"L'IPNOSI: UNA CURA
PER LA MENTECORPO"
Quanto
potete leggere é formato da parti differenti che a mano a
mano si vanno ad approfondire e specializzare nei contenuti
come nella forma a voi ed al vostro interesse proseguire o
fermarvi buona lettura.
Indice
Apertura
Primo
approfondimento
Secondo
approfondimento
Lavoro completo sugli sviluppi del
costruttivismo
E la mia voce ti
accompagnerà senza pretese dolcemente ti condurra verso le
tue conoscenze coem le tue esigenze facendo affiorare qua e
la interessi passioni volontà
assopite.
Apertura
"La
più grande rivoluzione della nostra generazione è la
scoperta che gli esseri umani, modificando l'atteggiamento
interiore della loro mente, possono cambiare gli aspetti
esteriori della loro vita."
William
James.
Racconta
una parabola che quando il dio ecologico (si può intendere
il significato della parola ecologia come segue: ecos=casa,
ambiente, logos=logica, coerenza cognitiva) guarda giù e
vede la specie umana peccare contro la sua personale
ecologia - o per cupidigia, o perchè prende scorciatoie,
oppure perchè muove passi nell'ordine sbagliato - sospira,
e "involontariamente" manda malattie psicosomatiche come
cancro, allergie, cefalee essenziali ecc. Non serve a nulla
spiegargli che l'offesa era di poco conto, che si è
dipiaciuti e che non si ripeterà
più.
E'
inutile far sacrifici e porgere offerte. Il dio ecologico è
incorruttibile, non lo si
circuisce.
Gregory
Bateson.
Troppo
spesso siamo così presi dal ritmo della vita moderna da
dimenticarci del nostro corpo e della nostra mente, se non
per tornare a preoccuparcene solo nelle occasioni di grande
piacere o grande dolore. Sebbene i nostri corpi non siano
molto diversi da quelli dei nostri antenati, il mondo nel
quale viviamo è straordinariamente
diverso.
Visto
il cambiamento continuo che ci circonda, il peso dei
problemi personali e sociali, l'ansia, la varietà di scelte
e decisioni da prendere, l'infinita varietà di stimoli, non
c'è da sorprendersi se ci sentiamo sopraffatti e frustrati,
quasi impotenti, come se stessimo perdendo qualcosa di
veramente importante per la nostra vita.
La
nostra civiltà ha sviluppato molti strumenti, attraverso
scienza e tecnologia, per migliorare l'ambiente in cui
viviamo. Oggi in poche ore si possono raggiungere i luoghi
più lontani della terra, si ha a disposizione energia per
gli usi più disparati; ma quanto si è fatto per creare un
mondo dove si possa vivere nella salute, nella felicità e
nell'armonia, in una parola a misura
d'uomo?
Siamo
ancora troppo all'oscuro delle dinamiche della nostra
mente, per questo spesso essa si trova a fare cose che non
vorremmo, e viviamo come guidati da parti di noi che spesso
definiamo più forti di noi.
Difficilmente
siamo in grado di rilassarci spontaneamente, se non
attraverso il sonno, o sviluppare una buona concentrazione,
senza essere distratti, o ancora ritrovare la giusta
armonia nel nostro equilibrio interiore attraverso la
meditazione e il nostro pensiero.
Eppure
ci sono miriadi di momenti magici nella nostra vita, come
la serenità di quella volta in cui ci siamo assopiti al
sole vicino ad un ruscello, o il flusso della nostra
attenzione nel coinvolgimento in qualche intensa attività,
o ancora il senso di tenerezza ed amore che si può sentire
quando siamo immersi nella natura abbracciando la persona
amata.
Spesso
questi momenti tanto desiderati rimangono solo dei ricordi
lontani, ma la nostra mente trattiene tutte queste
emozioni, le emozioni positive possono essere recuperate e
divenire fonte di vita serena, mentre i nodi negativi
possono essere sciolti, liberandoci così dalle malattie
correlate allo stress, dall'ansia della tensione di un
mondo in così rapida trasformazione. Padroneggiando l'arte
dell'autoipnosi impariamo a riconoscere e ridurre la
tensione, così facendo ci alleviamo di quel fastidio
opprimente, aumentando così la nostra efficenza e
accrescendo il nostro benessere.
L'arte
della concentrazione, attraverso l'uso mirato dell'ipnosi,
ci insegna ad utilizzare il potere della nostra mente,
solitamente distratta o svagata, riuscendo così a mettere a
fuoco ciò che stiamo facendo assolvendo in modo ottimale ai
nostri impegni.
Una
volta raggiunto un rilassamento del corpo ed una stabile
concentrazione possiamo impiegare l'autoipnosi per avere
accesso alle nostre capacità creative, alle risorse
interiori esprimendo in tal modo le nostre migliori
potenzialità.
Tutto
questo è possibile, basta sapersi avvicinare a se stessi,
l'autoipnosi non è qualcosa che fai, è una risposta
naturale che lasci accadere. Il rilassamento è ciò che
rimane quando smetti di creare tensione dentro ed attorno a
te stessa/o. Così la concentrazione che sviluppi con
l'ipnosi è l'armonia tra le tue sensazioni, la tua
conoscenza e la tua volontà, unità di tutte le forze
creative.
L'ipnosi
apre la mente dell'uomo ai più grandi misteri, l'eternità
del tempo, l'infinità dello spazio, ci può dar modo di
vivere in vita il nostro benessere, e permettere quello di
chi ci sta vicino, senza doverci rifugiare in una dottrina,
per mezzo della semplice e diretta vicinanza alla nostra
intima "verità" che è presente nel nostro
essere.
A
tal fine il corso base di ipnosi, nuovo nel suo genere, e'
nato per offrire degli strumenti pratici volti alla ricerca
del proprio equilibrio psico-fisico, oltre che alla
possibilità di applicarli agli altri.
Tale
intento e' portato avanti da un lato attraverso tecniche di
induzione ed auto-ipnosi, nella fusione tra la propria
mente (pensieri) ed il proprio corpo (azioni) e' possibile
trovare la giusta sintonia, e le tecniche suggerite
divengono una personale modalità di avvicinare se stessi e
gli altri.
Milton
Erickson uno dei più grandi psico-terapeuti di questo
secolo, quando gli si chiedeva come faceva a scegliere dove
"portare" il paziente, raccontava una storiella di quando
era giovane e viveva in una fattoria in campagna, senza
altre fattorie nelle vicinanze. Presso la fattoria c'era un
prato, dove giocava spesso con altri compagni della sua
età. Un giorno vide un cavallo sconosciuto. Milton
Erickson, incuriosito, si avvicinò, salì in groppa e spronò
il cavallo, che si avviò sulla strada. Erickson non faceva
nient'altro che tenerlo sulla strada, nel senso che ogni
tanto il cavallo voleva andare a brucare un po' d'erba,
oppure a bere un po' d'acqua, ma lui lo riconduceva sulla
strada con leggeri colpi di redini. Quando il cavallo
arrivava ad un bivio, prendeva con sicurezza una direzione,
finché, alla fine, giunsero ad una fattoria, dalla quale
uscì un uomo che gli disse: "E' mio questo cavallo! Come
hai fatto a sapere che è mio? Io non ti conosco e tu me
l'hai riportato fin qui.".
Ed
Erickson disse: "Mah, io, in realtà, non sapevo che fosse
tuo! Ho semplicemente riportato di tanto in tanto il
cavallo sulla strada, é stato lui a condurmi fino
qui!"
Una
storia Zen narra che, nei monasteri orientali, dove i
monaci dimorano e alla ricerca dell'illuminazione, i
giovani discepoli spesso affliggono il maestro
perseguitandolo sempre con le stesse domande: "Maestro,
maestro, diteci qual'è la via dell'Illuminazione, come si
fa a seguirla?... Almeno descriveteci l'esperienza
dell'Illuminazione..."
Un
giorno il maestro, non potendone più, disse: "Va bene, vi
risponderò!" I discepoli, attentissimi, pendevano dalle sue
labbra. "Bene... tutti voi conoscete sicuramente l'odore
della rugiada al primo mattino." E tutti dissero: "Si,
certo, Maestro!" "Bene, descrivetemelo a parole!" Tutti
tacquero.
L'esperienza
non può essere ridotta alle parole. Così l'ipnosi é un
esperienza che va provata. In Perù, per esempio, esiste un
rituale sciamanico che inizia con danze e canti che
producono uno stato di coscienza alterato; poi si assumono
degli allucinogeni, come, per esempio, l'ayauasca, una
liana che ha due effetti: da un lato potenzia lo stato
alterato di coscienza producendo vivide allucinazioni,
dall'altro ha un effetto sul sistema immunitario e sul
sistema endocrino, conducendo ad uno spostamento
dell'equilibrio psicofisico.
Quindi,
attraverso la trance, si genera uno stato di non-equilibrio
dell'organismo, che è la porta verso un nuovo equilibrio,
ipnosi ed autoipnosi (un modo diretto di comunicare a se
stessi), lavorano sui nostri equilibri
interiori.
Primo
approfondimento.
L'universo,
o la realtà, nacque esattamente il giorno della nostra
nascita, le due nascite avvennero allo stesso posto, nello
stesso momento. C'é un mondo per ogni nascere, e il non
nascere non ha nulla di personale, significa semplicemente
che il mondo non c'è. Nascere senza trovare un mondo non è
possibile, non si è mai visto un essere ritrovarsi senza
mondo alla nascita, il che induce a credere che siamo noi
stessi a portare la realtà che vi si trova, e che non
rimarrà nulla di ciò che si conosce nel momento che ci
allontaneremo da questa terra, come molti
temono.
Ora
la suggestione della vita, alla vita, inizia attraverso
quel sottile confine che è la nostra pelle, una pelle che
ci divide dal mondo, ci separa definendoci. Rimangono così
fondamentali quei punti di contatto e comunicazione col
mondo esterno, alcuni astratti come i pensieri, altri come
la bocca concreti, evidenti e continuamente presenti con
gli altri e per gli altri.

«Conoscere
la conoscenza - scrivono Maturana e Varela - si scontra
chiaramente col nostro stesso essere. Conoscere la
conoscenza non significa seguire l'andamento di un albero,
con un saldo punto di partenza che cresce gradualmente fino
a raggiungere tutto quello che c'è da conoscere. Somiglia
di più alla situazione del ragazzo ritratto in La galleria
delle stampe di Escher. Il quadro che egli guarda,
gradualmente e impercettibilmente, si trasforma nella città
in cui si trova la galleria! Non sappiamo dove situare il
punto di partenza: fuori o dentro? La città o la mente del
ragazzo? Il riconoscimento di questa circolarità
conoscitiva non costituisce tuttavia un problema per la
comprensione del fenomeno della conoscenza, ma in realtà
fissa il punto di partenza che permette la sua spiegazione
scientifica».
Per
l'uomo nacque allora la consapevolezza del sapere, e si
delineò l'inscindibilità del problema della conoscenza da
quello della conoscenza della
conoscenza.
L'esigenza
di conoscere la conoscenza segna alle radici lo sviluppo
del pensiero umano e diventa sempre più urgente e
inevitabile nel momento in cui la scienza assume a proprio
oggetto di indagine gli stessi punti ciechi della nostra
conoscenza: sappiamo di sapere, ma non sappiamo di non
sapere.
Un'epistemologia
sperimentale è anzitutto - secondo le intenzioni che furono
già di Jean Piaget, uno dei suoi più autorevoli ideatori -
un'epistemologia genetica e il suo problema centrale
diviene quello dell'elaborazione di una storia naturale
della conoscenza e quindi di una storia naturale del
soggetto.
L'individuazione
del rapporto fra biologia e conoscenza quale perno di ogni
indagine sulla natura dei processi cognitivi; dal punto di
vista epistemologico, nella collocazione del problema della
conoscenza nel cuore stesso del problema della vita.
