ne determinerá il
comportamento; sistemi siffatti non possiedono input ed
output, non possono ricevere informazioni, poiché tutti i
sistemi viventi sono chiusi operativamente, l'informazione
di per sè non esiste. Ashby stesso definì tali sistemi
(compresi i computer, sistemi costruiti dall'uomo)
termodinamicamente aperti ma chiusi nei confronti
dell'informazione, impermeabili ad essa.
Se cosi non fosse come spiegare il fatto che persone
diverse reagiscono in modo differente allo stesso input, la
ragione é da ricercarsi nel fatto che ogni persona
possedendo una propria ipotesi, teoria, costrutto,
epistemologia, a seconda di come venga definita la
strategia personale, non può che dare risposte differenti ad
uno stesso l'input.
Partendo
dall'assunto che l'organizzazione è autopoietica nel
sistema ogni cambiamento che lo stesso subisce é
necessariamente determinato dalla sua propria
organizzazione. L'informazione é sempre stata considerata
il tocco magico che determina una risposta mentre non è
altro che un ente che interagisce con il sistema,
quest'ultimo dal canto suo si comporta sempre conformemente
alla propria struttura, per questa ragione i sistemi
viventi sono deterministici.
Maturana
ha iniziato con l'interessarsi unicamente dei sistemi
viventi piú tardi arriva a concludere che il determinismo
strutturale é la condizione indispensabile per il
progredire della scienza stessa, infatti se non fosse
presente non esisterebbe un mondo ordinato, senza una
qualche forma di determinismo ontologico non esisterebbe
che caos e nulla avrebbe un senso.
Ma prima di procedere oltre nella descrizione del pensiero
di Maturana vorrei riassumere in sei punti i principali
obbiettivi che si é posto assieme a Varela. Intanto ho già
accennato a come Maturana abbia superato il modello della
causalità classica attraverso l'ipotesi epistemologica ed
ontologica del determinismo strutturale. Da una tale
ipotesi derivano tutta una serie di conseguenze che
modificano la concezione della teoria
sistemica.
1)
Impossibilità di
una conoscenza obbiettiva. La nostra conoscenza come già
accennato é frutto dell'interazione tra noi e il mondo. La
conoscenza é sempre funzione della
struttura
dell'essere che conosce.
2)
Impossibilità
di un'interazione
istruttiva . L'ipotesi del determinismo
strutturale prevede che il comportamento sia definito solo
dalla struttura propria del sistema e non dall'esterno, l'interazione con
un altro sistema é dunque solo orientativa o selettiva. I
sistemi non possono determinare tra loro il
comportamento.
3)
Impossibilità di
controllo. Infatti se un sistema non può
comportarsi diversamente da come si comporta, in funzione
della sua struttura risulta ovvio che l'ambiente non ha
alcun potere su di lui.
4)
Il sistema é in
sé perfetto. La coerenza del sistema con la
propria struttura non gli permette di compiere errori,
concetti quali devianza, disfunzione, disadattamento, non
sono caratteristiche del sistema bensi categorie
dell'osservatore, dal suo punto di vista il sistema
funziona sempe nel miglir dei modi.
5)
Irrilevanza di
nozioni come: scopo, significato, informazione,
rappresentazione, contesto. Essendo descrizioni semantiche,
non strutturali del sistema, appartengono al dominio
descrittivo non costituiscono una spiegazione scientifica
degli eventi osservati.
6)
Accoppiamento
strutturale del sistema col suo medium, l'ambiente, e In
particolare con altri sistemi. Viene a formarsi un dominio nel
quale la condotta di ogni sistema é funzione della condotta
degli altri, nel corso dell'interazìone si viene a
modificare la struttura dei sistemi
interessati.
Ai
punti menzionati ora vanno aggiunti i due concetti centrali
nel modello che già ho menzionato in precedenza che sono
l'autopoiesi dei sistemi viventi, e la chiusura
organizzazionale dei sistemi autonomi.
A
questo punto riprendo ad uno ad uno tali concetti anche
rischiando di essere ridondante ma ritenendo questo un modo
sicuro per non lasciare troppo al caso, essendo complesso
il discorso che emerge dall'autore e sopratutto seguendo
una via nuova nella concezione dei
sistemi.
La
struttura di un oggetto ne determina il comportamento
futuro dal momento che stabilisce quali saranno le
interazioni a cui potrá partecipare, la struttura possiede
una qual platicitá che gli permette di modellarsi in
funzione delle interazioni cui va
incontro.
L'intuizione
di Maturana, criticata dallo stesso Varela, suo stretto
collaboratore, permette di recuperare l'universo
meccanicistico di Newton adattandosi al relativismo
Einsteiniano, infatti Newton descrive un universo causale,
Maturana sostiene che tale universo causale è
ontologicamente Impossibile, forze ed urti sono solo
occasioni storiche che permettono al sistema di continuare
il proprio comportamento strutturalmente
determinato.
La
concezione di causa richiama il concetto di interazione
istruttiva che è da considerarsi impossibile cosi come una
stessa lezione impartita dallo stesso docente determina
risposte differenti negli studenti. Determinate
perturbazioni non possono che selezionare determinate
risposte ma é la struttura che le determina. La causalitá
cosi come viene comunemente Intesa non esiste, è la nosra
posizione dì osservatori che ci impone una punteggiatura,
in relazione al fatto che viviamo in un mondo fisico, di
tipo causale. Come osservatori per noi é implicito
attribuire una prioritá causale all'agente attivo che
sembra causare, ma in realtá seleziona, in un altro oggetto
un cambiamento, in questo modo si ignora che é la struttura
del secondo oggetto a determinare cìò che viene a
presentarsi. In effetti diviene implicito da tali
affermazioni che la causalitá é un'esperienza psicologica
raggiunta nel momento che la nostra interazione con un
oggetto ci ha dato conferma di un risultato
desiderato.
Il
dominio cognitivo dell'individuo non è nietIaltro che lo
spazio entro il quale il determinismo strutturale permette
di operare al sistema. Attraverso il linguaggio gli
individui si orientano l'un l'altro per mezzo di questo noi
interagiamo in un dominio di descrizioni un dominio questo
che é sia limitato, in quanto ogni cosa ci troviamo a dire
é una semplice descrizione, ma anche infinito, in quanto
ogni descrizione costituisce in noi la base per nuove
Interazioni orientanti e quindi nuove descrizioni.
Si é soliti definire il reale orientandoci l'un l'altro
mediante interazioni linguistiche nell'ipotesi che le
nostre esperienze sensorie siano entità concrete ma che in
realtà non sono altro, al pari dei pensieri e delle
descrizioni, che stati di attività relativa tra neuroni che
generano nuove descrizioni, in questi termini non sussiste
alcun oggetto di conoscenza, conoscere è essere capace di
operare adeguatamente in una situazione individuale o
cooperativa. Viene riconosciuto che noi come sistemi
pensanti viviamo in un dominio di descrizioni ed attraverso
queste possiamo aumentare indefinitamente la complessità
del nostro dominio cognitivo.
Molto
del pensiero di Berkeley é espresso nel concetto di
descrizione cosi come l'idea di determinismo strutturale
richiamava il concetto di sé "monadi senza finestre" di
Leibniz: "ogni monade é autosufficiente; il suo concetto
contiene tutti i suoi predicati, passati, presenti, futuri,
e quindi non può essere determinata da nessuna cosa esterna
ad essa ".
Si può
definire l'uomo come un sistema autonomo deterministico e
relativistico autoreferente, é autonomo perché é un sistema
chiuso, é deterministico perché é strutturalmente
determinato, è relativistico perché vive in un mondo di
descrizioni da lui stesso create, infine é autoreferente
per essere un sistema autopoietico chiuso. La vita
dell'uomo acquisisce la sua peculiare dimensione attraverso
l'auto-coscenza, etica e moralità originano dai commenti
che egli fà sul suo comportamento per mezzo
dell'auto-osservazione. L'uomo si trova a vivere in una
cornice di riferimento che cambia in un mondo continuamente
creato e trasformato da lui, tutto attorno a lui appartiene
al dominio descrittivo, i sistemi viventi sono sistemi
auto-referenziali dunque qualunque cornice di riferimento é
inevitabilmente relativa comprese verità e
falsità.
L'ultimo
capoverso dell'opera di Maturana apre un aspetto tutto
ancora da valutare e da soppesare sulle strategie operative
dell'uomo, lo definisce un animale razionale che costruisce
i suoi sistemi razionali come tutti i sistemi razionali, su
verità accettate arbitrariamente, suo compito dunque é
quello di scegliere una cornice di riferimento
per
il
suo sistema di valori. La verita finale sulla quale l'uomo
va a basare la sua condotta razionale é subordinata alla
sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che
esprime una preferenza non trasferibile
razionalmente.
L'alternativa
alla ragione nella formazione del sistema di valori sembra
essere la seduzione estetica una cornice di riferimento
progettata per assecondare i desideri dell'uomo, non i suoi
fabbisogni, e che definisce le funzioni che devono essere
soddisfatte dal mondo, culturale e materiale nel quale
vuole vivere.
Quest'ultimo
paragrafo immette in un ordine di idee completamente
differente un mondo finora toccato solo da Bateson,
l'estetica come strumento operativo nelle decisioni
dell'uomo, non più solo considerato un essere razionale,
legato alle regole della logica, ma un sistema complesso
che nell'operare delle scelte mette in moto un complesso
sistema di correlazioni nel rispetto completo del suo
costituirsi come sistema deterministico, relativistìco,
auto-referente
Psicologia e
complessità uno studio della mente come sistema
ricorsivo.
L'orizzonte della conoscenza ha
perso il suo aspetto cumulativo, lineare ed atomista per
riscattarsi dal pensiero newtoniano e cartesiano. Il
rapporto con la conoscenza é fissato da un intricato
allacciarsi di operazioni logiche, estetiche morali
economiche, la psicologia diviene uno strumento prezioso
nell'analisi di questa complessità. Nell'attività creativa,
ad esempio, si combinano assiema almeno tre differenti
aspetti cognitivi: le conoscenze già acquisite, i fini che
ci si propone, e la sfera affettiva. Se si considera
l'attivitá creativa della mente come un insieme di progetti
distinti, come sostiene Gruber (22), in cui alcune parti
sarebbero attive altre a riposo, l'individuo si sposterebbe
nello spazio e nel tempo entro il progetto selezionato, il
nuovo sorgerebbe da tale attività nel variare le
prospettive ed i punti di vista adottati finora, in termini
di Gestalt si avrebbe un alternarsi di figura sfondo, una
continua ricostruzione della conoscenza e
dell'esperienza.
Nei processi cognitivi il significato di ció che si conosce
dipende dalla posizione in cui l'osservatore si trova e
dalla posizione dell'osservato. Un aspetto importante a
riguardo è considerare che il sistema, nella sua
evoluzione, non vada verso un unico polo attrattore, bensi
verso un insieme di mete differenti, dove rientra la
componente legata al caso. Il sistema non lo si osserva
unicamente dall'esterno ma da molteplici punti di vista che
possono cambiarne l'aspetto.
Pribam
ha affrontato questa seconda lettura attraverso il concetto
di Iologrammal, paragonabile ad un simbolo, una parte che
riproduce Il tutto, questo tipo di organizzazione permette
al sistema di resistere ai danneggiamenti, l'informazione
viene infatti distribuita ovunque. L'immagine che l'autore
ci presenta del cervello é quella di differenti programmi
organizzati In modo ologrammatico, dai quali l'individuo
selezionerebbe in un determinato contesto un determinato
programma.. l'intero complesso di informazioni non avrebbe
senso. il concetto di selezione dell'informazione non é
usato a caso, parlando di sistema, Infatti, si introducono
termini come organizzazione e determinismo strutturale, che
sottendono la possibilità di considerare il sistema in sé
perfetto e contenente tutta l'informazione; questi concetti
fanno parte di un differente linguaggio strutturato in
funzione di una nuova epistemologia per la comprensione del
sistema vivente.
Un interessante discorso emerge dietro la specialità
emisferica, nella maggioranza degli occidentali l'emisfero
sinistro ha la predominanza nelle modalità di tipo verbale,
logico, matematico ecc., mentre l'emisfero destro é
maggiormente coinvolto nell'attività visiva, Immagini,
visione spaziale, auditiva, suoni, musica ecc., Bogen le ha
definite rispettivamente "proposizionale" l'emisfero
sinistro e l'apposizionale l'emisfero destro. Nella
soluzione proposta sorge una novità, il modo di procedere
apposizionale, legato all'emisfero destro non prevede ne la
complessità ne la causalitá, infatti questi concetti non
sono colti dall'immagine; mentre al contrario nell'uso del
linguaggio la reificazione é un attribuito fondamentale del
pensiero umano e procede da una descrizione verso la
causazione e la complessità.
