La modulazione mentale del sistema
immunitario
Il rapporto
mente-corpo più eccitante, più complesso e più studiato in
molte recenti ricerche riguarda il ruolo che hanno il
sistema nervoso centrale, le prime esperienze di vita, le
emozioni e l'apprendimento sulla modulazione del sistema
immunitario.
La
storia della medicina ha sempre registrato i racconti delle
guarigioni miracolose e per fede, apparentemente anomale,
che di tanto in tanto sono state riferite (Ellenberger,
1970). Gli studiosi di antropologia hanno raccolto dati su
riti e pratiche di guarigione nella "medicina naturale" che
paiono un miscuglio di fitoterapia e guarigione per fede.
Oggi, psicologi come LeShan (1977) e Achterberg
(1985)
hanno
accumulato prove empiriche che indicano il ruolo della
mente e delle convinzioni per ottenere tali effetti
terapeutici. Fino a poco tempo fa non c'era stato alcun
approccio scientifico sistematico a questi problemi- La
ricerca di Ader e dei " nuovi immunologi", tuttavia, ha
creato un ponte senza precedenti tra la mente e il corpo:
la loro ricerca sperimentale dimostra come il
condizionamento comportamentale possa inibire o
intensificare la risposta del sistema immunitario
(Ader, 1981,
1983, 1985; Ghanta,
Hiramoto, Solvason e Spector, 1985; Solomon,
1985).
Soltanto di
recente si è riconosciuto che il sistema immunitarío è il
terzo dei principali sistemi di regolazione dell'organísmo,
in piena parità col sistema nervoso autonomo e con quello
endocrino. In questo capitolo daremo un quadro dei fatti
fondamentali del sistema immunitario, quanto basta per
poterci formare nuove idee su come sviluppare degli
approcci ipnoterapeutici per facilitare il funzionamento
ottimale di quel sistema.
ANATOMIA
E FUNZIONI DEL SISTEMA IMMUNITARIO
Le linee
generali dell'anatomia e delle funzioni del sistema
immunitario sono semplici, ma i particolari sono
incredibilmente complessi e
ancora
misteriosi. Per lo più i libri di testo incominciano col
definire il sistema immunitario in base alle sue funzioni,
che sono di resistere all'invasione di quasi ogni specie di
sostanze organiche o di tossine che potrebbero danneggiare
l'organismo. Ci sono due tipi fondamentali di immunità:
quella congenita
e quella
acquisita.
Noi
nasciamo con un'immunità congenita,
che costituisce una
difesa generale non
specifica contro tutti
gli invasori. La pelle, insieme con le secrezioni acide e
gli enzimí digestivi dello stomaco, procura una prima linea
di immunità congenita. La seconda linea di difesa la
troviamo nel sangue, dove ci sono globuli bianchi e
numerose molecole (ad esempio, lisosomi, polipeptidí basíci
e certe proteine) che possono aggredire e distruggere
molti tipi di agenti patogeni invasori. I globuli bianchi
del sangue sono forme di immunità congenita che funzionano
da unità mobili per distruggere gli invasori estranei nel
sangue. Essi sono chiamati anche linfociti
perché si
concentrano nel sistema linfatico dell'organismo. La Figura
6 illustra le zone in cui sono concentrati i centri
principali del tessuto del sistema immunitario e alcune
delle loro reti di comunicazione con il sistema autonomo e
con quello endocrino.
L'essere
umano adulto ha circa 7.000 globuli bianchi per millimetro
cubo di sangue. Ci sono molti tipi di globuli bianchi, con
le seguenti percentuali tipiche: neutrofíli, 62%;
eosinofili, 2,3%; basofílí, 0,4%; monociti, 5,3% e
linfociti, 30%. Nella immunità congenita sono
principalmente i neutrofili e i monociti che distruggono i
batteri, i virus e altre tossine che invadono l'organismo.
1 neutrofíli sono cellule mature che attaccano e
distruggono batteri e virus nel circolo del sangue. I
monociti sono cellule immature che hanno inizialmente una
capacità molto scarsa di combattere gli agenti patogeni nel
sangue. Quando, però, entrano nei tessuti vicini alle zone
lese, aumentano di cinque volte le proprie dimensioni (fino
a 80 micron, al punto da divenire visibili a occhio nudo);
così cresciute, le cellule sono chiamate macro
fagi
e
hanno una capacità molto maggiore di combattere gli agenti
patogeni.
L'immunità
acquisita o di adattamento
consiste nella capacità
del corpo di sviluppare delle difese
specifiche molto potenti
contro particolarí tipi di batteri, virus e tossine letali.
L'immunità acquisita non si sviluppa se non dopo la prima
invasione di una sostanza estranea. Qualunque sostanza di
tal genere (batteri, tossine, ecc.), capace di stimolare
l'attività del sistema immunitario, è chiamata un
antigene.
L'immunità
acquisita si sviluppa attraverso il processo di
riconoscimento degli antigeni e di creazione di due grandi
classi di difese contro di essi: quella dell'immunítà
umorale e quella dell'Immunità cellulare. Entrambi questi
tipi di immunità hanno origine nel midollo osseo che
produce le cellule
capostipiti.

L'immunità
umorale è costituita dalle cellule capostipiti prodotte dal
midollo osseo che maturano trasformandosi in un tipo di
globuli bianchi, chiamati linfociti-B. Questi
sono
distribuiti dal sangue in tutto il sistema linfatico del
corpo, così come è illustrato nella Figura
6. Il
sangue viene
continuamente filtrato attraverso questi sistemi linfatici
(noduli linfatici, milza e macchie di Peyer). Se nel sangue
sono presenti degli antigeni, questi stimolano i
linfociti-B a evolversi in cellule di plasma che possono
sintetizzare degli anticorpi (grosse molecole di globulina
chiamate immunoglobuline) che
hanno la
specifica capacità di distruggere un dato antigene. Questo
sistema di scoperta degli antigeni fornisce le principali
difese contro le infezioni virali e batteriche ed è
implicato anche nelle reazioni allergiche. Esistono cinque
classi principali di anticorpi che sono state chiamate:
IgA, Igl), IgE, IgG e IgM. Ig sta per immunoglobulina,
mentre le altre lettere maiuscole identificano il tipo
della classe. Più avanti verrà esaminata la funzione che ha
l'anticorpo IgE nel provocare le reazioni
allergiche.
L'immunità
cellulare si
sviluppa quando
le cellule capostipiti viaggiano dal midollo osseo alla
ghiandola del timo la quale le fa maturare trasformandole
in linfociti-T (globuli bianchi sensibilizzati) che
distruggono direttamente gli antigeni invasori. Alcuni di
questi linfociti-T, quindi, viaggiano, attraverso i vasi
del sangue, fino alla pelle; qui l'epidermide genera degli
ormoni che facilitano ulteriormente la maturazione delle
cellule-T (Edelson e Fink, 1985). In questo modo
la pelle è un'intrinseca parte del sistema immunitario
sull'intera superfide del corpo. Vi sono parecchie forme di
ceHule-T le quali possono aiutare o sopprimere altre
componenti dell'immunità umorale e cellulare (Hokama e
Nakamura, 1982; Waksman,
1985).
Molte di queste
componenti immunitarie sono esposte alle influenze
psicosociali (Ader, 1983; Ghanta et
al., 1985). Così 11minunità
acquisita ha una specifica storia evolutiva in ogni
individuo; le sue funzioni sono perciò particolarmente
soggette all'influenza dell'informazione, legata allo
stato, acquisita nelle prime esperienze di
vita.
PRONTE DELLA
MODULAZIONE MENTALE
DEL
SISTEMA IMMUNITARIO
Per comprendere
in che modo la mente possa esercitare la sua influenza sul
sistema immunitario,
è
necessario che osserviamo un aspetto più particolare del
modo in cui operano i linfociti-T e -B:
essi
hanno
sulle proprie superfici
cellulari dei recettori che possono attivare, dirigere e
modificare le loro funzioni immunitaríe. Questi recettori
sono la base molecolare dell'influenza della mente sui
linfociti. I recettori, come prima è stato ricordato, sono
come delle serrature che si possono aprire per dare inizio
alle attività di ogni cellula. Come abbiamo visto in
particolare, le chiavi che aprono queste serrature sono le
molecole messaggere psicofisiche: i neurotrasmettitorí del
sistema nervoso autonomo, gli ormoni del sistema endocrino
e gli immunotrasmettitori del sistema immunitarío. La forma
e la struttura di queste molecole messaggere e dei
recettori, che debbono incontrarsi per mettere in moto
l'attività cellulare, ci offrono un'illuminante visione
della natura essenzialmente architettonica della vita e
della mente.
Come
abbiamo visto nei capitoli precedenti, la mente regola in
tre stadi sia il sistema endocrino che quello autonomo. La
Figura 6 illustra un
itinerario analogo per l'azione modulatrice della mente sul
sistema immunitario; ci sono, però, delle complicazioni
aggiuntive dal momento che i sistemi autonomo, endocrino e
immunitario possono anche modulare reciprocamente
l'uno
l'attività dell'altro. La tendenza del più recente pensiero
degli immunologi è che il
sistema immunitario possa produrre comunicazioni di
risposta all'ipotalamo e ai sistemi autonomo ed endocrino
tramite gli immunotrasmettitori. Nícholas Hall e i suoi
colleghi (Hall, McGillis, Spangelo e Goldstein,
1985)
hanno delineato
questa concezione nel modo seguente (p. 806 sg.):
Una crescente
quantità di dati conforta l'ipotesi che esistano dei
circuiti bidirezionali tra il sistema nervoso centrale
(SNC) e il sistema immunitario. I prodotti solubili che
sembrano trasmettere informazione dal compartimento
immunitario all'SNC comprendono timosine, linfochine e
certe proteine. 1 peptidi oppioidi, l'ormone
adrenocorticotropo (ACTH) e l'ormone che stimola la tiroide
(TSH) sono prodotti aggiuntivi di linfociti che possono
funzionare in circuiti neuroendocrini immunoregolatori. Si
propone di usare il termine ' immunotrasmettitore' per
descrivere quelle molecole che vengono prodotte in modo
predominante da cellule che fanno parte del sistema
immunitario, ma trasmettono specifici segnali e
informazione ai neuroni e ad altri tipi di cellule. [ ... 1
Certi peptidi di timosina possono fare da
immunotrasmettitori modulando gli assi
ipotalamico-pítuitario-surrenale e gonadico. Molti dati [
... 1 sostengono l'ipotesi che il sistema nervoso è capace
di alterare il corso dell'immunità attraverso gli
iti
nerari
neurovegetativi e neuroendocrini.
La
Figura 6 elenca pure alcuni dei meccanismi
neurotrasmettitori e neuroendocrini tramite i quali altre
strutture del cervello (ad esempio, i gangli sensoriali e
la ghiandola pineale) possono modulare la funzione
immunitaria. Ader (1983) ha esposto
sinteticamente sei tipi di dati sperimentali che
documentano le influenze modulatrici della mente sul
sistema immunitario. Io ho aggiornato il suo elenco con
alcuni riferimenti fondamentali nel modo che
segue:
1)
La prova neuroanatomica e neurochimica dell'innervazione
del tessuto linfoide (midollo osseo, timo, milza, tonsille,
macchie di Peyer, nodi linfatici, ecc.) da parte del
sistema nervoso centrale (Bulloch, 1985). Ciò significa
che la mente (tramite il sistema nervoso centrale) ha un
accesso neurale diretto per modulare tutti questi organi
del sistema immunitario.
2)
Le
osservazioni che l'inibizione o l'eccitazione
dell'ipotalamo si risolvono in mutamenti della reattività
immunologica e, viceversa, che l'attivazione di una
risposta immunitaria nel corpo si risolve in cambiamenti
misurabili all'intemo dell'ípotalamo (Roszman, Cross,
Brooks e Markesbery, 1985; Stein,
Schleifer e Keller, 1981). Dal momento che
l'ípotalamo è regolato dai centri superiori del cervello
(tramite le connessioni con la corteccia limbica), queste
intercomunicazioni tra il sistema immunitario e l'ipotalamo
possono essere esposte all'azione modulatrice della
mente.
