Il cervello l'emulatore di
realtà stabili e condivise.
L'
ipnosi attiva uno stato mentale che diviene condiviso tra ipnologo
e soggetto e si basa sul principio costruttivista per cui noi siamo
gli artefici della nostra realtà, ma andiamo per
ordine:
Possiamo
chiederci quanti neuroni ci siano approssimativamente all'interno
del cervello. La risposta è 10 alla decima, o 10 000 000 000. E' un
numero immenso! Eppure questo sistema funziona come un unico evento
la coscienza di noi stessi e della realtà in cui ci troviamo
immersi.
Se
si va a vedere quanti neuroni siano dedicati alla vista, all'udito
o al tatto, sono molto pochi, la maggior parte dei neuroni del
cervello non si occupa del mondo esterno. Queste e altre
considerazioni fanno ritenere che il cervello sia,
fondamentalmente, un sistema chiuso.
Esiste
una qualche ragione per sostenere che il cervello é un sistema
chiuso? Sì, è il sogno.
I
nostri sogni sono a colori e molto dettagliati. Immaginiamo che nel
corso di uno dei miei sogni io veda un amico che lo senta parlare
con un tono molto critico. Come si può produrre tutto questo nel
mio cervello, in assenza di ogni informazione sensoriale? Come
faccio a vederlo? Come faccio a sentire la sua voce? La sola
spiegazione plausibile è che il mio cervello sia un sistema chiuso,
la cui attività può produrre un'immagine anche in totale assenza di
informazioni dall'esterno.
A
tutto questo segue il fatto che il cervello serve fondamentalmente
per sognare in due modi diversi:
1)
Quando dormiamo e abbiamo gli occhi chiusi, il contenuto della
nostra attività cognitiva dipende da ciò che è presente nella
nostra memoria ed é frutto delle esperienze passate e da quello che
il sistema può inventare.
2)
Durante la veglia, invece, facciamo dei sogni il cui contenuto è
guidato dal nostro apparato sensibile, i 5
sensi.
E' necessario
ridefinire il concetto di sogno: il sogno è il meccanismo che
genera le immagini nelle quali noi ci muoviamo quando interagiamo
con l'ambiente esterno. E' l'emulatore di una realtà che può essere
costruita a partire da ciò che proviene tanto dall'interno, quanto
dall'esterno del nostro cervello, noi siamo perennemente in un
unico sogno che si connota, via via, ora di esperienze passate ed
interpretate, ora di percezioni guidate da esperienze interpretate,
ora di novità in cui costruzione ed interpretazione si fondono in
nuove realtà, poi future esperienze, che divengono guide per future
esperienze e nuove possibili costruzioni.
Sognare
poi serve per risolvere, implicare, interpretare, comparare; il
sogno, che costituisce l'emulazione stabile di una realtà, diviene
emulatore della realtà condivisa dagli altri nel momento che si
sogna utilizzando gli stessi parametri di riferimento, stesso
contesto, dunque stesso significato, stesse coerenze, é, al
contrario, personale allucinazione nel momento che si auto-alimenta
attraverso parametri soggettivi di riferimento.
L'ipnosi
é paragonabile ad un sogno altenativamente auto ed etero guidato,
infatti l'ipnosi fluttua tra autoriferimenti alla propria
esperienza interiore, ed eteroriferimenti portati dall'esperienza
di un'altro, con altri passi che considerano un fluttuare tra i due
differenti livelli fino a costruirne uno nuovo in cui entrambi, (o
tutti nel caso ci si trovi ad essere più di due), che prende ad
essere una realtà a se stante.
Ma andiamo a
considerare le nostre funzioni percettive, i colori in realtà non
esistono indipendentemente da noi, ma sono l'interpretazione che il
nostro cervello fa di particolari informazioni provenienti dalla
retina. Anche i suoni non esistono, ma sono la nostra
interpretazione delle vibrazioni dell'aria provocate dalle onde
sonore. Analogamente, il tatto è qualcosa che noi produciamo in
seguito alla deformazione della pelle, pressione ed espansione,
temperature differenti ecc.