La
differenziazione emisferica non si esaurisce certamente
qui, sono infatti recenti gli studi su soggetti
connessurectomizzati, (separazione dei due emisferi a scopo
terapeutico in casi di epilessia), che presentano una
procedura percettivo-decisionale che prevede una maggiore
scelta decisionale da parte dell'emisfero non dominante su
quello dominante che si limiterebbe a dare una spiegazione
logica e razionale della scelta fatta, non potendo, data la
scissione, darsi altre spiegazioni.
A
questo punto sorge un dubbio, nel pensiero di Maturana (29)
vi é un'affermazione particolare sul linguaggio che
sostiene l'inesistenza degli oggetti prima del linguaggio
stesso, come potrebbe dunque l'immagine precedere Il
linguaggio stesso. La spiegazione che viene da darsi é che
succeda effettivamente in questo modo: il linguaggio denota
e quindi struttura la realtá che senza di esso non possiede
una valenza oggettiva, e quindi non può divenire
intersoggettívamente descrivibile; l'oggettivizzazione é un
processo che nasce dalla descrizione
copartecipata.
Dopo
questa digressione sull'ologramma si può continuare
l'escursus verso una nuova epistemologia che contempli la
complessitá emergente dall'interdisciplinarità del cammino
scientifico, ampliando e modificando il concetto di
l'ologrammall in l'olocinesill, che meglio esprime la
dinamica di ogni parte del sistema, contemplando la
necessità di abbandonare l'illusione, presente nell'ambito
della psicologia, di poter giungere alla formulazione dì
una teoria unitaria in cuì riconoscere la spiegazione di
ognì fenomeno.
Abbandonando
quindi l'idea di un modello unitario su cui basare la
nostra conoscenza, si può parlare di modelli differenti e
teorie in trasformazione, ma quale differenza sussiste tra
un modello stabile ed uno in continua trasformazione? Per
rispondere a questa domanda è necessario ampliare il
discorso.
2
un delicato equilibrio quello che sostiene un modello
teorico nel suo sviluppo fatto di rapporti culturali e
sociali che vengono allacciati dagli individui al momento
di sostenere un modello cognitivo. Nel momento che viene
scelto un nuovo modello cognitivo, sia consciamente che in
modo inconscio, gli individui non sono più gli stessi, la
loro percezione subirá delle modifiche e quindi la stessa
realtà apparirà sotto forma nuova, non solo, ma anche il
passato dell'individuo si modificherà perchè elaborato
sotto una nuova luce.
Ciò
che qui sembra
apparire un difficile concetto é unicamente una
sfaccettatura di una nuova epistemologia, conoscere é poter
decidere e quindi operare una scelta al di la
dell'incertezza iniziale, ma dietro un'incertezza non ci
può essere solo logica altrimenti non avrebbe motivo di
esistere l'incertezza, per cui la scelta esprime una
preferenza, di per sé non trasferibile
razionalmente.
Questi
concetti rimettono in gioco contemporaneamente da un lato
il metodo operato razionalmente dal soggetto, la sua
ricerca di perfezione, il suo tentativo di migliorarsi,
dall'altra la spontanea sensibilità dell'individuo,
soggetta a dubbi, incertezze, errori. Nella ricerca delle
strategie del sapere si deve tener conto di questi
differenti aspetti dei processi conoscitivi
dell'individuo.
Voglio
ora introdurre un concetto estremamente duttile che riesce
a racchiudere in sé simultaneamente la rigidità logica e
l'approssimazione estetica, la metafora.
Sono
differenti filosofi, epistemologi, scienziati a sostenere
che la metafora rappresenta un momento caratteristico
dell'emergere di nuove conoscenze: Richards I.A. (41): "Per
dirlo nei termini più semplici, quando adoperiamo una
metafora abbiamo due pensieri di cose differenti
contemporaneamente attivi e sorretti da una singola parola
o frase, il cui significato risulta dalla loro
interazionell; Black M. (8): l'Ognì metafora é la punta di
un modello sommerso"; Hesse MA. (23): "Le diverse teorie si
susseguono come ridescrizioni metaforiche del mondo, senza
peerdere il legame con la comune base della nostra
esperienza del mondo." E solo attraverso la sfera affettiva
che l'individuo ristruttura la realtà non accettandola come
dato di fatto, violando cosi le regole implicite da essa
sottese, in questo modo l'individuo diviene "metaforico".
Lo stesso si pu6 dire in campo scientifico dove per
appropriarsi di un nuovo paradigma sotto cui sviluppare una
nuova teoria, lo scienziato trasgredisce le regole finora
in vige.
Se
qualunque trasgressione alle regole si svolge con l'uso
implicito o esplicito della metafora, allora ogni teoria é
di per sè una metafora, considerata come tentativo di
formulare un sistema coerente di idee con lo scopo di
fornire una spiegazione del mondo. Lo sforzo che viene
dedicato nella formulazione di una nuova teoria è dal canto
suo proporzionale alla difficoltà con cui si lascia la
metafora quando questa non é piú adatta a sostenere la
nuova realtà. Il modello teorico-interpretativo tende a
resistere ai fatti, in realtà é una teoria sottesa alla
nostra esperíenza che ci permette di costruirci una realtà,
per dirla con Wittgenstein (48): "Un fatto non è nulla
senza una teoria: i fatti sono teorie, cosi come le parole
sono azioni". L'insegnare qualcosa a qualcuno diviene il
tentativo di modificare le teorie di quella persona,
attraverso altre teorie, dimostrandoo l'inadeguatezza delle
vecchie teorie, ma non potendo usufruire di dati oggettivi
perché sempre dipendenti da una teoria, si potrà procedere
solo attraverso la "seduzione estetica". come afferma
Maturana (29), unica possibile risorsa sensibile alla
metafora che ognuno adopera nel confrontarsi col
sapere.
Per
rimanere in tema di principi basilari che costituiscono i
meccanismi attraverso i quali prendiamo atto della realtà,
ci creiamo quindi un'epistemologia personale, Spencer-Brown
afferma a riguardo: 'Tate una distìnzione! Un universo é
posto in essere quando uno spazio viene suddiviso o
sviscerato ... se ne possono tracciare i confini ovunque ci
piaccia", si arriva attraverso l'idea di
Spencer-Brown
(42) al concetto all'idea di comando, come la musica, la
matematica, cosi ogni parte del linguaggio sarebbe un
listato di comandi da seguire per poter riprodurre
l'esperienza.
Nel
ricreare un'esperienza l'individuo, infatti, segue la
traccia che gli é offerta da chi si presta ad esporre,
attraverso comandi, la propria esperienza, qualunque
descrizione segue sempre un atto di demarcazione da parte
del descrittore, l'osservatore dapprima distingue poi
descrive.
L'implicazione
è che una domanda, proponendo una distinzione, costruisce
la propria risposta, le domande, le Ipotesi, le teorie che
ci formuliamo sulla realtà servono a creare la stessa, come
afferma Laing, citato da Spencer-Brown (42) "Quelli che
nella scienza empirica sono chiamati 'dati' essendo in
realtà scelti arbitrariamente dalla natura delle Ipotesi
già formulate, potrebbero pit onestamente essere chiamati
'presi"
Dopo
aver fatta una distinzione ed aver quindi delineato una
realtà si é data forma ad un'epistemologia, nel far ciò si
é seguita una strada che, percorsa a ritroso, ci permette
di scoprire come abbiamo costruito la realtà dalla quale ci
troviamo a dipendere. Ci6 che é implicito in questo
discorso é il problema delle premesse, e qui il discorso si
complica infatti per scoprire determinate premesse dobbiamo
uscire dal contesto, costruire nuove ipotesi che a loro
volta costituiscono nuove premesse in una spirale senza
fine.
Dal
discorso emerge che il descrivere l'esperienza umana cambia
l'esperienza stessa, o meglio qualunque perturbazione
riceva un organismo oltre a modificare l'esperienza
passata, va a modificare la percezione futura. Tutto ci6
che é scoperto esisteva giá implicitamente nelle premesse
del ricercatore. In tutto questo non si deve dimenticare
che ogni distinzione fatta é fatta da un osservatore, si
può
constatare cosi una
sorta di ricursione, si distingue per poter osservare poi
si distingue ancora per poter descrivere
ciò
che
osserviamo.
Si
arriva in tal modo all'autocreazione di significato,
l'epistemologia seguita dal soggetto permette dì ordinare
in sequenze logiche i dati ottenuti dalla realtá, la
complessitá é ridotta dal soggetto nel momento stesso che
la percepisce dando ad essa significato.
Il vincolo
non limita semplicemente ipossibili, ma é anche
opportunitá.11( Ilya Prigogine Isabelle Stengers
(38).)
L'odierna
indagine fisica ha dimostrato la totale inadeguatezza della
concezione classica dell'equilibrio, sono emerse in
particolare dagli studi sulla termodinamica di Prigogine
nuove forme, definite "strutture dissipativell, derivanti
da un l'ordine mediante fluttuazionellì. che rendono
possibile il superamento di quelle idealizzazioni
paradigmatiche della meccanica classica che inducevano a
considerare lo stato di equilibrio come la norma o il fine
di ogni processo evolutivo.
In
condizioni lontane dall'equilibrio il concetto di
probabilitá ed il principio d'ordine non sono piú validi,
lontano dall'equilibrio un sistema paradossalmente può
trovarsi ad auto-organizzarsi in modo tale che la
dissipazione dell'energia e della materia divenga fonte di
ordine.
Non
esiste piú uno sviluppo finalizzato, scopo e fine rientrano
necessariamente entro il dominio descrittivo di un sistema,
riflettendo in tal modo esigenze puramente semantiche
all'interno del dominio linguistico. Il decorso evolutivo
di un sistema non è mai dato in anticipo, le leggi
evolutive sono regole di un gioco che stabiliscono un
universo di discorso entro cui muoversi, una gamma di
possibilità entro cui vengono ritagliati effettivi decorsi
evolutivi in parte "guidati" dal caso, in parte dalle
caratteristiche specifiche dei sistemi in interazione, ogni
processo evolutivo ha a che fare con questioni di
scelta.
La
deriva preminente sulla rotta scelta da un sistema dipende
dai vincoli preesistenti, dal caso ritenendo possibile
considerare il caso un ordine ancora sconosciuto; nonché
dalla storia, decorso di eventi singolari, contingenze,
eventi irripetibili del sistema. In questo senso i processi
evolutivi non posseggono in nessun caso direzioni
privilegiate, possono esistere direzioni prevalenti ma che
divengono tali proprio attraversando I punti critici nei
quali piú volte si trovano ad affrontare diverse
alternative possibili. Non piú leggi invarianti atemporali
bensi leggi come prodotti stessi del processo
evolutivo.
L'intento
di questo discorso iniziale é quello di introdurre nuove
concezioni all'interno di ogni sistema che venga preso in
considerazione, anche per l'individuo vengono a delinearsi
nuove possibilitá dall'aver introdotti vincoli differenti
da quelli presenti nelle precedenti descrizioni fatte alla
luce delle vecchie concezioni.
Ciò
che maggiormente sottolinea l'ipotesi di cambiamento è il
passaggio dal paradigma del controllo al paradigma
dell'autonomia, dall'ipotesi della possibilitá di controllo
di un sistema all'ipotesi della sua completa autonomia, o
almeno chiusura funzionale.
Lungo
questa tendenza in termini di adattamento si PU6 passare
dall'idea di ottimizzazione dell'adattamento, all'idea di
conservazione dell'adattamento. Non esiste un individuo piú
adatto di un'altro, non c'é sopravvivenza del piú adatto,
c'é sopravvivenza dell'adatto e basta, le condizioni di
adattamento possono essere adempiute in molti modi, per
strade differenti.
E
possibile parlare di deriva naturale o meglio strutturale
nella quale non si accenna ad un progresso o
un'ottimizzazione dell'utilizzazione, ad esempio
dell'ambiente da parte dell'individuo, ma si parla
conservazione della struttura, ovvero dell'autopoiesi del
sistema, in un processo in cui l'organísmo e l'ambiente
permangono in un continuo accoppiamento
strutturale.
Altra
importante innovazione può essere vista nel considerare il
funzionamento di un organismo non più come un insieme di
caratteristiche funzionalmente slegate, ma come un tutto
coerente. In questo modo si recuperano tempi e modi propri
di ogni singolo sistema. Si costituisce un intrinseco
potere costruttivo da parte di un sistema che si trova ad
operare in un ambiente, indagine questa che rompe,
attraverso lo studio dei vincoli e delle possibilitá, con
un passato fatto di valori normativi, completi e
atemporali.