3)
La scoperta che i linfociti portano dei recettori per gli
ormoni del sistema endocrino e per i neurotrasmettitori del
sistema nervoso autonomo (Cohn, 1985; Wybran,
1985).
Ciò
significa che tutti gli effetti dell'azione modulatrice
della mente sul sistema autonomo e su quello endocrino
possono essere comunicati anche al sistema immunitario.
Questa conclusione trova conferma anche nel punto che
segue.
4)
La prova che le alterazioni della funzione degli ormoni e
dei neurotrasmettitori modificano la reattività
immunologica e, viceversa, che la provocazione di una
reazione immunologica è
accompagnata da
mutamenti dei livelli ormonali e dei neurotrasmettitori
(Besedovsky, del Rey e Sorkin, 1985; Hall e
Goldstein, 1985).
5)
1 dati che
documentano l'effetto di interferenze comportamentali,
compreso il condizionamento, su vari parametri della
funzione immunitaria (Ader, 1985; Gorczynski,
Macrae e Kennedy, 1982).
6)
Gli studi sperimentali e clinici in cui si è riscontrato
che fattori
psicologici
come lo stress (Palmblad, 1985; Stein et
al., 1985) e la
depressione (Stein et al., 1985) influenzano
l'instaurazione di processi patologici.
Maclean
e Reichlin (1981) hanno notato
anche molti modi indiretti in cui la mente può modulare la
risposta immunitaria attraverso cambiamenti del
comportamento. Questi modi comprendono la modificazione
della dieta, dei ritmi circadiani, dei cicli sonno-veglia,
della temperatura del corpo, del volume del sangue e delle
reazioni vascolari locali.
Il
compito fondamentale dell'ipnoterapetita è di imparare come
accedere a tutti questi meccanismi e come utilizzarli.
Siamo molto lontani dal saperlo fare! Eppure la documentata
ricerca menzionata da Ader (1983) e da Locke et
al. (1984), riguardante
l'influenza di fattori psicosociali, di stati d'animo e
sistemi di credenze sulla malattia, sull'infermità e sulla
guarigione, indica con chiarezza che la mente svolge di
continuo la sua azione modulatrice sul sistema immunitario.
Quel tanto di successo che attualmente l'ipnosi riesce ad
ottenere nella regolazione della funzione immunitaria è
tutto merito di approcci non specifici che funzionano fino
a un certo punto (anche spettacolarmente bene in alcuni
casi), benché generalmente noi non sappiamo quali siano i
meccanismi terapeutici che entrano in azione. Infatti noi
possiamo guidare un'automobile perfettamente senza sapere
come funziona il suo motore, ma se c'è un guasto, quanto
più dettagliatamente conosceremo i meccanismi della
macchina, tanto meglio saremo in grado di ripararlo. Il
presente stato della nostra conoscenza ipnoterapeutica di
questi meccanismi mente-corpo è un po' simile a quella del
guidatore medio che sa che quando si gira la chiave e si
preme l'acceleratore, in qualche punto dell'automobile c'è
un meccanismo che fa qualcosa. Comunque ora c'è un notevole
numero di programmi di ricerca innovativa che studiano in
che modo la funzione modulatrice della mente e l'ipnosi
possano influire su particolari caratteristiche del sistema
immunitario. Nei paragrafi che seguono passeremo in
rassegna alcuni di questi programmi per sapere che cosa
possano dirci sullo sviluppo di nuovi approcci
ipnoterapeutici alla facilitazione della funzione
immunologica.
MODULAZIONE
MENTALE DELL'IMMUNITA CONGENITA
L un fatto
attualmente dimostrato che il sistema immunitario può
essere influenzato da metodi mentali con una preparazione e
istru
zione
appropriata. Si ricorderà che i neutrofili comprendono
quasi due terzi dell'immunità congenita dell'organismo
costituita dalle difese dei globuli bianchi. Qualunque
mezzo di potenziamento della loro funzione sarebbe
certamente un passo importante nella lotta contro la
malattia. Un recente studio condotto da Barbara
Peavey (1982)
per
una tesi di dottorato ha esplorato (impiegando
l'elettrorniogramma del rilassamento muscolare e il
biofeedback della temperatura) l'effetto di un
programma
di
esercizi studiati per migliorare il rilassamento per mezzo
di biofeedback. Essa ha scoperto che mentre il numero dei
neutrofili rimaneva costante, il loro funzionamento
migliorava significativamente con la riuscita
dell'addestramento al rilassamento.
Un
approccio anche più affascinante per facilitare l'attività
dei neutrofili è stato riferito da Schneider, Smith e
Witcher (1984).
Essi hanno combinato
uno stato d'animo di convinzione con un training
d'immaginazione per esplorare il rapporto tra
l'immaginazione e il sistema immunitario. A degli studenti
convinti di poter controllare coscientemente il proprio
sistema immunitario veniva prima data una informazione sul
modo in cui funzionano i globuli bianchi e si mostravano
dei vetrini microscopici di neutrofili veri e propri, che
poi essi dovevano incorporare nel loro addestramento
all'immaginazione. Quindi si faceva loro ascoltare una
cassetta con suggestioni di rilassarsi e di abbandonarsi
a delle fantasie. Gli studenti si esercitavano allora a
immaginare e a tradurre le loro immaginazioni in disegni
che poi vehivano oggettivamente valutati con un punteggio.
Dopo sei sedute di tale esercizio, si è riscontrato che i
soggetti riuscivano ad aumentare o 4
diminuire
notevolmente il numero dei neutrofili in circolo nel
sangue.
Si
potrebbero descrivere i neutrofili come ' i samurai erranti
' delia circolazione del sangue. Infatti, come prima è
stato ricordato, i Ineutrofili solo una parte importante
della risposta del sistema immuInitario ai batteri, ai
virus e ad altri dannosi antigení che tentano di knvadere
l'organismo. Essi possono aggredire gli antigeni estranei
proprio quando questi circolano nel sangue. I neutrofilí
hanno un'ampia gamma di attività le quali potenziano le
loro capacità di raggiungere t distruggere gli antigeni:
possono migrare col circolo del sangue tino al punto della
lesione; possono cambiare forma e quindi spingersi
attraverso i pori dei vasi sanguigni per raggiungere così
le zone kn cui il tessuto è stato danneggiato. Questo
processo di spostamento Verso la zona della lesione viene
chiamato diapedesi. I neutrofili poskono anche aderire alle
pareti interne del vaso sanguigno attraverso il brocesso di
marginazione. Quando dei tessuti vengono invasi o
dannegkiati, i neutrofili reagiscono creando
un'infiammazione
che
tende a brendere materialmente in trappola gli agenti
nocivi affinché non si propaghino ulteriormente attraverso
tutto il corpo. L'area infiammata,
a
sua volta, diffonde nei tessuti degli agenti chimici che
attirano i neutrofili costringendoli ad appiccicarsi ai
lati delle pareti delle cellule dei vasi capillari
(marginazione) e a spingersi quindi attraverso le pareti
(diapedesi) fino alla causa prima
dell'infiammazione.
Nella
loro analisi di quattro ricerche sperimentali iniziali,
Schneider, Smith e Witcher (1983,
1984) hanno suggerito
che gli esercizi del loro addestramento all'immaginazione
influenzassero nei neutrofili il processo di marginazione.
Cioè, gli esercizi non facevano, di per sé, né crescere né
calare il numero dei neutrofili nel corpo, bensì cambiare
la direzione del loro movimento e le zone potenziali di
attività del loro sistema immunitario. Come vedremo più
avanti, nell'analisi che faremo dell'asma, questa scoperta
potrebbe avere profonde implicazioni per l'impiego
dell'immaginazione e dell'ipnosi al fine di migliorare le
risposte iperattive del sistema immunitario nelle reazioni
allergiche.
MODULAZIONE
MENTALE DELL'IMMUNITA ACQUISITA
Smith e
McDaniel (1983)
hanno
incominciato i loro studi sull'azione regolatrice della
risposta immunitaria da parte della mente ripetendo con
successo l'originaria scoperta di Black (1963) che i
soggetti ipnotizzati potevano neutralizzare la cosiddetta
reazione di Mantoux (un blando test cutaneo per la
tubercolosi che viene prodotto da una reazione
anticorpo-antigene del sistema immunitario acquisito).
Smith e .McDaniel, però, invece di ipnotizzare i loro
soggetti, hanno usato un paradigma di condizionamento
comportamentale per dimostrare il ruolo dell'aspettativa
nella modulazione di questa particolare risposta
immunítaria. E infatti la reazione di Mantoux si è prodotta
su quel braccio sul quale i soggetti se l'aspettavano e non
sull'altro dove non era attesa. Ciò ha dimostrato che non
c'era nulla di specificamente connesso con l'ipnosi nella
modulazione del sistema immunitario; l'ipnosi era
semplicemente un modo adeguato di concentrare le risorse
interiori della mente al fine di attivare o inibire una
risposta fisiologica.
Smith,
McKenzie, Marmer e Steele (1985) hanno cercato allora di
stabilire se l'azione modulatrice della mente sulla
reazione di Mantoux si poteva nuovamente ottenere usando,
però, un tipo diverso di risposta anticorpo-antigene ~(la
reazione dell'organismo all'antigene virale della
varicella
zoster) e una diversa
forma di modulazione mentale (la meditazione al posto
dell'ipnosi o del condizionamento). Un vantaggio
nell'impiego dell'antigene della varicella
zoster era costituito
dal fatto che la risposta immunitaria dell'organismo a tale
antigene poteva essere misurata oggettivamente in due modi:
1) in vivo, misurando le dimensioni della reazione del test
cutaneo sul braccio del paziente (esattamente come con la
reazione di Mantoux), e 2) in vitro,
misurando il grado di stimolazione dei linfociti in un
campione di sangue estratto dal soggetto. Smith e i suoi
colleghi (1985, p. 2110)
hanno descritto
nel modo sotto riportato il loro eccellente progetto di una
ricerca sperimentale incentrata su un singolo caso, il
metodo di meditazione orientale usato dal soggetto e i
risultati statisticamente validi da loro
ottenuti:
Alla
luce dei risultati che prima abbiamo citato, abbiamo fatto
l'ipotesi che un soggetto altamente selezionato potesse
usare la meditazione o l'autoipnosi per modulare la propria
risposta immunitaria. Il paradigma era un progetto
semplice, incentrato su un solo caso, in cui il soggetto
stesso, una donna, faceva anche da controllo. Le venne
somministrato un test cutaneo alla settimana per nove
settimane. Durante le prime tre settimane (fase 1) le era
stato detto di reagire normalmente. Nelle tre settimane
successive (fase 2) le fu chiesto
di tentare di inibire la propria reazione al test usando
qualunque pratica o tecnica psicologica a sua scelta. Da
ultimo, nelle restanti tre settimane (fase
3),
le
venne richiesto di nuovo di reagire normalmente. La nostra
ipotesi era che la risposta immunitaria sarebbe diminuita
nella seconda fase rispetto alla prima e alla terza
fase.
Il
soggetto è una donna di 39 anni che negli
ultimi nove anni ha seguito delle pratiche religiose
orientali. Durante la maggior parte di questo periodo essa
meditava una volta o due al giorno, come parte della sua
pratica religiosa, per circa trenta minuti. Negli ultimi
tre anni ha seguito una pratica particolare di meditazione
tantrica in cui essa visualizza le ' energie superiori ' e
cerca di trasformare se stessa in quelle
energie.
Durante
la seconda fase sia dell'esperimento originale e sia della
sua ripetizione, essa riservava circa cinque minuti della
sua meditazione quotidiana per occuparsi del nostro studio.