Tutto
questo ci dice che il nostro cervello è un emulatore della realtà,
qualcosa che si è evoluto nel tempo per "simulare" ciò che esiste
al di fuori di noi, o, in altre parole, per costruire una storia,
la nostra storia, la storia di una vita nella vita di un'altra
vita, di una storia di una vita nella vita di un'altra vita, di una
storia di una vita nella vita di un'altra vita, di una storia di
una vita nella vita di un'altra vita, e così via nell'infinito
trascorrere del tempo.
E
di storie il nostro cervello ne costruisce tante, le storie più
gettanate divengono sistemi credibili di conoscenze e si
strutturano nella staria delle conoscenze, io stesso in questo
momento racconto e mi racconto una storia.
Ma
gli elementi di questa storia esistono da prima della nostra
nascita, poiché nessuno ci insegna a vedere i colori, né a sentire
il dolore o le altre sensazioni. Queste facoltà nascono con noi,
proprio come il naso, le orecchie e il corpo, sono in un certo
senso intrinseci alla loro morfostruttura, ogni organo sensoriale
non può che entrare in sintonia con ciò per cui si é strutturato a
percepire, é un ristema ricorsivo che processa processa il reale
processando se stesso.
La
consopevolezza di noi stessi appartiene ad un sistema percettivo
che fornisce gli elementi per processare noi stessi, noi siamo
quell'identità che produce quell'idea che ci
produce.
Siamo
una coscienza equipaggiata con un sistema di sensazioni! Un anello
senso motorio che porta con sé la "pausa" tra uno stimolo ed una
risposta, noi siamo questa "pausa" sottoforma di sistema computante
(elaboratore) operativamente chiuso.Quando il cervello simula
mentalmente un'azione, esso attiva le stesse regioni di quando
pianifica ed esegue un'azione intenzionale.
Il
nostro cervello è, dunque, un emulatore (generatore di realtà
virtuali) che genera una realtà e che ne verifica l'affidabilità
servendosi delle sensazioni attraverso la propria consapevolezza
(presenza) il significato che si da e la coerenza che si mette
nella verifica.
La
condivisione della realtà é paragonabile ad un sistema di moda, di
tendenza, attraverso dei sistemi di attrazzione l'uomo si trova a
definire la propria realtà parametrandola a quella descritta dagli
altri, utilizzando riferimenti percettivi condivisi propri della
struttura morfo-bio-chimico-atomica dell'occhio.
Ora
per ciò che riguarda uno dei problemi centrali del funzionamento
del cervello, il problema centrale è come facciamo a raccogliere
tutti i frammenti della realtà, il colore delle cose, la loro
forma, le sensazioni che esse ci danno, i suoni che emettono, e
generare un'unica immagine a partire da tutti questi elementi.
Alcune parti del sistema analizzano il colore, altre analizzano il
movimento, e altre ancora analizzano il peso o la sensazione
tattile, e tutte queste aree sono lontane tra loro. Come sono
integrate tutte queste sensazioni in un'unica immagine della realtà
e come facciamo a costruire un evento cognitivo unico come la
coscenza?
La
coscienza rappresenta il modo più semplice di collegare le
sensazioni in un unico contesto. Credo che la coscienza esista in
tutto il regno animale, anche se con forme sempre più rudimentali
via, via che si scende lungo la scala evolutiva. E il modo più
semplice di mettere in relazione tutte le sensazioni è quello di
creare un'immagine. La coscienza dà agli animali la capacità di
collegare le sensazioni nel modo più appropriato, qualunque sia il
contesto in cui esse hanno luogo.
Come
fanno le emozioni a influenzare il nostro cervello? Ciò che
sappiamo è che il sistema nervoso può essere modulato da sostanze
chimiche denominate, appunto, modulatori, che modificano lo stato
funzionale di grandi regioni del cervello. Pertanto, questi
modulatori agiscono sia sul contenuto che sul contesto della nostra
esperienza.