Contributi
differenti ad una nuova epistemologia. La parola nel
pensiero di von Foerster.
Un contributo
decisivo allo sviluppo di una differente epistemologia
cibernetica é portato da von Foerster (18) i suoi spunti
creativi ed innovativi sono spesso sorprendenti. In
particolare partendo dal suo concetto: "l'osservatore che
osserva la propria osservazione" si può affermare che ha
"iniziato" un nuovo tipo di uomo nei termini che ha dato
vita ad una nuova ricorsivitá, ha in altre parole avviato
un nuovo individuo coscente che riflette sul vecchio
individuo coscente (cibernetica di
second'ordine).
Se
é vero che attraverso la presa di coscenza di sé l'uomo ha
avviato un primo meccanismo di astrazione (cibernetica di
prim'ordine), al secondo livello (cibernetica di
second'ordine), attraverso il contributo di differenti
scienziati, si é forse recuperata se non scoperta l'essenza
della conoscenza, una spirale senza fine che attraverso un
meccanismo ripetitivo circolare ripropone, senza mai
doppiare, la realtá in divenire.
In particolare nell'analisi di von Foerster emerge
un'osservazione accurata sul linguaggio, attraverso il
dialogo passano molteplici possibilitá di apprendimento da
un lato e di creazione di nuovi punti di riferimento. Solo
nel dialogo, attraverso il linguaggio verbale o analogico,
si possono generare nuove prospettive, allo stesso modo che
si sono rese possibili quelle presenti.
Dallo
studio delle profezie performative che John Austin inventò
alla fine degli anni 50, non tanto dissimili peraltro dalle
domande appassionate e categorie vuote" di Pearce (dal
momento che proponendo una distinzione la domanda
costruisce la propria risposta o ancora certe categorie
vuote di significato vengono riempite dall'immaginazione
creatrice del soggetto), che indicano frasi che fondano
assieme azione e parola, la frase in un certo senso fa
quello che dice, se ad esempio urto qualcuno e gli domando
scusa il chiedere scusa di per sè mi rende
scusato.
Il
linguaggio é magico nel senso che permette di agire per
correlazioni, l'incantesimo ad esempio di una frase
profferta in occasione di un rito é quello di far comparire
fantasmi renderli presenti semplicemente nominandoli; nel
pensarsi un essere vivente l'uomo recupera la propria
dimensione nel proprio dominio culturale,
contemporaneamente pretende di potersi astrarre dal momento
attuale dimenticando che non gli é possibile disgiungersi
dal dominio culturale ponendosi come osservatore di se
stesso.
Il
nostro mondo é altrettanto pieno di fantasmi, attivati
attraverso il linguaggio, di quanto lo era quello dei
nostri antenati, nonché di quello che sará quello dei
nostri pronipoti; cambiano le formule ma non la sostanza,
oggi c'é la scienza dove un di c'era la mitologia, é
aumentata l'idea di controllo ed é questo che
essenzialmente fa sentire l'uomo forte di sé ma dinnanzi
allo sconosciuto si comporta come si é sempre
comportato.
La
nostra lingua è molto ambigua, nella sua apparenza fa
riferimento alle cose, mentre nella sua funzione si
riferisce unicamente al simbolismo che ciascuno ha delle
cose, in apparenza si rifá ad un'unica logica denotativa,
mentre la sua funzione é connotativa riferendosi al solo
soggetto. Nel dialogo io parlo con me attraverso l'altro
che mi rimanda il mio linguaggio.
Nella famosa frase di von Foerster (18) "Se vuoi conoscere
devi agire" si ritrova l'essenza del suo pensiero, é il
linguaggio che crea il mondo esterno, se l'esperienza viene
considerata primaria l'unica cosa possibile é quella di
sperimentare, attraverso l'universo creato dal dominio
linguistico, l'esperienza é la causa, il mondo passa per
essere la conseguenza di questo agire sperimentale, il
mondo è costruito sulle inferenze dell'apparato sensoriale.
L'uomo é come prigioniero del proprio simulatore di realtà,
in altri termini del suo apparato sensoriale, debitamente
regolato nell'ambito del dominio culturale nel quale si
trova a vivere.
Il
nostro mondo é ad esempio costruito sulla causalità che non
é un'essenza dell'universo bensi è un costrutto a priori,
come direbbe Kant, che l'umanità, in particolare gli
scienziati, si portano appresso come un fardello, come
Linus fa con la sua coperta. Come dice Wittgenstein (48)
"credere nella causalità é la superstizione
maggiore".
La
conoscenza è nella testa degli individui, l'uso che ne vien
fatto dipende strettamente dall'interesse dell'individuo,
qualunque inferenza tentata non può che essere un ipotesi,
l'uomo vive di Ipotesi che va a verificare nel corso della
sua esperienza, tale conoscenza dipende dal modo in cui ci
si rapporta a sé e agli altri.
L'informazione,
ci fa notare von Foerster (18) non c'è, non esiste passaggio di
informazione, é presente solo nella mia testa e
posso sintonizzarmi nel rapporto con l'altro dopo di che ne
so più di prima", il rapporto é fatto di un dialogo parlato
o letto o ancora rappresentato in qualche modo,
l'informazione é il modo in cui si cambia dopo il
coinvolgimento con qualcuno.
Ciò
che ritengo utile sottolineare é che il cervello agisce
come un'entitá capace di creare organizzazione, e questo é
necessario perché l'uomo vive círcostanzialmente in ambiti
da lui stesso mappati, nell'interesse di conservarsi come
essere in divenire; solo ci6 che direttamente o
indirettamente è interessato o viene considerato come tale
degno di attenzione viene denotato di
significato.
Un
accurato lavoro é stato intrapreso da Richard L. Gregory
(21) nei confronti della percezione, in particolare il suo
discorso prende le mosse col considerare il paradosso che
stá dietro alla conoscenza da lui considerata come perdita
di ciò che é Ilveroll. Molte fonti dimostrano questo
paradosso e sottolineano la fragilitá della nostra
conoscenza.
Si
é compreso ormai da piú di un secolo che la deduzione in
geometria dipende da assiomi che possono essere messi in
discussione e mutati, come dimostrano le geometrie non
euclidee; la coerenza di un sistema deduttivo, come ci
dimostra Godel, non può essere dimostrata rimanendo
all'interno del sistema, richiede una dimostrazione di
livello superiore (meta) ma questa a sua volta ne richiede
un'altra di ordine ancora superiore, cosi via all'infinito.
Molti sistemi assertivi nella scienza si basano su criteri
di coerenza e logicità non potendo essere verificati
direttamente.
Il
criterio deduttivo non può fornire di per sé nuove
conoscenze, quello induttivo daltro canto dipende dalla
credenza in qualcosa di particolare ricavato giá
induttivamente. L'interpretazione che viene data agli
esperimenti dipende da assunti, paradigmi generali, assiomi
ecc. L'opinione di Helmholtz é che la percezione dipendendo
da processi inconsci di inferenza non é sempre controllata
dalla mente. Sembra daltronde esistano tendenze inconsce a
censurare e distorcere esperienze e credenze (Freud,
Gestalt).
Societá
diverse hanno credenze e percezioni differenti avvallate da
diverse culture, persino fattori geografici hanno
influenzato in modo diverso date
convinzioni.
Tre
affermazioni in particolare sono sostenute da
Gregory:
1)
Le percezioni
sono essenzialmente come le ipotesi predittive nella
scienza.
2)
I procedimenti
della scienza sono una guida per la scoperta dei processi
di percezione.
3)
Molte illusioni
percettive corrispondono e possono ricevere una spiegazione
dalla comprensione degli errori sistematici che si
incontrano nella scienza.
Gli
organi di senso sono definibili secondo Gregory dei
trasduttori in quanto traducono schemi di energia ricevuta
in segnali che possono essere letti secondo un codice; la
supposizione che si fa è che i dati cosi ottenuti siano
utilizzati per generare Ipotesi sia a livello percettivo
che di scienza.
Per la percezione si possono chiamare ipotesi percettive,
vi sono dunque tre stadi di percezioni:
1)
I segnali (Configurazioni di eventi neuronali collegati con
gli stimoli in entrata a seconda delle caratteristiche dei
trasduttori.)
2)
I dati (Eventi neuronali accettati come rappresentanti
variabili o eventi secondo un codice.)
3)
Le ipotesi (Selezioni di dati segnalati e postulati,
organizzati in modo da essere efficaci in situazioni
tipiche e in alcune situazioni nuove.)
In
un confronto tra ipotesi scientifiche e percezioni possono
risultare delle osservazioni che focalizzano per un certo
verso in modo piú chiaro ciò che potrebbe
avvenire.
Quando
sono appropriate percezione e scienza sono in grado di
interpolare lacune nei segnali e nei dati che risultano
incompleti; questo risulta essenziale per la decisione e
per l'azione in assenza dell'informazione completa. Questa
operazione é costante e continua al punto da essere
utilizzata dai nostri sensi creandoci contiguitá ed
armonia.
Altro
meccanismo tipico é quello di estrapolare, da segnali e
dati andando verso stati futuri non ancora esperiti, una
sorta di generalizzazione in altri contesti, ma non avendo
un punto finale al quale riferirsi tali generalizzazioni
sono altamente azzardabili e quindi non sempre
attendibili.
Nello
spazio percettivo e concettuale é possibile scoprire e
creare oggetti viene data forma all'oggetto attraverso la
sua persistenza che è debitamente sostenuta da ipotesi di
continuitá; tra gli oggetti percettivi e quelli concettuali
la differenza essenziale è che i primi sono definíbili
concreti mentre i secondi astratti. La la situazione si
complica se si pensa che gli oggetti concreti hanno in sé
caratteri astratti, mentre gli oggetti astratti sono
formati da concezioni che sì basano su parti
concrete.
Dal
momento che percezione e scienza non sono appropriate
possono essere ambigue, stessi segnali possono creare
ipotesi altenative, tale ambiguitá pu6 essere a livello di
segnale o a livello di dati a seconda di dove si sofferma
l'attenzione, o di dove si pone la differenza
ecc.
Possono
sorgere daltro canto distorsioni a livello di segnale (per
perdita dì calibratura) o a livello di dati, (dovute al
grado di affidabilitá nonché di approssimazione accettatí
nel momento che determinate conoscenze vengono trasferite
alla situazione corrente). E' possibile daltronde
l'insorgere di paradossi generati da ingressi in conflitto
o da ipotesi fatte a partire da assunti falsi o inadeguati.
In ogni caso la nostra abilità a generare ipotesi
percettive improbabili si rifà all'esperienza che insegna
che il campo del possibile é molto vasto, più delle stesse
aspettative.
Peraltro
ci si puó trovare dinnanzi a pure supposizioni dal momento
in cui date determinate perturbazioni vi può essere un
tempo di reazone-adeguamento (dovuto al fatto che esistono
delle anticipazioni interne), che si discosta
dall'inferenza interna, dal momento che tali finzioni non
sono desunte da alcuna inferenza esterna. Le ipotesi sia
scientifiche che percettive sono legate alla realtà in modo
estremamente indiretto, per via causale o per via
inferenziale, la distorsione avviene sul
dati.
Per
vedere le differenze tra le ipotesi scientifiche e quelle
percettive si puó dire che le percezioni avvengono da una
certa posizione privilegiata e scorrono in tempo reale; la
scienza no è basata sulla visione di un osservatore ma dal
suo dissociarsi dalle proprie coordinate
spazio-temporali.
La
percezione é affidata all'evento e come tale irrepetibile
in modo assoluto; la scienza lavora per generalizzazioni.
Mentre la percezione é limitata ad oggetti concreti, la
scienza utilizza anche oggetti astratti. Le percezioní non
sono spiegazioni, mentre le concezioni teoriche possono
essere esplicative, anche se nella concezione di von
Foerster (19) la cognizione costruita sulla percezione
stessa la va a modificare. Per concludere la percezione
comprende la consapevolezza, anche se il suo ruolo è per lo
piú oscuro, mentre la scienza fisica esclude la
consapevolezza. Quest'ultima sembra piuttosto essere un
bisogno sociale o socializzante.
Tra teoria e
pratica nell'evoluzione della
conoscenza.
La
scienza può essere vista come la traccia lasciata
dall'uomo, in una spirale senza fine, nel suo perenne
tentativo di dare un senso all'esistenza, nell'intento di
conservare la propria organizzazione dei processi interni
(autopoiesi), alla ricerca senza tregua di un sistema
predittivo che lo possa difendere dalle incombenze
esterne.