Prima dedicava il suo interessamento per questo studio al
bene universale invece che al proprio progresso personale,
e chiedeva al suo corpo di non venir meno alla saggezza con
la quale difendeva lei contro l'infezione. Infine
visualizzava l'area dell'eritema e dell'indurimento che si
rimpiccioliva sempre più. Subito dopo ogni iniezione della
fase 2, passava la mano
sul braccio, inviando ' energia guaritrice ' sul punto
dell'iniezione. ( ... 1)
I
risultati ottenuti hanno confermato l'ipotesi che questo
soggetto potesse modulare volontariamente le proprie
risposte immunitarie per mezzo di un meccanismo psichico.
Risultavano influenzati sia la misurazione clinica
(ipersensibilità ritardata) sia la misurazione in vitro
(stimolazione della risposta immunitaria da parte dei
linfociti). In altre parole, sembra che il soggetto,
operando con determinate intenzioni, sia stato in grado di
influire non soltanto sulla risposta al test cutaneo, ma
anche sulla risposta dei suoi linfocití studiata in
laboratorio.
Smith
et al. hanno concluso la loro relazione facendo osservare
che il loro lavoro dimostra la "modulazione psicologica
intenzionale diretta del sistema immunitario dell'uomo". La
loro accentuazione dell'aspetto intenzionale e volontario
della situazione psicologica è di grande importanza. Gli
studi precedenti sulla modulazione mentale del sistema
immunitario attraverso l'ipnosi, i placebo e il
condizionamento comportamentale hanno dimostrato che i
processi di guarigione psicofisica possono essere attivati
da influenze esterne. Il lavoro di Smith e colleghi,
invece, implica che gli esseri umani possano educare se
stessi a facilitare i processi interiori di guarigione
psicofisica. I ricercatori hanno concluso il loro saggio
con una nota di cauto ottimismo nel modo che segue
(1985, p.
2111):
1 risultati di
questa ricerca non possono certamente essere generalizzati
a tutti gli esseri umani; tuttavia può darsi che altre
persone abbiano l'abilità di regolare la propria risposta
immunitaria o di sviluppare la capacità di farlo.
Certamente, questi dati, uniti con i risultati citati
precedentemente, consentiranno a molti di intraprendere
nuove ricerche accuratamente
programmate.
Se la nostra
ricerca prova che gli esseri umani possono regolare la loro
risposta immunitaria in modo significativo, allora possono
derivarne due importanti conseguenze. Il meccanismo
d'instaurazione della malattia infettiva o neoplastíca
associato con vari processi psicologici come la
disperazione o la depressione probabilmente può essere
meglio capito. Forse, anche, la modulazione intenzionale
può essere usata terapeuticamente per accrescere o
diminuire la risposta immunitaria in dipendenza di un
particolare stato patologico.
Volgiamoci
ora a dare uno sguardo riassuntivo al modo in cui la
modulazione volontaria delle risposte del sistema
immunitario potrebbe facilitare la guarigione in una
varietà di malattie come il cancro, l'asma, le allergie e
l'artrite reumatoide.
MODULAZIONE
MENTALE DELLE DISFUNZIONI
DEL
SISTEMA IMMUNITARIO
Bowers e
Kelly (1979)
hanno delineato
tre modi principali in cui il sistema immunitario può
presentare disfunzioni nella malattia psicosomatica. Esso
può diventare ipoattivo,
iperattivo o mal diretto nei suoi sforzi
di difendere il corpo. Questi tre errori del sistema
immunitario sono esemplificati, rispettivamente, dal
cancro, dall'asma bronchiale e dall'artrite reumatoide.
Anche se questa classificazione semplifica eccessivamente i
fatti, essa è tuttavia utile nel fornire un insieme di
modelli per organizzare il nostro pensiero riguardo a
queste problematiche. Nelle pagine che seguono, io amplierò
e aggiornerò la presentazione, fatta da Bowers e Kelly, del
modo in cui i nuovi approcci all'ipnosi terapeutica, che
accentuano l'importanza delle capacità del paziente,
potrebbero facilitare la guarigione di questi tre tipi di
disfunzioni immunitarie.
Il
sistema immunitario ipoattivo nel
cancro
Questo
paragrafo descriverà sommariamente in che modo alcuni degli
elementi fondamentali del sistema immunitario comunicano e
interagiscono tra loro nell'affrontare il fenomeno del
cancro. t, importante comprendere che, per tutta la nostra
vita, l'organismo sviluppa cellule cancerose, come un
processo manifestamente naturale, senza che ciò determini
la crescita di tumori cancerosi clinicamente riconoscibili.
Ciò è illustrato dal fatto che perfino nei lattanti una
particolare forma di cellula cancerosa (il neuroblastoma) è
molto più frequente di quanto non appaia nell'incidenza
clinicamente accertata della malattia. All'altro estremo
della scala della vita, praticamente tutte le autopsie di
maschi di 50
anni o più
rivelano la presenza di cellule cancerose nella prostata,
benché il cancro clinico vero e proprio non sia palese
nella maggior parte di loro.
Dal
momento che per lo più gli individui, anche se producono
cellule cancerose continuamente, non sviluppano il cancro,
è evidente che l'organismo deve disporre di un sistema
naturale di sorveglianza immunologica che scova e distrugge
le singole cellule cancerose prima che esse crescano in
tumori clinicamente evidenti. Si è scoperto che, in
generale, la secrezione, indotta da stress, di
adrenocorticosteroidi provoca la neutralizzazione di questo
naturale sistema di sorveg *anza immunologica. Amkraut e
Solomon (1975),
Shavit et
al. (1985),
e
Stein,
Keller
e Schleifer (1985)
hanno segnalato
che basta un leggero abbassamento dell'efficienza di questo
sistema per far aumentare notevolmente la sensibilità
dell'individuo agli agenti patogeni, particolarmente a
quelli che sono costantemente presenti e che minacciano
l'integrità dell'organismo, come le cellule cancerose
formate per processo spontaneo.
Esiste
una varietà di processi del sistema immunitario che
proteggono contro la formazione di tali tumori. Vi sono
compresi i macrofagi, i linfocíti-T e i finfociti-B
(Amkraut e Solomon, 1975;
Solomon e
Amkraut, 1981),
già
ricordati, come pure le cellule K (killer), le cellule NK
(killer naturali) e le cellule T citotossiche (per maggiori
dettagli, si veda Hokama e Nakamura, 1982).
Le
cellule K sono di stirpe immunologica incerta, ma sono
dipendenti da anticorpi per la loro attività e perciò sono
chiamate anche cellule
citotossiche dipendenti da anticorpi.
Anche le
cellule NK sono di origine incerta, ma si è scoperto che la
loro attività contro le cellule del cancro viene
potenziata dall'interferone.
L'interferone è
un fattore immunologico liberato dalle cellule-T e dai
macrofagi. Studi recenti sull'uomo stanno a indicare che le
cellule NK giocano un ruolo importante contro una varietà
di infezioni virali, comprese quelle dovute all'erpes e
all'oncogenesi virale (cancri prodotti da virus). La
principale teoria sull'oncogenesi sostiene che la
formazione del tumore ha luogo quando le componenti del
sistema di sorveglianza immunitaria sono depresse o
ipoattive (Stein et al., 1985).
Passiamo ora a
esaminare una varietà di approcci che ricercatori e clinici
stanno attualmente sviluppando per combattere il cancro
attraverso il rafforzamento di quegli aspetti del sistema
immunitario che sono depressi. Come abbiamo rilevato a
proposito dei sistemi autonomo ed endocrino, sarà
necessario rintracciare la causa prima dei potenziali
effetti modulatori della mente sul sistema immunitario
addirittura ai livelli genetico e
molecolare.
Il
livello genetico e molecolare di comunicazione del sistema
immunitario nel cancro. Questo
paragrafo presenterà un quadro riassuntivo del pensiero
attuale nei confronti
della genesi del cancro e delle linee di difesa naturale e
acquisita contro di esso. La storia del cancro è
intimamente connessa con la nostra crescente conoscenza dei
geni e delle molecole messaggere che regolano la normale
crescita delle cellule. Come abbiamo visto nei due
precedenti capitoli, le cellule normali hanno tutte dei
geni che ricevono delle molecole messaggere, inviate dai
processi centrali di controllo, attraverso i quali si
svolge l'azione modulatrice della mente, all'interno del
sistema limbico-ipota lamico, tramite i sistemi autonomo ed
endocrino. Molti ricercatori oggi sono convinti che il
cancro abbia origine allorché questi geni che regolano la
crescita normale vengono danneggiati e trasformati in
oncogeni che producono il cancro. Gli oncogeni accelerano o
mutano la struttura delle proteine fabbricate dalla cellula
così che si produce una crescita incontrollata sotto forma
di tessuti inutili e di tumori che alla fine occupano
l'intero organismo e lo uccidono. I geni normali che
vengono trasformati in oncogeni occupano quelle aree dei
cromosomi che sono vulnerabili al danno. A causa di ciò,
vengono chiamati 'proto-oncogeni ' e vengono trasformati in
oncogeni da quei fattori che sono divenuti noti come '
carcinogeni '.
Tra
i carcínogeni più conosciuti ci sono la radiazione
da
raggi X, la radioattività e l'eccessiva esposizione al
sole, le tossine
come il fumo e
gli agenti chimici estranei all'organismo e un certo numero
di virus.
Questi
carcinogeni entrano nel nucleo della cellula, durante uno
stadio vulnerabile di divisione della stessa, e trasformano
un protooncogeno in un oncogeno 1) provocando una mutazione
genetica (cioè, un cambiamento nel programma
relativo alla
struttura delle proteine della crescita) oppure 2)
infrangendo il normale ordinamento in cui i geni si
ricombinano dentro i cromosomi.
Difese
naturali e acquisite contro il cancro.
Esistono
diversi e ben conosciuti modi di neutralizzare la crescita
e la propagazione delle cellule cancerose una volta che si
siano formate. Questo paragrafo passerà in rassegna tre
delle difese naturali dell'organismo e un certo numero di
modi con cui dei ricercatori ne stanno migliorando
l'efficacia.
L'interferone
è una molecola
messaggera proteica che facilita un processo di
immunità innata o difesa
naturale contro l'infezione. Fu scoperto per la prima volta
nel 1957,
in
Inghilterra, da Alick Isaacs e jean Lindenmann del National
Institute of Medical Research. Ogni volta che un virus
attacca una cellula, questa produce interferoni (alfa e
beta ne sono due ben note forme) al fine di interferire con
l'azione tossica del virus. Gli interferoní, per giunta,
possono attaccare direttamente e uccidere le cellule
cancerose già completamente formate 1) interferendo nel
loro metabolismo, oppure 2) inviando messaggi alle
cellule-B, alle cellule-T e ai macrofagi per distruggere le
cellule cancerose (Marrack e Kappler, 1986).
1 primi tentativi
di trattamento clinico con l'interferone sono stati
deludenti per il fatto che esso era disponibile soltanto in
piccole quantità, ma recentemente dei ricercatori hanno
trovato il modo di produrre l'interferone in serie in
laboratorio. Quando nell'organismo ne sono state iniettate
delle forti quantità,
l'interferone
ha avuto successo nel migliorare il potenziale antitumorale
delle cellule-T, delle cellule-B e dei macrofagi contro una
varietà di cancri. In realtà, nella pratica viene combinato
con altre forme di processi antitumorali, come quelli
appresso indicati.
Le
interleucine
sono molecole
messaggere proteiche naturalmente presenti, che facilitano
la comunicazione del sistema immunitario e la difesa contro
gli agenti patogeni nell'organismo. Esse funzionano come
molecole ormonali o messaggere tra le cellule-T e -B, da un
lato, e i macrofagi, dall'altro, per facilitare la loro
azione difensiva contro le tossine e anche contro tumori
interamente formati. Una équipe di ricerca, guidata da
Steven Rosenberg (Rosenberg et al., 1985)
del
National Cancer Institute, ha avuto recentemente successo
nella produzione in serie di interleucina-2 e nell'impiego
della medesima per stimolare le cellule-T dell'organismo a
produrre cellule-T citotossiche che possono attaccare
direttamente i tessuti cancerosi. Negli esperimenti
recentemente condotti su esseri umani si è riscontrato che
Pinterleucina-2 è straordinariamente efficace nel contrarre
il volume dei tumori del 50% o più (inclusa anche la
completa remissione del cancro).
