Verso una psicologia unificata: la teoria degli stati mentali

 
Qual’è la struttura che connette le diverse teorie psicologiche esistenti? Cosa unisce la teoria dei costrutti personali di G. A. Kelly con la teoria della psicoanalisi di S. Freud, o l'analisi transazionale con la gestalt?
 
E’ possibile pensare di unificare la psicologia su alcuni punti guida che instradano ipotesi e teorie differenti su di un unico binario?
 
Ritengo sia possibile trovare un’intesa nel campo della psicologia attorno al concetto di stato mentale, delle regole generali di funzionamento sulla psiche degli individui, una base psicologica su cui attecchiscono principi guida di teorie e presupposti delle varie correnti psicologiche che fino ad oggi hanno fatto la storia della psicologia stessa.
 
Il presupposto di fondo risulta molto semplice, fino a sembrare riduttivo, nella sua semplicità disvela elementi di complessità innovativi per una teoria unificata della psicologia sull'individuo, una teoria degli stati mentali.
 
Il presupposto da cui parto riguarda l'esperienza degli stati mentali, uno stato mentale è l’equilibrio che una persona vive tra sensazioni corporee percettive ed elaborazioni cognitive, i pensieri, due distinte esperienze una cognitiva ed una sensoriale che si vivono alternativamente in funzione di momenti in cui diamo forma descrittiva alla nostra esperienza, e momenti di azione, il processo attraverso il quale agiamo la nostra esistenza, la prassi quotidiana del vivere.
 
La struttura  mentale di ogni individuo è interessata da due funzioni portanti:
 
-           la prima è la funzione razionalizzante, dominio di complessità, questa funzione permette agli individui di utilizzare capacità sintetiche ed analitiche, sviluppa il senso critico, le modalità assimilanti (Piaget) dell'intelligenza, ovvero le capacità di modificare il mondo a nostro favore, modificare la realtà per renderla più favorevole ai nostri obiettivi, ricercare differenze
 
-           la seconda è la funzione emozionante, dominio di semplicità, questa funzione permette di sviluppare il senso acritico, il concetto globale di insieme, le modalità assimilanti dell'intelligenza, ovvero le capacità di adattarci al mondo, accettare le diversità e ritrovare le similitudini.
 
Attraverso la razionalità sviluppiamo la critica, ci manteniamo legati e collegati al senso di realtà comune e condiviso, sviluppiamo il conformismo, ci manteniamo collegati al senso comune, rimaniamo collegati agli altri nell'assonanza cognitiva, difficilmente ci lasciamo convincere di qualcosa o da qualcuno, ci manteniamo collegati al senso di verità che l'idea stessa di realtà favorisce. Al contrario con le emozioni ci appassioniamo alla vita in senso esteso, accettiamo le differenze, anzi siamo in grado di isolare le divergenze e trovare intesa con gli altri, ci lasciamo convincere più facilmente, sviluppiamo abilità mentali creative collegate alla capacità della mente di fare finta, come se fosse possibile quella data esperienza.
 
L'esperienza della mente collegata alla possibilità del fare come se fosse possibile qualcosa, accesso che favorisce esperienze di fantasia, è resa possibile unicamente dall'abbassamento del livello di razionalità, la critica bassa rende possibile un’ipotesi di sogno o fantasia. Con la critica alta il cervello sancisce ciò che è possibile dividendolo da ciò che non lo è, ci impedisce esperienze che altrimenti sarebbero censurate come impossibili, pericolose, o improponibili.
 
Ogni stato mentale possiede un suo preciso listato di possibilità, le esperienze che non rientrano in tale listato di aspettative condivise in un senso comune accettato vengono negate, considerate impossibili, sbagliate, o piuttosto non vengono neppure percepite. La lista di comandi che ci guida nelle esperienze quotidiane costituisce l'insieme di cose possibili che possiamo permetterci di fare, l'insieme di conoscenze  vissute come vere, il potenziale entro cui possiamo muoverci, ma al contempo è anche il limite delle cose considerate possibili, il dominio di esperienze entro cui rimanere, una sorta di testamento cognitivo entro il quale è possibile vivere.
 
Ogni esperienza nuova viene accettata solo a seguito di un abbassamento della critica, il meccanismo attraverso il quale ci avviciniamo al nuovo è un meccanismo emotivo, sono le emozioni ad avvicinare a noi un nuovo apprendimento, dobbiamo abbassare la critica ogni volta che ci troviamo ad assimilare una nuova esperienza, teniamo alta la critica ogni volta che desideriamo o dobbiamo mantenerci entro le nostre convinzioni. Per modificare le esperienze esterne a nostro favore, siamo influenzati dal modo che abbiamo di percepire; il nostro occhio, assieme alla struttura del cervello collegata alla visione, è strutturato in modo da farci vedere una realtà stabile, dove mancano elementi di esperienza percettiva, esso provvede a fornirli mantenendo di fondo l'idea di continuità e persistenza percettiva.
 