All'interno di una tradizione che ha precedenti illustri -
da Henri Poincaré a Jean Piaget e a Heinz von Foerster - il
punto di partenza e il filo conduttore dell'intera indagine
di Maturana e Varela consistono nel riconoscimento e
nell'assunzione della circolarità inestricabile fra azione
ed esperienza o, in altri termini, del fatto che ogni
azione è conoscenza e ogni conoscenza è azione. Nessuna
conoscenza si basa soltanto sulle percezioni, perché ogni
conoscenza è sempre accompagnata da schemi di azioni. Così
le ricerche sviluppate da Maturana e Varela a partire da
questi presupposti conducono in continuazione a «rendersi
conto che il fenomeno della conoscenza non può essere
concepito come se esistessero «fatti» od «oggetti» esterni
a noi che uno prende e si mette in testa. L'esperienza di
qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla
struttura umana che rende possibile la «cosa» che emerge
dalla descrizione».
Ogni
cosa detta è detta da qualcuno, von Foerster formalizzò
tale idea in un articolo che inviò a Piaget quale omaggio
per il suo ottantesimo compleanno, nel 1977, rendendo così
visibile la convergenza degli itinerari epistemologici dei
Centre International d'Epistémologie Génétique (diretto
appunto da Piaget) e del Biological Computer Laboratory
(diretto dallo stesso von Foerster). Gli oggetti, simboli
di autocomportamenti è il titolo di quell'articolo famoso,
che già da sé riassume il senso dell'intera
questione.
Intesa
quale azione effettiva, la conoscenza è ciò che consente a
un essere vivente «di continuare la sua esistenza in un
determinato ambiente toccando con mano il suo
mondo»
Lo
stesso funzionamento del sistema nervoso non può essere
compreso facendo astrazione dalle radici organiche e dal
suo operare all'interno dell'essere
vivente.
In
altri termini, ciò che fa la specificità
dell'organizzazione di un essere vivente è il fatto che
l'essere e l'agire di un'unità autopoietica sono
inseparabili.
Ogni
cosa, ogni oggetto, ogni unità è sempre individuata
attraverso un atto di distinzione che separa ciò che viene
individuato da uno sfondo. Queste distinzioni sono sempre
opera di un osservatore e quindi possono variare, e come
conseguenza della variazione un'unità può essere vista in
termini differenti.
Ma
quando esamineremo più da vicino in che modo arriviamo a
conoscere questo mondo, ci scontreremo sempre con il fatto
che non possiamo separare la storia delle nostre azioni
(biologiche e sociali) da come ci appare questo mondo.
Questa cosa è tanto ovvia e vicina da essere la più
difficile da vedere.
L'ipnosi
e le sue ricerche stanno scardinando i presupposti della
medicina classica che vedono separati
la mente ed il corpo degli
individui. Ma non solo l'ipnosi mette in crisi il modello
positivista, nell'ambito della medicina la
disciplina che più di tutte ha aperto una breccia nella
visione uomo-macchina è la PNEI, cioè la Psico Neuro
Endocrino Immunologia; si tratta di una disciplina che
studia le relazioni tra il sistema nervoso, il sistema
endocrino, il sistema immunitario e il comportamento. Ciò
che si sta scoprendo, con alcune migliaia di anni di
ritardo rispetto ad altre culture, è che l'organismo è
un'unità, un'unità fatta di parti, dove esiste un
linguaggio comune; si è infatti visto, per esempio, che i
linfociti, che hanno la funzione di difenderci da
aggressioni esterne e dalla produzione di tumori, parlano
continuamente con il cervello e il sistema nervoso, a sua a
volta, parla continuamente con i
linfociti.
Secondo
approfondimento
Se
vi spingete a leggere le pagine seguenti entrate nel
nocciolo del concetto costruttivista e comprenderete meglio
l'idea di realtà inventata del costruttivismo
radicale!
Data
la relativa difficoltà del lavoro seguente di Heinz von
Foerster, per avere spiegazioni semplificate sul
costruttivismo e sulla cibernetica potete accedere
direttamente a questa pagina:
Lavoro completo sugli sviluppi del
costruttivismo
altrimenti
buona lettura:
"
Epistemologia delle cose viventi." di Heinz von Foerster.
(Observing sistem. Sistemi che osservano.
Astrolabio
1.
L'ambiente viene esperito come residenza di oggetti
immobili, in movimento o mutevoli.
Per
quanto ovvia questa proposizione possa apparire a prima
vista, ripensandoci potrebbero nascere dei dubbi sul
significato del termine 'oggetto mutevole'. Si intende il
cambiamento di aspetto del medesimo oggetto, come quando si
fa ruotare un cubo, o quando una persona si volta, e noi
presupponiamo che si tratti dello stesso oggetto (cubo,
persona, ecc.)? Oppure, quando si vede crescere un albero,
o si incontra un ex compagno di scuola dopo dieci o
vent'anni, essi sono diversi, sono gli stessi, o sono
diversi in un senso e gli stessi in un altro? O quando
Circe trasforma gli uomini in animali, o quando un amico
viene colpito da un colpo apoplettico, in queste
metamorfosi che cos'è invariante, e che cosa invece cambia?
Dagli studi di Piaget e di altri, sappiamo che 'la costanza
dell' oggetto' è una delle molte abilità cognitive che
vengono acquisite nel corso della prima infanzia. e di
conseguenza vanno soggette a influenze linguistiche ossia
culturali. Ne segue che per dare un senso a termini come
'invarianti biologici', 'universali culturali', ecc.,
bisogna innanzi tutto stabilire le proprietà logiche
dell'invarianza e del cambiamento. Risulterà evidente che
queste proprietà non sono proprietà degli oggetti, ma
piuttosto di descrizioni (rappresentazioni) In effetti,
come si vedrà sono gli ' oggetti ' a dovere la loro
esistenza alle proprietà delle
rappresentazioni.
E'
a questo fine che vengono formulate le seguenti quattro
proposizioni.
2. Le
proprietà logiche dell'invarianza ' e del ' cambiamento '
sono proprietà delle rappresentazioni. Se si trascura
questo fatto, ne derivano conseguenze
paradossali.
Si
citano due paradossi che nascono quando i concetti di '
invarianza ' e di ' cambiamento ' vengono definiti in un
vuoto contestuale; ciò mostra la necessità di una
formalizzazione delle rappresentazioni.
3. Si
formalizzano le rappresentazioni R, S. riguardanti due
insiemi di variabili X e T rispettivamente chiamate a
titolo di prova le prime ' entità ' e le seconde ' istanti
'.
Qui
si aggira la difficoltà che consiste nell'iniziare a
parlare di qualcosa che solo in seguito acquista senso così
da permetterci di parlarne, etichettando a titolo di prova
due insiemi di variabili ancora indefinite con nomi
altamente significativi, cioé ' entità ' e ' istanti ' che
solo in seguito verranno giustificati. Questa apparente
deviazione dal rigore formale è stata fatta come
concessione alla chiarezza. Anche eliminando i nomi
significativi attribuiti a questi insiemi di variabili, il
ragionamento non cambia. Grazie a questa proposizione, si
possono formulare espressioni che stanno per
rappresentazioni confrontabili. Ciò ci permette di aggirare
l'evidente difficoltà di confrontare una mela con se stessa
prima e dopo averla sbucciata. Non è difficile, tuttavia,
confrontare la mela sbucciata cosi come la si vede adesso
con la mela non sbucciata come la si ricorda da un momento
precedente. Col concetto di confronto tuttavia si introduce
un'operazione ' computo ' sulle rappresentazioni, che
richiede un'analisi più approfondite.
Questa
viene svolta nella proposizione successiva. Da qui in
avanti il termine ' computo ' verrà applicato costantemente
a qualsiasi operazione (non necessariamente numerica) che
trasformi, modifichi, ordini, riordini, ecc., sia simboli
(in senso ' astratto ') sia le loro manifestazioni fisiche
(in senso ' concreto '). Faremo ciò per favorire la
consapevolezza della realizzabilità di tali operazioni
nell'organizzazione strutturale e funzionale tanto del
tessuto nervoso (sviluppatosi da solo) quanto di macchine
(costruite dall'uomo).
4. Si
considerino le relazioni 'Rel' tra rappresentazioni, R e
S.
A
motivo delle proprietà strutturali delle rappresentazioni,
i computi necessari a confermare o a negare l'equivalenza
tra rappresentazioni non sono affatto banali. In realtà, se
si seguono passo passo gli itinerari computazionali
percorsi per stabilire l'equivalenza, gli ' oggetti ' e gli
' eventi ' risultano essere conseguenze di rami
computazionali che corrispondono a processi di astrazione e
memorizzazione.
5. Gli
oggetti e gli eventi non sono esperienze primitive. Oggetti
ed eventi sono rappresentazioni di
relazioni.
Poiché
gli ' oggetti ' e gli ' eventi ' non sono esperienze
primarie e quindi non possono ambire a uno status assoluto
(oggettivo), le loro reciproche relazioni, che
costituiscono l'ambiente ', sono una questione puramente
personale i cui vincoli sono fattori anatomici o culturali.
In più il postulato di una realtà esterna 'oggettiva'
svanisce per lasciare il posto a una realtà che viene
determinata dalle modalità dei computi
interni.
6. Sotto
il profilo operazionale il computo di una determinata
relazione è una rappresentazione di tale
relazione.
Qui
si fanno contemporaneamente due passi di importanza critica
per l'intera discussione svolta in queste note. Il primo
consiste nell'attribuire a un computo il significato di una
rappresentazione; il secondo nell'introdurre qui, per la
prima volta, delle ' recursioni '. Parlando di recursione
si intende dire che a un certo punto si prende come
argomento di una certa funzione la funzione stessa. Nella
proposizione 6, a cui qui ci si riferisce ciò avviene
quando si prende nuovamente come rappresentazione il
computo di una relazione tra rappresentazioni. Può darsi
che prendere un computo come rappresentazione di una
relazione non dia adito a difficoltà concettuali (metafora
adeguata potrebbe esserne la scheda perforata di un
programma per calcolatore che controlli i computi relativi
a una certa relazione); potrebbe tuttavia sembrare che
l'adozione di espressioni ricorsive possa aprire la porta a
tutta una serie di trabocchetti logici. Esistono tuttavia
modi per evitare simili trabocchetti. Uno di questi, per
esempio, potrebbe consistere nell'escogitare una notazione
che tenga conto dell'ordine delle rappresentazioni: la '
rappresentazione di una rappresentazione di una
rappresentazione ', ad esempio, potrebbe essere considerata
come una rappresentazione del terzo ordine, R (3). Lo
stesso varrebbe per relazioni di ordine superiore, n:
Rel('). Una volta introdotto il concetto di
rappresentazioni di ordine superiore, ne vengono definite
le manifestazioni fisiche. Poiché rappresentazioni e
relazioni sono computi, le loro manifestazioni sono dei '
calcolatori specializzati ' chiamati rispettivamente '
rappresentatori ' e ' relatori '. La distinzione tra i vari
livelli di computo viene conservata riferendosi a tali
strutture come a rappresentatori (relatori) dell'ennesimo
ordine. Con questi concetti si apre la via alla possibilità
di introdurre il concetto di ' organismo
'.
7.
L'organismo vivente è un relatore del terzo ordine. che
computa le relazioni che conservano l'integrità
dell'organismo stesso.
Tutta
la potenza delle espressioni ricorsive viene ora applicata
a una definizione ricorsiva dell'organismo vivente,
proposta da H. R. Maturana e in seguito sviluppata dallo
stesso autore in collaborazione con F. Varela nel concetto
di ' autopoiesi.
Come
diretta conseguenza di tale formalismo e dei concetti
formulati nelle proposizioni precedenti adesso è possibile
spiegare l'interazione tra la rappresentazione interna che
l'organismo ha di se stesso e quella di un altro organismo.
Ciò dà origine a una teoria della comunicazione basata su
un ' linguaggio ' puramente connotativo viene adesso
decritta nell ottava proposizione.
8. Un
formalismo necessario e sufficiente per una teoria della
comunicazione non deve contenere simboli primari che
rappresentino entità comunicabili (communicabilia), ad
esempio simboli, parole, messaggi, ecc.