Ogni
cultura porta con sé una codifica di simboli e segni che
costituendo una guida stabiliscono, regole e leggi e creano
il contesto entro il quale è possibile cercare il
significato.
In
"Mente e Natura" Bateson (3) ci dice che la scienza é un
modo per percepire, organizzare, dare significato
all'osservazione. ogni suddivisione ha la sua utilitá e in
ogni caso va a costituirsi come parte della realtá, il
sistema ricorsivo cosi si viene a determinare nella visione
del mondo e delle strutture teoriche a cui fa riferimento,
ed é questo stesso sistema che riprocessandosi
infinitamente ci da la dimensione del presente
"reale".
Ogni
modello é una metafora che riproduce una
parte del tutto, la scienza nel corso della sua storia si
dimostra sempre piú una parziale metafora utilissima per
orientarsi nel tentativo di costruire una
realtá.
L'uomo
ricerca assiduamente la costanza della realtá perché solo
attraverso questa persistenza gli é stato possibile
costruirsi come essere vivente cosciente, la scienza gli ha
dato la possibilitá di costituire questa comune persistenza
percettiva.
Dalla
scienza classica dove comprendere scientificamente un
fenomeno voleva dire dare una soddisfacente spiegazione
teorica, assoggettando il caso alla necessitá, dove ogni
spiegazione doveva individuare la regolaritá, permettere
predizioni, controlli su accadimenti futuri, dove le
scoperte scientifiche erano le aspettative dello scienziato
che interagiva con l'uomo oggetto, è nata l'ottíca lineare,
atomista, riduzionista, propria di un modello medico,
psicoanalitico e behavíouristico.
Il
modello sotteso era cosi di tipo associazionistico, una
concezione psicologica che prevede la costituzione di ogni
evento mentale attraverso l'analisi di dati sensoriali
irriducibili tra loro connessi in virtù di leggi
associative particolari; una visione questa, di chiara
matrice empirista, pietra angolare nello sviluppo delle
teorie meccaniciste; secondo tali teorie infatti i dati
sensoriali erano gli elementi base della
conoscenza.
L'analisi
fatta da Feyerabend (17) mette in luce i limiti della
posizione classica che presupponeva essenzialmente due
condizioni, la coerenza e l'invarianza di significato, solo
violando questi principi, daltronde arbitrari, ci si può
liberare dai presupposti estremamente vincolanti di una
lettura lineare della realtà.
Il
monopolio dell'attuale "stato di realtà" é difficilmente
sovvertibile, per la semplice ragione che regge per la
maggioranza, é l'unica coscenza di sè che conoscano
attendibile. Trovarsi dinanzi ad altri modi di pensare é
per lo più un'esperienza traumatica, la verità istituita é
messa in discussione, l'universo intero sembra vacillare,
la reazione più comune é quella di arroccarsi sulle vecchie
posizioni.
Oggi
un modello statico e
conservativo, asettico, é Inconciliabile col divenire
irrefrenabile di un ottica cibernetica. il soggetto
osservatore e i suoi valori sono considerati parte
integrante del processo di osservazione, non è piú
possibile una separazione tra soggetto che osserva e mondo
osservato.
Il
punto di vista é cosi passato ad essere dinamico,
relativistico, probabilistico e processuale, nonché
evolutívo e complesso.
In questo modo si raggiunge la scienza della complessitá;
solo attraverso la dinamica del complesso si possono
descrivere gli eventi dei sistemi naturali e sociali. La
complessità é altro dalla semplice complicazione, unica
difficoltà di rappresentazione, articolandosi attraverso
l'irriducíbilità del caso e del disordine, portando il
sigillo del relativo, del pluralismo, abbracciando nozioni
quali ordine, disordine e organizzazione, come afferma
Morin (34) in un sistema che è considerato piú e meno della
somma delle sue parti. La complessità é resa possibile
dalla rinuncia ad una verità assoluta, alla distinzione tra
vero e falso, alla comprensione, come ricorda Heinz von
Foerster (18) che una descrizione implica necessariamente
colui che la descrive, che il concetto di
autoreferenzialitá(autopoiesi del sistema) diviene
imprescindibile.
E'
la teoria che crea
la visione del mondo e definisce la realtà, organizzare i
dati In un modo o in un altro equivale a definire realtà
differenti, il rapporto tra osservatore ed osservato
diviene relativo, determinato ricorsivamente a seconda del
metodo e dalla teoria adottati. Per dirla con Bateson (4),
l'informazione e una differenza che crea una
differenza, il dialogo e non la dialettica crea un processo
scientifico.
L'essere
umano costruisce attivamente la propria realtà, la
percezione non é più un fenomeno passivo ma diviene attivo.
Ogni descrizione è un'interpretazione, la conoscenza é
quindi definibile azione o, in altri termini, delimitazione
di un contesto, scelta di un sistema di riferimento,
costruzione di un universo descrittivo comune
ecc.
Determinante
diviene conoscere le proprie convinzioni, le premesse di
base, la teoria a cui ci si riferisce, la propria visione
del mondo. Sono presupposti ben sistematizzati a guidare le
singole azioni nonché le nostre osservazioni, ed é la
nostra modalità di conoscenza a determinare ciò che vedremo
ed il nostro modo di comportarci.
Come
Bateson (3) afferma non si puó sostenere di non avere
un'epistemologia, chi lo sostiene ha soltanto una cattiva
epìstemologia. Qualunque atto linguistico non nasce per
caso é bensi guidato da una strategia che ha in sé un fine,
ogni atto porta un soggetto ed un oggetto, il fine,
qualunque possa essere, é parte dell'atto stesso, per
parlare di qualunque forma di atto e quindi di vita é
necessario adottare un'epistemologia.
Dal
punto di vista di K.R.Popper (36) la conoscenza non puó
partire dal nulla -da una tabula rasa- e neppure
dall'osservazione. L'avanzamento della conoscenza consiste
principalmente nella modificazione di nostre conoscenze
precedenti. Per molto tempo si é rimasti legati a
concezioni come quella sostenuta do Locke: "Nihil est in
intellectu quod prius non fuerit in sensu", avvallando
strenuamente la posizione che solo l'esperienza, i dati
della realtà, di per sé fossero in grado di generare
conoscenza.
Un
tale procedere della conoscenza non può che essere di tipo
induttivo, dall'osservazione alla teoria, l'ottica della
complessità prevede al contrario un sistema deduttivo.
Bateson (3) é categorico nel definire l'esperienza: "Ogni
scolaretto sa che non esiste esperienza oggettiva. Ogni
esperienza è soggettiva, ed é il nostro cervello a
costruire le immagini che noi crediamo di percepire." Il
nostro cervello costruisce esperienze di senso, non le
registra, come sostiene Popper (3), non abbiamo
un'osservazione, facciamo un'osservazione, ma qualunque
costruzione si faccia questa deve poggiare su qualcosa che
l'ha preceduta, le stesse osservazioni non esisterebbero se
non ci fosse una conoscenza precedente da
modificare.
Sono
molteplici i modi di definire la conoscenza precedente da
quadro di riferimento, a orizzonte di aspettative,
strutture che danno senso, fino ad includere concezioni
come i costrutti personali di G.A. Kelly. In ogni caso é
solo attraverso un'azione comparativa che prende valore una
realtá, o meglio un'azione correlativa che definisce un
nuovo contesto significativo, che crea uno spazio
verosimilmente attendibile entro il quale ci si definisce
definendo la "realtá".
Non
deve stupire l'alta coesione dimostrata dagli individui
attorno alla realtá entro la quale ci si trova a vivere,
essa se gode di grande attendibilitá, questo infatti é
frutto di un'elaborata e costante opera di "promozione"
sociale attraverso la quale si misura il consenso, (la
realtà sviluppata per consenso), background indispensabile
della vita dell'uomo.
Come
ci ricorda ancora Bateson (4) non sono gli impulsi che
contano bensi le informazioni, cioé le differenze che
creano differenze, una mente recipiente vuoto, una mente
tabula rasa non può generare differenze, c'é bisogno di una
mente esperta in riconoscimenti, specializzata in
confronti.
Ancora
una volta ritengo opportuno citare il pensiero di uno dei
tanti protagonisti dell'ondata rivoluzionaria all'interno
della scienza, Einstein (14) afferma: "é alquanto errato
cercare di costruire una teoria soltanto sulle grandezze
osservabili: in realtà accade proprio il contrario. E' la
teoria a decidere cosa possiamo osservare". Daltro canto la
teoria non é altro che un insieme di ipotesi che vengono
formulate sulla base di conoscenze precedenti, cornici di
riferimento, contesti, in una parola astrazioni create nel
tentativo di dare ordine e significatività, copartecipata
per l'appunto all'interno della società, al Mato di
realtà.
L'ipotesi
passa per essere una sorta di "posizione meta" nei
confronti dei dati di osservazione specificando ordini,
livelli, contesti, significati, l'approfondimento
epistemologico allo studio di determinate ipotesi ci porta
a considerare Il livello del livello, l'ordine dell'ordine,
il significato del significato, passando in questo modo per
una gerarchia di seconda cibernetica, citando Bradford
Keeney: Il ... ogni epístemologia si troverá di fronte ad
epistemologie di ordine piú elevato, le quali si troveranno
di fronte ad epistemologie di ordine ancora piú elevato, e
cosi via all'infinito. Ciò fa pensare che le epístemologie
siano processi ricorsivi, in quanto ogni tentativo di
fissare un'epistemologia nello schermo della propria
coscenza equivale inevitabilmente a dare l'avvio a
successive indagini e modificazionill.
Per
quanto concerne la temporalità dei processi percettivi e di
costruzione di ipotesi ci sono molti esperimenti che
dimostrano la prioritá dell'aspettatìva interna avvallata
per altro dalla "teoria del faro" di Popper (36) in
contrapposizione alla "teoria del recipiente, che considera
l'osservazione procedere per generalizzazioni, associazioni
e classificazioni fino a formulare un'ipotesi, dove invece
le osservazioni sono subordinate alle
ipotesi.
Ecco
emergere il primato della deduzione sull'induzione del
pensiero, l'astrazione (ipotesi, teorie, astrazìoni ecc.)
sui dati. Dall'ipotesi che presuppone i dati si é passati
ai dati che presuppongono l'ipotesi, o come meglio
suggerisce R.D. Laing, giá da me citato, chiamare i dati
"presi" dato che sono le ipotesi a presupporre la loro
esistenza.
Vittorio
Guidano afferma che dal punto di vista della teoria della
mente l'elaborazione dell'informazione e il comportamento
non sono piú considerati funzionalmente diversi ma vengono
considerati mediati dagli stessi circuiti neuronali. Cosi
le strutture delegate alla formulazione del linguaggio si
ritengono sottese anche alla sua comprensione, i processi
della percezione sottendono quelli dell'immaginazione, i
processi di pensiero quelli dell'attivitá motoria il tutto
a dimostrare un'interconnessione continua tra differenti
parti funzionali del cervello, anzi una copartecípazione
estesa di parti differenti al medesimo
compito.
La conoscenza
come azione nel pensiero di Maturana e Varela
(28).
L'uomo tende
a vivere in un mondo di certezze dove la percezione é
continuamente consolidata dalle convinzioni, prove continue
queste di una realtá oggettiva, é la nostra situazione
quotidiana, la nostra condizione culturale, non sembrano
possibili alternative, daltro canto ogni individuo é
radicato in una propria struttura biologica per cui ogni
esperienza di certezza é un fenomeno Individuale in una
solitudine superabile unicamente attraverso il mondo che si
crea con essa.
Molti
sono gli esperimenti che permettono di prendere coscienza
di come non percepiamo di non percepire, non ci rendiamo
conto di come ci siamo adattati all'universo che
conosciamo. In questi esperimenti diviene importante
comprendere come gli stati di attivitá neuronale innescati
da diverse perturbazioni siano determinati, in ogni
persona, dalla sua struttura individuale e non dalle
caratteristiche dell'agente perturbatore, in altre parole
l'uomo é una macchina non banale e come tale la sua storia
biologica, sociale e personale é parte integrale della sua
esperienza percettiva.
La
conoscenza non può essere intesa come se al di fuori di noi
ci fossero fatti ed oggetti che possano essere presi ed
immessi nella propria testa. L'esperienza di qualcosa lá
fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura
umana che rende possibile la "cosa" che scaturisce nella
descrizione. Sopratutto possiamo affermare che ogni atto di
conoscenza ci porta un mondo fra le mani, ogni azione é
conoscenza ed ogni conoscenza é azione.