I
modulatori sono in qualche modo come l'onda, (la scannerizzazione
che avviene a livello della neocorteccia che mette in evidenza
tutte le variazioni percettive del cervello), tranne che non durano
solo 12,5 millisecondi, ma possono funzionare per minuti, ore o
addirittura giorni. Qualcuno vi fa qualcosa di male e voi vi
arrabbiate. Quanto vi dura? Magari tutto un giorno, nel quale non
vi andrà bene niente e sarete intrattabili. Che cosa è successo?
Bene, il talamo è cambiato, la corteccia è cambiata e, quindi,
anche il loro collegamento è leggermente
cambiato.

UNITA'
PSICOFISICA
Mente
e corpo non sono che due aspetti di uno stesso sistema di
informazione per cui sintomi e problemi possono essere ricondotti a
disturbi nel "libero flusso di informazioni tra mente, corpo e
società e al loro interno" e "quando c'è mancanza di informazione,
le nostre capacità di affrontare le cose vengono meno e noi cediamo
allo stress" (Ernest
Rossi).
Queste
e analoghe considerazioni si ricollegano ai risultati di numerose
ricerche secondo cui lo stato psicofisiologico di un individuo
subirebbe alterazioni in seguito a mutamenti incisivi sul suo
assetto emozionale. Ad esempio, la morte di una persona cara o di
un parente stretto pare faccia aumentare il rischio di contrarre
malattie cardiovascolari o oncologiche, e questo é ampliamente
supportato dalle statistiche.
Valorizzazione
il messaggio emotivo per il benessere psico-fisico, già utilizzato
nelle più antiche forme di guarigione, si trova anche alla base del
moderno approccio ipnoterapico che così si scrolla definitivamente
di dosso l'accusa, mossa a suo tempo da Freud,
di curare soltanto i sintomi ignorandone le cause, le cause sono
intrinseche ai presupposti attraverso i quali "ordiniamo" la nostra
vita.
La
dottrina casual-deterministica ormai è stata ampiamente smentita e
ora possiamo affermare che la natura segue un principio d'economia
e che per superare i limiti appresi occorre riadattare la propria
realtà interiore nei confronti di un ambiente esterno in costante
mutamento: un processo che si può definire
ristrutturazione.
In
verità si potrebbe considerare l'ipnosi e la sua base operativa,
l'unità psico-fisica dell'individuo, (mente e corpo), come il
"motore" (principio) psicologico, (psicodinamismo creativo),
attraverso cui avvengono le principali forme di "condizionamento",
"manipolamento", "cambiamento", "catarsi", "iniziazione" presenti
nella vita dell'uomo.
Esistono
quattro intensita' differenti per il sonno ipnotico, stadi
ipnoidali della trance:
Primo
stadio: leggero dormiveglia
Secondo
stadio: rilassatezza totale dei muscoli (facciali in particolare)
comodità fisica totale
Terzo
stadio: trance ipnotica profonda, sonnambulica
Quarto
stadio: trance ipnotica profonda, stuporosa
Anche
se nell'ipnosi sonnambulica, il soggetto e' apparentemente sveglio
e le sue funzioni sono analoghe a quelle di una persona non
ipnotizzata e vigile e nella trance stuporosa si ha un
comportamento responsivo passivo, contraddistinto da un ritardo
nelle reazioni psicologiche e fisiologiche, ed é presente un più
totale abbandono della volontà personale; non esistono categorie
precise di riferimento per la trance profonda, tali da giustificare
una nomenclatura, ogni distinzine é più soggettiva che non
statistica, dunque di difficile
differenziazione.
Emozioni
e percezioni durante la trance ipnotica variano da persona a
persona e così la profondita' della trance rappresenta un elemento
condizionante. Cio' significa che una persona in ipnosi al primo
stadio avvertira' emozioni e percezioni diverse da quelle che
potra' avvertire nel quarto stadio ipnoidale, nell'ipnosi profonda
stuporosa.
Durante
l'ipnosi, il soggetto, nonostante stia fermo, é totalmente
sensibile al mondo attorno a lui, in termini costruttivisti si può
dire che mantiene il suo stato di realtà, alimentandone la
costruzione coi segnali che sceglie dall'esterno, ed essendo la sua
attenzione focalizzata sulla relazione con l'ipnologo, prende come
riferimento la perturbazione che gli arriva da quella fonte, nella
"realtà" non ci sono dati ma solo presi, e questo succede
indistintamente in stato vigile come sonnambulico o
stuporoso.