Nel caso in cui la nostra mente completi l'esperienza di realtà colmando  le lacune percettive, noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre e solo ciò che riteniamo importante, utile, essenziale percepire, al pari di come facciamo durante un sogno, dove la nostra parte critica ci desta o meno a seconda se ritiene lo stimolo che arriva dall'esterno utile o meno, importante o superfluo; il resto degli stimoli percepiti vengono accettati come parte integrante del sogno stesso, gli esempi in merito a tali esperienze sono tanti: suona il campanello, il telefono o altro e non ci sveglia, un rumore esterno viene accettato ed integrato nel sogno stesso e non ci sveglia, così di seguito.
 
La dinamica mentale che si scatena, nel gioco di stati mentali differenti, tra esperienze emotive ed esperienze razionali è la stessa che intercorre tra la descrizione di un’esperienza ed il vivere l'esperienza, nel momento in cui la si vive si è coinvolti in una dimensione acritica, in cui ci si trova coinvolti ed immersi in un processo esperienziale dove necessariamente non c'è posto per la critica, o elaborazione razionale; nel momento successivo all'esperienza stessa, in cui la si descrive allora dando forma all’esperienza, noi utilizziamo criteri razionali, esportabili, comprensibili, direttamente traducibili, si passa anche repentinamente da una dimensione processuale (esperienza agita) ad una formale (descrizione dell’esperienza), ciò che probabilmente succede è che le due dimensioni appartengono a due stati mentali differenti, che non possono essere vissuti contemporaneamente.
 
Le aspettative o fantasie su come ci aspettiamo un dato evento sono strutturate attraverso uno spazio razionale ed uno emozionale; noi siamo i migliori profeti di noi stessi, e lo siamo in momenti in cui abbozziamo ciò che potrà succedere deducendolo dalle nostre esperienze passate, e in momenti in cui dsveliamo scenari futuri ipotizzando come andrà a finire una data esperienza, per fare ciò uniamo assieme elementi fisici/sensoriali, logici, causali, razionali, con elementi emozionali, intuitivi, magici, casuali.
 
La dimensione di realtà a cui siamo abituati ad appartenere è una dimensione razionale, esportabile razionalmente, comunicabile, ogni dimensione che si allontani dal dominio causale  (criterio della causa ed effetto), attraverso cui siamo addestrati ad ordinare le nostre esperienze, non viene immediatamente accettata, per lo più viene ridimensionata, riportata ad una dimensione causale, al massimo è considerata magica nella sua essenza, porta con sè legami non causali e dunque difficilmente comprensibili e condivisibili, il senso di realtà condivisa è soggetto a regole precise di veridicità, solo entro tali criteri viene condiviso il senso di verità.
 
Il pensiero differenziato è il frutto del nostro percorso di conoscenza (dimora in uno stato mentale complesso), le leggi della forma delineano il percorso della nostra conoscenza e si dividono in due principi guida:
 
-           Il principio della forma, o descrizione, per cui fare delle distinzioni è alla base del conoscere nuove forme disvelate, da un-universo ad un multi-verso, molteplicità di forme
 
-           la legge del processo per cui è fondamentale ricordare quali distinzioni si sono fatte in passato e dunque mantenere la conoscenza, stratificazione delle conoscenze
 
Questo alternarsi di forme e processi può essere inteso come il principio attraverso il quale si arriva a conoscere, le distinzioni che facciamo avvengono in un dominio razionale che pone le esperienze in un ordine pre-stabilito, il pensiero multi forme che siamo in grado di utilizzare è il frutto di questo complesso pensiero di differenziazioni e memorizzazione.
 
Il pensiero indifferenziato al contrario agisce la semplicità, utilizza pensieri indifferenziati o poco complessi, nella semplicità ordina pochi e chiari principi a cui rifarsi, nella semplicità viene vissuta la prassi del nostro quotidiano, il processo indifferenziato è alla base dei semplici principi che vengono descritti come istintuali, immediati, non mediati  dalla conoscenza nella sua complessità; le esperienze che si traggono sono esperienze empatiche, in cui prevale la sensibilità, l’intuito.
 
Gli stati mentali si possono rilevare in un continuum tra forme di pensiero differenziato e forme di pensiero indifferenziato, da esperienze razionalizzanti  ad esperienze emozionanti, tra semplicità e complessità.
 
Il meccanismo attraverso cui proiettiamo sulla realtà esterna le nostre esperienze, le nostre conoscenze, l'idea che ci siamo fatti del mondo, è essenzialmente una necessità, infatti la conoscenza che possediamo della realtà è anche il mezzo attraverso cui ci costruiamo l'idea del mondo, noi proiettiamo noi stessi, un noi che contiene l'idea stessa di conoscenza del "noi", nella realtà che andiamo a descrivere; in un secondo momento, dopo il lavoro critico descrittivo, nel quale ci troviamo a vivere ed a condividere le esperienze di realtà, noi ci identifichiamo attraverso il processo, la prassi quotidiana, nell'idea di realtà che abbiamo descritta. Il nostro concetto di identità viaggia sulla stessa dimensione esperienziale, noi descriviamo quella forma che produce quell’idea che la produce.
 