Attraverso
l'esperienza del linguaggio noi entriamo in una profonda
riflessione che é un atto di conoscenza ed è un'azione
fatta per qualcuno, ogni cosa detta é detta per qualcuno.
Non é necesario ricordare quanto sia deterninante il
contatto fisico, l'azione del toccar con mano,
dell'esperienza sensoriale, continua conferma del nostro
esserci, indispensabile alla sopravvivenza, la conoscenza
viene a costruirsi attraverso tale esperienza protratta,
nonché attraverso la capacitá astrattiva della stessa da
parte dell'individuo.
Due
concetti chiave emergono:
a)
" Ogni azione é conoscenza ed ogni conoscenza é
azione".
b)"Ogni
cosa detta é detta per qualcuno."
Il fatto
sostanziale é considerare la conoscenza come l'azione di
colui che conosce, le sue radici sono nell'essere vivente e
nella sua organizzazione.
L'atto
di indicare qualunque ente, oggetto, cosa o unità è legato
alla realizzazione di un atto di distinzione, che separa da
tutto il resto ció che viene indicato. Ogni volta che ci
riferiamo a qualcosa, implicitamente o esplicitamente,
mettiamo in evidenza un criterio di distinzone che indica
ci6 di cui parliamo ed evidenzia le sue proprietà come
ente, unità o oggetto.
Una
unità (entità, oggetto) é definita da un atto di
distinzione. Pertanto, ogni volta che facciamo riferimento
ad una unità, nelle nostre descrizioni, é implicita
l'operazione di distinzione che la definisce e la rende
possibile.
In
un cambiamento di ottica attraverso i nuovi orizzonti
dell'organizzazione del vivente viene utile focalízzarsi
attorno all'organizzazione stessa, questa infatti non é
nient'altro che quell'insieme di relazioni che devono
esistere o devono verificarsi perchè esista
qualcosa.
Gli
esseri viventi sono caratterizzati infatti dalla propria
organizzazione interna capace di riprodurre continuamente
se stessa, un tale processo é definito organizzazione
autopoietica. In una cellula, ad esempio, possiamo
riscontrare da un lato una rete di trsformazioni dinamiche
che producono I suoi stessi componenti, condizione di
possibile formazione di un contorno, dall'altro il contorno
stesso che é la condizione per cui avviene la rete di
trasformazioni che ha prodotto l'unita. La caratteristica
piú peculiare di un sistema autopoietico é che si mantiene
coi suoi stessi mezzi e si costituisce come distinto
dall'ambiente circostante.
Per
organizzazione di un sistema si intende l'insieme dei
rapporti che devono esistere fra i componenti perché si
possa dire appartenente ad una particolare classe; la
struttura di un sistema é invece l'insieme dei rapporti e
dei componenti che, concretamente, costituiscono una unitá
particolare nella realizzazione della sua organizzazione. i
sistemi viventi sono defínibili autonomi grazie alla loro
autopoiesi. Nell'essere vivente produttore e prodotto sono
copresenti nella stessa organizzazione che li
determina.
Si
assiste un fenomeno storico ogni volta che, in un sistema,
uno stato deriva dalla modificazione di uno stato
precedente. Qualunque dinamica di un sistema nel presente
può essere spiegata attraverso le relazioni tra le sue
parti e le regolarità tra le sue interazioni. Per osservare
un sistema nelle sue interazioni si deve ipotizzare una
distanza di osservazione, ma genesi e storia di un sistema
non sono facilmente osservabili, risalendo alla
riproduzione che ne ha dato origine si possono distinguere
differenti modalità duplicative: la replica che può
generare ripetutamente unità della stessa classe, con unità
indipendenti storicamente; la copia quando uno stesso
modello viene utilizzato per fare molte copie; la
riproduzione quando una unità subisce una divisione che dà
come risultato due unità della stessa
classe.
L'eredità
di un sistema é l'invarianza, attraverso le generazioni, di
qualunque aspetto strutturale in una discendenza di unità
storicamente collegate, ogni volta che si ha una serie
storica si ha il fenomeno ereditario. La determinazione
storica di un sistema recupera a livello cellulare, tra le
altre cose, il concetto di Informazione genetica
constatando che é una fitta rete di interazioni che
caratterizza una cellula non uno solo dei suoi componenti,
sarebbe come dire che la politia di un paese ne determina
la sua storia; questo non é vero in assoluto, é una
componente essenziale ma non contiene l'informazione che ne
caratterizza la storia.
L'ontogenesi
di un sistema é la storia del cambiamento di struttura di
un'unitá finché questa non perde la sua organizzazione. Nel
momento che due sistemi si troveranno ad interagire
produrranno una storia di mutui cambiamenti strutturali
(finché non si disintegreranno), si parla allora di
accoppiamento strutturale.
Il
tipo di accoppiamento strutturale raggiunto é lo stato
presente della storia di trasformazioni strutturali della
filogenesi a cui appartiene, un continuo mantenere da parte
del sistema dell'accoppiamento strutturale con l'ambiente,
la nicchia, nel quale si trova ad
operare.
La
vita di un organismo pluricellulare come unitá si realizza
nel funzionamento dei suoi componenti ma non é determinata
dalle sue proprietá. Come un organismo pluricellulare cosi
anche il sistema nervoso obbedisce a leggi che ne regolano
il funzionamento all'interno del sistema di cui fa parte,
non é possibile perdere di vista le radici organiche del
sistema nervoso e l'ambiente dove si trova ad
operare.
Ogni
organizzazione autopoietica possiede una chiusura
funzionale nella cui struttura la loro identità é
determinata da una rete di processi dinamici i cui effetti
non escono da tale rete. L'organizzazione autopoietica di
un sistema assicura, nella chiusura funzionale dello
stesso, la sopravvivenza storica nonché biologica
dell'organismo.
Senza
una comprensione adeguata dei meccanismi storici di
trasformazione strutturale non é possibile una comprensione
del fenomeno della conoscenza. I cambiamenti strutturali di
un particolare essere vivente costituiscono la sua
ontogenesi, nella propria storia ogni sistema parte con una
struttura che condiziona e delimita ì cambiamenti
strutturali che tali interazioni provocano in
esso.
Le
perturbazioni dell'ambiente, la nicchia, non contengono in
sé un espressione dei suoi effetti sull'essere vivente, é
quest'ultimo al contrario che, con la sua struttura,
determina il suo stesso cambiamento in rapporto alla
perturbazione. Allo stesso modo l'essere vivente é a sua
volta agente perturbante nei confronti dell'ambiente. Uno
scienziato non puó che occuparsi di sistemi strutturalmente
determinati, sistemi nei quali tutti i cambiamenti sono
determinati dalla loro struttura.
La struttura di un'unitá esprime quattro dominii
differenti:
a)
Dominio dei cambiamenti di stato, tutti i cambiamenti
strutturali che una struttura può sopportare senza cambiare
la propria organizzazione.
b)
Dominio dei cambiamenti distruttivi, dove l'unità perde la
sua originale organizzazione scomparendo come
unità.
c)
Dominio di perturbazioni, tutte quelle interazioni che
provocano cambiamenti di stato.
d)
Dominio di interazioni distruttive.. perturbazioni che
provocano un cambiamento distruttivo.
Questo
continuo processo in differenti dominii é stato definito
accoppiamento strutturale tipico dell'ontogenesi di ogni
unità dinamica. il determinismo e l'accoppiamento
strutturale di un sistema si realizzano entro la propria
auto-conservazione (autopoiesi) che li definisce tutto
quanto daltro canto é subordinato a tale
conservazione.
Il
mezzo, o meglio l'ambiente (nicchia), può essere
considerato come un continuo selezionatore di cambiamenti
strutturali che l'organismo subisce nella sua ontogenesí.
L'accoppiamento strutturale é sempre reciproco ogni
organismo interessato subisce trasformazioni. L'ontogenesi
di un organismo é la discendenza di cambiamento strutturale
con invarianza di organizzazione, pertanto con
conservazione di adattamento.
L'evoluzione
é una discendenza naturale, prodotto dell'invarianza
dell'autopoiesi e dell'adattamento, come nelle leggi del
caso non é necessario un intervento esterno per generare
diversità ne una guida per spiegare la direzione ne si deve
pensare ad un percorso che ottimizzi date qualità degli
esseri viventi.
Dominii
comportamentali dell'organismo
autopoietico.
Non é
possibile vivere in una realtá dove ci si é organizzati,
dove ogni individuo ineggia al libero arbitrio personale,
pretendendo di rimaner fuori allo stesso tempo dal
determinismo. O si accetta una realtá strutturalmente
determinata e si rifiuta l'idea del libero arbitrio
assoluto, o la realtá cosi come noi l'intendiamo non può
esistere.
La
possibilitá di predizione è considerata lo stato attuale di
qualunque sistema stiamo osservando dal quale é possibile
dedurre uno stato futuro risultante della sua dinamica
strutturale osservabile; una predizione rivela dunque ciò
che degli osservatori si aspettano di vedere, cosa
differente dal determinismo strutturale che opera al
contrario nel presente.
E'
essenziale non dimenticare il ruolo di osservatori che
teniamo ogni volta che ci troviamo ad osservare un sistema,
per cui ciò che ci sembra necessario ed inevitabile rientra
come materiale predittivo, mentre ciò che ci pare casuale
ci rende incapaci di previsioni. Nel determinismo
strutturale non rientra la possibilitá di
esaminare
Il
sistema al di fuori del suo presente strutturale, il
passato come interazioni avvenute ed il futuro come come
interazioni che avverranno sono dimensioni puramente
descrittive e non funzionali.
E' stato messo in luce che il funzionamento del sistema
nervoso é espressione della sua interconnessione interna
(struttura di collegamento), il comportamento si origina
secondo il modo con cui si stabiliscono in esso le
relazioni con l'attivitá interna della
mente.
La
plasticitá strutturale di un sistema é frutto della storia
di interazioni che hanno dato origine ad una successione
specifica di cambiamenti strutturali. Semplici azioni che
li per li possono non dare adito all'ipotesi di un
modellamento di plasticitá strutturale si dimostrano al
contrario mosse essenziali nella vita del
sitema.
L'ontogenesi
di un essere vivente consiste nella sua continua
trasformazione strutturale in una giostra continua tra
accoppiamento strutturale con l'ambiente da un lato, nel
tentativo di non perdere la propria autopoiesi, e
dall'altra seguendo un percorso selezionato dalla storia di
ìnterazioni e conseguenti cambiamenti strutturali che il
sistema ha conseguito.
In
effetti ci si trova dinnanzi ad un grosso dubbio dal
momento che si sostiene che la mente dell'uomo non può che
formarsi delle rappresentazioni del mondo, dimenticando
peró che senza un ordine da seguire, un universo
obbiettivo, saremmo in balia della
confusione.
Due
tranelli si prospettano; da un lato il supporre una
mancanza di informazione dietro il fenomeno conoscitivo,
con il rischio seguente di finire nel solipsismo ingenuo;
dall'altro una realtà "preconfezionata" che aspetta di
essere scoperta, il che ci porterebbe al realismo
ingenuo.
Non
si deve dimenticare un presupposto fondamentale: "Tutto ció
che è detto é detto da un osservatore ed é detto per
qualcuno." Uscendo dall'opposizione precedente si puó
passare ad un contesto piú ampio, infatti come osservatori
possiamo vedere unità in dominií differenti, a seconda
delle distinzioni che si fanno si ottengono differenti
universi di discorso. Ci6 che viene a cambiare da tale tipo
di organizzazione plastica è il limite del punto di vista
dell'osservatore che ha in sé dei vincoli, ma come ogni
nuova premessa porta con sé anche nuove
possibilità.
Da
tale descrizione fatta il comportamento di una persona
passa ad essere l'insieme dei cambiamenti di atteggiamento
o posizione, che un osservatore descrive come movimenti o
azioni in relazione ad un ambiente determinato. Quello che
chiamiamo comportamento, osservando i cambiamenti di stato
di un organismo, corrisponde alla descrizione che facciamo
dei movimenti che riscontriamo in un ambiente che
segnaliamo. il comportamento non corrisponde a qualcosa che
l'individuo fa in sé, ma piutosto qualcosa che noi
segnaliamo. Dipende dunque dall'ambiente in cui viene
descritto un dato comportamento il poterlo definire
adeguato o meno. Il sistema nervoso ha la capacitá di
espanere il possibile dominio di comportamenti di un
individuo.
Come
osservatori esterni siamo portati a prestare maggior
attenzione a ció che é maggiormente accessibile, le
perturbazoni esterne, considerandolo determinante, mentre
ció che conta effettivamente é l'organizzazione interna di
tali dati percettivi, le perturbazioni esterne possono
unicamente modulare la costante dinamica di equilibri
Interni.