Se
a prima vista questa proposizione può sembrare
sconcertante, riflettendovi sopra potrà divenire evidente
che se una teoria della comunicazione presuppone delle
entità comunicabili al fine di dimostrare la possibilità
della comunicazione, si rende colpevole di circolarità. Il
computo delle espressioni ricorsive aggira questa
difficoltà, e la potenza di tali espressioni viene
esemplificata dal pronome personale riflessivo
(infinitamente ricorsivo) ' Io ' Ovviamente è da un certo
tempo che si conosce la magia semantica di simili
recursioni infinite, come dimostra la frase: ' Io sono
colui che sono '.
9. Le
rappresentazioni (descrizioni) terminali fatte da un
organismo si manifestano nei suoi movimenti; ne segue che
la struttura logica della descrizione deriva dalla
struttura logica dei movimenti.
Si
mostra che i due aspetti fondamentali della struttura
logica delle descrizioni, cioè il loro senso (affermazione
o negazione) e il loro valore di verità (vero o falso)
risiedono nella struttura logica del movimento: '
avvicinamento ' e ' allontanamento ' si riferiscono al
primo aspetto, mentre ' funzionamento ' o '
malfunzionamento ' del riflesso condizionato si riferiscono
al secondo.
E'
ora possibile formulare una descrizione precisa del
concetto di 'informazione' associato a una frase. Quello di
' informazione ' è un concetto relativo che assume un
significato solo quando viene posto in relazione con la
struttura cognitiva dell'osservatore della frase stessa
(il' ricevente ').
10.
L'informazione associata a una descrizione dipende dalla
capacità delI'osservatore di ricavare inferenze dalla
descrizione stessa.
La
logica classica distingue due forme di influenza: deduttiva
e induttiva. Mentre in linea di principio è possibile
operare inferenze deduttive infallibili (' necessità '),
sempre in linea di principio è impossibile operare
inferenze induttive infallibili (' caso '). Ne segue che
quelli di ' caso ' e ' necessità ' sono concetti che non si
applicano al mondo, ma ai nostri tentativi di crearlo (di
crearne una descrizione).
11.
L'ambiente non contiene informazioni; I'ambiente è quello
che è.
12.
Torna alla proposizione numero 1.
L’ipnosi
naturale
Desidero passare in rassegna
tutti quei fenomeni nei quali ci troviamo quotidianamente
implicati che hanno a che vedere con la fenomenologia
ipnotica, per dimostrare con esperienze quotidiane che:
“L’Ipnosi non esiste! Tutto è ipnosi!” Milton
Erickson
L’acronimo
di riferimento che
usiamo per siglare i passaggi che avvengono nelle induzioni
di trance è SE MO L T A FE DE,
sincronismo emotivo, monoidea, limitazione del campo di
consapevolezza, trance, attivazione del potenziale mentale,
fenomenologia, detrance, qui sono rappresentati tutti i
passaggi della tecnica ipnotica da noi insegnata, e
rilevabile in tutte le esperienze
analizzabili.
Per passare in rassegna le varie
esperienze del nostro quotidiano in cui si vive la trance
ipnotica analizzerò alcune esperienze che sono alla portata
di tutti, sperimentate da ogni individuo, considerando al
contempo gli obiettivi che certe esperienze mettono in
luce.
Ogni attività fisica implica un
processo, un’esperienza di azione, un’esperienza semplice e
dinamica in cui è interessata la nostra parte emotiva, fare
sport è fare un’attività, nel movimento non c’è bisogno di
una conoscenza diretta di ciò che si va a fare, il
movimento perché possa avvenire facilmente ha bisogno di
una bassa critica, il processo cognitivo, l’elaborazione
descrittiva, la formalizzazione della procedura, se non in
fase didattica, non vanno prese in considerazione.
Fare sport porta ad abbassare la critica, implica la
ripetizione e dunque la perseveranza ripetitiva di
determinate azioni, si sviluppa un'unica idea di
riferimento ripetuta un’infinità di volte nel gesto
atletico.
Quando ci si sincronizza su gesti ripetuti sempre uguali si
entra in uno stato mentale particolare, costellato da
esperienze di movimento, è nell’infanzia che si imparano
con facilità gesti che divengono abilità, il bambino
apprende con facilità perché ha una bassa critica, non
essendosi ancora strutturato su un percorso di conoscenza,
il bambino accetta il movimento perché gli da ciò di cui ha
bisogno, si gratifica con ciò che ottiene dall’esperienza
stessa.
Il movimento avviene per automatismi, ogni gesto o
movimento nuovo impegna e ci sposta dallo stato mentale in
cui ci troviamo ad aver sviluppato le nostre competenze,
l’automatismo appreso con fatica rimane perché la fatica
stessa abbassa la nostra critica, la stanchezza abbassa il
controllo fisico e psichico, provare per credere, dopo che
si è stanchi di un’attenzione protratta nel tempo si ha
bisogno di staccare e lo si fa naturalmente almeno ogni 90
miniti, si va in una sorta di trance in cui si sfoca
“l’attenzione”.
Molte pratiche magiche, religiose, implicano nei loro
rituali azioni reiterate che abbassano la critica, questo
avviene al di la da come vengono descritte o suggerite le
descrizioni di ciò che avviene.
I rituali, ad esempio, servono ad abbassare la critica e a
permettere, o impegnare, il nostro cervello a lavorare con
delle connessioni di tipo magico, quindi casuali, e
non scientifiche, causali; il rituale prevede una
ripetizione di determinate pratiche, azioni, senza
necessariamente uno scopo specifico, spesso la
giustificazione, che la ragione pretende, viene data
attraverso una fede, una fiducia richiesta senza poter
avere una spiegazione di riferimento.
La danza è movimento del corpo armonizzato attraverso gesti
ripetuti e schemi di comportamento appresi, spesso abbinata
alla musica permette di raggiungere l’estasi, una
particolare forma di trance in cui si perde il controllo,
“ci si perde nel danzare” è una frase che spesso si sente
descrivere.
All’interno di esperienze volte ad organizzare ed ordinare
le persone, pratiche che vanno sotto il nome di formazione
del personale, avviamento professionale, aggiornamento o
altro, ultimamente sono molto diffuse pratiche di
insegnamento definibili “corporee” o “eperienziali”, prove
di forza, di coraggio, prove fisiche legate al movimento,
all’esperienza concreta, in questo caso si sono adottate
pratiche come quelle di addestramento dei corpi scelti
militari, teste di cuoio, marines, legionari, o di
addestramento per team sportivi, in cui sono presenti tutti
gli elementi utilizzati per indurre un abbassamento della
critica questa induce una disattivazione del sistema
nervoso del gran simpatico, praticamente la parte cosidetta
evoluta del cervello, la neocorteccia, viene in parte
isolata, l’effetto che si ottiene è l’accettazzione della
situazione nuova, di nuove regole, del gruppo di
riferimento, si alza il livello di assonanza dei singoli
individui col gruppo e così via. Queste pratiche ipnotiche
danno come effetto la possibilità di guidare più facilmente
dall’esterno gli individui creando in loro il piacere
stesso nel lasciarsi guidare. Vanno considerati,
naturalmente, tutti i limiti e le possibilità che si
ottengono nell’utilizzare le regole del gioco sulle
persone, se il fine è buono, portato avanti per scopi
umanitari sono sistemi accettabili, in ogni caso la stessa
scolarizzazione degli individui lavora su sistemi analoghi,
dunque apprezzabili o meno a seconda dei risultati che sono
orientati ad ottenere.
Vediamo alcuni dei modi in cui si manda in trance un
individuo e abbiniamolo ad esperienze che vengono suggerite
da pratiche diverse in ambito religioso, politico o altro.
Una tecnica molto usata nella pratica ipnotica è la
tecnica di
saturazione che agisce sulla nostra capacità
elaborativa a livello percettivo, l’individuo è abilitatò a
tener sotto controllo una certa quantità di input,
perturbazioni considerate esterne, statisticamente ogni
secondo giungono a livello centrale (cervello come
elaboratore), 10.000 input contemporaneamente, noi siamo in
grado di accorpare questi imput in famiglie e ad ogni
famiglia abbinare una data esperienza, possiamo tenere
sotto controllo 7 + o - 2 (sette più o meno due)
informazioni contemporaneamente, se si supera il livello di
attenzione per mantenere sotto controllo nuovi stimoli si
devono lasciare i precedenti, dunque uscire dal proprio
stato mentale abituale e censire altre esperienze
percettive ed attentive.
Pensate a quante pratiche utilizzano questo principio, la
saturazione del controllo o dell’attenzione, tutti i riti
di iniziazione agiscono su esperienze nuove per il
soggetto, inattese, che richiedono molta attenzione, per la
poca esperienza non si hanno capacità di percezione
selettiva o mirata, non si è in grado di utilizzare solo
gli stimoli essenziali, si rimane saturi in breve e si va
in uno stato mentale alternativo, detto in altri termini si
va in trance.
Ogni persona che consce molto bene un settore, che detiene
una competenza induce facilmente dipendenza negli altri,
semplicemente guidando le esperienze, le persone che
posseggono poca competenza vengono facilmente saturate, e
si stancano a dismisusa cercando di tenere sotto controllo
ogni cosa, un esperienza comune che abbiamo quando
affrontiamo una situazione nuova, ad esempio, è percepire
in modo distorto il tempo e lo spazio, il tempo di solito
passa molto velocemente, si ha un ricordo ricco di dettagli
ed impressioni, gli spazi sono vissuti in modo alterato da
come si presentano una volta che ci si abitua alla novità.
Un'altra modalità utilizzata con l’ipnosi è la
tecnica
della confusione, comporta l’introduzione di
esperienze nuove e diverse che non hanno la possibilità di
essere previste, creano l’inatteso, il cosidetto “non
sequitur”, l’impossibilità di dare seguito all’esperienza.
Il principio a cui si rifa questa tecnica è quello per cui
ogni individuo agisce seguendo un listato di comandi, una
specie di procedura interna appresa che ci guida in ogni
momento della nostra vita, quando viene a mancare il
listato di comandi la persona rimane come in attesa, in
questa condizione accetta più facilmente di essere guidata
dall’esperno, una persona o un sistema ideologico di
riferimento. Dopo un periodo o un momento di confusione si
accetta più facilmente un suggerimento esterno, soprattutto
lo si accetta acriticamente.
La fede religiosa o politica non è razionalizzabile ed è un
esperienza che non porta un listato di comandi con se,
lascia in situazioni in cui non si hanno risposte, si
accetta ogni cosa anche se manca di un nesso logico.
Una pratica molto diffusa nelle esperienze dell’ipnosi è
la tecnica
dell’associazione, definita anche
tecnica di
ancoraggio,
associare tra loro due o più esperienze, porta ad
associarle, ogni esperienza che viene legata ad un’altra si
trova in perfetta assonanza con questa; l’assonanza porta
ad un abbassamento della critica, ogni situazione assonante
con la mia esperienza si confonde in essa. Il principio a
cui si può collegare questa tecnica è il principio di
relazione, religione e politica da sempre si dedicano a
costruire e suggerire sistemi di relazione, come e perché
relazionarsi, legarsi, collegarsi, con gli altri e verso le
cose.
I sistemi di credenza ideologica vengono mantenuti sul
principio di collegamento e mantenimento per inerzia
psichica e/o motoria, le persone tendono a ripetere
facilmente e volentieri qualcosa di semplice e compiuto, la
ripetizione è funzionale all’apprendimento e
l’apprendimento crea nuovi sistemi di dipendenza ed
abitudine.
La ripetizione di un gesto e di certe formule, parole,
suoni, crea un’inerzia psicologica, nelle manifestazioni
tra la folla lo slogan ti prende perché l’hai appreso con
facilità l’hai ripetuto e l’hai associato a determinate
esperienze, le litanie abbassano la critica e favoriscono
la comunione con gli altri, permettono l’accettazzione di
una guida esterna, la ripetizione agevola un principio
essenziale ad ogni individuo, il processo di
identificazione come auto riconoscimento o etero
riconoscimento.