Il fattore
di necrosi del tumore ~) è un'altra forma
naturale di immunità innata contro gli agenti patogeni,
scoperta la prima volta nel 1975
da
Lloyd Old allo Sloan-Kettering Cancer Center di New York.
Si è rilevato che quando i batteri infettano l'organismo, i
macrofagi crescono di numero e secernono la proteina (TNF)
che può aggredire direttamente le cellule e così pure i
tessuti cancerosi. Attualmente, il TNF può essere
moltiplicato per clonazione in laboratorio attraverso
processi di ingegneria genetica e prodotto in serie. Quando
viene iniettato nell'organismo, esso assale davvero le
cellule cancerose e le fa annerire e morire per effetto di
un meccanismo finora sconosciuto; quando poi viene usato in
combinazione con l'interferone e con altri farmaci che
eliminano il cancro, esso ha un'efficacia anche maggiore.
In laboratorio, distrugge o blocca la crescita dei due
terzi delle cellule tumorali contro cui è stato
sperimentalmente usato. Attualmente il TNF viene
sperimentato sugli esseri umani in un buon numero di centri
medici principalL
I
monoclonali sono un altro
frutto dell'ingegneria genetica i quali hanno mantenuto la
promessa di distruggere un'ampia varietà di tumori maligni
in una quantità di modi diversi. I monoclonali vengono
prodotti staccando prima un campione di cellula cancerosa
dal corpo di un paziente e iniettandolo quindi in un topo.
Allora il sistema immunitario del topo produce cellule-B
che hanno anticorpi destinati ad attaccare quel tipo
particolare di cancro; si produce, cioè,
un'immunità
acquisita.
Queste cellule-B, con i loro anticorpi del cancro, vengono
poi rimosse dal topo e fuse, dentro una provetta da
esperimenti, con un'altra famiglia di cellule cancerose, a
rapida moltiplicazione, per produrre i cosiddetti '
ibridomi ', una specie di robusta cellula ibrida che adesso
è in grado di produrre in serie i monoclonali con gli
anticorpi specifici per il tipo di cancro di quel
particolare paziente. Questi anticorpi, che attaccano il
cancro, vengono quindi raccolti e purificati. Generalmente
la loro efficacia risulta anche maggiore se vengono
associati con altre sostanze anticancerose. Quando poi si
iniettano nel paziente, da cui prima è stato asportato il
campione di cellule cancerose, questi miscugli agiscono
come ' bombe intelligenti ' che vanno a colpire soltanto le
cellule cancerose dell'organismo. Ciò avviene perché la
parte che in essi è costituita da anticorpi funziona da
chiave che può aprire soltanto le serrature dei recettori
situati sulle pareti delle cellule cancerose. I
monoclonali, così, sono molecole messaggere di morte
destinate a una specifica missione di combattimento contro
il cancro. Il National Cancer Institute ha calcolato che
nel 2000
circa il
50%
dell'aliquota
di cure contro il cancro deriverà da queste terapie
antitumorali che si stanno di recente sviluppando.
L'altro 50%
sarà frutto di
programmi di prevenzione del cancro. La cosa che più
interessa per il nostro assunto è il fatto che, in un modo
o nell'altro, tutte le attualí terapie del cancro sono
facilitate da molecole messaggere che potenziano
l'efficienza e la forza del sistema immunitario. Purtroppo
la nostra conoscenza del modo in cui i metodi mentali
possano sostenere questi processi a livello delle molecole
messaggere è ancora in uno stadio embrionale, ma, come ora
vedremo, si stanno accumulando prove di una possibile
applicazione in quest'area dell'ipnosi
terapeutica.
Modelli
psicobiologici per facilitare la terapia del
cancro. Uno dei
principali elementi di prova di una connessione mente-corpo
nella genesi del cancro è costituito da quelli che sono
diventati famosi come studi sullo stress da
mutamento di vita (Dohrenwend e
Dohrenwend, 1974).
Ogni forma di
stress derivante da un significativo cambiamento di vita
(ad esempio, morte di un membro della famiglia, cambiamento
di lavoro, trasloco della famiglia) può attivare l'asse
cortico- ipotalamicopituitario-surrenale a produrre i
corticosteroidi che neutralizzano il sistema di
sorveglianza immunologica. L'ansia, la depressione e un
abbassamento della forza dell'Io sono tutti fenomeni
associati con ipoattività del sistema immunitario. La
tendenza principale dell'odierna ricerca in quest'area
poggia sull'ipotesi che la capacità di
adattamento sia il fattore
importante nel determinare se lo stress avrà o no un
effetto depressivo sull'immunocompetenza. Locke et
al. (1984),
per
esempio, hanno
scoperto che il fatto di provare sintomi di ansia e di
depressione in risposta a un mutamento di vita stressante
era indice di un'insufficiente capacità di adattamento e si
risolveva in una diminuzione nell'attività delle cellule
che fanno da killer naturali; d'altro canto, una buona
capacità di adattamento (pochi sintomi rispetto a un
considerevole stress da cambiamento di vita) era associata
con una più elevata attività delle cellule killer
naturali.
Si
viene così accumulando gradatamente una prova sperimentale
ben controllata che l'ipnosi può provocare modificazioni
nel sistema di sorveglianza immunologica. Hall
(1982,
1983) ha trovato che
dei soggetti giovani altamente ipnotizzabili riuscivano ad
aumentare in modo significativo la propria immunità
cellulare (con l'attività sia dei ]infociti-T sia dei
linfociti-B). FrankeI (1985)
e i
suoi colleghi stanno facendo un'indagine sull'impiego della
suggestione ipnotica per potenziare o deprimere l'immunità
cellulare in risposta a iniezioni di
antigeni.
Una
rassegna dei più recenti approcci all'ipnosi terapeutica
che si sono rivelati efficaci nel migliorare
l'immunocompetenza in pazienti di cancro ha rivelato almeno
cinque applicazioni fondamentali: rilassamento,
immaginazione, ristrutturazione, meditazione e
rafforzamento delle capacità di adattamento. Dal momento
che lo stress indebolisce il sistema immunitario
attraverso la
produzione di ormoni adrenocorticoidi, è stato un
importante passo avanti scoprire che i metodi
ipnoterapeutici, accentuando il semplice rilassamento,
potevano abbassare il livello di questi ormoni nel plasma
(Sachar, 1969).
La ben nota
procedura di visualizzazione/rilassamento sviluppata dai
Simonton (Simonton, Simonton e Creighton,
1978)
contiene un
interessante approccio di ristrutturazione cognitiva.
Mentre la maggior parte delle persone che hanno paura del
cancro lo considerano come una malattia potentemente
distruttiva, i Simonton strutturano questa errata opinione
in un modo tutto nuovo: le cellule cancerose vengono da
loro descritte come ' deboli ' e confuse ', mentre i
globuli bianchi del sistema immunitario sono forti ' e '
potenti ' come squali che assalgono la preda. Poiché il
loro programma contro il cancro include anche la terapia di
gruppo per risolvere i problemi sottostanti alla malattia e
sviluppare capacità di adattamento, i Simonton non sono
stati in grado di distinguere quale fattore del loro
approccio fosse più efficace. Tuttavia il lavoro di
Hall (1982) che usa il loro
procedimento di immaginazione e ristrutturazione, chiarisce
veramente il fatto che questo approccio può migliorare
l'immunità cellulare.
Un
approccio ipnoterapeutico apparentemente contrario è stato
sviluppato da Ainslie Meares (1982-1983) in ciò che egli
chiama ' atarassia mentale '. Egli la descrive come una
forma di meditazione intensiva che evoca una ' quiete
interiore '. Il suo approccio è l'opposto di quello dei
Simonton e di tutti quelli che cercano di accrescere nel
paziente il benessere, il rilassamento o le capacità di
adattamento, per il fatto che non richiede alcun atto di
volontà. Secondo la descrizione che ne fa Meares: " Una
caratteristica essenziale di questa forma di meditazione è
l'assenza di ogni tentativo di sforzarsi, di usare la
propria forza di volontà ». Egli afferma che questo
approccio conduce a una comprensione non verbale di sé e
dell'universo, che può effettivamente portare a una
regressione di forme molto gravi di cancro. Meares ha fatto
esperienze personali e profonde in questa sua forma di
meditazione intensiva ed è convinto che tale comprensione
venga comunicata ai pazienti in maniera non verbale a un
livello inconscio, fornendo in tal modo un ulteriore
rinforzo positivo della loro possibilità di attendere le
esperienze con un atteggiamento di ' atarassia mentale
'.
La
maggioranza degli specialisti usa oggi una mistura di tutti
gli approcci sopra ricordati (Margolis, 1982-83; Newton,
1982-1983). 11 lavoro di Fínkelstein e Greenleaf (1982-83)
è tipico: per impostare tre anni di ricerche sul cancro,
essi hanno preparato una cassetta della durata di dieci
minuti contenente delle suggestioni che apparentemente
comprendono tutta quanta la serie dei metodi
ipnoterapeutici che abbiamo preso in esame. Il vantaggio di
questi metodi ampiamente generici è dovuto al fatto che
seguono il principio ericksoniano di lasciare che
l'inconscio del paziente selezioni da sé quelle suggestioni
che gli sono necessarie per facilitare l'attività
terapeutica (Erickson e Rossi, 1979). Questa mancanza di
specificità, tuttavia, significa che non possiamo
determinare scientificamente quali meccanismi terapeutíci
vengono chiamati in causa.
La maggioranza
dei terapeuti concorda che un qualche tipo specifico di
condizione, stato o utilizzazione della mente possa
potenziare la funzione immunologíca. Dal punto di vista
sviluppato in questo capitolo, si potrebbe dire che il
funzionamento dell'essere umano è talmente complesso che
sembra esserci una varietà quasi infinita di sistemi
mente-corpo di memoria e apprendimento stato-dipendenti
utilizzabili per scopi terapeutici. Dal momento che ogni
individuo ha una sua irripetibile storia di apprendimenti
ed esperienze di vita, ogni caso è essenzialmente una nuova
ricerca terapeutica in cui si può esplorare l'efficacia di
approcci ipnoterapeutici specifici e non
specifici.
Nel
Quadro 14 viene presentato un modello
psicobiologico globale per facilitare la regressione del
cancro che costituisce
un aggiornamento e un'espansione di un modello
psicofisiologico simile presentato da Achterberg (1984). La
via più generica e più facilmente accessibile per
raggiungere la guarigione psícofisica è quella che usa la
naturale reazione ultradiana di guarigione, che può essere
riconosciuta e utilizzata ogni 90 minuti (come è stato
descritto nei due capitoli precedenti). Le persone possono
apprendere a ottimizzare le proprie naturali reazioni
ultradiane di guarigione attraverso l'accesso alle risorse
psicobiologiche positive stato-dipendenti associate con
esperienze di vita che comportano un efficace adattamento e
un sentimento di fiducia nelle proprie capacità. Per alcuni
individui questo approccio sarà sufficiente. Altri
miglioreranno usando la reazione ultradiana di guarigione
per potenziare i loro sforzi più attivi nell'uso delle
fantasie di assalto contro le cellule cancerose, deboli e
impotenti, che Simonton e Achterberg hanno proposto. Altre
persone ancora si impegneranno in più profondi processi
personali psicodinamici di immaginazione attiva sotto la
guida di terapeuti psicoanalisti (Hillman, 1983; jung,
1929/1984; NEndell, 1982, 1985a,b; Woodman, 1984), o negli
approcci più spiritualmente orientati di Meares (1982-83).
L'arte e la scienza di queste forme di guarigione
psicofisica comportano essenzialmente un processo creativo
e costruttivo che gli individui devono esplorare a modo
loro via via che imparano a massimizzare i propri
potenziali psicobiologíci.