Affermando che il comportamento é la descrizione, fatta da
un osservatore, dei cambiamenti di stato di un sistema,
rispetto ad un mezzo che si verifica per compensare una
perturbazione esterna, diciamo implicitamente che il
sistema nervoso non inventa il comportamento bensi lo
amplia notevolmente. Per comprendere tale affermazione é
necessario recuperare in parte la storia filogenetica del
sistema nervoso andando a scoprire che nasce nel tentativo
di mettere in relazione, in un essere vivente, la struttura
sensoriale con la struttura motoria costituendosi come rete
connettiva sensomotoria. Con la mediazione di tale
struttura si é reso possibile l'aumento del dominio
comportametale di un essere vivente.
Il
sistema nervoso é dotato di una sua organizzazione
funzionale, il suo compito consiste nel mantenere costanti
determinate relazioni tra le sue componenti interne
rispetto alle continue perturbazioni che producono sia le
dinamiche interne che le interazioni dell'organismo di cui
fa parte, un mantenere costanti certe relazioni tra tra
elementi sensoriali e motori al momento perturbati dalla
pressione esterna. ogni comportamento è una visione
esteriore della danza di relazioni interne
dell'organismo.
Tutto
il funzionamento del sistema nervoso é coerente con il suo
essere parte di una unitá autonoma, in cui ogni stato porta
ad un ulteriore stato in un funzionamento circolare o
chiusura funzionale. ogni processo di conoscenza non può
che essere fondato sull'organismo considerato come unitá o
in chiusura funzionale a livello di sistema nervoso, ogni
conoscenza é dunque un'azione, mediante correlazioni
sensomotorie, all'interno dell'accoppiamento strutturale in
cui si viene a trovare.
IL sistema nervoso è un sistema in continuo cambiamento
strutturale, é dunque dotato di plasticitá, non esiste
interazione, né accoppiamento che non abbia effetto sul
funzionamento del sistema nervoso come risultato dei
cambiamenti strutturali che provoca in esso, ogni individuo
viene modificato da qualunque esperienza che metta in gioco
il sistema nervoso a livello della propria
plasticità.
Il
senso della plasticitá strutturale di tale sistema risiede
non tanto nella capacitá schematíca di rappresentarsi Il
mondo quanto piuttosto nella capacitá di rimanere
congruente con le trasformazioni del mezzo come risultato
dell'influenza di ogni interazione. Per un osservatore
esterno il comportamento del sistema appare adeguato ai
cambiamenti del mezzo, in questi termini viene considerato
apprendimento, allo stesso modo anche i cambiamenti
strutturali appaiono corrispondenti alle circostanze delle
interazioni dell'organismo. Al contrario per il sistema
nervoso esiste un'unica evoluzione strutturale continua che
segue la via lungo la quale, in ogni momento, viene
conservato l'accoppiamento strutturale (adattamento)
dell'organismo con il suo mezzo di
interazione.
Il
potenziale dei comportamenti possibili di un organismo é
determinato dalla sua struttura, poiché é questa che
determina i suoi dominii di interazioni. ogni volta che si
riscntra un comportamento indipendente dalla storia delle
interazioni, si dice che tali strutture sono determinate
geneticamente e che tali comportamenti se presenti, dal
momento che no sono relazionabili tra organismo e ambiente,
si dice che appartengono al dominio istintuale
dell'organismo. Se al contrario le strutture che permettono
un certo comportamento fra i membri di una certa specie si
sviluppano unicamente dietro a storie di interazioni si
dice che le strutture non sono più fílogenetiche bensi
ontogenetiche e quindi i comportamenti sono detti
appresi.
I
differenti tipi di comportamenti, istintivi ed appresi, non
sono distinguibili tra loro se non essendo a conoscenza
della storia strutturale relativa, nel funzionamento
presente del sistema nervoso non esiste una tale
distinzione.
Quanto detto porta a considerare l'apprendimento come uno
espressione dell'accoppiamento strutturale che mantiene
costante il funzionamento dell'organismo nel mezzo in cui
si trova. Si parla di conoscenza ogni volta che si osserva
un comportamento adeguato In un contesto preciso, In un
dominio che definiamo con una domanda (esplicita o
implicita) che formuliamo come
osservatori.
Il
valore dei cambiamenti strutturali provocati nell'organismo
é in relazione con l'effetto atteso dall'osservatore; In
quest'ottica qualunque comportamento osservato pu6 essere
considerato, da un osservatore, come un atto conoscitivo,
lo stesso atto di vivere è conoscere nell'ambito
dell'esistenza, si pu6 dire che vivere è conoscere, vivere
é azione effettiva nel dominio dell'essere
vivente.
In
altre parole il sistema nervoso partecipa ai fenomeni
conoscitivi in due modi differentì; il primo tramite
l'ampliamento del dominio di stati possibili dell'organismo
che discende dalla enorme diversità dì configurazioni
sensomotorie possibili al sistema nervoso, chiave della sua
partecipazione al funzionamento dell'organismo; il secondo
tramite la apertura a nuove dimensioni di accoppiamento
strutturale che rende possibile 11 associazione di una
grande diversit'a di stati Interni con la diversità delle
interazioni in cui può entrare.
La
comunicazione come fenomeno sociale.
Lungo
l'ontogenesi di un organismo possono formarsi interazioni
in accoppiamento strutturale che favoriscono il
mantenimento dell'individualitá nell'organismo stesso.
Quando si verificano accoppiamenti fra organismi con
sistema nervoso si ha una particolare fenomenologia
definita di terzo ordine. In questo ambito dì interazioni
si assiste a fenomeni differenti legati agli sviluppi
ontogenetici differenti dei singoli organismi. i fenomeni
sociali sono associati a ad accoppiamenti di terzo ordine,
quando si stabilicono unitá di terzo ordine si viene a
generare una fenomenologia interna particolare che si basa
sul fatto che gli organismi che compongono tali unitá
realizzano le loro ontogenesi individualì fondamentalmente
tramite i loro mutui accoppiamenti nella rete di
interazioni reciprohe che formano assieme nel costituire le
unitá di terzo ordine.
Possiamo
definire comunicazione la mutua induzione di comportamenti
coordinati che si verifìca fra i membri di una unitá
sociale. La comunicazione é di per sè del tutto simile alle
dinamiche riscontrabili in altri comportamenti, unicamente
si sviluppa nel dominio dell'accoppiamnto sociale. Ogni
accoppiamento é di per sè unico perché ogni individuo porta
un proprio dominio formatasi dalla comunione in interazioni
differenti di dominii diversi.
Attraverso
l'imitazione, tendenza propria ed unica dei vertebrati é
permesso ad un organismo di interagire, attraverso
generalizzazíoni successive, andando oltre la propria
ontogenesi e mantenendosi al contempo inalterato attraverso
generalizzazioni successive.
Come
affermato si puó parlare di comunicazione ogni volta che
c'é coordinazione tra differenti comportamenti in un
dominio di accoppiamento strutturale, non esiste pertanto
trasmissione di informazione, ogni persona dice ciò che
dice ed ascolta ciò che ascolta secondo la propria
determinazione culturale; il fenomeno della comunicazione
non dipende da quello che si trasmette ma da quello che
accade con chi riceve.
Ogni
configurazione comportamentale acquisita ontogeneticamente,
in dinamiche comunicazionali socialmente diffuse, che
risulti stabile attraverso generazioni differenti sará
definita comportamento culturale. Imitazione e selezione
comportamentale sono i mezzi attraverso i quali si realizza
il fenomeno ontogenetico
dell'acculturamento.
L'identità
dei sistemi sociali umani dipende dalla conservazione
dell'adattamento degli esseri umani intesi non solo come
organismi ma anche com componenti dei dominli linguistici
che costituiscono.
Una cosa è parlare dei comportamenti di un organismo, le
interazioni fra loro si verificano solo come una mutua
provocazione di cambiamenti di stato secondo le
determinazioni strutturali presenti, che restano dunque
delle descrizioni
semantiche, altra cosa é parlare del funzionamento
dell'organismo. Tra loro gli organismi interagendo generano
accoppiamenti sociali ove si trovano a realizzare le
reciproche autopoiesi, i comportamenti che vengono a
generarsi in tali dominii sono comunicativi per definizione
e sono distinguibili in innati ed
acquisiti.
Ciò
che è determinante nel coordinamento comportamentale é il
significato di ciò che l'osservatore può vedere nei
comportamenti e non nell'accoppiamento strutturale stesso.
Tale qualità presente nei comportamenti comunicativi
ontogenetici di poter sembrare semantici rientra nel
dominio linguistico.
Ogni
volta che un osservatore descrive i comportamenti di
interazione tra organismi come se il significato da lui
dato determinasse il corso delle interazioni si ha una
descrizione semantica. Sono definibili linguistici quei
comportamenti comunicativi ontogenetici, che si realizzano
in un accoppiamento strutturale ontogenetico fra organismi
che un osservatore puó descrivere in termini semantici. Il
dominio linguistico dì un organismo é il dominio di tutti i
suoi comportamenti linguistici.
Il
linguaggio ha in sè la capacità di modificare radicalmente
i dominii comportamentalì umani rendendo possibili nuovi
fenomeni come la riflessione e la coscienza, il linguaggio
permette di descrivere se stesso a colui che lo usa.
osservando un comportamento In un dominio linguistico come
osservatori possiamo considerare tale interazione secondo
criteri semantici come se Indicasse o denotasse qualcosa
del mezzo, generalmente le parole denotano elementi del
dominio comune, oggetti, stati d'animo,
intenzioni.
Ciò
che é fondamentale perché per comprendere la logica delle
premesse è che l'osservatore vede che le descrizioni
possono essere fatte considerando le altre descrizioni come
se fossero oggetti o elementi di interazione, lo stesso
dominio diviene parte del mezzo di interazìoni possibili.
il dominio semantico diventa parte del mezzo in cui coloro
che operano in esso conservano il loro
adattamento.
Gli
esseri umani esistono ìn quanto operano nel linguaggio e
conservano il loro adattamento nel dominio dei significati
che questo gli crea. Negli esseri umani il linguaggio é il
mezzo per riconoscere e riconoscersi in un mondo di
interazioni linguistiche ricorrenti sempre aperto. Operiamo
nel linguaggio quando un osservatore vede che consideriamo
come oggetti di nostre distinzioni linguistiche elementi
del nostro dominio linguistico.
Nella
filogenesi dell'uomo il linguaggio comparve in funzione
della sua storia di animale sociale, questo infatti con la
sua capacitá di tessere una trama dì descrizioni, in modo
ricorrente, é un meccanismo che permette ad ogni individuo
che si allontani dal gruppo per periodi piú o meno lunghi,
per la caccia o la raccolta, di "portarsi" con sè il gruppo
senza la continua interazione fisica con esso. il dominio
linguistico ha in sé Il meccanismo che permette il
coordinamento comportamentale ontogenetico attraverso la
sua costruzione nel fenomeno culturale.
Si
può ipotizzare che
l'evoluzione degli ominidi sia avvenuta proprio attraverso
la continua cooperazione ed il coordinamento del
comportamento acquisito. L'atteggiamento di riflessione, la
partecipazione degli ominidi al dominio linguistico sono
questi gli atteggiamenti che al pari dell'azione hanno
determinato il coordinamento
comportamentale.
Nella
vita di tutti i giorni la mente dell'uomo organizza tutta
una serie di riflessioni definite coscienza che da un lato
sono direttamente collegate all'azione del linguaggio,
dall'altra pur poggiando sul dominio linguistico per la sua
manifestazione si organizza in base a differenti stati
interni del sistema nervoso difficilmente
accessibili.
Nella
rete di interazioni linguistiche in cui ci troviamo viene
mantenuto un continuo riferimento descrittivo che chiamiamo
l'io", questo ci permette di conservare una coerenza
operativa linguistica ed un adattamento nel dominio del
linguaggio. In questi termini il sistema vivente ad ogni
livello é organizzato in modo da produrre regolaritá
interne, la coerenza funzionale raggiunta è ciò che
consideriamo coscenza e mente.
Le
parole sono dunque azioni non sono cose manipolabili, sono
le nostre interazioni ricorrenti che stabìliscono la nostra
capacita soggettiva di accoppiarci strutturalmente al
mondo, solo dinnanzi un fallimento siamo consapevoli del
lavoro ingente che continuamente operiamo nel manipolare il
nostro universo conoscitivo, la coscenza e la mente
appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed é li
che si realizza la loro dinamica, é la rete di interazíoni
linguistiche che ci rende come siamo.