La conoscenza obbliga, ci impegna a tenere in
considerazione ciò che sappiamo, è semplice vedere quali
sono i punti di debolezza del sistema attraverso cui ci
conosciamo, basta vedere i punti di forza di questa
concezione dell’uomo, ogni invenzione psicologica,
tecnologica o altro porta con se anche “l’incidente”, le
implicazioni che derivano dall’invenzione; l’invenzione
della nave ha portato il naufragio, l’invenzione dell’atomo
ha portato la bomba atomica, la costruzione dell’automobile
ha portato gli incidenti stradali, così di seguito; l’idea
di uomo è un invenzione dell’uomo stesso, la psicologia
dell’uomo è un invenzione dell’uomo stesso, come tale va
presa e considerata, i limiti di quest’invenzione sono il
suo “incidente”, le regole di questo gioco sono messe in
luce dai fenomeni della trance e dal lavoro con gli stati
mentali, i limiti del modello psicologico sono evidenziati
dalla conoscenza dell’ipnosi.
Ciò che mi interessa sottolineare è che le invenzioni
prodotte e spese per organizzare, intrattenere, guidare
l’umanità sono l’incidente dell’idea che possediamo di noi
stessi, noi siamo implicati da ciò che pensiamo di essere,
quest’idea ed il modo in cui c’è la siamo fatta,
costituisce il limite e la possibilità di ciò che possiamo
divenire, l’invenzione ed il suo “incidente”.
La trance o ipnosi abbassa in noi la critica, permette di
cambiare stato mentale, ci induce ad utilizzare il nostro
potenziale mentale in un modo differente da quello cui
siamo abituati dalle dipendenze che abbiamo maturato nel
nostro percorso di vita; siamo dipendenti dalle
consuetudini, dalle credenze, dalle convinzioni, dai
valori, dalla tradizione, queste dipendenze sono al
contempo fondamentali per la nostra sopravvivenza, ma anche
limitanti per quanto ci portano gli incidenti connessi a
questo nostro modo di pensarci, inventarci e vivere.
La consapevolezza dei processi mentali e delle descrizioni
che dall’esterno facciamo ci può aiutare a distinguere tra
ciò che è frutto del nostro modo si essere e dunque di
pensarci, la struttura, da ciò che riguarda
l’organizzazione dell’essere umano, che non può cambiare
senza compromettere la vita stessa.
La struttura è composta dalla sostanza di cui son fatti i
nostri pensieri, questa può cambiare senza comportare
rischio per la persona, una sedia può essere fatta in
legno, in metallo, in pietra, o in un mix di materiali,
mentre l’organizzazione dell’uomo appartienne ad un
contesto di relazioni, connessioni tra le parti che
compongono l’uomo, queste relazioni non possono cambiare
senza compromettere l’esistenza stessa dell’uomo; una sedia
ha una sola organizzazione, la relazione tra almeno tre
parti essenziali, le gambe della sedia, il sedile e lo
schienale, se tolgo una parte, o cambio la relazione che
intercorre tra le sue parti, io non posseggo più una sedia,
ho una panca, piuttosto che uno sgabello, ma non ho più una
sedia.
Ci sono cose che possono cambiare senza comportare
sconvolgimenti, altre che non possono cambiare, l’ipnosi
aiuta a considerare le regole del gioco che possono
cambiare da quelle che non possono cambiare nell’ambito
dell’organizzazione psicologica degli individui, gli stati
mentali sono la struttura che può cambiare senza
compromettere l’organizzazione nel suo insieme, questo può
divenire un fondamentale punto di partenza.
Ipnosi: differenti usi e ambiti di un
evento
Dare
un senso alle cose, trovare una coerenza, permettere la
consapevolezza verso la vita, questi sono gli elementi che
mi mancano, proprio perché la considero un interruttore che
si spegne e quando succede è troppo tardi per riuscire a
capire, la cosa particolare è che l'ipnosi si avvicina
molto alla sfera spirituale perché considerando la trance
questa é come ogni esperienza mistica, in cui le persone
provano sensazioni mai provate, permette in un certo senso
di lasciare la vita come viene comunemente sentita ed
intesa senza lasciarla realmente, lasciare le sensazioni
conosciute per avvicinarsi a sensazioni nuove, differenti,
straordinarie, nel senso di fuori
dall'ordinario.
Ci
son persone che vivono due realtà differenti nella stessa
vita, credo siano in grado di portare avanti due esperienze
diverse o attraverso i due emisferi cerebrali e le loro
specializzazioni, emotivo l'uno e razionale l'altro, o
utilizzando livelli di trance differenti, quasi come ci
fossero due modi diversi di esperire conoscenza,
(conoscenza come adattamento alla vita, al reale), uno
orizzontale, usando parti differenti del cervello, ed uno
verticale, attraverso il raggiungimento di stratificazioni
funzionali differenti presenti nel cervello stesso,
(ipotesi per cui il nostro cervello un tempo utilizzava
funzioni differenti quali la telepatia ora atrofizzate o
meglio dimenticate). In effetti uno come Rol penso avesse
capacità di andare in trance verticalmente usando tutto il
cervello ma recuperando capacità cognitive non più usate
dall'uomo.
L'ipnosi
permette di studiare la fenomenologia mentale e vedere gli
effetti generati in un individuo da un induzione mi
incuriosisce molto, mi apre la mente, vedo in prospettiva
la possibilità di raggiungere una nuova libertà, meno
legata ad una forzata contestualizzazione razionale,
studiare con fatica, nella logica razionale classica,
ripetere e ripetere il compito per poterlo imparare, vedo
nuove possibilità per persone dimostratesi "pigre" come me,
ma solo perché poco interessate ad un unico discorso
monolitico, più libertà e sviluppo "naturale" di nuove, o
meglio differenti, abilità di apprendimento e superamento
del limite rappresentato dalla realtà condivisa, almeno per
ciò che concerne quello che rappresentano per noi il corpo
e la mente oggi, ecco lo scopo che desidero raggiungere, o
almeno che mi "affascina" raggiungere (fascinazione come
coinvolgimento, il fascino che
conquista).
Sarebbe
bello poter considerare solo un livello, quello
dell'approfondimento razionale, il problema per il fenomeno
dell'ipnosi è nell'approfondimento emotivo: coinvolgimento,
creatività, passione, saggezza, tutto ciò che va oltre un
dimensione ovvia, (doti non insite nel contesto razionale,
un calcolatore non è in grado di gestirle come esperienze,
ne di crearle)qui poche persone desiderano e riescono ad
andare, si è troppo abituati a dare ovvie spiegazioni e
queste non ci permettono di andare oltre, ne di vedere; il
lavoro non è solo quello di capire, ma è quello di
inventare il senso per poter andare avanti ed aggiungere,
purtroppo di artisti della conoscenza non ce ne sono molti,
la fantasia è stata troppe volte frustrata nelle persone
tanto da essere abbandonata, il monto non è ne bello ne
brutto è come tu desideri creativamente che
sia!
ELEMENTI
DI STUDIO SULL'IPNOSI E LA TRANCE
L'ipnosi,
con la conseguente trance, sono stati naturali della mente
umana, l'uomo fin dalla più remota antichità ha vissuto
tali stati cercando di trovare un significato, ancora oggi
sono molti i tentativi di darne un senso attraverso visioni
differenti:
• AMBITO SPIRITUALE: il potere delle parole, i rituali, la
meditazione nei vari stadi della trance. Uno strumento per
permettere all'uomo di vivere la propria dimensione
spirituale.
• AMBITO RELIGIOSA: l'utilizzo della preghiera e i
riferimenti dei testi sacri.
• AMBITO SCIENTIFICA: a cominciare dallo studio della
relazione tra "ipnosi" e "magnetismo" fino alle ultime
considerazioni degli aspetti legati alla fenomenologia
attivata nel processo ipnotico. In tale prospettiva
l'ipnosi appare come la risultante di determinate
potenzialità mentali.
• AMBITO PARASCIENTIFICA visione e percezione della
"realtà" da parte di medium, sensitivi
ecc.
• AMBITO MEDICA: lo studio dell'ipnosi come strumento di
supporto alla medicina, ad esempio nel campo del controllo
del dolore.
• AMBITO PSICOLOGICA: lo studio del fenomeno della trance a
partire dalla psicoanalisi e poi subito abbandonata da
quest'ultima.
• AMBITO RELAZIONALE COMUNICATIVO E SUGGESTIVO: rappresenta
lo sviluppo moderno degli studi e della comprensione
dell'ipnosi e della suggestione attraverso la relazione
interpersonale: considera l'unità tra ogni processo di
comunicazione e l'ipnosi stessa.
• AMBITO CREATIVO: è la possibilità che dà il lavoro
sinergico dei due emisferi messi in relazione dalla trance
ipnotica.
Alcune
voci in dettaglio:
1)
Ipnosi: la visione spirituale
In
tale visione l'Ipnosi, e soprattutto l'autoipnosi, appaiono
dei modi attraverso i quali l'uomo può comunicare con una
dimensione spirituale: a questa visione appartengono
l'utilizzo delle tecniche ipnotiche fatto dagli sciamani
delle tribù primitive, che entrano in trance per comunicare
con un'altra realtà, ma anche tecniche complesse e
antichissime come lo Yoga e le tecniche corrispondenti in
occidente, che vedono l'Ipnosi come strumento per
avvicinarsi alla realtà spirituale contenuta in ogni
uomo.
Notevole
è l'utilizzo delle parole nelle varie pratiche: un esempio
può ad esempio essere la recitazione di un mantra o di un
inno. Specifici mantra e incantamenti sono in tali sistemi
utilizzati per la preghiera, per la speranza, per
l'armonia, per il successo. Molti mantra hanno la forma di
induzioni ipnotiche.
Attualmente
la nostra conoscenza scientifica dell'ipnosi include anche
l'utilizzo delle parole per autodirigersi tramite
autosuggestioni.
Di
particolare interesse appare il confronto tra meditazione e
autoipnosi. Nella pratica della meditazione, le suggestioni
sono date sotto la forma di inni, istruzioni, ed
espressioni verbali prima dell'effettiva pratica della
meditazione, che è una esperienza del singolo soggetto. Le
più antiche radici dell'autoipnosi possono essere trovate
nelle pratiche di meditazione. Molti affermano che
meditazione e ipnosi sono la stessa cosa. Tuttavia, nella
meditazione il contenuto dei pensieri non è importante; la
maggiore attenzione è sulla meditazione stessa (esperienza
personale). Le più antiche pratiche meditative
rappresentavano una maniera di comunicare con gli Dei,
oppure con sé stessi. Nell'autoipnosi tuttavia, il
contenuto dei pensieri (immagini, sogni, simboli, etc.) è
molto importante. Le ricerche odierne hanno tentato di
trovare distinzioni chiare tra autoipnosi e meditazione
senza però arrivare a conclusioni definite. Una possibile
maniera per comprendere la meditazione può essere nel
riconoscerla come uno stato di trance ottenuto con tecniche
ipnotiche, nella quale non vengono date però espresse
suggestioni.
Connessa
con tale visione è anche l'utilizzo dell'autoipnosi per
scopi particolari: i fachiri indiani, inducevano trance ad
esempio per non sentire dolore o affrontare prove fisiche
molto ardue e rafforzare così anche il loro spirito. La
visione spirituale dell'ipnosi è forse la più antica nella
storia dell'uomo, anche se spesso è stata confusa con la
visione religiosa dell'ipnosi.
2)
Anestesia e Ipnosi
ANESTESIA
IPNOTICA (Hypnotic anesthesia, Anesthésie
Hypnotique)
Si
definisce anestesia ipnotica uno stato nel quale una
persona non prova dolore nonostante uno stimolo doloroso.
Più corretto sarebbe utilizzare il nome "analgesia" in
quanto normalmente il soggetto si rende conto del fatto di
essere toccato.
COME
OTTENERE ANESTESIA IPNOTICA
Tutte
le metodiche in generale richiedono due elementi:
"misdirection" e sostituzione della sensazione. Per
"misdirection" si intende portare l’attenzione del soggetto
in un’altra direzione. Un’analisi più approfondita esula
dallo scopo di questo breve glossario.
L’ANESTESIA
IPNOTICA NELLA VITA QUOTIDIANA
Una
leggera anestesia ipnotica si produce tutte le volte che
una persona per una ragione qualsiasi non sente un dolore.
Un esempio: una persona che guarda la televisione e
dimentica il mal di pancia sta provando un fenomeno simile
sotto certi aspetti all’anestesia
ipnotica.