Il
sistema immunitario iperattivo nell'asma e nelle
allergie
Attualmente
l'asma è riconosciuta come un problema caratterizzato da
una risposta immunitaria iperattiva. Dal punto di vista
ímmunologico (Hokama e Nakamura, 1982), l'asma generalmente
comporta una super-itritabilità della mucosa bronchiale nei
polmoni con eosinofili (che, come abbiamo visto,
costituiscono dal due al tre per cento del totale dei
globuli bianchi). L'asma può capitare a ogni età ed
è
riconoscibile
dall'affanno e dalla mancanza di respiro i quali possono
oscillare da un moderato disagio a una crisi di
insufficienza respiratoria con pericolo di vita. Vi sono
due grandi categorie di asma: quella estrínseca
e
quella intrinseca
(Hokama e
Nakamura, 1982).
L'asma
estrinseca
(chiamata anche
con gli attributi di allergica,
immunologica o atopica) è mediata dagli
anticorpi IgE e può essere associata con riniti allergiche
(infiammazione dei condotti nasali) e con l'orticaria
(malattia caratterizzata da forte prurito e da macchie
bianche leggermente in rilievo sulla pelle che raramente
durano più di due giorni). 1 test cutanei sono positivi ad
antigeni specifici e i livelli di IgE sono di solito
elevati.
E' questa la
forma di asma che è comune nella prima infanzia,
nell'infanzia e in metà circa della popolazione adulta.
Tende a essere stagionale per effetto di esposizione a
piante allergeniche e via dicendo.
L'asma
intrinseca
(chiamata
anche non
allergica, non atopica o idiopatica) si
presenta
soprattutto negli adulti, generalmente dopo una malattia
respiratoria infettiva (che evidentemente attiva il sistema
immunitario). Questo tipo di asma tende a essere più
cronico, con ostruzioni bronchiali non correlate con
l'esposizione stagionale a vari allergeni. Inoltre, il
livello degli IgE è generalmente normale. Malgrado queste
differenze immunologiche, le manifestazioni cliniche
dell'asma estrinseca e di quella intrinseca sono tanto
simili che si ritiene che i loro meccanismi
psicofisiologici seguano la medesima strada o strade
simili. P- stato sperimentalmente dimostrato che
l'ipotalamo stimola o attenua le reazioni allergiche
(Frick, 1976;
Stein, Schiavi
e Camerino, 1976)
negli animali.
Il ramo simpatico del sistema nervoso autonomo stimola la
reazione aPergica attraverso la secrezione di istamina dai
tessuti, mentre il ramo parasimpatico (di rilassamento) la
inibisce.
Ritmi
círcadiani e ultradiani nell'asma. P- stata
condotta un'indagine sull'influenza cronobiologica dei
ritmi circadiani sul verificarsi di attacchi asmatici
(Reinberg, Gervais e Ghata, 1977),
ed
è stato mostrato che Pacme delle reazioni dispneiche
(respiro affannoso) coincide in cadenza con Pacme delle
reazioni cutanee all'istamina e agli allergeni lungo tutto
il ciclo giornaliero di 24 ore, così che la maggior parte
degli attacchi si verifica tra mezzanotte e le tre
antimeridiane. Queste varlazioni giornaliere della
sensibilità e delle manifestazioni della malattia sono
state ricondotte ai ritmi circadiani che vengono
evidentemente iniziati nell'ipotalamo, il quale media i
suoi effetti (in associazione con la responsività della
ghiandola pineale al ciclo giornaliero di luce e tenebra)
attraverso il sistema endocrino. Si è riscontrato che i
ritmi circadiani negli eosinofili del sangue dipendono in
parte dai ritmi giornalieri di secrezione di ACTH da parte
della pítuitaria e dalla sua stimolazione della secrezione
di ormoni dalla corteccia surrenale. P, il medesimo asse
ipotalamico- pituitario-surrenale descritto da Selye come
responsabile della principale risposta allo stress nelle '
malattie dell'adattamento '.
t
facile immaginare una quantità di vie di comunicazione
mentecorpo attraverso le quali gli approcci ipnoterapeutici
non specifici (come la ' risposta di rilassamento ' di
Benson) possono migliorare le reazioni allergiche in una
varietà di malattie psicosomatiche. Nella mia personale
attività clinica ho rilevato che la forma di
autoipnosi
precedentemente
descritta come la reazione ultradiana di rilassamento è
particolarmente efficace quando è combinata con la
quantificazione del sintomo cosicché il paziente raggiunga
a poco a poco il controfio volontario delle risposte
allergiche e asmatiche. Accrescendo la propria sensibilità
ai più piccoli indizi che segnalano il principio di una
reazione asmatica, il paziente può convertire il sintomo
asmatico in un segnale di facilitazione
dell'autoguarigione. A questo proposito Lankton
(1987)
sta
sviluppando un approccio ericksoniano che combina la
quantificazione del sintomo con la
metafora.
Nel
trattamento degli asmatici, come pure di qualunque altra
reazione sintomatica che potrebbe implicare un pericolo di
vita (per esempio, lo
status astbmaticus nel quale il
paziente non riesce letteralmente a tirare il fiato), è
sempre prudente disporre di personale medico qualificato
reperibile nell'edificio stesso. Quando si usa in casi di
questo genere la quantificazione del sintomo, non si chiede
mai al paziente di sperimentare più del 25%,
o
al massimo il 30%
della peggiore
reazione precedente. La quantificazione del sintomo non
dovrebbe mai superare il 50%
del
tipo di reazione grave che potrebbe provocare uno stato di
emergenza medica. Di fatto il nostro scopo è ottenere
risposte sintomatiche quantificate con punteggi sempre più
bassi, dato che, di solito, cerchiamo di elevare nel
paziente la consapevolezza solo di quei minimi indizi
necessari a trasformare il sintomo in un segnale per la
guarigione.
Le
indagini sull'efficacia dell'ipnoterapia, nell'asma e nelle
manifestazioni cliniche ad essa correlate sono state
passate in rassegna da molti ricercatori (Bowers e
Kelly, 1979;
DePiano e
Salzberg, 1979;
Wadden e
Anderton, 1982).
La
grande varietà dei metodi che vengono descritti come '
ipnotici ' rende difficile valutare questi studi, che
generalmente sono un miscuglio di ciò che prima abbiamo
descritto come approcci specifici e non specifici. Sembra
probabile che una soluzione soddisfacente di queste
problematiche verrà raggiunta soltanto isolando e studiando
gli effetti dell'ipnosi su risposte allergiche
specificamente note e facilmente misurabili. In quest'area
è stato iniziato un lavoro pionieristico, per le dermatiti
allergiche e le reazioni allergiche al cibo, da Ikerni e
Nakagawa (1962),
e
per l'orticaria cronica da Kaneko e Takahashi
(1963).
La
vasta messe di ricerche sulle alterazioni ipnotiche delle
risposte allergiche di natura immunologica acquisita (come
il test cutaneo della tubercolina di Black,
1969
e
di Mason, 1963)
è
matura per un tentativo di duplicazione alla luce della-
maggiore conoscenza che oggi abbiamo delle connessioni
mente- corpo che vi sono implicate. Non si può fare a meno
di chiedersi, per esempio, se il movimento dei neutrofili
facilitato dalle fantasie mentali
discusse
precedentemente
(Schneider et al., 1984)
non
possa essere modificato opportunamente in modo da spostare
dal tratto bronchiale la sede degli eosinofili, che sono
strettamente legati ai neutrofili, per migliorare così la
risposta immunitaria iperattiva nell'asma e nelle
disfunzioni allergiche ad essa
correlate.
Il sistema
immunitario mal diretto, nelle dislunzioni autoimmunitarie
e nell'artrite reumatoide
Una
disfunzione autoimmunitaria è quella in cui il sistema
immunitario, con un tragico errore di persona, assale i
tessuti del proprio organismo come fossero quelli di
invasori estranei. Conoscere con quali mezzi il corpo
distingue gli antigeni (o sostanze estranee) da ciò che è
suo per natura è il problema di fondo dell'immunologia: è
proprio questa distinzione tra il Sé e il non- Sé che viene
meno durante una disfunzione autoimmunitaria. Attualmente
si è convinti che questo processo di ' apprendimento' abbia
luogo durante lo sviluppo fetale come risultato del
contatto diretto tra le sostanze del proprio corpo e i
recettori situati sulla superficie dei globuli bianchi. Il
sisistema immunitario impara a riconoscere il Sé
disinnescando la reazione anticorpo-antigene nei confronti
di tutte le sostanze naturali (autoantigeni) del
corpo.
Col
crescere dell'età, tuttavia, vi sono molte situazioni
particolari in cui può avvenire un collasso dei meccanismi
centrali sottostanti al riconoscimento del Sé. Generalmente
tale collasso comporta una rottura delle normali vie di
interazione tra cellule-T e -B e autoantigeni. I disturbi
autoimmunitari sono di solito associati con malattie di
natura maligna, sindromi di immunodeficienza, ferite e
invecchiamento. In questo paragrafo passeremo in rassegna
la recente ricerca sull'artrite reumatoide come un esempio
di come si possano sviluppare i nuovi approcci
ipnoterapeutici alle disfunzioni
autoimmunitarie.
L'artrite
reumatoide (AR) è una malattia generalizzata dell'organísmo
che di solito ha un avvio lento, manifestato da sintomi di
esaurimento, dolenzia muscolare e parestesia (sensazioni
insolite di bruciore, formicolio, intorpidimento). Via via
che la malattia progredisce, le principali articolazioni
del corpo (spalle, gomiti, polsi, dita, anche, ginocchie,
caviglie e dita dei piedi) si presentano rigide e gonfie.
Si sviluppa allora un dolore acuto e cronico alle
articolazioni, quando si muovono e anche da ferme, e si
manifesta una crescente limitazione al movimento. La
gravità del problema oscilla per lungo tempo
con
periodi
di temporanea remissione; talvolta si registra una
guarigione spontanea ' apparentemente
completa.
La
fisiologia dei problemi delle articolazioni nell'AR è
ancora oggetto di ricerca e gli aspetti autoimmunitari
della malattia non sono ancora del tutto chiari. Si è
pensato, tuttavia, che il problema immediato sia dovuto
all'eccessiva crescita delle cellule nella membrana
sinoviale, che normalmente copre la parte interna
dell'articolazione con uno strato sottile e secerne un
liquido lubrificante. Secondo un'ipotesi relativa al
meccanismo di questo processo, il virus di Epstein-Barr *
altera i tessuti sinoviali (o la cartilagine o anche i
tessuti stessi dell'articolazione), cosicché il sistema
immunitario lancia erroneamente un attacco che fa sì che i
tessuti sinoviali proliferino in modo eccessivo
(Silberner, 1985).
Il
tessuto in eccesso si estende dentro l'articolazione,
provocando la tumefazione che finisce col distruggere la
cartilagine immobilizzando, nei casi avanzati,
l'articolazione stessa. Si ritiene che tanto
l'immunopatologia cellulare (linfociti-T) quanto quella
umorale (linfociti-B) siano coinvolte nell'attacco, al
quale segue un notevole aumento di attività dei macrofagi
per rimuovere i detriti. A loro volta, gli enzimi in
eccesso danneggiano ulteriormente la cartilagine. Si crede
che le emozioni negative facciano salire la tensione
muscolare e che l'eccessiva attivazione del ramo simpatico
del sistema autonomo, che ne consegue, possa ulteriormente
aggravare la situazione di deterioramento (Achterberg e
Lawlis, 1980;
Weiner,
1977).
Si ritiene che
la connessione mente-corpo nell'AR venga mediata attraverso
la via limbico- ipotalamico-pituitaria a noi ora familiare.
Achterberg e Lawlis (1980)
hanno delineato
la possibile dinamica del processo, che qui viene riassunta
nel modo che segue:
1.
2.
Nel paziente di AR, gli stress della vita, che di solito
vengono filtrati attraverso i processi mentali della
corteccia, risultano attutiti; l'individuo appare spesso
privo di interesse, emotivamente piatto o incolore e «
senz'aníma ». Questa mancanza di reazione emotiva è stata
denominata alessitimia, che letteralmente significa una
condizione in cui uno è ' senza parole per ciò che sente '.