Quando
il soggetto si trova in una trance leggera, avverte una grande
rilassatezza e distensione dei suoi muscoli, la respirazione si fa
più lenta, ritmica e profonda, il battito cardiaco é regolare,
entra in una grande serenità ed é perfettamente cosciente. Quando
gli si dice di immaginare una situazione piacevole, come un cielo
azzurro o la riva di un lago, il soggetto vive intensamente la
scena, ed e' allora che, abbandonandosi totalmente, entra in uno
stadio ipnoidale sempre piu' profondo, così il suo inconscio entra
nella sua massima attività, memorizzando più facilmente i messaggi
terapeutici che l'ipnotista gli invierà.
Ogni
stadio ipnotico, c'é da aggiungere, subisce gli influssi del
quotidiano provati da una persona al pari di ogni altro stato
mentale vissuto per ogni altro momento della
vita.
La
trance é un fenomeno normalmente presente in ogni individuo, é il
modo attraverso il quale viviamo nella suggestione della nostra
vita, ogni più piccola sensazione.
L'ipnosi
influenza l'emisfero non dominante
La
mente trova nella coscienza la capacità di regolare e spostare la
nostra attenzione da un ambito all'altro. Le persone sperimentano
periodicamente degli spontanei cambiamenti di consapevolezza, dal
focus attentivo esterno al focus attentivo interno, in quella che
si può definire "ipnosi quotidiana" o "trance ciclica". Una più
approfondita indagine del fenomeno ha portato a quantificare il
verificarsi delle variazioni cicliche dello stato di coscienza
giornaliero in intervalli regolari di 90/120 minuti nell'arco di
ventiquattro ore.
Queste
fluttuazioni del livello di vigilanza, dette "ritmi ultradiani",
sono equivalenti a periodi di naturale recupero fisico e
psicologico, modulati dal sistema limbico-ipotalamico e legati al
flusso, all'interno dell'organismo, di particolari molecole, dette
messaggere, che stimolerebbero la produzione delle ghiandole
endocrine.
Queste
conoscenze gettano una nuova luce sulla nostra comprensione della
medicina psicosomatica e sul significato che può assumere la
psicoterapia, dal momento che ogni psicoterapia ha momenti di
induzione ipnotica, se inserita in un approccio olistico,
caratterizzato dall'impiego sinergico di più interventi, su di un
piano sia fisico che psicologico.
L'apprendimento
stesso necessita di coinvolgimento ed avviene sotto forme
differenti di trance, sono molti, nel quotidiano, i momenti in cui
siamo in stato di trance ipnotica, più o meno profonda, dal seguire
un discorso, all'essere coinvolti in un film, ad essere concentrati
su di un'attività.
L'ipotesi
della lateralizzazione
emisferica,
suggestiva e ormai convalidata da numerose verifiche sperimentali,
vede nell'ipnosi un'attivazione dei centri encefalici situati
nell'emisfero destro, comunemente detto "cervello emozionale". Le
stesse osservazioni sul comportamento di persone ipnotizzate
dimostrano un sostanziale rinforzo dei processi di pensiero
autonomi e primari, propri dell'emisfero destro, accompagnato da un
relativo depotenziamento dei controlli verbali dell'emisfero
sinistro.
Ciò
si traduce in un superamento delle limitazioni consce dovute agli
schemi di pensiero abituali, che precludono l'accesso a larga parte
delle nostre risorse psichiche, in favore di un ampliamento delle
capacità di elaborazioni intuitive, presupposto della creatività,
delle trasformazioni psicodinamiche, dei cambiamenti psicologici.
La moderna ricerca sull'ipnosi quindi non fa che dare validità ad
antiche pratiche che hanno percorso la scienza medica ed erano
legate a credenze di natura immaginifica: dalle guarigioni
spirituali ai "passi magnetici" di Mesmer.