E'
all'interno del linguaggio stesso che l'atto conoscitivo,
nel coordinamento comportamentale che costituisce il
linguaggio, porta il mondo a noi. Ci realizziamo attraverso
il linguaggio perché siamo nel linguaggio in un continuo
essere immersi nei mondi linguistici e semantici coi quali
veniamo a contatto.
Il
mondo esperíenziale risulta essere tra i limiti dei
rappresentazionisti (obiettivisti) da un lato, e solipsisti
(idealisti) dall'altro; nella via di mezzo si puo trovare
un giusto equilibrio, la regolarità del mondo. Le nostre
visioni del mondo non conservano i registri delle loro
origini. Ogni regolarità in un accoppiamento di un gruppo
sociale costituisce la sua tradizione biologica e
culturale, per questo la tradizione é oltre un modo di
vedere anche un modo di nascondere, se questa infatti sì
basa su ció che una storia strutturale ha accumulato come
ovvio e regolare, ogni riflessione permette di vedere solo
ci6 che é ovvio, agisce solo su ció che perturba tale
regolarità.
La
conoscenza della.conoscenza obbliga. ogni atto umano si
realizza tramite il linguaggio. Ogni atto, tramite il
linguaggio, ci porta a contatto del mondo che creiamo, con
gli altri, nell'atto della convivenza che dà origine
all'essere umano; perci6 ogni atto umano ha senso etico.
Questo legame fra gli esseri umani é, in ultima analisi, il
fondamento di ogni etica come riflessione sulla legittimità
della presenza dell'altro. E' meglio dire che non è la
conoscenza, ma la conoscenza della conoscenza ciò che
obbliga.
Sistemi e
loro autocreazione di significato attraverso il rumore.
Atlan (2) e i sistemi auto-organìzzati.
Nella
costruzione della logica del senso di un sistema si arriva
a definire "chiusura funzionale" la sua operativitá intrna,
ed autocreazione di significato la sua autonomia nel
denotare di significati l'ambiente.
Il
sistema nervoso, come ogni tipo di sistema daltronde, non é
concepibile in termini assoluti di sistema chiuso, ma
l'unico modo che si possiede per parlarne é quello di
definirlo come sistema dotato di una specifica forma di
chiusura operazionale, dove le conseguenze delle operazioni
del sistema sono le operazioni del sistema, in una
situazione di completo autoriferimento; una chiusura così
intesa non prevede isolamento.
Un
sistema funzionalmente chiuso é un sistema che presuppone
una certa organizzazione, viene a definirsi attraverso la
formazione di determinati vincoli, frutto di distinzioni
operazionali. L'azione, partendo da una distinzione
iniziale, mette in atto un processo unicamente agito, non
pensato, privo ancora di organizzazione ma destinato ad
essere dotato di senso.
Sembra
intuitivo pensare che la presa di coscenza da parte
dell'indìviduo sia, non tanto in funzione di sé. bensi
dell'atto comunicativo rivolto verso l'esterno;
l'organizzazione coscente dell'individuo é unicamente in
funzione dell'atto comunicativo, per altro verso rimarrebbe
inconscia. E' comunque sempre presente un azione
organizzatrice che deve presenziare ad un fine da tener
presente nel corso dell'azione.
L'azione
dell'azione é la creazione di un contesto che dá un senso,
denota l'atto e lo connota in funzione di un suo eventuale
recupero, la denotazione dell'atto é la
contestualizzazione, la creazione di una forma
"contenitiva", mentre la connotazione é unicamente
un'operazione di codifica attraverso la
nominalizzazione.
Prendendo
in prestito il modello di pensiero di Bateson (3) "forma e
processo" voglio sviluppare un modello operazionale che si
basa sull'azione. Per tramite della sua chiusura
operazionale il sistema pu6 generare una distinzione che é
inseparabile dal suo operato. La concezione del cervello
come processore che lavora In parallelo mette In chiaro che
un processo organizzativo ad un certo livello, eseguito
nell'intento di dare un senso ad una particolare azione,
non precluda la possibilità di contestualizzare
contemporaneamente ed in modo differente la stessa azione
ad un altro livello.
Lo
stato di veglia pu6 venir considerato come un insieme
articolato di stati funzionali capaci di operare
contemporaneamente nella definizione del significato e la
contestualizzazione dell'azione, presa in considerazione,
una sfaccettatura di un multimodello
multivettoriale.
Questo
tipo di articolazione molteplice di azione, di azione di
azione, di azione di azione di azione ecc. chiarisce forse
meglio il meccanismo adottato dal sistema per costruire il
senso, per poter recuperare il senso, per organizzare la
propria vita. oggi l'uomo possiede una memoria ad un tempo
genetica e culturale che gli ha permesso di giungere fino
dove é giunto, non é più pensabile di trovare un'azione
pura o meglio unica, la complicazione neuronale é tale che
rende impossibile una divisione netta tra questi differenti
strati di contesti interconnessì di azioni separate. Ben
inteso si parla sempre di modelli che come tali non hanno
mai la pretesa di imporsi come realtà, sono traduzioni in
codice, formulazione di dati a partire dai segnali, che nel
loro articolarsi ci permettono di formulare ipotesi, le
quali a loro volta si presteranno, per i loro eventuali
contenuti di affidabilità,, a sostenere analisi predittive
di eventi futuri.
Individui
e culture adottano particolari abitudini a fare distinzioni
e le utilizzano poi costantemente per mantenere stabile la
realtá, von Foerster ha nominato questa modalitá, che
richiama in sé la concezione che il sistema ripete
ciò
che in passato ha
funzionato, l'omeostasi cognitivall, facendo una
comparazione ad un altro livello si può rilevare la posizione in
antitesi con quest'ultima quando Varela parla di l'ansia
cognitivall che richiama al contrario la ricerca di nuove
modalitá organizzative del reale.
Come sottolinea a riguardo Atlan (1): "Si tende sempre piú
a ritenere che ciò che accade nel nostro cervello sia un
trattamento dell'informazione distribuito, parallelo e
dotati di taluni caratteri probabilistici, e non giá un
trattamento determinista e sequenziale come avviene nei
programmi dei computer". Queste deduzioni concordano con la
teoria della "percezione istantanea" di Gibson, secondo cui
una forma viene riconosciuta e percepita nel medesimo
tempo. Non due operazioni separate, al contrario una forma
viene percepita nel medesimo momento in cui sono ricevuti i
segnali, grazie a una specie dì risonanza fra una
determinata struttura esterna e una struttura Interna del
sistema di percezione. E' questa struttura interna a
definire per ìl sistema stesso un possibile significato
funzionale della struttura esterna.
Un
tipo di logica estremamente stimolante é quella portata dal
filosofo tedesco Gotthard Gunther definita logica del
giudizio di valore che in un certo senso completa il
sistema percettivo di Gibson. Ad esempio se si vuole
determinare la verità o la falsità della frase: "la neve é
verde", procedendo attraverso la logica classica si
dovrebbe ipotizzare l'esistenza di uno spazio fisico dove
sarebbero contenute tutte le informazioni circa le
affermazioni considerate vere, trovare quelle sulla neve
procedere ad un confronto e definirne l'eventuale
autenticità. il lavoro sarebbe estremamente laborioso, al
contrario il riconoscinento ed il giudizio sono
estremamente celeri, Gunther al contrario considera il dare
ad una proposizione un valore di verità o di falsità
significa accettare o rifiutare la proposizione, il che
significa che le operazioni di accettazione o di rifiuto
devono avvenire nel luogo preciso in cui si situa la
proposizione, e non consistono nella discussione della
nozione di neve in primo luogo.
Secondo
questa posizione la comprensione del nostro linguaggio
avviene attraverso un metodo logico-accettazionale, non
attraverso la ricerca delle condizioni di verità nel senso
realistico-metafisico del termine.
La
maggior parte degli esseri umani agisce costantemente come
se la cultura fosse reale, la costanza percettiva é
strettamente legata alla filosofia del "come se". la
cultura passa ad essere un sistema di simboli e di
significati, dove questi ultimi sono solo strettamente
applicabili alle azioni e ai prodotti degli esseri umani.
La cultura é una sorta di magazzino ove si traggono gli
elementi per costruire le proprie immagini di realtà. La
capacità di creare una "realtà mentale" "come se" da parte
di un individuo, piú vasta dei dati forniti dai suoi sensi,
dipende dal fatto che la memoria umana accumula
l'informazione in schemi o immagini correlabili, piuttosto
che per singoli elementi, si pensi ai costrutti personali
di G.A.Kelly, i cliché interpretativi
ecc.
Ciò
che differenzia fondamentalmente l'uomo dall'animale non é
che usi degli utensili o che possegga una cultura ma che
una grandissima parte delle sue azioni coscienti sono
influenzate da considerazioni etiche o meglio ancora
estetiche.
Come
ci ricorda Maturana (27): "La veritá finale sulla quale
l'uomo basa la sua condotta razionale é necessariamente
subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto
di scelta che esprime una preferenza che non puó essere
trasferita razionalmente; di conseguenzaf l'alternativa
alla ragione, come fonte per un sistema universale di
valori, è la seduzione estetica a favore di una cornice di
riferimento specificamente progettata per assecondare i
suoi desideri (e non i suoi fabbisogni) e che definisce le
funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo (culturale
e materiale) nel quale vuole vivere."
Ciò
che prende valore in queste parole é il problema della
scelta, della decisione, e della possibilitá di predizione
sull'azione. Il campo d'indagine su queste tematiche é
ancora prettamente metafisico, come ci ricorda Wittgenstein
(48): "Ciò di cui non si può parlare bisogna
tacere."
Ci
si deve comunque sbalordire dinnanzi alle potenzialitá
della mente dell'uomo, alla capacitá correlativa di unire,
accostando semplicemente tra loro attraverso il linguaggio,
parole che prendono in tal modo carattere di realtá del
"come se". creando poteri incredibili dietro suggestioni
anche minime.
Il
modo di procedere del pensiero sembra alternarsi
ripetutamente tra funzione e struttura articolandosi in
continui richiami ad una complicazione sempre
crescente.
Per
affiancarmi nella comparazione alle caratteristiche del
linguaggio e compararle agli aspetti materiali della
cultura umana considero due differenti modi di collegare
gli elementi del discorso l'uno per contiguitá definito
metonimia, l'altro per asserzione di similarìtá definito
metafora. Allo stesso modo come avviene per il linguaggio
si può dire avvenga per il pensiero, quando l'uomo agisce
in modo da imporre le sue idee sul mondo materiale incastra
le cose necessariamente una nell'altra ed agisce col metodo
Induttivo per contiguitá utilizza il pensiero metonimico,
quando lavora deduttivamente per immaginazione, analogia,
allora utilizza il pensiero metaforico.
Si
può tranquillamente cogliere l'inestricabile substrato
sociale nel quale e per il quale l'uomo si trova a vivere,
le cui implicazioni vanno oltre qualunque possibile
concezione attuale, l'uomo esiste infatti unicamente come
comune concezione culturale, qualunque concezione dell'uomo
credo non possa mai distanziarsi dalla sua dimensione
sociale.
Considerazioni
sull'organizzazione del sistema nervoso. Elementi
circonstanziali all'ordine delle
psicopatologie.
Il sistema considerato operativamente chiuso é un sistema
effettivamente aperto, deve la sua esistenza alla sua
apertura con l'esterno, solo in questo modo é spiegabile il
secondo principio della termodinamica. Il principio di
organizzazione
della materia, decretato da autori quali von Foerster, Mac
Kay, Aschby, Atlan, come complessità attraverso il rumore,
implica in particolare che la ridondanza, strutturale e
funzionale, e l'affidabilitá di un sistema complesso gli
permettono di reagire alle aggressioni aleatorie, di eventi
casuali abitualmente fatali per sistemi più semplici,
tramite il recupero dell'organizzazione ad un livello
organizzativo di coplessitá piú elevata. Il tutto é
possibile fino a che sussiste una certa "plasticità
strutturale" nel sistema, l'accumulo di errori infatti,
fonte fino al momento di invenzione e novitàf determina il
precipitare del sistema nell'invecchiamento e nella
distruzione.
Il sistema uomo ha in se due processi differenti una
memoria coscente e una facoltá incoscente di
auto-organizzazione.
L'auto-organizzazione incoscente a partire dal rumore ha un
carattere di auto-creazione di significato, è un fenomeno
che deve essere considerato primo nei meccanismi del volere
orientati verso il futuro, mentre la memoria si pone al
centro dei fenomeni di coscenza. L'idea di volontá coscente
considerata come sorgente della nostra determinazione é da
considerarsi parte di quel meccanismo del "come se" e
quindi illusoria.