3)
L'USO DELL'IPNOSI PER LA CREATIVITA'
Il
grande problema del pensiero creativo è riuscire a
raggiungere la capacità di abbandonare modi abituali di
pensare e percepire, e iniziare un viaggio su terreni nuovi
e inesplorati. Come si sa, la creatività e l'ipnosi sono
entrambe attività correlate al funzionamento della parte
destra del cervello. Poichè la pratica dell'ipnosi vi aiuta
a divenire più coscienti del vostro modo "destro" di
pensare, vi può permettere di esprimere una maggiore
creatività. L'approccio di Milton Erickson all'ipnosi è
caratterizzato da un profondo interesse per la creatività
umana. Commentando il lavoro di Erickson, Rossi afferma che
"il talento artistico consiste nell'abilità di accedere ad
esperienze peculiari dell'emisfero destro. Lo sviluppo di
forme artistiche richiede che le attività di pensiero
tipiche dell'emisfero sinistro si accordino con le
esperienze dell'emisfero destro". L'ipnosi è uno strumento
per scatenare il talento artistico che spesso dorme dentro
ciascuno di noi. Le scuole di recitazione e di arte
drammatica di tutto il mondo utilizzano, sotto diversi
nomi, delle tecniche autoipnotiche per contattare e
sviluppare il talento che c'è dentro ciascuno di
noi.
Dal
punto di vista sperimentale, D. Araoz e R. Bleck riportano
il risultato di una prova da loro condotta nella quale
avevano deciso di applicare un metodo sviluppato da B.
Edwards, autrice di un libro che insegna a "disegnare con
la parte destra del cervello". Ad un gruppo di cinque
adulti che affermavano di non avere alcun talento artistico
venne chiesto di disegnare un volto. Un'ora dopo, in stato
ipnotico, gli venne richiesto di ripetere l'esperienza.
Dopo aver esaminato i due gruppi di disegni, un'artista
professionista giudicò che quelli effettuati sotto ipnosi
erano molto migliori di quelli realizzati nel normale stato
mentale. Il lavoro effettuato in ipnosi non era ovviamente
tecnicamente perfetto, ma dimostrava una percezione chiara,
un nuovo senso delle proporzioni ed una coscienza molto
maggiore delle linee, dello spazio e dei
chiaroscuri.
L'esperimento
venne poi ripetuto in ordine inverso, con soggetti che
prima disegnavano mentre erano in stato ipnotico, e poi nel
normale stato mentale. I risultati, di nuovo giudicati da
un artista professionista, confermarono che le persone
ipnotizzate dipingevano con maggiore abilità. Perchè?
Perchè quando erano in trance ipnotica, le loro percezioni
erano molto simili a quelle che ha un artista quando
osserva il mondo.
Un
ultimo gruppo partecipò di nuovo all'esperimento, ma prima
venne valutato con una scala di Immaginazione Creativa e
con la scala di suggestionabilità di
Barber.
Coloro
i quali avevano ottenuto i più alti risultati mostrarono i
maggiori miglioramenti in stato di
ipnosi.
L'utilizzo
dell'ipnosi per sviluppare la creatività artistica offre
infinite possibilità. Se la produzione artistica può
migliorare, non si vede perchè non debba succedere lo
stesso con la creatività musicale, la creatività
scientifica, l'iniziativa economica e la produttività.
L'utilizzo accorto dell'ipnosi può essere uno strumento per
stimolare un rinascimento della creatività nel nostro
secolo.
4)
Ipnosi : il concetto di suggestione
Il
professor Bernheim (1843-1919), già menzionato
precedentemente, un discepolo di Liébeault, giunse alla
nozione di "suggestione". Se la mente accetta un'idea come
vera e l'idea è ragionevole, tende ad attualizzarsi".
Perciò, dal punto di vista di Bernheim, l'ipnosi è un
trattamento per suggestione. La suggestione è un'azione per
mezzo della quale un'idea è introdotta nella mente e
accettata. Bernheim pose l'accento sul valore della
ripetizione: ogni suggestione deve essere accettata dalla
coscienza per portare risultati positivi. Affermava che
"l'esperienza insegna che la maniera più veloce e migliore
per impressionare un soggetto è tramite le parole". Emil
Couè (1857-1926) sviluppò ulteriormente la comprensione
dell'autosuggestione. Egli riconobbe che l'Ipnosi in realtà
è sempre autosuggestione. L'ipnotizzatore trovava
nell'ipnotizzando una maggiore o minore disponibilità allo
svilupparsi di un'autoipnosi; sua è anche la regola "quando
l'immaginazione e la volontà sono in conflitto,
l'immaginazione vince sempre". Ne conseguiva, che ogni uomo
poteva autoipnotizzarsi, e spiegava ai pazienti che ogni
persona può riuscire a ottenere una riduzione dei suoi
problemi attraverso l'autosuggestione. Sue sono le parole:
"imparate ad autoguarirvi, lo potete fare; io personalmente
non ho mai aiutato nessuno. Siete voi che avete questa
possibilità. Chiedete al vostro stesso spirito aiuto, in
modo da aumentare il vostro benessere fisico e spirituale.
E così sarà. Starete meglio, sarete più forti e
fortunati".
Egli
chiedeva ai suoi pazienti di ripetersi il più possibile la
frase "ogni giorno sempre più sto sempre meglio sotto ogni
punto di vista".
Perchè
l' Ipnosi ,come fenomeno,è una sfida per la ragione e
costituisce,da quando Freud ha riconosciuto di non averle
potuto trovare un "sostituto",una sfida per la
Psicoanalisi. A tale titolo rappresenta una tecnica valida
e moderna di trattamento,con le sue modalità di
applicazione,le sue indicazioni e le sue controindicazioni
e rappresenta,inoltre,un mezzo di ricerca che apporta un
contributo essenziale per la possibilità che offre di "fare
e disfare sintomi", riprendendo una espressione di Charcot,
e per la possibilità che offre di controllare al meglio le
variabili emotive nelle ricerche sperimentali di psicologia
e psicosomatica.
Da
alcuni,l'ipnosi,è considerata una terapia breve ad
orientamento psicosomatico, altri,invece,la considerano una
terapia magica,riferendosi al legame storico con il
mesmerismo ,lo sciamanismo o la stregoneria,che le
conferisce (purtroppo)..."odor di zolfo" nelle applicazioni
in medicina: i "passi" dell'ipnotizzatore , i suoi occhi
pungenti e la sua voce suadente sono immagini che
difficilmente scompaiono dall'immaginario popolare e anche
da quelle del medico. La posizione dualista
della medicina può considerarsi attualmente superata e si
assiste sempre più spesso ad interventi congiunti da parte
del medico organocista e dello psichiatra in malattie non
necessariamente inquadrabili nella
psicosomatica.
Quindi
l'Ipnosi,intervenendo sia sul corpo che sulla psiche getta
un ponte tra biologia , psichiatria e psicoanalisi
particolarmente con l'attuale recente sviluppo della psico
neuro immunologia.
Raramente
, l' ipnosi, viene impiegata come terapia di "prima
intenzione " ed è difficile stabilire uno schema circa le
indicazioni terapeutiche sulla base di considerazioni
nosografiche. Esistono fattori individuali che spesso
rivestono un ruolo più importante della stessa natura della
malattia che ci si accinge a curare. Parlando di
"ipnositerapia" non si possono trascurare tre elementi
fondamentali che riguardano il paziente e
cioè:
1)
la RICHIESTA di alleviare sofferenze prevalentemente
corporee , somatizzazioni e\o disturbi funzionali accertati
, però, come NON organici.
2)
il SINTOMO che la terapia ipnotica deve eliminare e non
soltanto migliorare (scomparsa del sintomo) con in più un'
azione globale nei confronti di tutta la personalità del
paziente.
3)
la PERSONALITA' del soggetto e la sua struttura
psicopatologica. Una povertà dell' espressione verbale, la
negazione di ogni fattore psicologico nella genesi della
malattia e la limitazione intellettuale sono comunque
criteri validi per la indicazione di un trattamento
ipnotico.
Controindicazioni
L'ipnosi
non è né più né meno pericolosa di ogni altra forma di
relazione psicoterapeutica tra le mani di attento e
corretto terapeuta. Se si considera l' ipnosi come uno
stato fisiologico, naturale per la nostra coscienza, è
difficile parlare di assolute controindicazioni , tuttavia
(secondo molti Autori) il suo impiego negli psicotici
richiede una attenta e professionale preparazione del
terapeuta nonchè una sua ottima "salute mentale"
.
Dolore
e ipnosi:
il
principio della analgesia ipnotica pare sia del tipo "tutto
o nulla":incoscienza o coscienza del dolore. Nel
trattamento dei dolori cronici l' ipnosi sembra dare
risultati buoni , benché gli effetti della tecnica non sono
sempre del tutto affidabili e
prevedibili.
Ipertensione
Arteriosa:
alcuni
autori (Benson e Coll. - 1981) hanno osservato alcune
somiglianze tra l' ipnosi ed il rilassamento sia nelle
procedure di induzione che nei loro correlati
fisiologici:rallentamento della frequenza cardiaca,
rallentamento del respiro e riduzine del consumo di
ossigeno ecc.. Si confermerebbe l' importanza nell
ipertensione arteriosa dell' apprendimento delle tecniche
di autoipnosi o di una tecnica simile da parte di quei
pazienti che non desiderano assumere farmaci. I migliori
risultati sono stati ottenuti , però , dalla contemporanea
assunzione di farmaci e della
ipnositerapia
Asma:
l'
ipnosi mostra una discreta efficacia nei confronti di crisi
asmatiche di origine emotiva, tanto che alcuni Autori la
considerano uno strumento importante nell' arresto di una
crisi, potendo però usarla anche in un trattamento di lunga
durata. Le sedute ipnotiche se non fanno scomparire
completamente le crisi, riducono , però , considerevolmente
l'utilizzo di farmaci come il "cortisone" ed i
"broncodilatatori".
Colite
spastica:
durante
il trattamento ipnotico accade che il solo rilassamento
possa apportare un miglioramento della sintomatologia.
L'apprendimento di una tecnica autoipnotica , che il
paziente potrà utilizzare a domicilio con regolarità , è
fondamentale.
Retto-colite
emorragica:
l'utilizzo
di una corretta ipnositerapia porterà a risultati
soddisfacenti solo se si sono potuti individurae con
certezza meccanismi psicologici ed immunologici all'
origine della malattia in questione
Malattie
dermatologiche:
l'
ipnosi dà risultati soddisfacenti in patologie
dermatologiche come nelle verruche piane, eczemi, psoriasi,
neuro-dermatosi, alopecia, pruriti psicosomatici. Spesso
nella comparsa delle malattie cutanee i fenomeni psichici
rivestono un ruolo determinante.
Disturbi
sessuali nella donna:
-
vaginismo e dispareunia
-
disturbo della libido o frigidità
-
alterazione della fase di eccitazione
-
anorgasmia
nei
quattro tipi di disfunzione sessuale sopra elencati , la
cui origine è un disturbo psichico che può essere un
conflitto intrapsichico, un matrimonio sbagliato oppure un
decondizionamento dell' atto, l' ipnosi può dare
risultati.
Ginecologia:
molti
disturbi ginecologici, psicofunzionali o psicosomatici,
possono beneficiare di un trattamento mediante ipnosi. I
disturbi psicofunzionali sono labili e reversibili ma
recidivanti ed accompagnano l' evoluzione di una nevrosi a
ripercussione genital. Essi,sinteticamente,
sono:
-
disturbi mestruali o dell' ovulazione
-
dolori addominali, pelvici e perineali
I
disturbi psicosomatici, più rari, sono,invece, malattie
dell' adattamento psichico e sono:
-
amenorrea psicogena
-
dismenorrea funzionale
-
prurito vulvare
-
disturbi della menopausa
In
questi ultimi casi, l'ipnosi può agire attaccando
direttamente il sintomo o spostando il
dolore.
Disturbi
sessuali nell' uomo
Impotenza:
nell'
eziopatogenesi dell' impotenda si riscontrano vari fattori,
che se non sono tenuti in giusto conto, è difficile che l'
ipnoiterapia abbia successo.