Nemiah, Freyberger e Sifneos (1976)
hanno avanzato
l'idea che i pazienti di disturbi psicosomatici abbiano un
modello imperfetto di connessioni associative tra la loro
corteccia e il sistema limbico.
Il virus di
Epstein-Barr è un virus erpetico versatile che infetta
molti individui in tutto il mondo ma non sempre produce
sintomi.
2) L'attività
neurale che di solito è associata con i processi emotivi
non viene sperimentata nelle vie corticali superiori della
mente, ma viene invece cortocircuitata attraverso
l'ipotalamo e le sue dirette associazioni con i sistemi
autonomo, endocrino e immunitario. L'AR (e forse i sintorni
psicosomatici in generale) è pertanto una forma di
linguaggio corporeo che agisce come sostituto per la
mancanza di linguaggio verbale (emisfero sinistro) e di
quello emotivo- immaginativo (emisfero destro). Questa
condizione è stata anche chiamata pensée opératoire, ovvero
incapacità di elaborare fantasie.
3)
L'uso del linguaggio corporeo al posto di quello cognitivo,
immaginativo ed emotivo può comportare, nel paziente di AR,
un aumento della tensione muscolare la quale, a sua volta,
accresce il dolore nelle articolazioni e accelera di fatto
il processo distruttivo all'interno delle articolazioní
facendo salire le temperature interarticolari (che
stimolano l'attività degli enzimi lisomali)
.
4)
Ci può essere un ciclo di accelerazione dellInterazione tra
il sistema immunitario e l'ipotalamo che è caratterizzato
da un biofeedback positivo che peggiora lo stato dell'AR
invece di correggerlo (come accadrebbe con i normali
processi di biofeedback negativo).
Il
concetto di alessitimia come un difetto strutturale o
genetico nelle aree corticali-mentali e in quelle
limbico-ipotalamiche è ancora una teoria altamente
speculativa nei confronti della genesi dell'AR, in
particolare, e dei disturbi psicosomatici in generale. Una
spiegazione psicodinamica più convenzionale dovuta a
Erickson e Rossi (1979)
era
fondata sul principio del rinnegamento, repressione e/o
rimozione dell'esperienza dell'emisfero destro, così che
l'emisfero sinistro veniva a essere privo dell'informazione
necessaria a esprimere il problema con parole. Anche se
sarà necessaria un'ulteriore ricerca per stabilire la
differenza tra i meriti relativi di queste due concezioni,
esse comunque concordano sul fatto che l'informazione legata allo
stato è di natura
essenziale nelle disfunzioni psicosomatiche. La corrente
d'informazione, che normalmente arriva nel sistema
mente-corpo e vi fluisce di continuo, viene bloccata,
cortocírcuitata, oppure deviata così che il corpo è
abbandonato a elaborare quell'informazione che sarebbe
meglio affrontare a livello mentale in modo
sintomatico.
Gli
approcci di Erickson a pazienti che presentavano gradi
varianti di dolore cronico, senso di impotenza, apatia o
ottundimento affettivo comportavano la sua consueta
esplorazione della loro capacità di
usare
i meccanismi
ipnotici classici: dissociazione, spostamento, distorsione
temporale e così via, in combinazione con il suo approccio,
spesso eccezionale, di provocazione emotiva (si
veda il Vol. iv
di Erickson, 1980). Una quantità di controversie sorte
intorno all'opera di Erickson sono incentrate sull'uso non
convenzionale che egli ha fatto dello shock, della sorpresa
e dell'imbarazzo (Rossi, 1973/1980) per provocare ciò che
ora riconosciamo come stati intensificati di eccitamento
del sistema autonomo. Per esempio, egli spesso usava metodi
audaci per provocare i livelli più alti di sforzo
riabilitativo in pazienti che presentavano una varietà di
disfunzioni organiche del cervello (Erickson, 1963/1980,
1980a).
Se
mentalmente rivedo gli ultimi otto anni di vita di
Erickson, allorché lo osservavo nel suo lavoro alle prese
con una varietà di pazienti, capisco ora che questo fattore
di stimolazione e provocazione delle emozioni era quasi
sempre presente. Anche quando pareva che il suo modo di
agire verso il paziente fosse benevolo e gentile, io spesso
coglievo un guizzo di malizia nel suo sguardo nel momento
in cui pronunciava una parola o una frase, apparentemente
innocente, con livelli nascosti di significato che erano
destinati a stimolare le dinamiche emotive del paziente in
maniere inaspettate. Più spesso che no, tuttavia, fino a
quando Erickson non me li spiegava pazientemente, non
riuscivo a cogliere questi livelli multipli di
comunicazione che riuscivano ad aprirsi un varco attraverso
i modelli di informazione legata allo stato nel sistema
globale mente- corpo del paziente (Erickson e Rossi, 1979,
1981; Erickson e Rossi, 1976). Sembrava sempre che si
divertisse un mondo quando impegnava i pazienti su questi
livelli multipli e, anche quando aveva stimolato in loro
delle emozioni negative, si veniva ugualmente a creare un
legame terapeutico positivo. In ogni caso Erickson si
preoccupava di trovare un accesso al repertorio
irripetibile di esperienze di vita, proprio di ciascun
paziente, e di utilizzarlo per aiutare ciascuno a crearsi
nuove strutture mentali e nuove identità che impegnassero
quei processi emotivi e quei fattori di personalità che in
loro egli aveva suscitato. A questo proposito, per
facilitare il processo ipnoterapeutico, Erickson impiegava
un'integrazione dell'approcdo non specifico (stimolazione
emotiva e reazione d'afiarme) con quello specifico (le
irripetibíli esperienze di vita del paziente). La maggior
parte di questi approcci non sono stati più ripetuti perché
erano considerati manifestazioni specifiche della
personalità di Erickson e del suo gusto per una terapia di
tipo drammatico
(Hilgard,
1984), piuttosto che per una terapia di tipo convenzionale.
Ma, come abbiamo visto nel nostro precedente esame della
modulazione mentale del sistema endocrino e del sistema
nervoso autonomo, il ricorso al
l'elemento
drammatico per stimolare memorie ed emozioni legate allo
stato ha una solida base psicobiologica. Nei pazienti di
artrite reumatoide, i processi di memoria, di emozione e di
fantasia, bloccati o mal funzionanti, sembrerebbero una
categoria ideale di test per l'esplorazione degli approcci
ipnoterapeutici pionieristici di Erickson e per la loro
estensione alla stimolazione e all'utilizzazione del
repertorio mente-corpo di reattività unico in ogni
paziente.
Albert
Kreinheder, un analista junghiano, ci presenta un caso
illustrativo del modo in cui certi aspetti, legati allo
stato, della personalità globale di un individuo possono
essere codificati sotto forma di artrite reumatoide e poi
liberatí mediante un processo di immaginazíone attiva
che
trova la via per arrivare ad essi. Co91 egli descrive la
sua esperienza personale di questa malattia e la sua
autoguarigione (pp. 60-61):
Due
anni fa la mia vita sembrava scorrere beatamente. Avevo
acquistato qualche prestigio nella professione, la salute
era eccellente e, quel che più conta, ritenevo che le cose
mi andassero del tutto bene. A quel punto, apparentemente
alto, del successo della mia vita fui afflitto dall'artrite
reumatoide. Per forza di cose diventai un anti-eroe. Pativo
acuti dolori in ogni articolazione del corpo, comprese le
ossa mandibolari. Dopo essere rimasto sveglio per due o tre
ore ed aver svolto le mie normali attività sedentarie, mi
sentivo esausto e avevo bisogno di tornare a letto. Le
spalle e i gomiti erano cosi rigidi che, senza aiuto, non
potevo indossare la giacca, né riuscivo a sollevarmi da una
posizione prona se qualcuno non mi dava una
mano.
Io
tentai ogni cosa, compreso medici, chiroterapisti,
dietologi, massaggiatrici e cartomanti, ma sembrava che
nulla facesse effetto. Non sapendo più che cosa fare,
decisi di parlare al mio dolore. Ecco un campione dei
dialoghi che si svolgevano tra noi:
io:
Tu mi tieni stretto nella tua morsa e non mi lasci andare.
Se è la mia attenzione totale che pretendi, l'hai avuta. Di
qualunque cosa mi occupi, debbo anche occuparmi di te.
Anche quando scrivo, ti sento nella mano e ti sento sempre
in ogni punto del mio corpo. Tu mi fai terribilmente paura.
Non ho alcun controllo su di te, nessun accesso a te,
nessun potere di influire su di te. Ti basta solo avanzare
ancora un po' e sarò allora del tutto impotente. Non ti
fermerai mai? Perché sei qui?
DOLORE:
Sono qui per
afferrare la tua attenzione. Ti rendo no
ta
la mia presenza. Ti mostro il mio potere. lo ho un potere
che è al di sopra del tuo potere. La mia volontà supera le
vostre. Tu non puoi prevalere su di me, ma io posso
facilmente prevalere su di te.
Io:
Ma
perché devi distruggermi col tuo potere?
DOLORE:
Lo
faccio perché non voglio più permetterti di trascurarmi. Tu
ti inginocchierai davanti a me e ti umilierai perché sono
Colui all'infuori del quale non c'è nessuno. Io sono la
prima di tutte le cose e tutte le cose nascono da me e
senza di me non esiste nessuna cosa. Voglio essere con te,
strettamente unito ai tuoi pensieri, in ogni momento.
Questo è il motivo per cui ti stringo nella morsa del mio
potere e ti costringo a pensare soltanto a me. Ormai, con
la mia presenza in te, non puoi più vivere come prima e
fare le stesse cose di prima.
Questi
dialoghi davano un significato alla mia malattia. Prima il
dolore era soltanto una maledizione da eliminare. Ora
invece si era rivelato come " Colui all'infuori del quale
non c'è nessuno ». E questo Grande desiderava l'intimità
con me. Ora sì capivo il significato di quelle che prima
erano soltanto parole per me: la nostra piaga è il punto in
cui il Sé trova la via per entrare in noi. La calamità che
colpisce può essere l'elezione, la chiamata
all'individuazione.
Divenni
consapevole che la mia vita doveva cambiare. t sorprendente
scoprire come possano ancora vivere e prosperare, a venti,
trenta e forse più di quarant'anni, delle persone
totalmente egocentriche. Ma presto o tardi si afferma la
personalità più ampia che è in noi. " Sta venendo il
momento ", mi disse il mio dolore, « in cui porrò termine a
tutte quelle cose che vengono prima del tuo amore per me ».
E aggiunse ancora: " P, così urgente e importante che tu mi
ami e stia con me che sarai storpiato e paralizzato da
qualunque cosa minacci di essere più importante di me. Ama
me prima di tutto. Ignorare me procura morte, malattia e
distruzione ».
Quando
a uno capita una nevrosi o una malattia, non vuol dire che
sia un essere inferiore o una personalità incompleta. In
qualche modo è un segno positivo che rivela capacità
potenziali di crescita, come se dentro di lui ci fosse una
personalità più grande che fa pressione sulla superficie.
Quando mi venne l'artrite, tornai in analisi. Lo feci,
suppongo, perché avevo l'artrite. Ma l'intenzione
dell'inconscio era probabilmente
un'altra.
L'artrite
mi era venuta proprio perché io tornassi in analisi. Non
siamo mai analizzati in modo completo. Via via che mutano
le condizioni, ci sono nuovi contenuti psichici da
integrare. Una volta che viene aperta una finestra sul
mondo degli archetipi, non c'è nessuna possibilità di
chiuderla di nuovo. 0 cresciamo insieme alla spinta
all'individuazione, o essa cresce contro di
noi.