Metafore, parabole, storie, fantasie, sono modelli ipotetici che noi portiamo attraverso la semplicità e che permettono di superare le barriere della critica stessa, i limiti che ci siamo creati entro i quali andare a vivere, il “come se fosse” vero come quando ci  immedesimiamo in un personaggio cinematografico, attraverso la nostra fantasia che ci permette di apprendere il nuovo attraverso il nostro emozionarci, appassionarci, un coinvolgimento che abbassa la nostra critica.
 
Il cambiamento è reso necessario da innumerevoli elementi contingenti causali o casuali come diretti o indiretti, traumi, incidenti, malattie, situazioni ed esperienze inaspettate in cui ci ritroviamo a vivere; al cambiamento si reagisce in modi differenti, l'approccio che si usa è razionale o emotivo, si può cambiare in ogni caso solo abbassando la critica, essenzialmente agendo, il cambiamento come la conoscenza avviene attraverso l'azione, la descrizione che può seguire un processo di cambiamento è il consolidamento su di un nuovo elemento di certezza, il cambiamento come processo non è descrivibile, la descrizione può precedere o seguire l'esperienza del cambiamento, non è mai contemporanea.
 
L'abbassamento della critica favorisce forme di cambiamento permettendo scenari non ancora contemplati, la paura, come l'ansia, l'eccitazione sono forme emotive che favoriscono esperienze di cambiamento, ogni esempio di coinvolgimento passionale verso nuove esperienze costituice un esempio di abbassamento della critica, con la critica abbassata si accettano più facilmente le restrizioni e le difficoltà dell'ambiente, l’emozione che favorisce il cambiamento può essere descritta come paura nel senso comune, ma in realtà la forma descrittiva usata è solo una delle possibili letture dello stato mentale emotivo che si è determinato a favore del cambiamento, dell’adattamento o dell’apprendimento in atto.
 
La povertà assieme alla dipendenza, alle sofferenze, alle disgrazie, per poter essere accettate hanno bisogno di un abbassamento della critica, in questa direzione crescono forme nuove di superstizione, nel tentativo di adattarsi ai cambiamenti esterni crescono le dimensioni magiche, che rappresentano modi alternativi ai luoghi comuni per collegare gli eventi tra loro, allo stesso modo si sviluppano forme religiose (re-ligo legare assieme le cose, il bisogno di legare assieme eventi, situazioni, esperienze), la fede, che viene vissuta come completamento della parte ideologica della religione, costituisce quell’abbassamento della critica che favorisce il cambiamento stesso.
 
Il cambiamento rappresenta l’adattamento della personale idea verso il mondo, viene agito nella prassi del quotidiano, la coerenza al contrario rappresenta il mantenimento della propria idea del mondo, descrizione che si propone la trasformazione dell’ambiente in cui si vive.
 
La psicologia degli stati mentali, come si può vedere, semplifica la concezione psicologica degli individui basata sulle teorie della personalita' favorendo una cocezione differente per l'individuo. Dietro all'idea degli stati mentali si struttura una concezione differente da individuo ad individuo, forme di pensiero ed esperienze in cui dominano all'occasione esperienze piu' motorie,  piu' sensorie, piu' cognitive, piu' emotive, a seconda del momento un gioco di ruoli, di parti, che ci fanno essere protagonisti in modi differenti alla nostra vita. 
La cosa interessante che deriva e' la possibilita' di intervenire sull'esperienza stessa dell'individuo, nella sua concezione del tempo come dello spazio, partendo dalle sue personali esigenze, sviluppando le potenzialita' in lui presenti. Lo stato mentale dell'individuo lo si puo' considerare come un equilibrio tra esperienze cognitive, motorie, sensorie, una semplificazione naturale di cio' che riguarda la personale esperienza del proprio stato di coscienza.
 
Ancora non è possibile dare risposte precise ai quesiti sulla struttura che connette con cui, parafrasando Gregory Bateson, ho avviato questo articolo; in ogni caso é possibile fare delle considerazioni su quelle che noi definiamo “le regole del gioco”, presupposti comuni a tutti quei concetti e quelle teorie che la psicologia ha saputo fino ad oggi dare e che costituiscono la sua struttura portante. Questi principi non sono antinomici, al contrario si consolidano l’un l’altro, è piuttosto il contesto in cui sono stati ideati che va rivisto ed aggiornato, molte teorie portano con se concezioni legate a tempi e spazi che non esistono più, sebbene i loro assiomi non abbiano limiti spaziali ne temporali.
 
Le regole del gioco sono ben espresse nella teoria degli stati mentali, esse tessono il tessuto di cui son fatti i sogni, i miti come le ipotesi ed i teoremi sull’esperienza psicologica dell’uomo, quella essenziale struttura che ci connette, nella quale ci riconosciamo dando un senso al nostro vivere.