Eiaculazione
precoce:
da
molti Autori il trattamento mediante ipnosi dell'
eiaculazione precoce è riportato con risultati
interessanti.
Disturbi
muscolo scheletrici:
sebbene
rappresentino una buona indicazione al trattamento ipnotico
bisogna anche sottolineare quanto occorra essere prudenti
per quanto riguarda la somministrazione di suggestioni
terapeutiche e la necessità di una attenta elaborazione
pre-operatoria.
Singhiozzo:
è
preferibile impiegare l' ipnosi quando altre tecniche (non
chirurgiche) non hanno dato risultati.
Balbuzie:
disturbo
che può trarre profitto dall' ipnosi. Esistono alcune
tecniche specifiche per la balbuzie nel
fanciullo.
Onicofagia
, blefarospasmo e acufeni:
disturbi
che possono beneficiare dell'
ipnositerapia.
Cefalea
ed emicrania:
il
cefalgico può beneficiare della terapia ipnotica, pur
dovendo seguire un trattamento farmacologico di "fondo" o
un trattamento per le "crisi".
Depressione:
non
ritengo che l' ipnosi sia una tecnica da proporre , a
priori, al paziente depresso (i trattamenti classici come
antidepressivi e psicoterapia hanno dimostrato certa e
sicura efficacia). candidati all' ipnosi sono, a mio parere
, i pazienti che presentano una depressione reattiva o
nevrotica e che rifiutano una terapia
farmacologica.
Nevrosi
isterica , attacchi di panico:
ormai
da molto tempo rappresentano le patologie per eccellenza
trattabili con l' ipnosi.
Tabagismo:
l'interesse
dell' impiego dell' ipnosi nel tabagismo e stato
evidenziato da moltissimi Autori. La percentuale dei
risultati è molto variabile a seconda degli Autori ( dal
20% al 80 % sic!) L'ipnosi , secondo me ed altri più
autorevoli Autori, è soltanto uno strumento che può aiutare
a trasformare una decisione in atto.
""Questo
capitolo è ancora molto lungo da scrivere , ma , purtroppo
, io sono stanco , è tardi ed ho ancora molte cose da
fare. Se avete un quesito specifico oppure se desiderate un
approfondimento scrivetemi (armati di molta pazienza).
Scrivetemi anche se , su alcune mie affermazioni e\o
citazioni , non sieta affatto d'accordo (armati di molta
più pazienza , perché , in fondo , un po' permaloso lo sono
e forse non vi risponderò- scherzavooooo...)."" Carl e
Stéphanie Simonton del cancer Councelling and Research
center osservarono che la maggior parte dei malati di
cancro hanno subito nella loro infanzia , tra 0 e 5 anni,
una perdita importante, un lutto che non hanno potuto
completamente accettare, una perdita dell' oggetto dell'
amore. Per quanto riguarda alcune neoplasie, come i
melanomi o il cancro della mammella, molte ricerche provano
il ruolo rivestito da alvuni fattori psichici. Levy e coll.
(1987) dimostrarono che una riduzione dell' attività
citotossica delle cellule killer (N.K.) si è osservato
durante alcuni eventi esistenziali o in maniera più
specifica durante eventi psichici .
Ormai
da molti anni i Simonton hanno hanno basato il loro
programma di trattamento delle neoplasie sui principi dell'
ipnosi moderna. La loro tecnica si basa sul rilassamento
progressivo, sulla rappresentazione del soggetto in un
luogo calmo e gradevole e sulla visualizzazione della
distruzione del tumore con la mobilizzazione delle "difese"
del corpo, al fine di stimolare l' eventuale possibilità di
guarigione. Le esperienze di questi Autori dimostrano come
l' ipnosi possa essere un' arma non trascurabile nel
trattamento medico dei pazienti
cancerosi.
Queste
informazioni non devono essere considerate come ricette di
trattamento, che in ogni caso va seguito in CENTRI
ONCOLOGICI specializzati, dove la terapia è sempre
multidisciplinare.
Il
fenomeno ipnotico come tale è sempre esistito, benché abbia
conosciuto nel corso dei secoli varie denominazioni.
Nell'antichità, le tecniche ipnotiche furono utilizzate dai
sacerdoti egiziani e greci. I sacerdoti, gli sciamani, e
gli stregoni hanno sempre impiegato l' ipnosi per
migliorare la loro chiaroveggenza, la loro facoltà di
predizione e per curare. Convenzionalmente si fa risalire
la storia dell' ipnosi all' arrivo di Mesmer a Parigi nel
1778 , il quale si dedicò a tale tecnica dopo lo studio
delle teorie di Paracelso (1493 - 1541) dalle quali rimase
molto impressionato. Nel 1766 , Mesmer , pubblica la sua
"Memoria sulla scoperta del magnetismo animale" nella quale
riassume l'essenziale della sua dottrina in ventisette
proposizioni, riferendo le guarigioni ottenute con la sua
tecnica. Mesmer può essere considerato giustamente il primo
psicoterapeuta dei tempi moderni, avendo preso coscienza
dell'importanza dei rapporti relazionali, essenziali per
ogni trattamento psicoterapeutico. Il nome dell' Abate
J. C. Faria (1756-1819) merita ugualmente di essere preso
in considerazione non soltanto per la sua tecnica di
induzione, che si avvicina ad alcune tecniche moderne,
dette rapide, ma anche per l'importanza che annette alla
suggestione verbale e per la descrizione delle suggestioni
postipnotiche (1787). Gli storici lo considerano il
precursore della Scuola di Nancy. L'interesse per l'ipnosi
si andrà sviluppando anche in Germania, ove il mesmerismo è
riconosciuto fin dal 1816 nelle Università di Berlino e di
Bonn. In Inghilterra invece il magnetismo incontra una
tenace resistenza da parte della Regia Società di
Chirurgia. James Braid, chirurgo di Manchester, nel 1841
tenta di definire le basi scientifiche del fenomeno che
egli chiama "ipnotismo" demistificando il mesmerismo.
Secondo Braid, l'ipnotismo è il risultato dell'associazione
di una causa fisica -concentrazione su un punto- e di una
causa psichica predominante -il monoideismo. Sviluppa anche
una tecnica di induzione che consiste nel fissare un
oggetto brillante e nel concentrarsi su una unica idea.
Dopo un periodo di eclissi, tra il 1860 ed il 1880,
l'ipnosi ritorna in Francia a causa delle controversie tra
la Scuola della Salpetriére e quella di Nancy. In quel
periodo viene praticata da alcuni medici di campagna,
cosicchè un medico dei dintorni di Nancy, Ambroise-Auguste
Liebault, riprendendo i lavori di Braid, guarisce, con
l'ipnosi un paziente del prof. Ippolito Bernheime della
Clinica Medica di Nancy; quest'ultimo, convinto introduce
le tecniche di Liebault nel suo reparto ospedaliero
universitario, rivelando così al mondo medico l'esistenza e
l'utilità dell'ipnosi. Con Bernheime, la Scuola di Nancy ha
successo e raccoglie molti seguaci. Fin dal 1878
Jean-Martin Charcot si interessa ai fenomeni ipnotici e
presenta uno studio sistematico in diverse opere. Il
periodo tra il 1882 ed il 1892 è considerato come "l'epoca
d'oro" dell'ipnosi, come ne è testimone il Primo Congresso
Internazionale di Ipnotismo Sperimentale e Terapeutico
tenutosi a Parigi nell'Agosto 1889. Nel 1885-86 Sigmund
Freud si convince della realtà del fenomeno ipnotico e del
suo interesse per la comprensione dei processi psichici.
Egli impiegherà l'ipnosi nella sua pratica come mezzo
terapeutico per alcuni anni, abbandonandola più tardi non
perchè ne negava la possibilità terapeutica ma perchè,
l'ipnosi, per un buon numero di ragioni, non corrispondeva
più alle sue ricerche sui metodi di indagine dell'inconscio
ed alla sua pratica terapeutica. Questo "ABBANDONO" gli
consente la scoperta di un'altra tecnica derivata dalla
pratica dell'ipnosi: la tecnica analitica. Il discredito
dell'ipnosi che ne seguì è stato di una certa importanza e,
di fatto, la maggior parte dei terapeuti ha tenuto in
massimo conto le critiche formulate da Freud, che ancora
oggi producono i loro
effetti...........................
Cenni
di psico-neuro-immunologia.
L'
ipnosi , per la sua posizione privilegiata al confine tra i
fenomeni psichici e quelli somatici e le malattie
psicosomatiche , per la loro origine, hanno consentito di
aprire vie originali di ricerca in psicobiologia. Questo
campo di ricerca tra immunologia, neuro-biologia e
neuro-endocrinologia, consente lo sviluppo di studi
relativi alle interrelazioni tra sistema nervoso centrale,
sistema immunitario e sistema neuro endocrino. Negli ultimi
decenni è stato fatto uno straordinario balzo in avanti
nello studio delle -vie psicobiologiche-, per le quali i
comportamenti e le emozioni agiscono sul nostro corpo per
creare cambiamenti fisiologici e biochimici. Per la
psico-neuro-immunologia si potrebbe ritenere che i disturbi
somatici siano intesi nei loro significati psicologici e
che le emozioni non siano più considerate come fattori
disturbanti da eliminare nel quadro delle ricerche
biologiche. La psico-neuro-immunoilogia può riuscire a far
meglio comprendere i meccanismi biologici ed
anatomo-fisiologici sottostanti alla espressione di
patologie somatiche in un contesto psicologico particolare.
Questi nuovi approcci alla guarigione del corpo ad opera
della mente non si limitano , tuttavia, unicamente alla
terapia ipnotica, anche se quest' ultima resta il paradigma
al quale possono riferirsi i differenti approcci
terapeutici, malgrado lo scetticismo per il quale l' ipnosi
e considerata negativamente e da eliminare in ogni tecnica
psicoterapeutica.
Modalità
comunicative in Ipnosi
La comunicazione
può avvenire in due maniere:
a) diretta (cioè
esplicita)
b) indiretta
(cioè per allusione o implicazione)
Le seguenti
regole sono utili per una corretta formulazione dei
messaggi:
1) Utilizzo del
tempo presente
2) Positività
dell'azione prevista
3) Specificità
dell'azione prevista
4) Precisione
nella descrizione
5) Semplicità del
messaggio
6) Utilizzo di
parole emozionalmente cariche
7) Puntare
all'azione
8)
Realismo
9) Dite ciò che
desiderate
10)
Personalizzazione
Epistemologia.
Il
termine di epistemologia lo consideriamo nell'accezzione
Batsoniana,
Bateson
ha dato ben cinque interpretazioni differenti di
epistemologia che qui di seguito
riportiamo:
Indice
dei concetti:
L
'epistemologia come teoria della
conoscenza.
L'epistemologia
come paradigma.
L'epistemologia
come cosmologia biologica.
L
'epistemologia come scienza.
L
'epistemologia come struttura del
carattere.
Bibliografia
di riferimento
1.
L 'epistemologia come teoria della
conoscenza.
I
filosofi definiscono l'epistemologia come lo studio della
teoria della conoscenza. Per loro l'epistemologia è quel
ramo della filosofia che indaga le origini, la struttura, i
metodi e la validità della conoscenza. Bateson, però, ha
usato il termine «epistemologia» per indicare cose ben
diverse da questa. Ci sembra che egli le abbia attribuito
in differenti occasioni almeno altri quattro significati:
a) paradigma o Weltanschauung; b) cosmologia biologica; c)
scienza; e d) premesse fondamentali che sottendono il
comportamento di un organismo.
2.
L'epistemologia come paradigma.