Una
recente catamnesi a distanza di sette anni (comunicazione
personale) indica che Kreinheder è tuttora libero da ogni
sintomo. Questa concezione di un possibile significato più
profondo della malattia è
stata espressa
da sciamani e guaritori di tutte le culture e di tutti i
tempi. L'esperienza di Kreinheder con l'artrite dimostra
come la malattia possa essere una chiamata a smettere le
proprie abituali attività per scoprire i significati più
profondi che stanno maturando nella propria esistenza. R
questa la base del processo ultradiano di guarigione che io
chiamo ' convertire un sintomo in un
segnale
CONVERTIRE
UN SINTOMO IN UN SEGNALE
Sintonizzarsi
con un sintomo con l'atteggiamento di chi interroga con
grande rispetto, piuttosto che con la posizione, usuale per
il paziente, di evitamento, resistenza e rifiuto verso di
esso, costituisce il primo passo per accedere alle memorie
e alle associazioni stato-dipendenti che possono essere dei
segnali provenienti da quelle parti della nostra
personalità che hanno bisogno di sviluppare la propria
particolare espressione (individuazione). Il concetto di
convertire un sintomo in un segnale del bisogno di un più
ampio sviluppo creativo nella vita interiore del paziente,
di solito io lo introduco pressappoco in questi termini
(Rossi, 1986b, p. 20):
Puoi
usare una forma naturale di autoipnosi semplicemente
permettendoti di goderti una sosta ogni volta che ne hai
bisogno durante la giornata. Tu chiudi semplicemente gli
occhi ed entri in sintonia con le parti del tuo corpo che
sono più a loro agio. Quando hai individuato il benessere,
puoi semplicemente goderne e lasciare che si approfondisca
e si diffonda da sé in tutto il tuo corpo. Benessere è più
che soltanto una parola o uno stato di dolce far niente.
Penetrare veramente a fondo nel benessere vuol dire che hai
messo in azione il tuo sistema parasimpatico, la tua
naturale risposta di rilassamento. P-
questo
il
modo più facile per portare al massimo grado i vantaggi
terapeutici della fase di riposo dei naturali ritmi
ultradiani del tuo organismo.
Quando
esplori il tuo benessere interiore, puoi
chiederti in che modo il
tuo inconscio creativo riuscirà ad affrontare qualsiasi
sintomo, problema o questione tu desideri che affronti. Il
tuo inconscio è il regolatore interno di tutti i tuoi
processi biologici e mentali. Se hai dei problemi, ciò è
dovuto probabilmente al fatto che qualche sfortunata
programmazione ha interferito dal tuo passato con i
naturali processi di regolazione all'interno del tuo
inconscio. Ora, accettando e godendoti i normali periodi di
riposo ultradiano, così come capitano nel corso della
giornata, tu permetti la naturale autoregolazione della tua
entità mente/corpo ai fini di guarire e risolvere i tuoi
problemi.
Il
tuo atteggiamento nei confronti del tuo sintomo e di te
stesso durante questa forma di ipnosi terapeutica è molto
importante. Il tuo
sintomo o problema è di fatto amico tuo. Il tuo sintomo è
un segnale che ti dice che è necessario un mutamento
creativo nella tua vita. Durante i
periodi di benessere della tua autoipnosi ultradiana avrai
spesso delle tranquille intuizioni sulla tua vita, su dò
che veramente desideri e su come ottenerlo. Una nuova forma
di raccoglimento e di gioia, una più grande consapevolezza
e maturità possono derivare dalla regolare pratica
dell'autoipnosi ultradiana.
SISTEMA
IMMUNITARIO, INFORMAZIONE E COSCIENZA
Stephen Black è
un ricercatore inglese che è stato un pioniere dell'impiego
dell'ipnosi per la modulazione mentale delle reazioni
immunologiche acquisite, che prima erano ritenute dei
processi puramente biologici. La sua ricerca sull'uso
defl'ipnosí per modulare la risposta immunitaria di un
soggetto umano al bacino della tubercolosi (la reazione di
Mantoux) (Black, Humphrey e Niven, 1963)
e
alle reazioni allergiche della pelle (Black,
1963;
Black e
Friedman) è stata fonte di ispirazione per molti
ricercatori di cui si parla in questo capitolo (Smith,
McKenzie, Marmer e Steele, 1985;
Smíth e
McDaniel, 1983).
Black nella sua
indagine era guidato dall'ardente desiderio filosofico di
stabilire l'unità concettuale di mente, corpo e vita
stessa. Le sue indagini ipnotistiche sull'immunità
acquisita per lui erano un mezzo empirico per risolvere il
problema mente-corpo, vale a dire il pro
QUADRO
15:
Conversione di un sintomo in un segnale
L
Quantificazione
per convertire sintomi in segnali
Su
una scala da 1 a 100, in cui 100 è il punto peggiore, quale
numero esprime il grado in cui tu stai provando quel
sintomo proprio in questo momento?
Riconosci
che l'intensità del sintomo è in realtà un &~e di
quanto fortemente un'altra ~ più profondi di te abbia
bisogno di e~ riconosciuta e capita proprio
ora.
2.
Accesso al
sintomo e indagine sul suo
significato
Quando
la tua mente interna (inconscio creativo, ecc.) " pronto ad
aiutarti ad accedere ai significati più profondi dei tuoi
sintomi, ti sentirei diventare tranquillo ed essere e tuo
agio, con gli occhi che finalmente si chiuderanno.
[Pausa]
Tu
potrai nesann~ le cause prime originarie di quel sintomo
[pausa],
potrai
chiedere al tuo sintomo che cosa ti sta dicendo [pausa],
potrai discutere con il tuo sintomo quali cambiamenti sono
necessari nella tua vita.
3.
Ratifica
dell'importanza e del valore del nuovo
significato
In
che modo userai ore il tuo sintomo come segnale importante?
[L'importanza dei nuovi ~ceti che emergeranno di solito può
essere riconosciuto intuitivamente dal soggetto. Il nuovo
significato è ínvariabilmente accompagnato da
manifestazioni affettive (lacrime, entustasmo,
gratitudine). Riquantificare l'intensità dei sintomo m
questo momento generalmente ratificherà il valore di questa
forma di L~ interno.1
blema della
separazione, dal tempo di Descartes, di mente e corpo ín
due regni concettuali distinti. Dato che è sostanzialmente
lo stesso problema mente-corpo che stiamo affrontando in
questo libro, esamineremo le idee di Biack e indagheremo
sulle loro implicazioni per il pensiero
attuale.
Black
ha usato la teoria
dell'informazione, di recente
sviluppo negli anni Sessanta, come base concettuale per
proporre una definizione unica per la vita biologica e per
la mente. Per capire la portata di questa definizione è
importante possedere una comprensione di base della teoria
dell'informazione, come si è accennato nel Capitolo 2.
Quantunque la teoria dell'informazione sia stata
originariamente for
mulata
come un modello matematico (Shannon e Weaver,
1949;
Wiener,
1948)
per
le emergenti tecnologie della comunicazione, si è
rapidamente rivelata utile per concettualizzare tutti i
processi di cambiamento e di trasformazione. Nel Capitolo
2, per esempio, abbiamo sommariamente esposto la teoria che
tutti i processi biologici e psicologid potrebbero essere
concepiti come forme diverse di trasduzione
dell'informazíone. Un mezzo per risolvere il problema
mente-corpo consiste nel dire che la mente e il corpo
prendono parte a processi simili di trasduzione
dell'informazione. Abbiamo passato in rassegna il lavoro di
molti psicologi, teorici e sperimentali, che hanno usato la
teoria dell'informazione come base concettuale per
comprendere in che modo l'ipnosi potesse mediare la
modulazione mentale della fisiologia dell'organismo
(Bowers, 1977).
Anche se la
teoria dell'informazione viene generalmente formulata in
linguaggio matematico, per i nostri scopi sarà comunque
sufficiente enunciarne l'idea fondamentale in questi
termini: quanto
più un'idea o un evento è improbabile, tanto più il suo
valore informativo è elevato, e in termini di
comune buon senso: tutto ciò che è quotidiano, ordinario e
aspettato nelle nostre vite, non ci fornisce di solito
alcuna informazione nuova. Ce la fornisce, invece, ciò che
è nuovo, misterioso e interessante. Così tutto ciò che per
una persona è nuovo ha un alto
valore informativo.
Nel
Capitolo 2 abbiamo descritto come il sistema reticolare
attivatore ascendente (SRAA) e il locus coeruleus siano le parti
del tronco encefalico che attivano la coscienza allorché si
presentano degli stimoli nuovi e insoliti. Il
nuovo
può
venire dall'ambiente esterno o essere generato durante
stati creativi del pensiero e dell'attività onirica.
Situazioni di vita ripetitive e di routine e modelli
abituali di ideazione, invece, tendono ad abbassare il
livello di coscienza di un individuo e addormentare la sua
mente. Questo ci conduce all'intuizione fondamentale che è
l'informazione che fa prosperare la coscienza (e la mente
in generale). La
mente è il supremo disegno progettato dalla natura per
ricevere, generare e trasdurre
informazione.
In questa
concezione della mente, la parola disegno ha importanti
implicazioni. Disegno implica forma e struttura.
L'informazione generalmente si manifesta per noi sotto
forma di mutamenti di disegno, forma e struttura. Karl
Pribram. (1986, in corso di
stampa) descrive molto bene, nel brano qui sotto riportato,
l'importanza di questa concezione strutturale
dell'informazione per comprendere in che modo gli aspetti
fenomenici della mente e quelli materiali del cervello e
del corpo possano essere compresi nell'ambito dello stesso
quadro concettuale:
Maurice
Merleau-Ponty, un filosofo esistenzialista, ha pubbEcato un
libro, intitolato La struttura del
comportamento (1963), che tanto nello
spirito quanto nella lettera rivela notevoli analogie con
il nostro Piani e
struttura del comportamento (Miller,
Galanter e Pribram, 1960; vedi anche,
Pribram, 1965), che affronta i
problemi da un punto di vista comportamentale e
dell'elaborazione dell'informazione. Non intendo suggerire
qui che non esiste alcuna distinzione tra un approccio alla
mente di tipo behavioristico e uno di tipo
esistenziale-fenomenologico. Altrove ho esposto in
dettaglio questa distinzione in termini di una ricerca di
cause, da parte dei behavioristi, e di una ricerca di una
struttura d'informazione ragionevolmente
(significativamente) composta, da parte dei fenomenologi
(Pribram, 1979). Ciò che voglio
davvero sottolineare qui è che entrambi gli approcci
conducono a concettualizzazioni che non si possono
classificare facilmente né come mentalistiche né come
materialistiche. I bebavioristi nella loro ricerca delle
cause si basano sulle pulsioni, sugli incentivi, sui
rinforzi e su altri concetti di tipo ' dinamico ' che hanno
deliberatamente un ambito newtoniano. Gli esistenzialisti,
nella loro indagine dell'esperienza psichica pervengono
alla nozione di struttura, analogamente agli antropologi e
ai linguisti quando affrontano altre organizzazioni
complesse. E i concetti strutturali sono affini a quelli
della fisica moderna, in cui le particelle hanno origine da
interazioni e rapporti tra processi.
Capire
come sono composti i programmi dei calcolatori aiuta a
dirimere alcune questioni connesse con l'approccio '
identificazionista ' al rapporto mente-cervello: dal
momento che la nostra introspezione non ci fornisce alcuna
connessione evidente con le funzioni dei tessuti neurali
che comprendono il cervello, non era facile capire di che
parlano i teorici quando affermano che processi mentali e
processi del cervello sono identici. Ora, grazie
all'analogia con i programmi dell'informafica, possiamo
avanzare l'ipotesi che ciò che hanno in comune le
operazioni mentali e il wetware del cervello
che realizza l'operazione sia qualche ordine che rimane
invariante rispetto alle trasformazioni. I termini '
informazione' (nelle scienze del cervello e in quelle
cognitive) e ' struttura ' (in linguistica e in musica)
sono quelli più comunemente usati per descrivere tali
identità rispetto alle trasformazioni.