Il
vero volere é incoscente, si realizza attraverso di noi, si
situa in tutte le nostre cellule a livello di tutte le
interazioni aleatorie che incontrano, è il nostro futuro.
La coscenza, viceversa, riguarda innanzitutto il passato,
non é possibile un fenomeno di coscenza senza conoscenza, e
non vi può essere che conoscenza del passato. La coscenza
del passato é legata al fatto che non é piú percepibile
(ciò che é percepito é il presente) ciò che é chiamato
futuro é l'incognito.
Dunque
da un lato una memoria che rende presente il passato, e
dall'altro lato l'auto-organizzazione che costruisce nel
presente il futuro, sono le interazioni tra queste due
parti che costituiscono quei fenomeni ibridi quali coscenza
volontaria e rivelazione dell'inconscio.
Atlan
(2) in particolare si é interessato di questi sistemi
auto-organizzati traducendone le strutture matematiche in
quelle psichiche. In particolare divide la coscenza
volontaria, che emerge sotto forma di desideri e pulsioni,
formati come risultato dell'interazione tra elementi della
memoria con processi di risposte organizzatrici, dal volere
coscente, che è l'emergere alla coscenza e quindi la
fissazione in memoria di certi processi auto~organizzatori.
Anche i processi organizzatori usano una memoria, di tipo
differente da quella corticale dei processi della coscenza
volontaria, orientata a schemi senso motori, ad esempio,
quelli tipici della propriocettiva. I conflitti tra
coscente e inconscio si svolgono tra memoria organizzatrice
ed auto-organizzazione memorizzata.
Come
ha suggerito Morin (33) la contraddizione tra
l'assimilazione organizzatrice di alee, il suo fissarsi
troppo sistematico nella memoria corticale, nonché il loro
continuo emergere allo stato conscio, può determinare la
coscienza schizofrenica inibita, come l'ha descritta da
Bateson (4).
L'assimilazione
dell'aleatorio e la sua fissazione in memoria conducono
alle attivitá più elaborate della coscienza cognitiva, che
stabilisce vere e proprie mappe spazio temporali
dell'ambiente circostante, che sono complicazioni delle
correlazioni senso motorie.
il
processo di apprendimento per auto-organizzazione, non
guidato dall'esterno, prevede che un sistema posto in un
ambiente nuovo crei, in qualche modo, i patterns che in
seguito lui stesso si condizionerá a riconoscere. Si può
pensare che i patterns vengano a formarsi in modi
differenti o attraverso un aumento della varietá o
attraverso la reíntroduzione degli stessi nella percezione,
che andranno cosi a modificare quest'ultima che modificherá
di conseguenza ancora i patterns in un processo senza
fine.
Il
nostro sistema cognitivo può essere visto come un sistema
interpretativo, una fissazione nella memoria dei meccanismi
di costruzione del senso a partire da non-senso, che
altrimenti sarebbero automatici ed
incoscenti.
Per
collegarmi nuovamente ai processi psicopatologici si
potrebbe considerare il delirio come la fissazione ad un
certo stadio del processo interpretativo che resterebbe
bloccato ad alcuni patterns immutabili, attraverso i quali
i nuovi eventi verrebbero riconosciuti senza feedback
modificatore.
In
questo modo a poco a poco crescerà l'ambiguità finché il
sistema sarà costretto a chiudersi in sé, in un processo di
auto conferma. Cosi la caratteristica del delirio
non sarebbe
la presenza
dell'immaginario bensi la conservazione troppo sistematica
e troppo rigida di stati di auto-organizzazione, che
normalmente dovrebbero susseguirsi
modificandosi.
Parlare
allora diviene sinonimo di "emergere alla coscenzall, un
certo linguaggio esiste, ancor prima di essere espresso,,
come forma di immagazzinamento dell'informazione nella
nostra memoria. Ecco sorgere allora il dubbio, chi parla?
Una domanda veramente impossibile, sembra che lo stesso
processo anonimo di auto-organizzazione oltre a
costruire l'avvenire determini anche il passato, tutto
quanto sembra già deciso nello stato inconscio
dell'individuo.
Nel considerare il sistema nervoso si devono tener presenti
alcuni principi che aiutano a farsi un'idea
dell'organizzazione, quindi della ridondanza riscontrabile,
interna presente, del sistema e della autodeterminazione.
Il "principio della codificazione indifferenziata di
Maturana (27), afferma che l'attívitá elettrica di una
cellula ricettiva (come di tutte le cellule nervose)
codifica soltanto l'ordine di grandezza della perturbazione
che ha causato la sua attivitá, ma non la natura fisica
dell'agente perturbatore. Per correlare tali quantitá con
le qualitá che codificano c'è bisogno
del famoso accoppiamento di attività senso-motorie dove si
viene a costituire l'anello
senso-motorio.
Un
altro principio riguarda gli "stati di attivitá nervosa,
sempre di Maturana (27), e sostiene che a meno che essi non
implichino la loro origine (mediante eventi concomitanti,
loro localizzazioni o mediante le conseguenze delle nuove
interazioni che originano) non vi é alcuna possibile
distinzione tra gli stati di attivitá nervosa generati
internamente ed esternamente.
Questi
due principi ci dimostrano come sia fragile il concetto di
realtá che possediamo, come sia dipendente da una continua
riorganizzazione etichettante, attraverso codici
differenti, e come abbia bisogno di una costante
conferma.
A
riguardo vi é un lavoro di Anthony Wilden (46) che
sottolinea le differenze tra la civiltá cosidetta fredda
dove manca la scrittura ed esiste una memoria incarnata
letteralmente nei suoi elementi, dove tutto quanto é
riferito ai credo della cultura tramandata; e la civiltá
calda dove la sola lettura del giornale il mattino o
l'assimilazione giornaliera della pubblicita costituisce un
ricordo ed un rinforzo del codice totale della cultura, un
ancoraggio continuo al comune senso di
realtá.
Ma
sostanzialmente se nella cultura fredda tutto era
catastrofe tutto era possibile ed era atteso, allora non vi
era catastrofe, nella cultura calda il senso del conosciuto
é cosi elevato che non pu6 passare nulla che non sia
contemplato dall'ordine stabilito, per assurdo la nostra
rigiditá non conosce la possibilitá ma solo il vincolo del
disegno tracciato.
Il
cammino culturale si é dimenticato che la mappa non è il
territorio, che la realtá è il frutto di un comune accordo
implicito, che si vive continuamente nel mondo del "come
se".
CONCLUSIONE.
Al termine
del mio lavoro vorrei esporre brevemente, alla luce di
quanto emerso attorno agli sviluppi dell'epistemologia
della seconda cibernetica, come possono svilupparsi
programmi e strategie (vincoli e possibilità)
dell'individuo computante.
Si
pu6 intendere il cervello umano ed in modo correlato
l'intelligenza, il carattere, la personalità come il frutto
della determinazione degli eventi/esperienze della vita del
soggetto, nonché la determinazione della sua cultura
(intesa come capitale di informazioni e programmi, sapere.
saper fare, comportamenti), e non ultimo del suo programma
genetico.
L'autonomia
fenomenica degli esseri viventi esiste, daltronde, solo nel
paradosso della dipendenza deterministica dell'ambiente e
dei geni; è da questa assoluta dipendenza che viene a
costituirsi l'autonomia
(auto-organizzazione).
L'individuo
possiede in sè autonomia, differenza, singolarità,
devianza, ma é al contempo essere meta-individuale é dunque
dipendente, appartenente, rappresentativo, conforme. Come
afferma Morin (31): Una minima azione, reazione,
interazione, retroazione del minimo essere vivente esige e
implica una computazione. L'essere vivente computa in
permanenza, e la computazione, in questo caso, é l'essere
stesso".
La
nozione di soggetto comporta fondamentalmente una
dimensione logica. Ogni computazione dell'essere-soggetto è
un atto di calcolo e di cognizione al contempo, ma anche un
atto di distribuzione di valori (vero-falso, utile-nocivo,
buono-cattivo ecc.).
Il
computo (facendo un parallelo con il cogito Cartesiano)
elabora dati in modo organizzazionale; é possibile arrivare
a dire che ogni atto di organizzazione del vivente comporta
una dimensione cognitiva, o come afferma Maturana (27): "I
sistemi viventi sono dei sistemi cognitivi ed il processo
vivente in quanto tale e un processo di
cognizione.".
Nel
momento che ogni atto di organizzazione del vivente è un
atto di auto-organizzazione, occorre supporre che la
dimensione cognitiva di tale organizzazione sia
auto-cognitiva. Il computo ha infatti il compito
fondamentale di tradurre gli avvenimenti (eventi) in
informazioni (rappresentazioni) come dati da computare
nell'auto-cognizione.
E'
attraverso lo sviluppo dell'azione esterna dell'individuo
computante che é andato sviluppandosi l'apparato
neuro-cerebrale (insieme di sensibilitá, soggettivitá e
intelligenza intesa come correlazione
senso-motoria).
L'individuo
in questo modo diviene molto piú di un essere computante,
si trasforma in un essere competente, detentore di
potenzialitá strategiche nella conoscenza e nell'azione. A
trainare, nel corso dei secoli, tale sviluppo di
potenzialitá é stata la mancanza, in ambiti differenti, di
doti bio-fisiche sufficenti allo sviluppo della
specie.
Tale
sviluppo ha inevitabilmente scisso l'individuo tra il suo
psichismo, l'essere computante strategico, ed il suo
biologismo, l'essere programmato. L'anello stretto é tra
conoscenza ed azione, ogni progresso dell'azione va a
vantaggio della conoscenza, ed ogni progresso della
conoscenza giova all'azione.
La conoscenza non tratta unicamente informazioni, si
interessa sopratutto dell'organizzazione e
dell'integrazione delle rappresentazioni (configurazioni
mentali, che si costituiscono a partire da impulsi-stimoli
dei recettori sensoriali), che richiedono un'attivitá
cerebrale che disponga di strutture e modelli tali
permetterne l'organizzazione.
La
conoscenza ha bisogno di una strategia per articolarsi,
l'arte della strategia è l'intelligenza. La differenza
fondamentale della strategia nel confronti del programma é
che questa si fonda non soltanto su decisioni iniziali di
attivazione ma anche su decisioni successive, prese in
funzione dell'evolversi della situazione, capaci di
produrre modifiche delle catene
programmate.
L'individuo possiede molti programmi che si é creato nel
corso della sua esistenza, nati da sviluppi strategici
dimostratisi funzionali e quindi standardizzati In
programmi. L'apprendimento, ad esempio, può essere
considerato come un insieme di successivi programmi
all'interno di un unica strategia cognitiva, a sua volta
parte di un programma biologico, frutto di una strategia
sociale, opera di un programma all'interno di altre
strategie ecc.
Programmi
e strategie si richiamano ricorsivamente, le strategie sono
l'opportunitá di utilizzare delle sequenze programmate che
economizzano energie, tempo, attenzioni e permettono il
pieno impiego di competenze strategiche nei momenti
decisivi.
Il
programma nasce da una strategia e non viceversa, cosi é
piú semplice passare da una strategia ad un programma che
non dal programma alla strategia. Come afferma Morin (31):
"La strategia presuppone, da parte del soggetto, la
capacità di utilizzare in modo inventivo ed organizzato,
per la sua azione, i determinismi e le alee esterne; essa
può quindi essere definita il metodo d'azione proprio di un
soggetto in situazione di gioco, un metodo per Il quale
egli, per raggiungere i suoi scopi, si sforza di subire al
minimo e di utilizzare al massimo le regole (vincoli,
determinismi), le incertezze e i rischi di tale
gioco.".
E'
solo attraverso le strategie che si sviluppa l'autonomia e
quindi la soggettività, perché unicamente la strategia
cognitiva comporta la possibilità di discriminare il nuovo,
il programma non ne prevede l'esistenza, la strategia
attiva (azione) al contrario l'utilizza.
E' attraverso l'evento (ciò che non é prevedibile) che si
attiva l'individualitá del soggetto, se la natura non fosse
un cozzare di eventi imprevedibili non avrebbe senso la
soggettività, tutto sarebbe conformato ad un unico
programma biologico, é la differenza che si crea da tale
natura che dà forma
all'individuo-soggetto.
L'individuo
soggetto della vita é soggetto alla vita, la sua cognizione
è strategia cognitiva, la sua azione é strategia attiva;
l'esistenza é dunque soggetta ad una situazione di gioco
(regole) nella quale si creano alternative, dove esiste
possibilità di scelta o decisione, dove sono attivate
strategie capaci di trasformare, in funzione delle scelte
fatte, i vincoli e gli eventi che si oppongono
all'
azione.
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