Sebbene
sia probabilmente il meno importante tra i significati
attribuiti da Bateson al termine «epistemologia», è anche
quello divenuto più popolare nel campo della terapia
familiare. Sentiamo così parlare di epistemologia lineare
(Auerswald, 1972; Hoffman, 1981; Keeney, 1979a),
convenzionale (Bateson, 1976), realistica o «cosale»
(Bateson, 1976); dualistica (Bateson, 1972; Dell &
Goolishian, 1981); circolare (Hoffman, 1981); cibernetica
(Bateson, 1972; Keeney, 1982b, 1983), sistemica (Colapinto,
1979; Dell, 1982; Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin e
Prata, 1980), ecologica (Auerswald, 1972). ecosistemica
(Keeney, 1979a, l982a; Wilder, 1980; Wilder & Wilson,
1976), evoluzionistica (Dell & Goolishian, 1981),
aristotelica (Dell, 1980a; Scheflen, 1978), newtoniana
(Dell, 1980b; Keeney, 1982b), posteinsteiniana (Scheflen,
1978), moderna (Guntern, 1981), di epistemologia del potere
(Bateson, 1972i), di epistemologia del modello (Dell, 1980;
Scheflen, 1978), di epistemologia delle forme
comportamentali (Scheflen, 1978), di epistemologia delle
emozioni (Scheflen, 1978), di epistemologia dei caratteri
(Scheflen, 1978), di epistemologia centrata sugli eventi
(Scheflen, 1978), di epistemologia centrata sulle persone
(Scheflen, 1978), di epistemologia orientata sull'individuo
(Colapinto, 1979), di epistemologia familiare (Dell,
1980b), di epistemologia dei sistemi aperti (Allman, 1982),
di epistemologia medica (Colapinto, 1979), di epistemologia
mente-corpo (Colapinto, 1979), di epistemologia
psicoanalitica (Colapinto, 1979), e perfino di
epistemologia britannica (Colapinto, 1979). Bateson non è
mai stato esplicito su cosa fosse e cosa non fosse per lui
«un'epistemologia». Presumibilmente «un epistemologia» (nel
senso di paradigma) fornisce una grammatica della realtà,
specifica in che modo debbano essere punteggiati gli
oggetti e gli eventi del mondo. Scheflen (47) suggerisce
che, mentre un paradigma è «un corpo di teorie, metodi e
descrizioni che riguardano un fenomeno particolare»,
«un'epistemologia è qualcosa di più ampio, poiché
rappresenta un modo di pensare tutti i fenomeni, la
totalità della natura». Qualunque sia la definizione
adeguata di «epistemologia», ci sembra probabile che i
terapisti familiari abbiano spesso usato questo termine
laddove sarebbe stato forse più modesto ad anche più
corretto quello di «teoria».
3.
L'epistemologia come cosmologia
biologica.
Il
terzo significato attribuito da Bateson alla parola
«epistemologia» è estremamente audace. Egli ha ritenuto la
propria cosmologia biologica l'unica epistemologia adeguata
al mondo vivente. Bateson inizia con la domanda: «Qual è la
struttura che connette tutte le creature viventi?» (16) e
conclude che la risposta è: «l'epistemologia». Secondo
Bateson, tutte le creature viventi sono connesse da, e
costituiscono l'universo epistemologico. Egli credeva
nell'esistenza di una «sacra unità della biosfera» (16)
dotata delle proprietà della mente.
Bateson
(16) precisa sei criteri di mente:
(a)
« Una mente è un aggregato di parti o componenti
interagenti»; (b) «L'interazione tra le parti della mente è
attivata dalla differenza»; (c)«Il processo mentale
richiede una energia collaterale»; (d) «Il processo mentale
richiede catene di determinazione circolari (o più
complesse)»; (e) «Nel processo mentale gli effetti della
differenza devono essere considerati come trasformati (cioè
versioni codificate) della differenza che li ha preceduti»;
(f) «La descrizione e classificazione di questi processi di
trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici
immanenti ai fenomeni» (pag. 126).
Bateson
afferma che qualunque sistema che soddisfi tutti i criteri
di mente è intrinsecamente epistemologico. E' in tal senso
che egli sostiene che la Creatura, il mondo del vivente,
costituisce una mente coerente e organizzata che elabora le
informazioni, La totalità della Creatura (l'ecologia
planetaria) e ciascuna delle sue componenti (organismo
individuale, sistemi interattivi, ecosistemi, etc.) sono
dotati di processi mentali. La Creatura, in tutte le sue
manifestazioni, è mente. Perciò Bateson (16) insiste sul
fatto che la caratteristica fondamentale dei sistemi
viventi è che essi possiedono la capacità di conoscere,
pensare e decidere. Convinto che il mondo della Creatura
sia intrinsecamente epistemologico, Bateson dà la sua unica
possibile risposta ad un quesito filosofico fondamentale
affermando che il conoscere di ogni singolo organismo è
«una piccola parte di un più ampio conoscere integrato che
tiene unita l'intera biosfera o creazione» (16, p. 122).
Quindi, per Bateson biologia ed ecologia sono
epistemologia; tutto ciò che vive è, nella sua essenza,
mentale ed epistemologico.
4.
L 'epistemologia come scienza.
Il
quarto significato attribuito da Bateson al termine
«epistemologia» è quello dì scienza &emdash; in
particolare, un ramo della storia naturale. Egli dichiara
che la scienza epistemologica è «lo studio di come un
particolare organismo o aggregato di organismi, conosce,
pensa e decide». (16). Egli sottolinea come gli organismi
viventi non ottengano informazioni oggettive sul mondo che
li circonda. Gli esperimenti di Adelbert Ames (vedi
Bateson, 1979) che dimostravano con tanta efficacia come i
nostri sensi possano essere ingannati, lo avevano convinto
dell'impossibilità dell'oggettività. Era certo che nessuno
potesse mai conoscere la ding an sich (la cosa in sè) (8,
12, 16). Di conseguenza, per lui, un requisito fondamentale
della scienza epistemologica era che essa fosse in grado di
descrivere e spiegare adeguatamente l'impossibilità
dell'oggettività. Bateson fu notevolmente influenzato dalle
importanti ricerche sulla percezione condotte nel
laboratorio di Warren McCulloch (31) e soprattutto dal
fatto che le strutture neurofisiologiche sembravano
costituire il meccanismo che impediva la trasmissione di
informazioni oggettive all'osservatore. Comunque Bateson
sostenne che l'indagine di tali processi epistemologici
rappresentava il campo della scienza. Infatti
l'epistemologia è la scienza fondamentale e il principio
cardine di tutti i fenomeni biologici. E' «una metascienza
indivisibile e integrata il cui oggetto è il mondo
dell'evoluzione, del pensiero, dell'adattamento,
dell'embriologia e della genetica» (l6, p.
121).
5.
L 'epistemologia come struttura del
carattere.
Bateson
afferma che la struttura del carattere costituisce
l'epistemologia personale di ciascuno. Questo non solo è,
dal punto di vista clinico, il più interessante tra i
significati attribuiti da Bateson al termine
«epistemologia», ma è anche quello che ci dice di più sul
suo progetto complessivo, poiché ci indica «la via non
percorsa» del pensiero di Bateson. Nel suo articolo ormai
classico «La cibernetica dell'io: una teoria
dell'alcolismo», Bateson (6) descrive la relazione tra
epistemologia (ciò lo studio di come conosciamo ciò che
conosciamo) e ontologia (cioè lo studio della natura
dell'essere). L'ontologia, egli afferma, ha a che vedere
con «i problemi di come sono le cose, che cos'è una persona
e che genere di mondo è questo» (p. 344). Si tratta di una
definizione informale ma adeguata di ontologia, mentre la
sua definizione di epistemologia è di tutt'altro tipo.
Bateson infatti sostiene che quest'ultima riguarda il
problema di «come noi conosciamo che genere di mondo è
questo e che genere di creature siamo noi che possiamo
conoscere qualcosa (o forse niente) di tali questioni» (p.
344). Il problema «che genere di creature siamo noi» è
certamente rilevante per l'indagine epistemologica, ma
resta comunque una questione ontologica (riguarda cioè lo
studio dell'essere umano). La descrizione che Bateson fa
dell'epistemologia finisce per espropriare un territorio
che in realtà appartiene
all'ontologia.
Bateson
asserisce che la struttura del carattere dovrebbe essere
intesa come «un insieme di ipotesi o premesse abituali (p.
345) e, in particolare, che essa è «una trama di premesse
epistemologiche e ontologiche» (6, p. 345) che determina il
modo in cui una persona comprende il mondo circostante e si
mette in relazione con esso:
«Nella
storia naturale dell'essere umano, ontologia ed
epistemologia non possono essere separate. Le sue
convinzioni (di solito inconsce) sul mondo che lo circonda
(cioè, le sue premesse ontologiche) determineranno il suo
modo di vederlo (cioè, le sue premesse epistemologiche) e
di agirvi, e questo suo modo di percepire e di agire (cioè
le sue premesse epistemologiche) determinerà le sue
convinzioni sulla natura del mondo (cioè, le sue premesse
ontologiche). L'uomo vivente è quindi imprigionato in una
trama di premesse epistemologiche e ontologiche. E' scomodo
far sempre riferimento all'epistemologia e all'ontologia
insieme, e d'altronde è errato pensare che esse si possano
separare nell'ambito della storia naturale... Pertanto in
questo saggio impiegherò il termine unico «epistemologia»
per designare entrambi gli aspetti della trama di premesse
che reggono l'adattamento (e il disadattamento)
all'ambiente umano e fisico». (6, p.
345).
Questa
citazione è significativa perché mette in luce quali siano
i parametri di Bateson. Asserendo che l'epistemologia è
inseparabile dall'ontologia, egli sfuma di nuovo i confini
tra due campi di studio diversi (anche se correlati).
Inoltre, decidendo di indicare sia l'epistemologia che
l'ontologia con il termine unico di «epistemologia»,
assegna indubbiamente a quest'ultima una priorità.
L'ontologia quindi, rappresenta «la strada non percorsa»
nel pensiero di Bateson. Dalla sua scelta di concentrare
l'attenzione esclusivamente sull'epistemologia deriva, a
mio giudizio, la caratteristica di profondità e, insieme,
di oscurità di molti dei suoi
scritti.
Per
Bateson quasi tutto è epistemologia. E' con questo termine
che definisce la sua cosmologia del mondo vivente. Inoltre,
egli insiste nel dire che le diverse scienze del vivente
rientrano in una metascienza, l'epistemologia, e che la
struttura del carattere di un organismo vivente costituisce
in realtà la sua personale epistemologia. Sembra quindi che
nella visione del mondo di Bateson ci sia poco posto per
qualcosa di diverso dell'epistemologia. Come un buco nero,
essa attrae e divora tutto quello che le si avvicina.
Questo ha avuto, secondo me, due conseguenze fondamentali
per la teoria batesoniana; prima di tutto, la presenza di
una cosmologia etichettata come «epistemologia» e poi, cosa
ancora più significativa, l'assenza di un'ontologia. La
mancanza di questa base ontologica indebolisce notevolmente
i tentativi di Bateson di definire il concetto di errore
epistemologico (concetto che io ritengo di enorme
valore).
Mentre
Scheflen (46) sosteneva che le epistemologie non sono nè
vere nè false, Bateson affermò ripetutamente che
un'epistemologia può essere falsa. Negli ultimi dieci o
quindici anni di vita, egli parlò spesso di errori
epistemologici e di epistemologie scorrette (13, 16). «Ogni
errore, dice Bateson, propone una patologia» (15). In altre
parole, Bateson riteneva che la patologia umana fosse
sostanzialmente basata su errori epistemologici, ad
esempio, (a) la fiducia nell'obiettività, (b)
l'intraprendere azioni che ignorano la circolarità di un
sistema e (c) il tentativo di controllare una parte del
sistema a cui apparteniamo (ad es., l'ecologia locale, la
nostra rete di amicizie, la nostra famiglia e perfino noi
stessi). Bateson era particolarmente infastidito dall'uso
del potere. Egli insisteva nel dire che l'uso del potere
per imporre il controllo rappresentava una forma
particolarmente pericolosa e antiecologica di «follia
epistemologica» (13): «Non esiste campo in cui le false
premesse sulla natura del sè e del suo rapporto con gli
altri possano produrre con più certezza distruzione ed
orrore di quello delle idee sul controllo»
(11).