L'invarianza
dell'ordine rispetto alle trasformazioni non è limitata ai
calcolatori e ai loro programmi. In musica noi riconosciamo
una sonata di Beethoven o una sinfonia di
Berlioz;
indipendentemente
dal fatto che ci venga presentata come uno spartito su un
foglio di carta, in un concerto dal vivo, nel nostro
apparecchio di riproduzione ad alta fedeltà, o persino in
automobile, distorta e sommersa dal rumore di fondo e dalla
mediocre riproduzione. L'informazione (la forma interna),
la struttura (la disposizione) è riconoscibile in molte
realizzazioni concrete. I materiali che rendono possibili
tali realizzazioni differiscono considerevolmente l'uno
dall'altro, ma queste differenze non hanno nulla a che fare
con la proprietà essenziale della forma musicale. In questo
senso, l'approccio identificazionista al rapporto
mente/cervello, malgrado il realismo delle sue
realizzazioni concrete, partecipa dell'universale
platonico, vale a dire degli ordinamenti ideali che sono
esposti a diventare imperfetti nella loro materiale
realizzazione.
Nella
costruzione dei linguaggi per calcolatori (da parte di
uomini) perveniamo a capire come venga realizzata
l'informazione o la struttura in una macchina. L'essenza
delle gerarchie biologiche, come pure di quelle
computazionali, consiste nel fatto che i livelli di
organizzazione più elevati esercitano il controllo su
quelli inferiori e nello stesso modo sono da questi ultimi
controllati. Questa causazione reciproca si ritrova ovunque
nei sistemi viventi: così il livello di anidride carbonica
nei tessuti non soltanto controlla il meccanismo neurale
della respirazione, ma da questo viene a sua volta
controllato. Scoperto originariamente come un principio di
regolazione che mantiene un ambiente costante, questa
causazione reciproca è stata chiamata 4 omeostasi'. La
ricerca degli ultimi decenni ha dimostrato che tali
meccanismi di feedback
sono onnipresenti e
coinvolgono i processi sensoriali, quelli motori e tutte le
specie di processi centrali. Quando organizzazioni e
feedback vengono agganciate in serie parallele, diventano
meccanismi di controllo feedforward
i quali funzionano
proprio come fanno le parole nei linguaggi dei computer
(Miller et al., 1960;
Pribram,
1971).
L'uso che
Pribrani fa di questo concetto strutturale
dell'informazione lo mette in grado di unire rapporti
mentali e fisiologici in un unico quadro di causazione
reciproca, o omeostasi, che è caratteristico di tutte le
nostre illustrazioni della comunicazione mente-corpo
(Figure 1-7).
Sulla base di
questo sfondo concettuale possiamo tornare ora all'uso che
Black ha fatto della teoria dell'informazione per
concettualizzare il modo in cui il sistema immunitario
fornisce un modello della comunicazione mente-corpo e della
guarigione psicofisi
ca.
Nei passi che qui di seguito vengono citati Black fa uso,
per definire la vita e la mente, del concetto
d'informazione come strutture che sono nuove
(improbabili) (1969):
Il fondamento
della mia argomentazione è, quindi, che dal momento che la
forma aristotelica di tutta
la
materia ' contiene informazione ' in qualche grado, e dal
momento che ' l'informazione sotto forma di forma ' è
evidentemente essenziale alla materia vivente, è
in base
all'improbabilità della forma
della
materia - in
quanto distinta dalla sua sostanza energetica - che la vita
va definita.
Propongo perciò
questa definizione: la vita è una qualità
della
materia che
nasce dal contenuto
di informazione inerente all'improbabilità
della forma.
[P.
461
Avanzo,
pertanto, una seconda ipotesi: la mente
è il
sistema informazionale
derivato dalla somma
di
improbabilità della forma
inerente
alla sostanza
materiale degli esseri
viventi. [P. 561
L'informazione,
naturalmente, può essere trasmessa in ogni specie di modi,
dalle modulazioni in un'onda della radio, alle
configurazioni bianche e nere sulle pagine di questo libro.
E per coloro che lavorano nel campo della biologia
molecolare, l'idea sia di trasmette~e sia di registrare
l'informazione ' sotto forma di forma ' non e sicuramente
nuova.
Ma
qui i fatti in genere non vengono visti sotto questo
aspetto. Benché la differenza possa anche sembrare banale -
e da qualcuno condannata come ' metafisica ' - è ciò
nondimeno importante per il mio assunto, in quanto io spero
di mostrare sulla base di prove cliniche e sperimentali di
medicina psicosomatica, che, quale che sia la stabilità
della sostanza genetica, gran parte dell'informazione
registrata dal corpo sotto forma di forma può nel corso
della vita contribuire di suo sia alla malattia che alla
salute. R. 471
Il concetto che
Black ha della forma come essenza informazionale della vita
e della mente suona molto astratto finché non ci ricordiamo
che esso è esatto a livello molecolare. Infatti, sono la
forma e la struttura delle molecole messaggere e dei loro
recettori che azionano e modulano l'attività vitale
all'interno di tutte le cellule del corpo. La ricerca
pionieristica di Black è stata un passo avanti nel
dimostrare quanto ciò sia vero per la comunicazione
mente-corpo attraverso il sistema immunitario, come viene
illustrato nella Figura 6. Come è stato indicato nei
precedenti capitoli, sappiamo ora che è vero
anche
per
il sistema autonomo (Figura 4 a p.
13 1)
e
per quello endocrino (Figura 5 a p.
154).
Nel
prossimo capitolo apprenderemo come ciò sia vero anche per
il sistema neuropeptidico.
P-
stato probabilmente perché Black era tanto interessato alla
natura essenzialmente inconscia della trasduzione
mente-corpo dell'informazione nei problemi psicosomatici,
che egli non ha dato alcuna corrispondente definizione di
coscienza. Ma io credo che la definizione di coscienza come
di ' un processo di trasduzione autoriflessiva
dell'informazione ', che ho proposto nel Capitolo
2,
si
adatti sorprendentemente bene alle concezioni di Black.
Alcune delle principali modalità o forme di trasduzione
dell'informazione che costituiscono il contenuto della
coscienza sono state presentate nel Quadro
6 ~p. 209).
Benché queste
modalità mentali (emozioni, immaginazione, cognizione,
ecc.) siano a un livello di descrizione diverso da quello
del corpo e delle molecole, sono però tutte unite
dalla concezione
attualmente emergente della vita, della biologia e della
mente essenzialmente come
trasformazioni informazionali l'una
dell'altra.
L'applicazione
pratica di questa concezione unitaria della forma nei
fenomeni psicobiologici è evidente in molti indirizzi di
psicoterapia che si sono sviluppati al di fuori delle
classiche psicologie del profondo di Freud e di jung. Il
pensiero corre immediatamente, per esempio, alla terapia
della Gestalt con tutti i suoi derivati. jung stesso ha
dato un posto centrale all'importanza della forma nel suo
basilare concetto dell'archetipo come di una struttura '
psicoide ' o psicobiologica che ha dato forma all'essenza
di idee, simboli e processi di trasformazione. Egli espone
così il suo concetto (jung, 1954, pp.
31-32):
Non ' una sola
' delle idee o concezioni essenziali è priva di antecedenti
storici. In ultima analisi, esse sono tutte fondate su
forme archetipiche primigenie, la cui evidenza risale a
un'epoca in cui la coscienza ancora non ' pensava ', ma '
percepiva '. Il pensiero era oggetto di percezione interna,
non era pensato, ma sentito, per così dire, veduto, udito
come fenomeno esterno. Il pensiero era essenzialmente
rivelazione, non era inventato, ma imposto, o convincente
per la sua diretta realtà. Il pensare precede la primitiva
coscienza dell'Io, che ne è piuttosto l'oggetto che il
soggetto. Nemmeno noi abbiamo ancora raggiunto la più alta
vetta della coscienza; abbiamo anche noi un pensare
preesistente di cui non ci rendiamo conto finché ci
sostengono i simboli tradizionali, o, per esprimersi con il
linguaggio dei sogni, finché il padre o il re non sia
morto.
Qui
si possono indicare molte importanti connessioni. Io credo
che
la
concezione che Black ha della vita e della mente come di «
contenuto di informazione inerente all'improbabilità della
forma " sia l'assioma basilare per una teoria
informazionale dell'immagine,
dell'archetipo, del simbolo e della dimensione mitopoietica
della coscienza emisferica destra, in generale, e della
guarigione psicolisica in particolare.
L'enorme
portata della teoria dellìnformazione nelle nostre attuali
concezioni della psicoterapia non appare generalmente ovvia
sul primo momento. Quando, ad esempio, ho formulato per la
prima volta l'ipotesi che segue riguardo all'importanza
dell'esperienza originale del sogno ai fini dello sviluppo
dell'identità e della coscienza, non avevo alcuna idea che
in realtà la mia ipotesi fosse un'espressione
fenomenologica di una teoria informazionale della mente
(Rossi, 1972/1985. p.
25):
ipoTEsi
1: Ciò che
è unico, originale, strano o intensamente personale in un
sogno è un'essenza di individualità. P l'espressione di
un'esperienza psicologica
originale e, come tale, è il
materiale grezzo dal quale possono
svilupparsi
nuovi modelli di consapevolezza.
Ciò
che è u unico,
originale, strano o intensamente personale " è,
naturalmente, un'esperienza soggettiva di ciò che la teoria
dell'informazione descrive come l'alto valore di
informazione di un evento improbabile. Come si è osservato
prima, nel Capitolo 2, possiamo ora
meglio valutare la ragione per cui l'entità mente-corpo
presta un'attenzione maggiore a ' stimoli insoliti ': per
dirla semplicemente, perché hanno un valore di informazione
più alto. Quando concentriamo l'attenzione dei pazienti su
ciò che essi sperimentano come nuovo o insolito, noi stiamo
portando al massimo grado la probabilità di facilitare i
processi terapeutici che comportano una trasduzione
d'informazione d'alto valore. Ciò può diventare la base di
molti approcci clinicamente stimolanti alla guarigione
psicofísica.
P
questa probabilmente la ragione per la quale i pazienti che
non hanno tratto giovamento dalla medicina convenzionale si
rivolgono intuitivamente agli approcci di altre culture e
alla ' medicina olistica ', che sono fuori del comune e
spesso apparentemente bizzarri. t così infatti che il
mistero e il numinosum (jung, 1960) di
pratiche religiose e di strani culti possono guarire: tutte
queste cose aiutano i pazienti a liberarsi delle
limitazioni apprese, proprie del loro consueto modo di
pensare e stile di vita, le quali codificano il valore
adattivo della loro malattia o del loro problema. Le
pratiche straordinarie di religioni misteriose e di
guaritori stranieri si aprono un varco attraverso gli
effetti costrittivi e mortiferi del familiare per accedere
e attivare l'alto valore informazionale del nuovo
all'interno dell'unità mentecorpo del
paziente.
Questa
escursione negli aspetti meno noti di una teoria
informazionale della psicobiologia e della guarigione
psicofisica ci ha condotti lontano dalla ricerca di Black
sulla modulazione ipnotica del sistema immunitario, e
dall'argomento principale di questo capitolo, cioè la
guarigione psicofisica. Tuttavia questa integrazione di
studi precedentemente separati in campi tanto diversi come
la filosofia, la religione, l'antropologia culturale, la
psicologia, la biologia, la neurologia e la genetica
molecolare è precisamente ciò che è più valido nella nostra
impresa di sviluppare la teoria informazionale della
guarigione psicofisica. Nel prossimo e ultimo capitolo,
assisteremo a un'integrazione ancora più profonda di tutte
queste aree di indagine per la creazione della coscienza e
della guarigione.
Breve
bibliogafia
Rossi,
E. (1991). L'Eterna Ricerca - I ritmi nascosti dello Stress
e della Guarigione nella vita di ogni giorno. L'immaginale,
11(7), 87-102.
Rossi,
E. (1992). Come Creare un Grande Giorno. L'immaginale,
12(8), 109-118.
Rossi,
E. (1993). Che Cos'e La Vita? Dal Flusso dei quanti all'lo.
L'immaginale, 15(9), 129-143.