Quando
Bateson afferma che certe modalità di pensiero o di azione
sono sbagliate, non intende dire semplicemente che
contrastano con le sue vedute, ma che contrastano con il
mondo così come esso è. In altre parole, le asserzioni di
Bateson sugli errori epistemologici sono in effetti
asserzioni su come il mondo è, ed implicano, quindi,
un'ontologia. Credo che questa sia la lacuna maggiore nel
pensiero di Bateson. La sua cosmologia descrive il mondo
biologico come una mente ecosistemica, ma egli non sviluppa
questa sua ontologia, nè spiega come mai il mondo debba
necessariamente assumere forma
sistemica.
Quali
circostanze fanno sì che il mondo della Creatura acquisti
le caratteristiche di una mente? Come mai il mondo è
organizzato in termini di causalità circolare? Che cosa c'è
nella natura delle cose che rende irraggiungibile
l'obiettività? Che cosa rende impossibile il controllo (a
parte la cosmologia di Bateson)? Come accade che il mondo
sia quale è? Sono tutte domande a cui Bateson non può
rispondere nell'ambito della sua epistemologia (cosmologia)
di una mente ecosistemica. Tutti i suoi argomenti restano
tautologici e un tantino mistici, poiché egli giustifica la
sua epistemologia nei termini della sua epistemologia. Gli
manca un ontologia su cui fondare le proprie asserzioni.
Senza di essa, il progetto epistemologico di Bateson
raggiunge risultati inferiori a quelli che avrebbe potuto;
rimane incompleto. Ed è un peccato, perché i problemi
affrontati da Bateson nel corso di tanti anni sono di
importanza cruciale per la psicoterapia. I terapisti
familiari lo hanno riconosciuto, ma in qualche modo sono
diventati eredi della sua stessa mancanza di
chiarezza.
Bisogna
infine ricordare &emdash; ed è sorprendente quanto
spesso venga dimenticato &emdash;che Bateson parla da
biologo e non da filosofo. I suoi scritti rappresentano un
tentativo, durato tutta la vita, di indagare sulle
implicazioni della nostra esistenza di creature viventi
inseparabili dal nostro ecosistema. Le sue affermazioni
filosofiche sull'epistemologia sono sempre state
direttamente connesse alla sua cosmologia della
Creatura.
Bibliografia
di riferimento:
1.
Allman L., «The aesthetic preference: Overcoming the
pragmatic error», Family Process, 1982, n.21, pp.
43-56.
2.
Ashby W.R., An Introduction to Cybernetics, London, Chapman
an Hall, 1956 (trad. it. Torino, Einaudi,
1971).
3.
Auerswald E., «Families, change and the ecological
perspective», in A. Ferber, M. Mendelsohn & A. Napier
(eds.), The book of Family therapy, New York, Jason
Aronson, 1972.
4.
Bateson G., «Finalità cosciente e natura», in Verso
un'ecologia della mente, Milano, Adelphi,
1976.
5.
Bateson G., «Cybernetic explanation», in G. Bateson, Steps
to an ecology of mind, New York, Ballantine, 1972 (trad.it.
Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi,
1976).
6.
Bateson, Steps to an ecology of mind, New York, Ballantine,
1972 (trad. it. «La cibernetica dell'«io»: una teoria
dell'alcoolismo», in Verso un'ecologia della mente, Milano,
Adelphi, 1976).
7.
Bateson G., «Effects of conscious purpose on human
adaptation» in G. Bateson, Steps to an ecology of mind, New
York, Ballantine, 1972 (trad. it. «Effetti della finalità
cosciente sull'adattamento umano», in Verso un'ecologia
della mente, Milano, Adelphi, 1976.
8.
Bateson G., «Form, substance and difference», in G.
Bateson, Steps to an ecology of mind, New York, Ballantine,
1972 (trad. it. «Forma, sostanza e differenza», in Verso
un'ecologia della mente, Milano, Adelphi,
1976).
9.
Bateson G., «The group dynamics of schizophrenia», in G.
Bateson, Steps to an ecology of mind, New York, Ballantine,
1972 (trad. it. «La dinamica di gruppo della schizofrenia»,
in Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi,
1976).
10.
Bateson G., «Metalogue:Why do things have outlines?», in G.
Bateson, Steps to an ecology of mind, New York, Ballantine,
1972 (trad. it. «Metaloghi; perché le cose hanno
contorni?», in Verso un'ecologia della mente, Milano,
Adelphi, 1976).
11.
Bateson G., «Minimal requirements for a theory of
schizophrenia», in G. Bateson, Steps to an ecology of mind,
New York, Ballantine, 1972 (trad. it.
op.cit).
12.
Bateson G., «Pathologies of epistemology», in G. Bateson,
Steps to an ecology of mind, New York, Ballantine, 1972
(trad. it. «Patologie dell'epistemologia», in Verso
un'ecologia della mente, Milano, Adelphi,
1976).
13.
Bateson G., Steps to an ecology of mind, New York,
Ballantine, 1972 (trad. it. Verso un'ecologia della mente,
Milano, Adelphi, 1976).
14.
Bateson G., «Foreword: A formal approach to explicit,
implicit and embodied ideas and to their forms of
interaction», in C.E. Sluzki & C.C. Ransom (eds.),
Double bind: The foundation of the communicational approach
to the family, New York, Grune and Stratton, 1976, (trad.
it. in Il doppio legame, Roma, Atrolabio,
1979).
15.
Bateson G., «Afterword», in J. Brockman (ed.), About
Bateson, New York, Dutton 1977.
16.
Bateson G., Mind and Nature; a necessary unity, New York,
Dutton, 1979 (trad. it. Mente e Natura, Milano, Adelphi,
1976).
17.
Colapinto J., «The relative value of empirical evidence»,
Family Process, 1979, n.18, pp.
427-441.
18.
Dell P.F., «The Hopi family therapist and the Aristotelian
parents», Journal of Marital and Family Therapy, 1980, n.
6, pp. 123-130, (trad.it. «Il terapista familiare Hopi e la
famiglia aristotelica», in Terapia Familiare, n. 8,
dic.1980).
19.
Dell P.F., «Researching the family theories of
schizophrenia: an exercise in epistemological confusion»,
Family Process, n. 19, pp.321-335, 1980, (trad.it.
«Un'indagine sulle teorie familiari della schizofrenia,
ovvero un esercizio sulla confusione epistemologica»,
Terapia familiare, n. 11, giugno
1982).
20.
Dell P.F., «Beyond homeostasis; toward a concept of
coherence», Family Process, 1982, n. 21, pp. 21-41,
(trad.it. «Al di là dell'omeostasi: verso un concetto di
coerenza», in Terapia Familiare, n. 12,
dic.1982).
21.
Dell P. F., «Paradox: a symptom of closely held beliefs»,
unpublished manuscript, 1984.
22.
Dell P.F., «Why family therapy should go beyond
homeostasis: a Kuhnian reply to Tyano, Carel and Ariel»,
Journal of Marital and Family Therapy, 1984, n. 10,
pp.351-356.
23.
Dell P.F. & Goolishian H.A., «Ordnung durch
Fluktuation: Eine evolutionaere Epistemologie fuer
menschliche Systeme», Familiendynamik, 1981, n.6 (2), pp.
104-122.
24.
Guntern G., «System therapy: epistemology, paradigm and
pragmatics», Journal of Marital and Family Therapy, 1981,
n. 7, pp.265-272.
25.
Hoffman L., Foundations of Family Therapy, New York, Basic
Books, 1981, (trad. it. Prinicìpi di terapia familiare,
Roma, Astrolabio, 1984).
26.
Keeney B.P., «Ecosystemic epistemology: an alternate
paradigm for diagnosis», Family Process, 1979, n.18, pp.
117-129, (trad. it. «Epistemologia ecosistemica: un
paradigma alternativo per la diagnosi», Terapia familiare,
n.6, dic. 1979).
27.
Keeney B.P., «On paradigmatic change: conversations with
Gregory Bateson», unpublished manuscript,
1979.
28.
Keeney B.P., «Ecosystemic epistemology: critical
implications for the aesthetics and pragmatics of family
therapy», Family Process, 1982, n. 21, pp.
1-19.
29.
Keeney B.P. «What is an epistemology of family therapy?»,
Family Therapy, 1982, n.21, pp.
153-168.
30.
Keeney B.P., Aesthetics of change, New York, Guiford Press,
1983.
31.
Lettvin J. Y., Maturana H. R., McCulloch W.S. & Pitts,
W.H., «What the frog's eye tells the frog's brain», in
Proceedings of the IRE, 1959, 47 (11), 1940-1959, reprinted
in W.S. McCulloch, Embodiments of mind, Cambridge, MA-MIT
Press, 1965.
32.
Maturana H.R., «Neurophisiology of cognition», in P. Garvin
(ed.), Cognition: a multiple view, New York, Spartan,
1970.
33.
Maturana H.R., «Biology of cognition», in H.R. Maturana
& F.J. Varela, Autopoiesis and cognition: the
realization of the living, Boston, Reidel, 1980, (Original
work published in 1970), (trad. it. Autopoiesi e cognizione
&endash; La realizzazione del vivente, Venezia,
Marsilio Editori, 1985).
34.
Maturana H.R., «Cognitive strategies», in E. Morin & M.
Piatelli Palmarini (eds.), L'Unité de l'Homme, Paris, Du
Seuil, 1974.
35.
Maturana H.R., «The organization of the living. A theory of
the living organization», International Journal of
Man-Machine Studies, 1975, n. 7, pp.
313-332.
36.
Maturana H.R., «Biology of language: the epistemology of
reality», in G.A. Miller & E. Lenneberg (eds.),
Psychology and biology of language and thought, New York,
Academic Press, 1978.
37.
Maturana H.R. «Autopoiesis: reproduction, heredity and
evolution» in Zeleny (ed.), Autopoiesis, dissipative
structures and spontaneous social orders, Boulder, CO,
Westview Press, 1980.
38.
Maturana H.R., «Introduction», in H.R. Maturana and F.J.
Varela, Autopoiesis and cognition: the realization of the
living, Boston, Reilder, 1980, (trad. it. Marsilio Editori,
1985).
39.
Maturana H.R. Personal communication, Giugno,
1981.
40.
Maturana H.R. Erkennen: die Organisation und Verkoerperung
von Wirklichkeit. Ausgewaehlte Arbeiten zur biologischen
Epistemologie, Braunschweig-Wiesbaden, Vieweg,
1982.
41.
Maturana H.R. Evolution: natural drift, unpublished
manuscript, 1982.
42.
Maturana H.R., & Guiloff G.D., «The quest for the
intelligence of intelligence, Journal of Social and
Biological Structures, 1980, n.3., pp.
135-48.
43.
Maturana H.R., Uribe G. & Frenk S., «A theory of
relativistic color coding in the primate retina», Arch.
Biologica y Med. Exp, 1968, Supplemento N. 1, pp.1
&endash;30.
44.
Maturana H.R. & Varela F.J., «Autopoiesis: the
organisation of the living», in H.R. Maturana & F.J.
Varela, Autopoiesis and cognition; the realization of the
living, Boston, Reidel, 1980, (trad. it. Marsilio Editori,
1985).
45.
McMullin E., Newton on matter and activity, Notre Dame, IN:
University of Notre Dame Press,
1978.
46.
Scheflen A., «Comments made at the 'Beyond the Double Bind'
conference», in M.M. Berger (ed.), Beyond the double-bind:
communications and family systems, theories and techniques
with schizophrenics, New York, Brunner Mazel,
1978.
47.
Scheflen A., Levels of Schizophrenia, New York, Basic
Books, 1981.
48.
Selvini Palazzoli M., Boscolo L., Cecchin G. & Prata
G., «Hypothesizing, circularity neutrality: three
guidelines for the conductor of the session», Family
Process, 1980, n. 19, pp. 3-12, (Terapia familiare, n. 7,
giugno 1980).
49.
Varela F.J., Principles of biological autonomy, New York,
Elsevier, 1979.
50.
Wilder A., System and Structure: essays in communication
and exchange, (II ed.), London, Tavistock,
1980.
51.
Wilder, A., & Wilson, T., «The double bind: logic,
magic and economics», in C.E. Sluzki & D.C. Ransom
(eds.), Double bind: the foundation of the communicational
approach to the family, New York, Grune & Stratton,
1976, (trad. it. in Il doppio legame, Roma, Astrolabio,
1979).